Scritti corsari, i pensieri di Pasolini

Pierpaolo Pasolini ha sempre suscitato polemiche, i suoi giudizi critici assai approfonditi hanno toccato gli argomenti più scottanti del suo tempo con una maestria di parole e di idee, mente brillante e sagace che ha saputo spaziare nel panorama culturale, lo ricordiamo infatti come poeta, saggista, cineasta, romanziere, drammaturgo.

Quando si parla di Pasolini abbiamo a che fare con un intellettuale che ha vissuto la sua giovinezza durante la seconda guerra mondiale e che ha poi seguito, ininterrottamente fino alla sua morte, l’evoluzione della società italiana. Se quindi trattiamo il complesso e controverso Pasolini, dobbiamo affrontare inevitabilmente la sua personale visione della storia italiana, dal regime fascista alla metà degli anni settanta e alla nascente società del consumismo.

I suoi giudizi critici sono interessanti per quello che interpretano, per l’oggetto dello studio condotto dall’autore e forse ancor di più dal modo di farlo, dal suo modo di studiare e scavare nei fatti. La sua personale visione del mondo italiano post bellico è frutto di un’interpretazione approfondita dei fatti della storia. Questo suo lavoro di “scavatore” di fatti e pensieri del tempo appare evidente negli Scritti Corsari.

I temi trattati sono molteplici, ma per la maggior parte sono tempi legati al suo tempo e all’evoluzione della società italiana nel suo tempo in ogni aspetto, da quello antropologico a quello sessuale, dalla mera critica letteraria all’aspetto sociale. Ad esempio nel libro, l’autore si schiera contro la nuova società dei consumi, mette bene in evidenza i problemi della massificazione, dell’uomo reso ormai schiavo del pensiero comune, il declino della Chiesa come istituzione di potere, l’avvento dell’edonismo come nuovo Dio a sostituzione della religiosità cristiana, il tema dell’omosessualità e degli aborti; insomma parla del suo tempo e della sua società nelle sue più controverse e celebri sfaccettature.

Lo stile di Pasolini è abbastanza chiaro e lineare, a volte romanzesco, a volte crudo e a volte un po’ artificioso, ma nel complesso risulta limpido e gode del maggior pregio di uno stile letterario, versatile, e che si presta bene alla lettura.

Sarebbe un impresa ardua interpretare degnamente ogni scritto del libro, le ricerche storiche da compiere sarebbero molteplici e tra l’altro si tradirebbe l’intenzione dell’autore che vuole che sia il lettore stesso a fare una ricostruzione filologica degli scritti, come  si afferma nell’introduzione del libro.

Ad ogni modo si può tentare di imbrigliare la visione di Pasolini in poche parole. Scritti corsari sono scritti al servizio di qualcuno o di qualcosa, scritti che vagano, che assaltano le navi del pensiero comune e ne rapinano la staticità, costringendole a combattere, ad evolversi. Scritti corsari è un intenzione prima di tutto, è un assalto ininterrotto alla società e alla storia, per costringerla a crescere, ad evidenziare i suoi problemi.

Il titolo inoltre potrebbe nascondere un’altra natura: si tratterebbe di scritti “autorizzati”, la lettera di corsa del libro sta proprio in quella stessa società che Pasolini critica. Chi lo ha autorizzato a fare il corsaro, se non i migliaia di lettori e i liberi pensatori? Si profila una lontana e sottile battaglia nelle intenzioni e tra le righe degli scritti, possiamo leggere della guerra del pensiero contro se stesso in un evoluzione perenne.

Scritti che assaltano, ergo scritti che rispondono all’assalto, la creazione di una cultura variegata fondata sul pensiero e non sulla massificazione. Del resto è facile leggere negli scritti di Pasolini una sorta di rassegnazione e di disperazione, che possono apparire amare senza questa visione, quella sua rassegnazione e disperazione sfociano nell’assalto ai molti problemi della società.

Ma Pasolini non si rassegna, combatte attraverso i suoi scritti contro una visione indegna, a suo parere, di quello che è diventato l’uomo. Vi si scorge una forte voglia di riscatto intellettuale ed esistenziale all’interno dell’opera complessiva. Probabilmente tale  visione dell’opera di Pasolini risulta essere un po’ traviata, tuttavia tiene fede ai più alti ideali della letteratura: l’evoluzione e la libertà intellettuale.

