‘Tipi da spiaggia’, il racconto estivo di Valeria Serofilli

Cocco gelati caffè,  gelati ghiaccioli caffè, urla il venditore con voce sempre più roca, ma sempre col sorriso a piena guancia. Ti chiama carissima, anche se è soltanto la seconda volta che ti vede e tu non gli hai mai acquistato neanche un bicchiere d’acqua.
Poi c’è lui, il bello da spiaggia, che sa di esserlo e ti guarda solo per un ulteriore conferma sui suoi addominali.
E intanto passa il giapponese incollato al proprio smartphone ultra tecnologico, intento a fotografare sabbia e mare come se non li avesse mai visti.

Infiniti, curiosi e atipici, i tipi che sfilano sul bagno asciuga, mentre li guardo dal mare aggrappata al mio self rosso da bambini. Non che non sappia nuotare o abbia un qualche timore dell’acqua, ma vuoi mettere la comodità di potermi ogni tanto appoggiare o di cavalcare un’onda come in “Un mercoledì da leoni”? E se messo in orizzontale, il piccolo serf serve da materassino mentre in verticale da spacca onde e da esercizio rassodamento braccia.
Stando però attenta che il cane da salvataggio, che nuota a poca distanza da me, non mi veda come elemento da salvare!
A giocare un ruolo da protagonista in questa calda torrida estate 2022 è anche il dislivello dell’acqua.Ti senti un gigante e un secondo dopo un pigmeo, a seconda della zona in cui ti porta la corrente, trovandoti a guardare estasiata uno, credendolo un metro e ottanta, per poi disillusa scoprirlo poco più di un metro e mezzo una volta arrivato a riva.
Sotto al cappello Panama il vecchietto miliardario con collana d’oro  si fa spalmare l’olio solare su tutto il corpo dall’amante in ruolo, mentre irrompe in spiaggia una squadra di teen ager urlanti, improvvisatisi pescatori di meduse con piccoli tronchi – per farci il sushi – mi spiegano ridendo. C’è l’artista in erba che immortala nella sabbia il proprio graffito di medusa, migliore di tante pitture rupestri delle grotte di Altamira o delle opere di Keith Haring.

Il look passeggiata sfilata bagnasciuga prevede occhiali, cappellino, pareo in tinta col due pezzi o costume intero, per chi ha la pancetta, e la micro borsetta unicamente porta borsellino e cellulare che se hai il tablet sei fregato.Chi ha il cane, sfila con il proprio pet di piccola taglia al guinzaglio, meglio se con un osso di plastica tra i denti che fa più chic, tipo bassotto che basso com’è rastrella la spiaggia.
C’e il pescatore di telline e chi pesca in ginocchio nell’acqua semplicemente con le mani, accontentandosi di un bottino di cinque o sei minuscole conchiglie.
Alla mia vicina d’ombrellone basta un solo orecchio attaccato al cellulare, come al fumatore incallito un solo fiammifero.
Intanto due bei tipi gonfiano un materassino a cui aggiungono un motore, anzi è proprio  un gommone su cui caricano una cassa d’acqua e la borsa della spesa e in mezzo ai bagnanti partono per il mare aperto.

Prof.ssa Valeria Serofilli Presidente fondatrice AstrolabioCultura, Premio Letterario Astrolabio e Incontri letterari dell’Ussero e di Palazzo Blu di Pisa
AstrolabioCultura – Ripresa degli eventi dopo la pausa estiva con i seguenti appuntamenti:
20 settembre ore 17 biblioteca de André di Firenze,
presentazione del libro “Il principio della scorta” (Leonida Editrice 2022) di Valeria Serofilli a cura di Peter Genito;
14 Ottobre ore 17:00 presentazione de “Il principio della scorta” di Valeria Serofilli a cura dell’Associazione La Dannunziana presso Grand Hotel Duomo di Pisa con intervento di Franco Donatini;
28 ottobre ore 17:00 SMS biblio – Rassegna Autori allo specchio: Annalisa Ciampalini e Peter Genito
11 novembre alle 17:00 SMS biblio – Rassegna Autori allo specchio: Serenella Menichetti e Antonella Iacoponi

‘Le conchiglie di Tenerife’, un racconto della poetessa Valeria Serofilli

Erano lì le conchiglie, forse da sempre. O almeno da quel tanto per fondersi col proprio scoglio. A colpirmi è stato quel loro piccolo cappello che brillava al sole e poco importava che fosse “abitato” e che al di sotto piccole antenne sporgessero cullandosi alla brezza marina.
È stato un attimo il rapinare il madreperlaceo tesoro, scaraventandolo, con movimento furtivo, dall’oceano, in poca acqua di mare contenuta in una bottiglietta da mezzo litro.

Giunta in albergo ho dimenticato il contenitore con all’interno gli intraprendenti abitanti. Poi la notte il rimorso: un sonno assai turbato dalla consapevolezza di stare facendo soffrire dei piccoli esseri, la cui colpa era stata unicamente quella di aver scelto, come casa, la conchiglia piú bella. Che anche i molluschi sian dotati di un gusto estetico quasi pari al nostro? E nel mio sonno agitato, le conchiglie si erano liberate per viaggiare veloci sui muri della stanza, sui mobili, giurerei di averne viste alcune ormai mutate geneticamente VOLARE posandosi sui vestiti appesi, finalmente di nuovo libere… Non mi vergogno di dire di aver chiesto, pentita, scusa al Dio Oceano per averlo privato di alcune sue creature per farne un braccialetto estivo che avrebbe adornato il polso di quella stessa mano che aveva compiuto il misfatto.
Immaginate la sorpresa quando la mattina al risveglio, vicino al mio letto, ho visto un piccolo cappellino di madreperla, il più bello e senz’altro anche il più temerario. E dietro a lui le chiocciole più piccole, ognuna con la propria casetta più modesta e in terra il tappo che chiudeva la bottiglia.

Non si sono forse meritate di essere riportare in spiaggia? E anche se lo scoglio non sarà più quello originario, anche se costituiranno probabilmente la preda di una spietata quanto insaziabile catena alimentare, le loro piccole antenne si muoveranno ancora alla brezza e alla corrente marina, quasi plaudendo alla ritrovata libertà.Per quanto mi riguarda mi accontenterò di indossare il braccialetto dell’Acquapark, impersonale e di plastica, ma almeno del tutto innocuo.

Valeria SerofilliPresidente AstrolabioCultura
Premio Astrolabio e Incontri letterari Ussero – Palazzo Blu di Pisa

(Tenerife, 6 luglio 2019)

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