Addio a Franco Zeffirelli, regista al servizio dell’opera lirica e della letteratura

La scomparsa di Zeffirelli, che riposerà nel cimitero delle Porte Sante di Firenze, è avvenuta alla fine di una lunga malattia, fa sapere la Fondazione che porta il suo nome.

Gian Franco Corsi Zeffirelli, regista e sceneggiatore lirico e raffinato, votato alla forma e all’estetica, è stato anche senatore della Repubblica, eletto nelle file di Forza Italia. Zeffirelli vinse numerosi David di Donatello per film quali “Fratello Sole e Sorella Luna” e “Amleto”, con “Romeo e Giulietta” vinse anche un Nastro d’Argento. Su iniziativa del presidente della Repubblica nel 1977 fu nominato Grand Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. A suo nome a Firenze è intitolato un museo-fondazione curato dal figlio, Pippo Zeffirelli, che si trova in piazza San Firenze, e che contiene al suo interno oltre 250 fra oggetti e cimeli legati alla sua carriera artistica.

Franco Zeffirelli è stato uno degli uomini di spettacolo italiani più noti nel mondo. Ha ottenuto moltissimi riconoscimenti tra cui cinque Premi Donatello, due Nastri d’argento e due candidature personali all’Oscar. Ha portato avanti una tradizione d’autore con i suoi pregi e limiti, seguendo il suo mentore e amante Luchino Visconti (di cui fu assistente alla regia delle pellicole La terra trema, Bellissima, Senso), ma distaccandosi da quest’ultimo per quanto riguarda una narrazione molto elegante ma poco fluida, intrisa di pensiero politico, identità mutante e fede narcisistica. Ma è un cinema che non può fare a meno della letteratura e dell’opera lirica, che con i suoi film riusciti e altri decisamente meno, abbraccia una dimensione internazionale, come dimostrano i numerosi premi vinti.

Un cinema d’amore il suo, pomposo, acclamato, pieno nello stile, ma non tanto nei contenuti e nei valori morali, che ha diviso la critica, spesso vittima di un pregiudizio politico nei suoi confronti e suscitato le ire della comunità lgbt, in quanto ha sempre affermato che «l’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. È la Grecia, è Roma. È una virilità creativa, io sono omosessuale non gay». 

Nato il 12 febbraio 1923 a Firenze, Zeffirelli ha sempre nutrito amore per Shakespeare e per l’Opera, ma di fondamentale importanza nella sua carriera è stato l’incontro con Luchino Visconti, uno dei più grandi registi del cinema, del teatro e dell’opera di questo secolo. Divenuto suo assistente, ha lavorato al suo fianco per più di dieci anni. Grazie anche a questa esperienza formativa, decide di debuttare anche nella regia nel 1951 e, in virtù del suo innato talento, costruisce una carriera che lo porta ad essere uno degli uomini di spettacolo più noti al mondo.

A seguire alcune delle sue produzioni teatrali: “Romeo e Giulietta” con John Stride, Judi Dench e Alec Mc Cowen nel 1960, “Sabato, Domenica, Lunedi” con Joan Plowright e Laurence Olivier, John Gielgud e Peggy Ashcroft in un “Otello” a Stratford-upon-Avon, Susan Strasberg in “La Signora delle camelie” a Broadway, “Lorenzaccio” alla Comédie Francaise e il moderno “Assolutamente sì, forse” a Londra.

Nel cinema il suo nome è legato a grandi successi internazionali come “La Bisbetica Domata” con Elizabeth Taylor e Richard Burton (1966), “Romeo e Giulietta” (1969) con Leonard Whiting e Olivia Hussey e per il quale ottenne la nomination all’Oscar 1968 quale miglior regista, “Fratello Sole Sorella Luna” (1971) con Alec Guinness e Graham Faulkner, “Il Campione” (1980) con John Voight e Faye Dunaway, “Amore senza fine” (1981) con Brooke Shields e Martin Hewitt, “Il Giovane Toscanini” e, Helena Bonham Carter e Alan Bates in “Sparrow” (1993), “Jane Eyre” (1994) con Charlotte Gainsburg, William Hurt, Joan Plowright, Geraldine Chaplin e Maria Schneider, “Un Tè con Mussolini” (1995) con Judy Dench e Joan Plowright e il suo ultimo film, “Callas Forever” (2002) con Funny Ardant e Jeremy Irons.

