Premio La Quara 2022. Al via la nona edizione del concorso letterario Mup Editore per racconti brevi

Nove anni di storie, migliaia di scrittori emergenti che hanno raccontato vicende, attualità, ricordi e fantasie. Ritorna a Borgotaro il Premio La Quara – concorso letterario Mup Editore per “short stories”, giunto alla sua nona edizione: dal 15 aprile al 15 maggio 2022 sarà possibile partecipare al concorso inviando il proprio racconto (informazioni e regolamento sono disponibili sul sito premiolaquara.com).

Il tema scelto per questa edizione è “Resilienza”, spiegato dal Presidente di giuria (nonché ideatore del Premio), il prof. Massimo Beccarelli, come “un moto che ci fa resistere agli urti e ci fa risalire, con le nostre forze e con l’aiuto delle persone attorno a noi, e riuscire a opporsi così ai condizionamenti, trasformando anzi l’esperienza avversa in un’opportunità, dando vita a nuove versioni di noi”.

Collegata al Premio anche l’antologia pubblicata da Mup Editore, marchio di Fondazione Monteparma che quest’anno ha deciso di rafforzare il proprio sostegno all’iniziativa.

L’evento finale sarà il 26 e 27 agosto a Borgo Val di Taro nella piazza La Quara, che dà il nome al Premio stesso, e oltre alla premiazione prevede un festival letterario ed eventi collaterali. L’evento è organizzato dall’Istituto Manara in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Borgo Val di Taro e il contributo fondamentale di Fondazione Monteparma.

 

“In considerazione della qualità letteraria che il premio La Quara ha saputo confermare nel tempo e delle grandi capacità organizzative e divulgative dimostrate dai promotori, Fondazione Monteparma ha deciso di ampliare il proprio contributo a questa iniziativa che sostiene fin dalla prima edizione. Espressione di questa rinnovata partnership è anche la nuova denominazione del premio, che da quest’anno riporta un riferimento esplicito alla proficua collaborazione con la nostra casa editrice Mup”, dichiara il Presidente di Fondazione Monteparma Mario Bonati.

Fra le novità di quest’anno c’è anche la collaborazione con Scuola Holden, scuola di narrazione fondata a Torino nel 1994 dallo scrittore Alessandro Baricco. La Holden farà parte della giuria del concorso e premierà il primo classificato o classificata del “Premio La Quara” con la possibilità di seguire gratuitamente uno dei percorsi di scrittura organizzati dalla Scuola.

È per noi un grande onore – ha dichiarato il presidente della Manara Ugo Vietti – poter avere il sostegno e la fiducia di Fondazione Monteparma e di Scuola Holden, che interpretiamo come riconoscimento a un evento culturale che da tanti anni si svolge a Borgo Val di Taro, combinando la genuina passione per la letteratura all’altissima professionalità di organizzatori e giuria.”

“Quando, nove anni fa, il Comune di Borgotaro iniziò questa avventura – ha aggiunto l’assessore alla cultura Martina Fortunatinon avremmo immaginato un percorso di questo rilievo, che porta oggi il Premio La Quara a collaborare più intensamente con Fondazione Monteparma e con l’importante Scuola Holden. L’interesse maturato attorno al Premio è cresciuto nel tempo, come testimonia il numero dei racconti che partecipano e la qualità e la varietà degli scrittori esordienti che intendono promuovere le loro opere di narrativa attraverso La Quara.Anche il tema scelto quest’anno è rappresentativo, non solo perché il Premio ha oltrepassato, negli ultimi anni, diversi ostacoli, ma anche perchè l’editoria italiana è di per sè resiliente, una delle poche cose che sopravvive da sola sul mercato, contando solo sui propri lettori.”

È confermato anche il Premio speciale Berti Solaini, selezione a cura di Angelo e Michele Berti fra i cinque finalisti in gara alla finale di agosto.