La Gilda del Mac Mahon, “l’Addolorata” di Giovanni Testori

La Gilda del Mac Mahon è una raccolta di racconti del 1959 di Giovanni Testori, tra gli autori più complessi ed importanti del Novecento (ma poco ricordato), successiva al Ponte della Ghisolfa. In un quartiere della Milano proletaria del dopoguerra, povera ma piena di speranza per il futuro, una donna dalle fattezze sinuose e provocanti che somiglia vagamente alla famosa diva americana Rita Hayworth, detta “l’Atomica”, vive vicino al Ponte della Ghisolfa, che era all’epoca l’estrema periferia a nord della città meneghina. Gilda si innamora di un balordo, finito in carcere per ricettazione, e lo “mantiene come un signore” vendendo il proprio corpo.  

Ma ogni volta che un uomo l’avvicina, si sente prendere da un’ansia e da un timore che confinano con la vertigine, come se si trattasse sempre del primo. Mestiere, quello della Gilda? Come dice lo stesso Testori, se è perché le ha dato da vivere, anzi, nei momenti più difficili, da sopravvivere, lo è; ma  per il resto, no di certo, anche perché per sopravvivere si può scegliere di fare anche altri mestieri. Tuttavia lo scrittore milanese fa della sua protagonista una figura straziante e, un’Addolorata profana, lontana dalle ciniche e arriviste escort di oggi, nella Milano di periferia che cerca di rialzare la testa dopo la guerra; Gilda, chioma bionda e abito rosso lungo tempestato di strass, è una donna pura di cuore con un corpo seducente come quello della Hayworth e attraverso lei, Testori vuole ritrarre l’umanissimo microcosmo dei poveri cristi che popola la Milano misera ma generosa del dopoguerra, che sarebbe stata spazzata di li a poco dalla corsa sfrenata al boom economico. La Gilda è una sorta di espediente per Testori, per raccontare con malinconia un mondo, un’Italia che già non c’era più, nel quale ci si aiutava, si era probabilmente più solidali e umani.

I personaggi della Gilda, sono emblemi della “gioventù bruciata” che abitava le periferie milanesi nel dopoguerra; essi vivono di sogni, di speranze, di illusioni, di amori consumati, di delusioni, e solamente le luci del varietà, lo sfavillante mondo dello spettacolo, venditore di sogni e di miti, riescono per un attimo, a sollevare le grigie e sofferenti vite delle varie Gilde, dei Lino (capo di una banda di ragazzini), dei Gino (fidanzato della Gilda), e di tutti i protagonisti delle storie testoriane che fanno da eco alle vicende dei ragazzi di borgata di Pasolini, omosessuale come Testori e come lui, espressione di un mondo di sinistra sicuramente molto distante da quello cattolico tradizionale, sebbene Testori, a differenza di Pasolini, fosse un cattolico tormentato, ma ardito. Entrambi hanno trattato in maniera esplicita temi e argomenti mai affrontati prima (pensiamo alla morbosità sessuale che all’epoca faceva scalpore). Ma il caso intellettuale di Giovanni Testori, ossessionato dal conflitto tra ortodossia e personalismo, risulta più complesso rispetto a quello di Pasolini.

La Gilda del Mac Mahon è un racconto incentrato molto sulla fisicità, sulla sensualità e sull’ironia, dove emerge un certo l’amore dello scrittore per il gusto linguistico: Testori infatti si avvale di francesismi, di termini gergali, il romanzo d’amore.

La protagonista bellona è assunta a mito della cultura di massa per i ragazzotti del quartiere che, sedotti dalle sexy soubrettes e dalle super prestazioni, si avventurano in imitazioni patetiche. Come accade anche oggi. Ma Testori non ha dubbi: giudica la cultura di massa grossolana, alimentatrice di illusione e produttrice di squallore e solitudine.

Pasolini e la musica

 

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In occasione dell’anniversario della tragica, violenta e assurda scomparsa (avvenuta il 2 novembre 1975) di Pier Paolo Pasolini, gigante della cultura italiana e mondiale, vorremmo provare a ricordarlo lasciando per un momento da parte il Pasolini poeta, scrittore, regista, intellettuale per soffermarci su un lato artistico poco considerato, Pasolini paroliere e amante della musica. Nella lingua italiana il termine paroliere ha un che di dispregiativo in quanto lo si abbina solitamente alla musica leggera, alla “canzonetta”, ma è d’uopo ricordare quali meravigliosi versi hanno saputo scrivere, negli anni, artisti quali Mogol, De Andrè, Guccini, Di Giacomo, abbinandoli ad altrettanto efficaci melodie.