Per la televisione è autore di “Gesù di Nazareth” (1976/1977) che è stato visto da oltre un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo. Ha anche realizzato diversi documentari tra cui “Per Firenze” con Richard Burton realizzato all’indomani della tragica alluvione di Firenze del 1966, “Mundial ’90” sulla storia del Calcio Fiorentino nel 1990, “Toscana” nel 1991 e “Omaggio a Roma” nel 2009.

Innumerevoli sono le sue produzioni operistiche nei maggiori teatri del mondo con la partecipazione di eccelsi artisti come Maria Callas, Placido Domingo, Luciano Pavarotti, Herbert Von Karajan, Leonard Bernstein, Carlos Kleiber solo per citarne alcuni.

Nel 2008 Franco Zeffirelli manifestò la volontà di lasciare alla città di Firenze l’intero suo archivio “raccolto per i miei spettacoli di lirica, di teatro e di cinema nell’arco di sessant’anni“. A distanza di quasi dieci anni da quella dichiarazione, il 1° ottobre 2017 ha aperto a Firenze il Centro per arti dello spettacolo – Fondazione Franco Zeffirelli onlus, ospitato nel complesso monumentale di San Firenze.

Fonte: https://www.italpress.com/spettacoli/e-morto-franco-zeffirelli

‘Romeo e Giulietta’ all’Anfiteatro Campano il 17 e 18 settembre

Quando dopo il Sogno, si legge Romeo e Giulietta, par di non essere usciti da quell’ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di Romeo e Giulietta, hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo Schlegel  vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell’usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo’ sbocciata», e lo Hegel ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall’uragano»; ed il Coleridge, di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell’amor giovanile, e hanno riposto l’acme del dramma nelle due scene del colloquio d’amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d’amore, l’«epitalamio» e l’«alba». (Benedetto Croce)

 

I giorni sabato 17 e domenica 18 settembre, alle ore 19 e alle ore 21 (due repliche dello spettacolo), presso l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, nell’arena Spartacus, si terrà l’ennesima performance teatrale che vede come protagoniste le due famiglie storicamente nemiche dei Montecchi e dei Capuleti, ossia la celebre Romeo e Giulietta. L’iniziativa, promossa per favorire il turismo culturale nel nostro territorio, è anteprima della seconda edizione del Festival della letteratura I am Spartacus. A mettere in scena l’opera sicuramente più conosciuta di William Shakespeare è la compagnia teatrale, Il Demiurgo che, in modo innovativo e del tutto originale, promuove l’approccio alla conoscenza e alla scoperta del nostro patrimonio artistico.
Proprio per questo motivo, il fondatore della compagnia, Franco Nappi, ci tiene a precisare che il costo del biglietto, pari a 15 euro, è un incentivo a partecipare a queste due serate dedicate alla cultura in un contesto più ampio che permetterà agli ospiti di vivere a trecentosessanta gradi quest’esperienza grazie anche alla presenza di Amico Bio (primo ristorante biologico nato in un sito archeologico che gestisce l’arena Spartacus) e al resto delle iniziative, enogastronomiche e non solo, collegate all’evento. Evento in cui pubblico e personaggi saranno in simbiosi, quasi come se Shakespeare accompagnasse gli spettatori e li invitasse a salire sul palco, fianco a fianco ai grandi protagonisti. Questo assieme a delle musiche scelte accuratamente e affidate alla bravura del violoncellista Luigi Visco, della soprano Ester Esposito e del flautista Antonio Ferraro. Suoni suggestivi e atmosfere che ci rimandano indietro nel tempo.
Rievoca alla perfezione questo periodo storico anche la selezione dei costumi, a cura di Monica Fiorito e della sartoria napoletana Artinà. Ci si è avvalsi, inoltre, dell’aiuto di Marco De Filippo per quanto riguarda la coreografia dei duelli.
Alessandro Balletta e Roberta Astuti sono rispettivamente Romeo e Giulietta. Andrea Cioffi, invece, è Mercuzio mentre Massimo Polito interpreta Tebaldo, in questo valido cast di attori.