Massimo Beccarelli

 

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. Tutte le informazioni e la modulistica per la partecipazione sono disponibili sul sito www.premiolaquara.com

Lo studio della scrittura creativa e la sua utilità

Nel tempestoso clima dell’attuale mondo editoriale, sembra difficile pensare che sia possibile imparare a scrivere il grande romanzo italiano del ventunesimo secolo o un best-seller commerciale pronto a sbancare le classifiche. Eppure, i corsi e programmi di scrittura creativa prosperano, non soltanto per quanto riguarda le più prestigiose istituzioni statunitensi, ma anche per gli workshop locali e i club del libro, i cui docenti o mediatori sono più spesso abili imprenditori che scrittori di successo.
Alla luce di questo sorgerebbe spontanea l’ipotesi che, se in tutto il mondo il mercato editoriale sembrerebbe in declino, la fioritura di corsi di scrittura sia una di quelle che gli Americani chiamerebbero daylight robberies: rapine alla luce del sole. In altre parole: fregature. Pubblicare senza doversi prestare a case editrici fasulle o auto-pubblicazioni è semi-impossibile, ma imparare a scrivere un romanzo pubblicabile, se si è disposti a pagare, lo è: suona sospetto, è vero.

Sul The Atlantic, un giovane studente dell’Iowa Writers’ Workshop (il più prestigioso programma di scrittura creativa degli USA e del mondo) ha dichiarato che lui e la maggior parte dei suoi compagni girano per la biblioteca e le sontuose aule dell’Università ancora increduli di essere stati ammessi. Come se essere accettati in un programma così famoso garantisse la strada spianata verso la pubblicazione con un’ottima casa editrice, o come se le facoltà innate che permettono ad uno studente di essere ammesso al programma fossero doti eccezionali che condurranno – obbligatoriamente – ad una sfavillante carriera di scrittore. Chi lo sa. L’aura di mistero che circonda questi programmi non ha certo impedito la loro fioritura: sempre The Atlantic sostiene che, solo negli USA, i programmi di Creative Writing siano più di trecento, e il loro obiettivo sia quello di aiutare gli studenti a scrivere racconti, poesie e romanzi “di livello pubblicabile”, concetto che potremmo definire quantomeno controverso.

Pubblicabile secondo chi? Da chi? Vendibile? Adatto ai trend editoriali del momento? Sono molte le opere davvero buone scartate dalle agenzie letterarie e dalle case editrici perché proposte in un momento in cui, invece che un romanzo sociale, il mercato richiede un thriller psicologico sulla vita dei pendolari o un romanzo erotico per casalinghe, come è successo dopo il fenomeno di La Ragazza del Treno di Paula Hawkins o di Cinquanta Sfumature di Grigio di E.L. James.

L’idea di insegnare ad un gruppo di studenti più o meno talentuosi a scrivere un romanzo pubblicabile può sembrare strana, soprattutto agli Italiani. Insomma, l’Italia è una terra di grandi scrittori. Fare lo scrittore o il poeta, qui, è una cosa seria: lo scrittore è il vate, una figura circondata da un alone di rispetto e mistero. Il resto è solo spazzatura: libri di facile, troppo facile consumo, quelli considerati (spesso a ragione) la rovina del mondo editoriale, uno spreco di fondi che avrebbero potuto essere destinati ad una letteratura più seria e interessante.  Eppure, anche in Italia qualche corso di scrittura creativa esiste, basti pensare alla Scuola Holden, presieduta da Alessandro Baricco a Torino, alla Bottega Finzioni, a Bologna, dove insegna Carlo Lucarelli, star del noir e giallo italiano. Sempre a Bologna, lo scrittore Gianluca Morozzi organizza workshop da anni, mentre Antonella Cilento anima interessanti corsi di scrittura a Napoli. Questi sono solo pochi esempi nel mare di realtà locali su tutta la penisola.

La domanda, a prescindere dalla location e dal tipo di corso, rimane una sola: è possibile insegnare – o imparare – a scrivere? Qual è il modo “giusto”, se esiste, per imparare a scrivere una storia interessante, che trascini il lettore in un altro mondo e lì lo tenga per tutta la durata del racconto o del romanzo?
Roberto Cotroneo, scrittore e giornalista, ha scritto uno dei manuali più “classici” per lo studio della scrittura creativa in Italia. Nel libro, Manuale di Scrittura Creativa, si trovano anche consigli di quelli che sono considerati mostri sacri della letteratura italiana attuale come Andrea Camilleri, che, in un paio di pagine, descrive alcune tecniche da lui utilizzate nel processo di creazione dei suoi personaggi. Se uno scrittore così noto si presta a consigliare gli aspiranti autori su esperimenti da mettere in pratica per scrivere un buon pezzo significa che, forse, l’idea di dare lezioni o suggerimenti di scrittura creativa non sia una prerogativa di ciarlatani affamati di soldo facile fatto sulle speranze altrui.