Non potevano certo sfuggire le potenzialità di questo connubio ad un sensibilissimo intellettuale come Pasolini, sempre in cerca di nuove modalità di espressione che gli consentissero di allargare il suo orizzonte culturale. Nascono cosi delle composizioni in versi che si sublimano nelle note di maestri quali Ennio Morricone o Piero Piccioni e prendono vita grazie alla voce di interpreti come Laura Betti, Domenico Modugno e Sergio Endrigo.

Pasolini, che considerava la musica come l’unica azione espressiva alta e indefinibile, amava la musica colta, Bach e Mozart in particolare, ma al contempo non poteva non allontarsi dalla passione per la canzone popolare: il dialetto, lingua materna e ancestrale, è contrapposta all’italiano, lingua del padre e simbolo di un ordine borghese. Afferma lo stesso Pasolini nel 1956:

“Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Personalmente, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango o samba che sia”. (Pierpaolo Pasolini- Intervista ad “Avanguardia”-1956)

E ancora: “Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per canzoni… non mi si è presentata l’occasione… credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango o samba che sia”.
Questa fascinazione per il mondo delle sette note lo spinge a comporre piccoli gioielli quali Il valzer della toppa, Cristo Al Mandrione, Macrì Teresa detta Pazzia, Cocco Di Mamma, scritte in romanesco ed incise da artiste come Laura Betti e Gabriella Ferri, che si inquadrano perfettamente nella poetica pasoliniana fatta di periferie, “ragazzi di vita”, miseria, fame e violenza. Il corrispettivo in musica di capolavori cinematografici quali Accattone e Mamma Roma, dove i vinti, gli emarginati, i disadattati sono descritti in maniera molto più che realistica escludendo qualsiasi possibilità di riscatto o redenzione.

Ma non solo Roma, le sue periferie, le sue contraddizioni, il suo linguaggio sono fonte di ispirazione per Pasolini, ma anche la tematica pacifista, l’antimilitarismo, la pura poesia forniscono ottimo materiale per liriche stupende. Nascono così Il Soldato Di Napoleone, tratta dalla raccolta di poesie La Meglio Gioventù e musicata da Sergio Endrigo, Che Cosa Sono Le Nuvole, composta con frammenti tratti dall’Otello di Shakespeare e affidata alla voce di Domenico Modugno, Danze Della Sera (Suite In Modo Psichedelico), tratta dalla poesia Notturno ed interpretata dal gruppo Chetro & Co, C’è Forse Vita Sulla Terra, scritta a quattro mani con Dacia Maraini e riproposta dalla misconosciuta Daniela Davoli. Alcune composizioni pasoliniane si sono prestate, nel tempo, ad essere musicate da numerosi artisti,come La Recessione elaborata da Mino De Martino per Alice, a dimostrazione dello straordinaria compatibilità tra il suo modo di fare poesia e lo spartito.

Entrando nello specifico, soprattutto analizzando la musica in alcuni film diretti da Pasolini, si va dall’ascetismo di Accattone alla fisicità decadente di Salò, da una fase nazional-popolare (che si presenta come studio dell’epos degli umili) caratterizzata dall’apporto della musica classica di Bach, la quale “sacralizza” il proletariato, come si può notare anche ne Il Vangelo secondo Matteo, dove Pasolini al Coro della Matthäus Passion, affianca senza pregiudizi il Gloria dalla Missa Luba congolese: religiosità celeste e religiosità terrena si fondono meravigliosamente.
La musica sacra di Bach, inoltre, come nota Alessandro Cadoni, è tradizionalmente emblema di una classe colta borghese, ma viene applicata da Pasolini al modo della borgata creando un punto di rottura con la convenzionalità descrittiva imperante nel cinema, che prevedeva musiche popolari per commentare scene di gente comune, musiche di chiesa per scene religiose, ecc.. Strategia “eversiva” che accredita Pasolini come uno dei principali artefici del rinnovamento linguistico e dell’abbattimento dei luoghi comuni che investono il cinema d’autore negli anni ’60.

