Il nuovo patetico monologo di Roberto Saviano

Volto sfatto, distrutto, espressione funerea, sospiri, toni melodrammatici, alla Barbara D’Urso: non manca proprio nulla, la sceneggiatura è pronta e il nuovo video-messaggio di Roberto Saviano può essere registrato e diffuso dai media. Il nuovo nemico diabolico da combattere è il neoministro dell’interno Matteo Salvini, reo di aver messo in dubbio la bontà disinteressata delle Ong che operano nel mar Mediterraneo. Un discorso tutto incentrato sulla difesa delle persone che salvano vite nel cimitero del mar Mediterraneo. E quel fanfarone e maleducato di Salvini, privo di capacità di analisi, comprensione e conoscenza del diritto del mare non può permettersi di usare parole disgustose (ovvero vice-scafisti) e mettere in discussione l’eroismo di queste anime belle.

Saviano invita dunque tutti gli uomini e le donne delle istituzioni alla disobbedienza nei confronti del neoministro scellerato e violento che «vuole far annegare le persone». Che dire? Bravo il nostro Roberto: gran bel discorso, davvero commuovente. Peccato che, come al solito, sia fazioso, incompleto e pieno di parole-donnola, quei termini vuoti e assertivi che nel linguaggio pubblicitario vengono usati per abbindolare il consumatore. Peccato faccia uso di un linguaggio tipicamente televisivo che non lascia spazio al ragionamento e in cui, direbbe Neil Postman, «non c’è nulla da dibattere, nulla da confutare, nulla da negare. Ci sono soltanto delle emozioni da provare». Un linguaggio perfetto per un film, per un racconto, per uno spot pubblicitario, per un monologo teatrale: non di certo per informare. Per informare o, come nel caso specifico, mettere la democrazia in guardia da qualcuno, le asserzioni, i commenti lacrimevoli, le vaghe accuse di dire bugie non bastano. Servono dimostrazioni, prove, argomentazioni. Ma, come scriveva Nietzsche, «Asserire è più sicuro che dimostrare. Un’asserzione fa più effetto di un argomento, almeno per la maggior parte degli uomini: l’argomento infatti suscita sfiducia. Per questo motivo gli oratori popolari cercano di garantire con asserzioni gli argomenti del loro partito».

Questo Saviano lo sa benissimo e sfrutta al meglio le sue doti da oratore “popolare”. Oltre al linguaggio da oracolo, cosa non va nel discorso di Saviano? Non è assolutamente vietato e sbagliato dubitare delle parole e dell’operato degli uomini all’interno delle istituzioni, quindi non è questo il punto: non siamo qui a difendere Matteo Salvini in quanto tale. Il monologo di Saviano è tutto incentrato sulla convinzione che Salvini voglia far morire la gente in mare: asserzione forte, che va a scuotere l’emotività, ma assolutamente priva di fondamento e diffamante, visto che è una libera interpretazione della frase del leader leghista: «Stiamo lavorando e ho le mie idee: quello che è certo è che gli Stati devono tornare a fare gli Stati e nessun vice-scafista deve attraccare nei porti italiani». Saviano si agita e esorta a non credere al fango che ha ricoperto le Ong. Esorta, praticamente, ad ignorare le varie inchieste sui contatti tra trafficanti di uomini e Ong italiane e straniere, a non dubitare che dietro a queste organizzazioni ci sia un giro di soldi (sulla pelle dei migranti), a non dar retta ai canali d’informazione che si discostano dal frame dei media di regime e che non usano come fonti d’informazione solo le agenzie di stampa delle Ong e che non confondono appositamente la Guardia Costiera Libica con la Milizia di Zawiya. Con le sue inferenze, Saviano questo invita a fare. Rimane quindi un solo dubbio da sciogliere: capire se siano peggio i suoi monologhi lacrimevoli o le sue foto con la mano davanti alla bocca.