La scrittrice americana Flannery O’Connor, che partecipò per anni a conferenze sulla scrittura creativa in molte università americane, disse di non avere teorie su come scrivere bene, ma di poter portare la propria esperienza e testimonianza di scrittrice. Ma il solo contatto con uno scrittore o una scrittrice eccezionale non può garantire un futuro da brillante stella nel firmamento della letteratura.

Ma allora – di nuovo -, cosa fa di un autore un futuro scrittore? Cosa lo contraddistingue da qualsiasi blogger, a parte l’idea di prendere in mano una penna o una tastiera e buttar giù qualche idea? Frequentare il programma di scrittura creativa più prestigioso del mondo? Seguire un corso di Baricco, leggere un a settimana, scrivere mille parole al giorno? Insomma, domanda da un milione di dollari: è davvero utile, un corso di scrittura creativa?

La domanda, forse, è mal posta. Forse sarebbe meglio chiedersi a cosa serva, uno corso di scrittura creativa, e qui le risposte si moltiplicano.

Un corso di scrittura creativa serve a trovare il coraggio di mettersi alla prova e di esprimere i propri pensieri e idee. Serve a sperimentare nuovi stili e generi e a conoscere persone dalla voce ed esperienza diversa, che riescono ad arricchire i percorsi degli altri, ad influenzarli e a condividere nuove ispirazioni e opinioni. E gli esercizi proposti da tutor e professori sono sempre utili a cercare nuove vie attraverso cui esprimere la propria creatività.

Nel documentario Le Cinque Variazioni, il regista Lars Von Trier sfida il suo mentore e famoso direttore Jørgen Leth a girare una nuova versione del vecchio film L’Uomo Perfetto, mettendo però in pratica limitazioni molto precise. Il regista fallisce nel seguire tutte le indicazioni di von Trier, ma alla fine sviluppa un progetto che va ben oltre le iniziali aspettative e perplessità. Ecco: gli esercizi e giochi letterari possono sempre servire a questo. Ad incanalare le proprie idee in percorsi ben definiti, giungendo, forse, a nuovi, interessanti luoghi da esplorare.

I docenti di scrittura creativa invitano ad imparare a osservare, ascoltare e conoscere, e sostengono che l’ispirazione possa essere tratta da qualsiasi luogo, evento o banalità della vita quotidiana. Da una conversazione ascoltata sul bus, da un biglietto lasciato sul bancone di un bar, dalla lettura del giornaletto di cucina di un supermercato. La grande idea può venire a molti e la pazienza di metterla in pratica, la tenacia e la passione sono sempre d’aiuto. Un grande libro potrebbe essere scritto da tutti meno che dal povero e speranzoso aspirante autore che ha frequentato fior fior di corsi di scrittura creativa.

Quindi forse no, la laurea in scrittura creativa non è utile, se per utilità si intende la possibilità di divenire il nuovo Stephen King. Ed è innegabile che, invece, molti sedicenti scrittori o ciarlatani si ergano a insegnanti, vantando le proprie auto-pubblicazioni e approfittando di chi, invece, il gene dello scrittore di best-seller in attesa della pubblicazione pensa di averlo sul serio.

Molti grandi scrittori hanno frequentato e insegnato corsi di Scrittura Creativa. I primi programmi di scrittura nacquero alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento negli Stati Uniti, e lo studioso Mark McGurl, autore del classico The Program Era, sostiene che la nascita di questi corsi sia stato l’evento più importante nella storia della letteratura americana del dopoguerra, grazie al progressivo avvicinamento tra scrittori e mondo accademico.

Il valore di un corso di scrittura creativa e il modo in cui difendersi da ciarlatani e sedicenti autori sono argomenti ampiamente trattati da scrittori e esperti. Per informarvi al meglio, nel caso in cui siate curiosi, vi consiglio la lettura di questo articolo di Louis Menand sul New Yorker, che vi chiarirà dubbi e curiosità sulla storia dello studio della scrittura creativa.

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