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L’umanesimo secondo Mann e Kerényi

umanesimo

Cos’è l’umanesimo? È forse qualcosa che può riguardarci oggi, che riguarda ancora il geistige Tierreich, come direbbe Hegel, degli intellettuali? E Thomas Mann, potrà veramente esser considerato un umanista? Non a caso è l’Apollo oscuro (figura di un’oscurità più fonda di Hermes, ma pur sempre il dio dello Spirito), l’emblema inaugurale del carteggio di Thomas Mann con Karóly Kerényi, nel quale l’argomento trainante diventa ben presto quello della possibilità di sopravvivenza di ciò che si è chiamato ‘umanesimo’; e, correlativamente, del ruolo dell’‘umanista’, ovvero del custode e conservatore cui prema la necessità di tramandare i tesori tradizionali del retaggio europeo, salvandoli e trasportandoli dal mondo vecchio in quello nuovo (K, 3 II 1945). Umanesimo è un atteggiamento complessivo verso l’uomo che è fonte insieme di delusione e di conforto: una «felicità difficile – ma pur sempre felicità».

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Julius Evola, filosofo controcorrente e dadaista, Leopardi, Nietzsche, Šestov e l’equivoco della trascendenza senza riferimento teologico

Evola filosofo

La passione di Evola per Nietzsche e Guénon, i suoi due pilastri, lo condurrà a un’inevitabile epilogo: a interpretare e perdere il primo alla luce del pensiero del secondo, con colui che Cioran definirà un maniaco dell’intelligenza, l’alfiere dell’Intellettualità pura. Evola guénonizzerà Nietzsche. I suoi commentatori lo riterranno uno dei suoi maggiori meriti: quello di aver liberato Nietzsche dal suo soggettivismo, e da ogni forma di naturalismo. In realtà è la gramigna di Evola, l’origine di uno dei suoi limiti fondamentali, il suo peccato originale, che farà da sfondo variamente sfumato a tutto il suo opus magnum: alla sua sterile nozione di trascendenza, ch’egli chiamerà auto-trascendimento ascendente, contrapposto a quello discendente, inferiore di stampo naturalistico; tutte definizioni che furono significativamente dedotte da A. Huxley e Jean Wahl, a loro volta gravati da un saldo impianto dialettico di fondo.

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“La resistenza del maschio”, di Elisabetta Bucciarelli

La resistenza del maschio di Elisabetta Bucciarelli

La resistenza del maschio (NN editore, 2016) della scrittrice a autrice teatrale milanese Elisabetta Bucciarelli (Corpi di scarto, Dritto al cuore, L’etica del parcheggio abusivo) è un romanzo frammentato: da una parte abbiamo la storia di un Uomo e del naufragio del suo matrimonio con la Donna; dall'altra ci sono le vicende di una ragazza, di una femmina e di una donna.

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‘Le lacrime di Nietzsche’, di Irvin Yalom

le lacrime di nietzsche

Le lacrime di Nietzsche (Neri Pozza, 1992), dello psichiatra e scrittore statunitense Irvin D. Yalom (Sul lettino di Freud, La cura Shopenhauer, Il problema Spinoza), è un romanzo storico molto accurato sulla vita e le opere (fino al 1882) del filosofo tedesco e sulla sua misteriosa malattia. Questo libro presenta una grande collezione di aforismi e citazioni dalle opere di Nietzsche, soprattutto da Umano, troppo umano e La gaia scienza, e già da questo si può capire l'enorme lavoro "chirurgico" affrontato dall'autore per la sua scrittura.

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Rainer Maria Rilke, tormentato innovatore

Rilke

Rainer Maria Rilke viene ricordato come uno dei più importanti poeti lirici del 900' e come un innovatore nella ricerca poetica della verità dell'uomo nella società industriale. Rilke nasce a Praga il 1875. Sin da giovane viene incoraggiato a seguire la carriera militare dal padre, ma a 16 anni, egli abbandona l'accademia.

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Michel Foucault e “il sapere-potere”

Michel Foucault

Il filosofo, storico e sociologo francese Michel Foucault si è dedicato alla letteratura contemporanea tra il 1962 e il 1969 attraverso una serie di studi che mostrano una profonda comprensione del fenomeno letterario e in cui la scrittura viene inserita nel contesto della sessualità, della trasgressione e della morte. La scrittura definisce "un' apertura" di uno spazio in cui il soggetto che scrive non smette di sparire". Foucault è un grande formulatore di discorsi e ad un certo punto si domanda: "In fondo, che cosa importa chi parla?. In questo modo il filosofo francese ha decretato la morte dell'uomo, fondando il suo interesse sul "sapere-potere", puntando la propria attenzione soprattutto sulle grandi strutture oggettive rimosse o nascoste.

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Robert Musil, nevrotico cantore della crisi della società moderna

Musil

Robert Musil ha raccontato la crisi della società moderna attraverso le sue perversioni e le manie. Robert Musil (Klagenfurt 6 Novembre 1880, Ginevra 15 Aprile 1942) nasce nel 1880 a Klagenfurt, in Austria. All'età di dieci anni si trasferisce a Brno (Moravia) con la famiglia, in quanto il padre viene nominato professore di ingegneria meccanica al politecnico della stessa città.

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