 

Alessandra Vio

Premio Alassio: vince Giorgio Falco

Giorgio Falco

Il premio della città di Alassio “Un Autore per l’Europa” è stato vinto quest’anno da Giorgio Falco con il suo romanzo La gemella H edito da Einaudi. La giuria del premio è formata da docenti di letteratura italiana di prestigiose Università europee ed è presieduta dal professor Giovanni Bogliolo, rettore dell’Università di Urbino.

Il romanzo di Giorgio Falco è stato stimato come il libro con la migliore rispondenza dell’opera ai valori di internazionalità che caratterizzano il Premio. Falco si aggiunge così a numerose firme illustri della letteratura contemporanea legate al premio letterario, che vanta nomi come da Rosetta Loy premiata nel 1996 con Cioccolata da Hanselmann, Margaret Mazzantini con Venuto al mondo nel 2009, Marcello Fois nel 2007 con la Memoria de vuoto e Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi nel 2008. I finalisti dell’edizione 2014 erano Silvia Ballestra con Amiche mie, Alessandro Mari con Gli alberi hanno il tuo nomeMelania Mazzucco con Sei come sei, Antonio Scurati con Il padre infedele ed Alessio Torino con Urbino, Nebraska.

La gemella H si confonde con un romanzo storico sul nazismo, dignitoso, ma a tratti pedante; l’ambientazione iniziale è in una cittadina bavarese inventata; dopo qualche pagina però ci si sposta sempre più vicino a noi, da Merano a Milano, fino a Milano Marittima. Una storia di segreti, di identità nascoste, di verità celate. Una storia di trasformazioni certosine e terribili; una storia nostra, vera, che ricorda cosa ha prodotto la guerra e il totalitarismo: una sotterranea ed invisibile sottrazione di responsabilità. La quotidianità banale e indefinita nasconde gli orrori più grandi. La storia di una famiglia che cerca di sopravvivere dopo la guerra. Rimozioni e ambizioni apparentemente sepolte eppure sempre presenti. Un libro crudo, che sembra voler ricordare ciò che si è voluto dimenticare.

La premiazione ufficiale e la consegna del premio avrà luogo il 30 Agosto in piazza Partigiani. L’appuntamento coincide con la ventesima edizione del premio letterario. Il Premio letterario “Un Autore per l’Europa” è il punto d’arrivo di una serie di iniziative di promozione culturale a cui la Città di Alassio, tramite il suo Servizio Bibliotecario, ha cominciato a dare vita nel 1974 con gli “Incontri con l’Autore”. Nasce così l’idea di un premio di narrativa italiana sottoposta al vaglio di una giuria di Italianisti stranieri che si occupano di informazione culturale e di insegnamento nelle Università europee. Alassio dunque diventa un luogo di incontro e di cultura. La presenza di personalità di spicco del panorama culturale non solo nazionale contribuisce al successo del Premio, assicurando all’ iniziativa un respiro europeo davvero unico nel suo genere.

Roberto Saviano si espresso a proposito del romanzo in questi termini: “Leggo questo romanzo e finalmente la parola si accende in testa, in contrasto forte con quel grigio sommesso. La parola è semplice, assoluta. Arriva precisa, a dare un nome a ciò che di più mi avvince in questa lettura. E insieme prende forma, pagina dopo pagina, una ignota creatura barbarica selvaggia e paurosa, anch’essa a un passo dai peggiori incubi del poeta Yeats, se non del narratore Lovecraft. Emerge da subito come isola d’inchiostro da queste frasi l’unica cosa che realmente riusciamo a conoscere in questa vita, che ci segna il corpo e l’anima, che ci trasforma da due gemelle in una sola creatura, la cosa capace di tutte le meraviglie e i tremori, e i tremori, quell’unica cosa che, scriverebbe Falco, mai ci ha tradito: la merce.”

Tuttavia La gemella H sembra non offrire nulla di nuovo, le prima pagine sembrano promettere bene ma la storia, ma man mano che si va avanti, si perde; e francamente il paragone che si legge sul retro pagina tra Falco e Mann (in particolare l’accostamento al capolavoro I Buddenbrook) è improponibile.

