“Il capro espiatorio” di Elisabeth Sanxay Holding, un raffinato thriller psicologico del 1946, tradotto per la prima volta in Italia

Un romanzo teso, elegante e psicologico, costruito con quella “calma interiore” che Chandler trovava irresistibile. Holding non punta sull’azione, ma su un crescendo di inquietudine domestica che cattura chi ama Patricia Highsmith, Celia Fremlin, Shirley Jackson.

“Qualcuno, in Inghilterra, pubblica Elisabeth Sanxay Holding? A mio parere è la più grande scrittrice di suspense.” — Raymond Chandler

 

edizioni le assassineEsce nella collana Vintage di Edizioni le Assassine il romanzo “Il capro espiatorio” (titolo originale The Innocent Mrs. Duff) di Elisabeth Sanxay Holding, celebre autrice statunitense acclamata da maestri del calibro di Raymond Chandler come «la migliore scrittrice di suspense» del suo tempo.

Jacob Duff sembrerebbe un uomo specchiato, solido e di indiscutibile successo: quarantadue anni, una posizione di rilievo nella buona società di New York, l’eredità designata di una ricca zia e una splendida moglie di ventuno anni, Reggie, ex modella che lo ama sinceramente ed è devota alla famiglia. Eppure, dietro questa impeccabile facciata borghese, si nasconde un animo debole, roso da un risentimento viscerale, dall’insicurezza e da un grave alcolismo che l’uomo si ostina sistematicamente a negare a se stesso.

L’insoddisfazione cronica e la vanità ferita di Jacob si trasformano presto in un’ossessione tossica contro la giovane moglie. Ogni gesto innocente di Reggie viene vissuto come un insulto alla propria rispettabilità; ogni silenzio diventa una prova di colpa. In un crescendo paranoico amplificato dai fumi dell’alcol, Jacob comincia a distorcere la realtà e a ordire un complotto per liberarsi di lei e distruggerne la reputazione. Ma il tentativo di manipolare gli eventi si trasformerà in una trappola mortale in cui Jacob finirà per diventare vittima dei suoi stessi inganni e dei ricatti spietati del suo ex autista, Gerald Nolan.

Più che sui tradizionali meccanismi dell’indagine poliziesca o sulla ricerca del colpevole, Holding costruisce un noir claustrofobico tutto incentrato sulla psicologia dei personaggi, dove la trama si sviluppa in modo organico direttamente dalle nevrosi e dalle debolezze del protagonista. Il lettore assiste impotente e ipnotizzato al progressivo degrado morale e mentale di un uomo che, pur avendo tutto — soldi, prestigio e affetto —, decide di scivolare verso l’autodistruzione.

Un’opera magistrale che unisce il ritmo serrato della suspense a una spietata critica sociale dell’ipocrisia borghese dell’epoca, arricchita da un finale drammatico che scuote le fondamenta della giustizia.

L’autrice

Elisabeth Sanxay Holding (1889–1955), newyorkese, visse tra Sud America e Bermuda al seguito del marito diplomatico. Dopo sei romanzi romantici negli anni Venti, trovò la sua vera voce nel giallo psicologico: tra il 1929 e il 1954 pubblicò diciotto romanzi e numerosi racconti su riviste come Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine. Chandler la considerava “la migliore scrittrice di suspense in assoluto”.

‘La signora del lago’di Raymond Chandler: il disincanto e l’ironia del detective Marlowe

La signora del lago è un romanzo cosiddetto hardboiled del genere poliziesco del 1943 dello scrittore statunitense Raymond Chandler, considerato uno dei maggiori rappresentanti di questo genere. La storia si svolge negli anni Quaranta, nel corso della seconda guerra mondiale e ha come protagonista il celebre detective Philip Marlowe, il quale, pur nella sua apparente apaticità e indolenza, riesce a dare un tocco di ironica alla vicenda. Nelle indagini per scoprire dove si trova la moglie di un industriale nel campo della cosmetica ha niente DNA, intercettazioni telefoniche, cellulari. La signora, che si accompagna ad affascinanti quanto insulsi playboy, ha fatto perdere le sue tracce durante un soggiorno nella loro casa di montagna; l’unica traccia su cui appigliarsi è un telegramma spedito al marito in cui gli comunica che si recherà in Messico per ottenere il divorzio. Recatosi nella località, Marlowe si scontra con una umanità molto diversa da quella californiana alla quale è abituato.