La vita, l’arte e, soprattutto, la morte di Pasolini hanno ispirato numerosi artisti che hanno dedicato al poeta friulano canzoni bellissime e commoventi: Lamento Per La Morte Di Pasolini di Giovanna Marini, Una Storia Sbagliata di Fabrizio De Andrè, A Pà di Francesco De Gregori, manifestano l’impatto che la forte personalità di Pasolini ha avuto anche sul mondo della musica. L’influenza in termini di tematiche, stile di scrittura e valenza letteraria è rintracciabile in molti autori contemporanei specie di scuola romana quali Franco Califano (Semo Gente De Borgata), Edoardo De Angelis (Lella), Francesco De Gregori (La Leva Calcistica Della Classe ’68), Antonello Venditti (Sora Rosa), Gabriella Ferri (Sempre) e Claudio Baglioni (E Me Lo Chiami Amore). In tutti loro è presente un scintilla del genio pasoliniano ogni qualvolta tentano di descrivere un certo tipo di realtà legata indissolubilmente al mondo delle periferie, della difficoltà del vivere ed a un tipo di umanità più povera materialmente ma più ricca spiritualmente. Chissà cos’altro avrebbe potuto fare Pasolini se quella lontana notte di novembre del 1975 non fosse mai arrivata…

Di Gabriele Gambardella

Alberto Arbasino, massimo interprete di Gadda

L’ingegnere in blu

Alberto Arbasino nasce a Voghera il 24 gennaio 1930 è scrittore, saggista, giornalista italiano, critico teatrale e musicale. Tra i protagonisti del Gruppo 63 , la sua produzione letteraria ha spaziato appunto dal romanzo alla saggistica. Definito l’enfant terrible dell’avanguardia letterario è anche giornalista di costume, critico teatrale e musicale, intellettuale. Si laurea in giurisprudenza e si specializza in diritto internazionale all’Università degli studi di Milano. Si fa conoscere al grande pubblico con alcuni scritti pubblicati su riviste importanti come <<L’illustrazione italiana>>, <<Officina e Paragone>> rivista questa che, nel 1955, pubblica uno dei suoi primi racconti, Destino d’estate” che racchiude già molto della sua tematica futura: la provincia italiana del periodo post-bellico chiusa nel suo mondo ristretto e la critica di una società pettegola e ristretta delle ville e dei salotti.

La sua carriera letteraria inizia con i reportage per il settimanale <<Il Mondo>> da Parigi e Londra, raccolti nei libri <<Parigi, o cara>> e <<Lettere da Londra>>. Importante anche la sua collaborazione con i quotidiani Il Giorno e Il corriere della sera e La Repubblica dove scrive con frequenza quasi settimanale per denunciare con lettere brevi ironiche e puntuali i mali della società italiana. Recentemente ha pubblicato con Feltrinelli Rap”! e Rap 2″ invettive poetiche e satire. Nel 2004 gli è stato assegnato il Premio Chiara alla carriera. Nel 2012 è stato insignito del Premio Scanno per la Letteratura. Nel 2013 riceve il Premio Campiello alla carriera. Nel corso del 1977 si è dedicato anche alla televisione conducendo su Rai 2 il programma Match. È stato anche deputato al Parlamento italiano come indipendente per il Partito Repubblicano Italiano fra il 1983 e il 1987.

Carlo Emilio Gadda

Grande estimatore di Emilio Gadda ne ha analizzato la scrittura in diversi saggi: Genius Loci”, in I nipotini dell’ingegnere” (1960), in Sessanta posizioni”,in L’ingegnere e i poeti”: “Colloquio con C. E. Gadda” e in L’ingegnere in blu”, con il quale ha vinto l’anti-premio Pen Club nel 2008. Contravviene ai canoni crociani e costituisce motivo di polemiche e di imbarazzo sia a destra che a sinistra come “I nipotini di Gadda” (una vera e propria categoria critica), ovvero Testori e Pasolini, che rifiutano lo status quo intellettuale e i cui personaggi delle loro opere hanno molte cose in comune gli uni con gli altri, in primis quella brama di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Come Gadda, Arbasino vive un isolamento, incomprensioni; sono delle pecore nere  da snobbare o osteggiare.