Di Michela Iovino

“Gomorra”, il best seller di Roberto Saviano

“Corleone, in confronto a Casal di Principe, è una città progettata da Walt Disney.” Il romanzo “Gomorra” (2o10) di Roberto Saviano, ormai arcinoto, ha venduto circa due milioni e 250.000 copie solo in Italia. Nel mondo circa 10 milioni di copie sono state acquistate per l’opera tradotta in 52 paesi che entra nella classifica dei best seller in Germania dove è saltata in cima alla classifica del settimanale Der Spiegel.

Un libro italiano di enorme successo, in cima alle classifiche, ma un libro italiano che purtroppo parla di criminalità, di violenza, di morte; lo stesso Saviano dichiarò che all’estero avevano una percezione particolare di questo triste fenomeno, considerandolo un qualcosa di “figo”, motivo per il quale il romanzo ha avuto tale successo internazionale.

Roberto Saviano porta il mondo nel regno della camorra. Ma la prima domanda che mi viene da porre è: tutto questo, questo mondo sporco che ci circonda, questo maledetto mondo che toglie vite con una leggerezza inaudita, questo mondo che si sente padrone e Dio, era realmente sconosciuto? Avevamo bisogno di un libro per sapere cosa fosse la camorra, il potere, il sistema? Forse si. No, forse no.

Il romanzo si divide in due parti. In ogni pagina Saviano porta il lettore nel regno di Casal di Principe, Giugliano, Mondragone, Campania, Napoli.  La nostra Napoli. Quel “...paradiso abitato da diavoli.” come disse il grande scrittore tedesco Goethe.

Una realtà inedita, come da molti è stata definita. Una realtà fatta di ville sfarzose, create a immagine e somiglianza delle grandi ville di Hollywood, quelle costruite per Scarface, film indimenticabile, con uno strepitoso Al Pacino. Quello che, nella mente di molti ragazzini, diventa un eroe, un mito, un uomo d’onore che vuole potere, ricchezza, donne. Un uomo da imitare. Ma questa è realtà. Non ci sono macchine da presa, cameraman, fotografi, pistole a salde. Qui il sangue è reale, dalla morte, sinonimo di Sistema, qui, non si torna indietro.

 

Gomorra di Matteo Garrone

Saviano entra nella macchina del Sistema. Lui ci è nato come tutti noi. La camorra è qui, a pochi passi, a pochi metri di distanza dalle nostre vite. Non puoi sfuggirle. Ci hanno provato Don Peppe Diana, ucciso vent’anni fa perchè non si era arreso; lui voleva difenderli quei ragazzini addescati dalla camorra con soldi, motociclette, la promessa del potere, di quella forza che si rispecchia nel desiderio di comandare, mostrarsi al mondo, a testa alta. Perchè loro sono la forza. Loro sono il potere. A quei ragazzini non ancora maggiorenni, il Sistema, mostra una sola strada da percorrere. Perché o ci entri, o sei morto. E se ci entri, non puoi più uscirne, se non con i piedi davanti. Ma la verità è anche un’altra. Ciò che viene insegnato è una realtà a cui è difficile credere. Quanti piccoli uomini abbiamo visto morire, li abbiamo sentiti parlare di una convinzione assurda, atroce, intollerabile. Per loro il solo modo di morire da uomo d’onore è con quella pistola tra le mani. Morire ammazzato ti fa morire da uomo.

Saviano, basandosi sugli atti processuali e sulle indagini della polizia, ci conduce in un mondo fatto di terre dove finiscono i rifiuti che sembrano essere sfuggiti ai controlli della polizia. Una massa di rifiuti grande il doppio del monte Everest (ogni anno, secondo una stima di Legambiente, sono quattordici milioni le tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente) che porta i morti per malattie tumorali ad una percentuale che non lascia parole. Aumentata del 21% rispetto al resto dell’Italia, qui nella nostra città. Nella nostra Napoli. Ci parla di montagne gravide di rifiuti tossici, campagne colme di sostanze mortali che individui senza alcuna morale hanno sparso vendendo fertilizzanti misti a rifiuti tossici. E tutto ciò accade sotto gli occhi dello Stato, quella forza che dovrebbe proteggerci, quel mondo che dovrebbe mostrare cosa sia la giustizia. Ma di giusto qui non c’è più niente.