A rendere ancora più entusiasmante la partecipazione del pubblico, un William Shakespeare narrante, il regista Franco Nappi, al quale spetterà il compito di narrare le vicende introducendo i personaggi.

In quest’occasione, sarà possibile visitare l’anfiteatro e l’antica Capua (dunque il museo archeologico, il museo dei gladiatori ed il Mitreo) e deliziarsi con le specialità della ristorazione biologica e biodinamica. Per gli amanti delle gite fuori porta, il bio resort La Colombaia ha pensato a convenienti pacchetti per un tour turistico, ogni week-end di settembre ed ottobre.
Null’altro d’aggiungere per presentare un evento che ci fa riflettere sul concetto di letteratura immortale grazie ad un capolavoro che, a distanza di secoli, continua ad essere letto, studiato, interpretato e continua ad emozionare il lettore da ogni punto di vista.

Masolino D’Amico, l’anglista che sceneggiò “Romeo e Giulietta”

Respira cultura sin da  quando era piccolissimo l’anglista, critico teatrale, sceneggiatore, traduttore e giornalista romano Masolino D’Amico (1938),  figlio della grande sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico e del musicologo Fedele D’Amico, nonché nipote di Silvio D’Amico e del critico Emilio Cecchi.

Il  percorso formativo di Masolino D’Amico comincia a Roma, dove si laurea, per poi proseguire  gli studi al Trinity College di Dublino, essendo attratto dalla cultura inglese. Diventa professore ordinario di Lingua e Letteratura Inglese presso la Terza Università di Roma fino al 1º novembre 2011. Ha insegnato presso L’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e Roma Tre, dal 1989 collabora con la testata giornalistica “La Stampa”.

Difficile stabilire un giudizio su un uomo di cultura che è  in vita e che quindi avrebbe ancora molto da dire ma non si rischia di lasciarsi prendere dalla retorica e da banali frasi commemorative che la circostanza vorrebbe. Masolino D’Amico, come Mario Praz, ha alle spalle una profonda conoscenza della letteratura inglese che ha saputo portare anche sul grande schermo un classico intramontabile come “Romeo e Giulietta”(1968) con i giovanissimi Olivia Hussey e Leonard Whiting, scrivendone la sceneggiatura insieme al regista del film Franco Zeffirelli e a Franco Brusati. La pellicola è la più riuscita trasposizione della celebre tragedia di William Shakespeare: briosa, appassionata, moderna, con una scenografia e costumi  impeccabili, molto fedele al testo inglese. I dialoghi rispecchiano la cultura del tempo, soprattutto per quanto riguarda la concezione dell’amore  e la sua relazione con il destino e con il mito.

D’ Amico dimostra la sua passione per Shakespeare anche nel saggio “Scena e parola in Shakespeare” e per il mondo del cinema in “Persone speciali” dove l’anglista passa in rassegna tutti i personaggi del grande schermo dell’epoca d’oro che aveva conosciuto di persona, da Anna Magnani a Vittorio Gassman, da Mario Monicelli a Roberto Rosellini, da Luchino Visconti a Nino Rota, Da Silvana Mangano a Ennio Flaiano. L’autore romano riesce a ritrarre efficacemente i suoi personaggi cinematografici attraverso una sola parola per ciascuno. l’ultimo capitolo del libro è dedicato alla madre Suso che ha firmato sceneggiature dei pià importanti ed indimenticabili film della storia del cinema. La sua essenzialità è presente anche ne “La commedia all’italiana. Il cinema comico in Italia dal 1945 al 1975” (2008).

Oltre al già menzionato Shakespeare, D’Amico ha tradotto Wilde, Carroll ( è stata un’impresa per molti la traduzione dell’opera “Alice nel paese delle meraviglie”, dati i numerosi proverbi e giochi di parole presenti), Lyman e Baum, ha curato le edizioni italiani di prestigiosi drammaturghi come Tennessee Williams e Arthur  Miller. Lo stile di D’ Amico è elegante, leggero e musicale, in piena sintonia con lo stile tipico inglese. Ancora inglese è anche il protagonista del suo ultimo divertente e raffinato libro: “Il giardiniere inglese” (2013), presentandosi la curiosa figura di Lancilot “Capability” Brown disegnatore di paesaggi inglesi.

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