La sua penna è considerata espressionista per le descrizioni oniriche e deliranti ( si spiega la sua ammirazione nei confronti del visionario e nevrotico Gadda). Romanziere sperimentale, sofisticato costruisce infatti trame estremamente rarefatte, intermezzate da lunghe digressioni metaletterarie in diverse lingue; le  numerose opere si dividono tra romanzi nei quali vaga alla ricerca di mondi borghesi desiderosi di essere ritrovati e, i saggi nei quali la brillante vena critica e il suo pungente ritrattiamo esplode:

Giovanni Testori

Le piccole vacanze (1957) , L’Anonimo lombardo (1959), Fratelli d’Italia (1963), sono invece del 1964 La narcisata, in La narcisata e La controra: due storie romane e Certi romanzi; pubblicati nel 1966 sono: Grazie per le magnifiche rose, La maleducazione teatrale: strutturalismo e drammaturgia; Off-Off, (1968), Due orfanelle: Venezia e Firenze (1968); il romanzo Super Eliogabalo del 1969; Sessanta posizioni (1971), Il principe costante (1972), La bella di Lodi sempre del 1972, Prefazione a Franz von Bayros, Il giardino di Afrodite, Sugar (1973). Tutti del 1974 sono: Amate sponde: commedia italiana, Introduzione a Ivy Compton-Burnett, Più donne che uomini, Introduzione a Oscar Wilde, Salomé; Specchio delle mie brame;  Favole su favole: fiabe e leggende, tradotte, trascritte e trasformate da Alberto Arbasino e altri; premessa di Walter Pedullà, (1975),  Le interviste impossibili (1975) che contengono le interviste impossibili di Alberto Arbasino a Ludwig II di Baviera e Giovanni Pascoli. Dell’anno dopo sono le Nuove interviste impossibili con l’intervista immaginaria a Giacomo Puccini. E ancora Introduzione a Carlo Dossi, Vita di Alberto Pisani, Fantasmi italiani, Cooperativa scrittori (1977), In questo Stato è del 1978 come Luisa col vestito di carta. Presentazione a Jorge Luis Borges, Antologia personale (1979),  Un paese senza (1980), Trans-Pacific Express (1981), Matinee: un concerto di poesia (1983), Il meraviglioso, anzi (1985), I viaggi perduti (1986), La caduta dei tiranni (1990), Mekong (1994), Passeggiando tra i draghi addormentati (1997), Paesaggi italiani con zombi (1998); nel 1999 sono usciti Introduzione e scelta di Carlo Dossi e Saggio critico in Truman Capote; Le muse a Los Angeles (2000), Prefazione a Cesare Brandi, Budda sorride del 200 e Marescialle e libertini del 2004 con il quale vince il Premio Viareggio.  Dall’Ellade a Bisanzio (2006 ), La vita bassa e Su Correggio nel 2008. America amore nel 2011 e Pensieri selvaggi a Buenos Aires, nel 2012.

Pier Paolo Pasolini

Tra tutte le definizioni date sul critico, quella di Roberto Cotroneo è la più calzante: «Curiosissimo, poliedrico, osservatore del bel mondo, cronista mondano a suo modo, narratore incapace di pensare ai suoi libri come qualcosa di dato, di intoccabile. Ne sanno qualcosa alla Adelphi cosa voglia dire mandare in tipografia le bozze corrette da Arbasino. Vere e proprie riscritture di centinaia di pagine. Ha cancellato il tempo, avvicinando il passato e il presente, schiacciandoli in una dimensione stilistica scarnamente barocca. Continua a girare il mondo da un museo all’altro, da un concerto all’altro, come a perdersi in un tour intellettuale che non ha inizio e fine, a sublime disprezzo di un mondo di grammatiche perdute, di ignoranze indotte, di sciocchezzai ripresi ovunque. Compreso quello stracitato “signora mia”: giochetto diventato l’icona di tutte le volgarità del mondo».

Nessuno come Arbasino ha saputo raccontarci il fiammeggiante Gadda e la sua identità, il suo disagio che colmava con l’ironia, la sua angoscia esistenziale, le sue fissazioni, il suo sfuggire alla società e al mondo.

Indimenticabile il suo abbandono della cerimonia del premio letterario Boccaccio prima ancora della sua conclusione il 10 settembre 2011, affermando: “Sono qui da due giorni a sentire fanfaluche e convenevoli. Io questo premio non lo voglio, tenetevelo, me ne vado”. Abbiamo un vago motivo di credere che personalità come la sua farebbe non poca fatica in uno dei tanti  sterili e rissosi dibattiti televisivi di oggi.