Negli anni Trenta si impose negli Stati Uniti un nuovo tipo di romanzo poliziesco, le cui caratteristiche sono molto diverse rispetto a quelle della letteratura di genere. A definire questa nuova tendenza. chiamata per l’appunto hard boiled school (scuola dei duri), fu un ex detective privato dell’agenzia Pinkerton, Dashiell Hammett, che ricondusse il giallo in una dimensione più vicina alla realtà, allargando il campo d’azione della storia e costringendo il protagonista ad agire non solo con la mente ma anche con i muscoli e le pistole. Raymond Chandler ha sputo imprimere una notevole qualità letteraria alle sue storie che hanno tutte per protagonista l’indimenticabile e sopramenzionato detective Marlowe apparso per la prima volta nel romanzo Il grande sonno, del 1939. Grazie al suo stile immediato e concreto, l’opera di Chandler ha ottenuto un grande successo, estesosi anche al cinema, cui il ritmo e le intenzioni dello scrittore statunitense si sono adattati perfettamente.

Nel romanzo La signora del lago, come in tutte le opere di Chandler, l’enigma non ha più l’aspetto di un cervellotico rompicapo per intelletti superiori: Marlowe, che è un normale essere umano, è incaricato soltanto di ritrovare una donna scomparsa; una triste storia che lo stesso investigatore racconta con amarezza ed ironia. Chandler entra direttamente in argomento come se stesse confidenzialmente parlando con un amico e fin dall’inizio avverte il lettore che la storia avrà un esito negativo:

Non era affar mio quel gigante. Non lo era e non doveva esserlo in seguito. Ma meno che mai allora. Mi trovavo a Central, che è la Harlem di Los Angeles, in uno di quei quartieri misti, cioè dove ci bazzicano bianchi e neri insieme. Stavo cercando un barbiere greco, un mozzicone d’uomo, un certo Tom Aleidis, la cui moglie voleva che tornasse a casa ed era disposta a spendere qualche cosetta per riaverlo. Un lavoro pacifico, dunque. Tom Aleidis non era un criminale…

La voce narrante del romanzo appartiene allo stesso protagonista, Marlowe, le cui battute, osservazioni e continui commenti autoironici con i quali accompagna la narrazione delineano un quadro abbastanza preciso della sua personalità. L’indolente detective possiede un’amara e disincantata visione del mondo: tende a vedere la realtà come è, senza illusioni ed ipocrisie, è abituato a vivere da solo, ha un certo gusto estetico e l’infallibile capacità di cacciarsi sempre nei guai. L’attacco de La signora del lago è diretto, senza preamboli caratterizzato da un linguaggio concreto, con il quale Chandler crea in pochi tratti ambienti e suggestive atmosfere, grazie anche all’uso di frasi brevi, spesso ellittiche (Pantaloni marrone rossastro,….giacca di stoffa ruvida,…scarpe di camoscio). In rapida successione il linguaggio è un originale impasto di espressioni popolari e gergali (dove ci bazzicano, sbatacchiare, diritto sparato), vivacizzato dall’uso frequente di espressioni argute (disse con un filino di vocione) e sarcastiche (un mozzicone d’uomo, una creatura semovente), affermazioni iperboliche (quel gigante, un polifemo) e colorite similitudini (un contrasto ch’era una deflagrazione; sembrava fuori luogo come un ragno su una fetta di torta paradiso; come un topo ferito), tanto nelle parti narrative quanto nei velocissimi dialoghi.

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