E poi ancora lei. La droga. Cocaina, A fiumi. Scorre e cade tra le mani dei giovani come neve durante i mesi invernali nelle splendide città del Nord. Città dove la camorra arriva, città dove la camorra comanda da sempre. Dove alla camorra è lasciato comandare.

“Gli affari principali dei camorristi avvengono fuori Napoli.”

La narrazione ha un ritmo incalzante ma ad onor del vero, se si vuole essere obiettivi, Saviano ci aiuta a capire il fenomeno, raccontandoci i luoghi ed i nomi delle persone coinvolte Tuttavia, la  la sequenza narrativa  appare piuttosto confusionaria, basata su un certo rigore documentaristico dove emerge solo un grande impegno sociale volto a far conoscere giustamente ciò che accade in Terra Felix. Non una straordinaria vena narrativa quindi per quello che ormai è diventato “un’intoccabile” ed “incriticabile” esponente dell’opinione pubblica.

Il romanzo di Saviano diventa presto un film. Immagini che mostrano quella realtà raccontata. Perché si sa, le immagini hanno più forza, o almeno per questi ragazzini è così. Si lasciano ammaliare da un mondo che mostra e da potere. Che da tutto e in un secondo priva di tutto. E poi la serie televisiva andata prodotta da Sky Italia e andata in onda a partire dal 6 maggio 2014 e confermata per una seconda stagione. Criticata e amata perchè mostra una verità scomoda che non da tutti è stata compresa. Giorni fa mi è capitato di assistere ad una scena che ancora mi lascia senza parola. Ragazzini che potevano avere non più di 16 anni, con una pistola giocattolo rivolta verso i passanti sparavano piombini soprattutto sulle donne chiamandosi con i nomi della serie televisiva. Per quanto sia difficile da ammettere, le immagini colpiscono più delle parole. Ma quella verità che non è stata compresa è che non c’è nulla di onorevole nello sparare, nell’avere una pistola tra le mani, nel rubare, nell’uccidere, nel togliere una vita ad una bambino, una donna, un uomo. Nulla può renderci meno uomini dell’imitare questo mondo. Il Sistema.

Saviano è stato criticato dall’allora in carica Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi  in merito alla capacità del libro di avere dato troppa pubblicità alla mafia danneggiando l’immagine internazionale dell’Italia. Ma l’Italia si danneggia da sola quando consente di vincere alla camorra, alla mafia, al silenzio, all’omertà perché come ha affermato Saviano stesso: <<Non siamo il Paese di Riina, ma quello di Falcone>>.

Il romanzo vince numerosi riconoscimenti. Premio Viareggio, premio Giancarlo Siani, premio Lo straniero, premio Elsa Morante, premio Stephen Dedalus, premio Tropea, premio Vittorini per l’impegno civile, premio Nazionale Enzo Biagi.

Lo scrittore napoletano vive con una scorta sempre accanto. La sua seconda famiglia, come l’autore l’ha più volte definita. I nomi, le denunce, inserite nel libro lo hanno portato ad una vita di clausura, nascosto dal mondo per aver detto una verità che, a mio parere, non era poi tanto sconosciuta.

Siamo qui, con la possibilità di scegliere, di mostrare una realtà e una verità diverse da questo maledetto Sistema. Abbiamo la possibilità di ribellarci a tutto questo. Qualcuno ha detto che c’è sempre una possibilità. Forse questo qualcuno ha visto cosa succede quando entri nel sistema. Quando ci entri, ancora una volta, non puoi più uscirne.

“Dopo aver visto decine di morti ammazzati, imbrattati del loro sangue che si mescola allo sporco, esalanti odori nauseabondi, guardati con curiosità o indifferenza professionale, scansati come rifiuti pericolosi o commentati da urla convulse, ne ho ricavato una sola certezza, un pensiero tanto elementare che rasenta l’idiozia: la morte fa schifo.”

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