Generi letterari del Novecento

I generi letterari che nascono o che sono maggiormente adoperati dagli autori durante il Novecento sono:

Sonetto: breve componimento poetico , composto da quattordici versi di endecasillabi raggruppati in due quartine  a rima alternata o incrociata e in due terzine a rima varia. Lo schema del sonetto è molto vario, possiamo avere il sonetto misto, doppio, minimo, continuo. Nel ‘900 autori come Pasolini e Zanzotto lo hanno utilizzato in maniera originale.

Versi liberi: l’autore non rispetta volontariamente lo schema metrico tradizionale, nè si avvale di un numero fisso di sillabe.Soprattutto durante il Novecento si attua un rapporto molto più libero per quanto riguarda gli accenti e le strofe.Si hanno cosi : la polimetria che consiste nell’utilizzare versi regolari ma che costituiscono strofe irregolari; anisosillabismo, quando si vengono a formare sillabe maggiori o minori rispetto a quelle tradizionali per una lunghezza variabile del testo; il verso-frase, coincide con la pausa e varia per accenti, battute ed estensione; il verso-lineare è di solito rappresentato con una pausa nella dizione e con uno spazio bianco.

Romanzo: forma della narrativa in prosa, caratterizzato da una struttura  della storia abbastanza complessa e una vasta varietà di personaggi. Presenta molti sottogeneri ,molti dei quali hanno avuto fortuna nel Novecento come:

il romanzo giallo: genere di narrativa popolare estesosi poi alla tv, ai fumetti  e soprattutto al cinema, nel quale si racconta un crimine; comprende a sua volta il poliziesco, il noir, lo spionaggio, il thriller, che può essere a sua volta legale o medico.

Il poliziesco dà maggiore importanza alle indagini rispetto ad un racconto giallo classico (o deduttivo); il noir , discendente dell’hard boiled americano mette racconta un delitto attraverso gli occhi del criminale o di chi ne è coinvolto involontariamente, con un’attenzione particolare per l’ambiente e la psicologia dei personaggi. La letteratura di spionaggio è incentrata su una spy story internazionale che può includere il noir, il thriller, la fantapolitica e la fantascienza. Il thriller è un giallo di suspense e di azione  dove si assiste alla preparazione ed esecuzione  del crimine in un crescendo di emotività e tensione. Nel thriller legale (Carofiglio, Grisham) i protagonisti sono gli avvocati che risolvono il caso, nel thriller medico (Cornwell) il medico legali e gli specialisti della scientifica.

Meritano poi una speciale menzione i gialli storici ambientati nell’Antica Roma, durante l’Età Vittoriana o nel Medioevo; e i serial killer di cui la maggior rappresentante è Agatha Christie (“Dieci piccoli indiani”).

Il romanzo rosa: narra vicende amorose , sentimentali e passionali  destinato soprattutto al pubblico femminile; celebri sono i romanzi di Liala, di Mura, di Glyn.

Il romanzo horror:  basato su storie che suscitano nel lettore forti emozioni e paura e orrore, è anche conosciuto come racconto gotico o di fantasmi. Predominano il mistero, il bizzarro, il sovrannaturale, luoghi sinistri, personaggi particolari, creature mostruose; il ritmo narrativo è veloce e caratterizzato da molti colpi di scena. Iniziatori e rappresentanti  del genere sono stati Poe, Doyle e Stevenson per poi proseguire del Novecento soprattutto in Inghilterra, Stati Uniti ed Irlanda (King) mentre in Italia raramente si scrivono romanzi di genere.

Il romanzo psicologico: la letteratura come mezzo di (auto)analisi , terapia e riflessione profonda; di fronte alla violenza e alla guerra gli autori scelgono di  focalizzare tutto  sui personaggi, sul loro mondo interiore e sulla loro psiche; la fabula è ridotta al minimo cosi come lo spazio. Prevalgono le pause (“La coscienza di Zeno”, “Uno, nessuno, centomila“, e i romanzi di Joyce, Proust,..

Riscuote poi molto successo anche il romanzo erotico, i cui contenuti sessuali sono piuttosto espliciti.

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