‘Che il libeccio faccia il mio gioco’ di Luisa Aliotta; il mondo rifiutato e il mondo immaginato

Siamo sempre tutti preoccupati del nostro essere fuori da noi stessi: il ruolo familiare, quello lavorativo, il posto occupato in società. Ma quanto, davvero, ognuno di noi si preoccupa del nostro essere interiore? Che il libeccio faccia il mio gioco, vincitore del Premio Mestre 2025) di Luisa Aliotta si apre al lettore con una citazione di Pessoa che riporta invece la “vita interiore” al centro dell’attenzione e delle preoccupazioni dell’essere umano, nella fattispecie dello stesso poeta.

Fernando Pessoa ha votato la sua intera esistenza al “sogno” e alla frammentazione dell’io, concentrandosi sulla sua realtà interiore, lontana dal banale quotidiano. Molta influenza del pensiero e dell’opera di Pessoa si ritrovano nell’opera di Aliotta la quale comunque è riuscita a fare propri gli insegnamenti di questo grande maestro del Novecento e scrivere un romanzo che racconti la sua personale visione del legame che unisce l’essere umano al suo io interiore.

Il libro racconta di una giovane donna, Ludovica De Broca, direttrice di biblioteca e scrittrice, amante della vita in una maniera spropositata si abbandona alla passione di tutto ciò ritiene essere bello, come una vera e propria esteta che ama “la purezza” in ogni sua forma. Rapita dal suo estro e dalla sua fantasia arriva addirittura allo scontro con colleghi e amici proprio perché, talmente presa dal suo mondo interiore, sembra quasi rinnegare quello reale e condiviso con gli altri esseri umani.

L’ebbra euforia interiore della protagonista sembra quasi isolarla dal mondo esterno, creare una barriera tra il suo essere protagonista del “vero mondo di carta” e il suo non riuscire a esserlo nel mondo condiviso con tutti gli altri. Un ostacolo alle relazioni, anche sentimentali, con le persone che la circondano. Questo fino a quando non incontra una persona che, in modi differenti, convive con una “barriera” con il mondo esterno al pari di Ludovica e anche questo, o proprio questo, li fa convergere in un nuovo ulteriore mondo, che riescono a condividere.

Che il libeccio faccia il mio gioco. Omaggio alle parole in volo (Mazzanti, 2025) è un libro che racconta la vita, l’euforia della giovane protagonista che origina proprio dall’incontro/scontro da questi due mondi nei quali lei sogna e vive eppure è una narrazione da cui traspare una tristezza che è, forse, la medesima che accompagna le esistenze degli uomini, qualsiasi sia il mondo che scelgono di abitare. Una sorta di malinconia che induce il lettore a riflessioni sulla vita certo ma anche sul tempo, la memoria, i ricordi, i sogni. Quelli realizzati e quelli infranti.

L’autrice non affronta direttamente le grandi tematiche esistenziali che hanno sempre suscitato domande e incertezze negli esseri umani, la sua narrazione di questo avviene più in maniera indiretta, ovvero attraverso la protagonista, il suo vissuto e, soprattutto, il suo immaginato.

Il premio Nobel per la letteratura José Saramago in Cecità (1995) avvolge i suoi protagonisti in una nube lattuginosa al punto da renderli incapaci di vedere. A causa di questa cecità essi si lasciano trasportare dalla violenza e dal terrore. La Ludovica di Luisa Aliotta sembra volersi estraniare dal mondo che la circonda per lo stesso motivo, perché tutti intorno a lei sono ciechi al vero amore, alla purezza. Incapaci di vedere ciò che solamente il mondo di carta sembra poterle donare.

La metafora della vista utilizzata da Saramago è molto espressiva e attuale, se si pensa alla società di oggi nella quale la cecità rischia di diventare l’incapacità di pensare. Egualmente significativo è il simbolismo nascosto dietro la scrittura di Aliotta: l’incontro con il ragazzo sordomuto diventa l’unica valida chiave per infrangere il confine tra il suo mondo di carta e quello reale. A nulla sono serviti tutti gli altri tentativi a superare l’incomunicabilità tra i due mondi: l’amore estremizzato al punto da cercare nel tradimento la sua vera essenza, lettere scritte e mai consegnate, giochi di significati e sguardi identitari… tutte forme di comunicazione interrotte, mal formulate o, per certi versi, mendaci le quali, invece di agevolare l’incontro e la comunicazione, hanno sortito l’effetto contrario.

Comunicare senza l’ascolto e senza la parola è un qualcosa che molto si avvicina alla ricerca introspettiva, fatta appunto di sogni, pensieri, silenzio e simboli. Nella ricerca interiore, la parola e l’ascolto superficiale spesso finiscono per diventare degli ostacoli alla ricerca stessa. Il silenzio diventa un qualcosa di necessario e irrinunciabile, il vero strumento comunicativo utile alla comprensione del sé, all’ascolto della voce interiore.

Il percorso introspettivo compiuto dalla protagonista del libro la quale, pur ricercando affannosamente la vita vera e l’amore puro, non riesce a vivere nella realtà esterna a sé stessa, ricorda a tratti il paradosso della novella di Pirandello Mondo di carta (1909) dove il protagonista è talmente innamorato della lettura da non vedere e non riconoscere altro mondo se non quello descritto nei suoi tanti libri. Pur amando la letteratura di viaggio, il protagonista della novella di Pirandello è un uomo immobile nella sua lettura al punto da chiedersi se sia mai davvero stato qualcosa di altro oltre questo. Allo stesso modo, leggendo il libro di Aliotta ci si chiede se Ludovica sia o possa mai davvero essere qualcosa di altro oltre la sua immaginazione, oltre il suo mondo di carta.

Anche se l’autrice ha costruito per i suoi lettori un finale dal quale traspare, in un certo qual modo, la speranza che i due mondi possano dialogare, emerge anche in esso quel profondo senso di malinconia che accompagna tutto il testo, molto simile a quello che si ritrova in Pirandello ma anche in Sciascia, una malinconia legata proprio al racconto della vita “vera” si essa esterna alla persona che interna a essa.

Un sentimento che non rattrista il lettore, come per certo non deve aver rattristato l’autrice durante la scrittura, perché legato a quella che lo stesso Sciascia ha definito la funzione sociale degli intellettuali. Gli scritti di Sciascia, come è stato anche per Pirandello, attraverso il racconto del “personale” dei protagonisti permettono di ricostruire elementi vivi della vita politica, sociale, culturale dell’epoca.

Il romanzo di Luisa Aliotta, attraverso il racconto delle vicende e delle vicissitudini di Ludovica, permette al lettore una riflessione sull’oggi, sull’essere sempre in bilico tra il reale e l’irreale, tra mondo reale e mondo virtuale, tra desideri e sogni infranti, tra sentimenti forti passioni e anaffettività. Tra un mondo rifiutato e un mondo immaginato.

 

L’autrice

Luisa Aliotta è una scrittrice e insegnante di Lettere e Filosofia, nata in provincia di Napoli il 28 giugno 1993. Laureata in Filosofia e Storia presso l’Università Federico II di Napoli, scrive con un approccio post-esistenzialista e influenze romantiche. Le sue opere esplorano temi esistenziali, riflettendo sull’individuo e le sue contraddizioni. Ha vinto premi letterari, tra cui il secondo posto al Premio Hombres di giornalismo nel 2023, il primo posto al Premio di poesia Amalia Vilotta nel 2021, e il primo posto al concorso Versi e Non Versi nel 2024 con l’articolo “Come nasce un insegnante di materie umanistiche”. Le sue influenze includono Pessoa, Moravia, Pavese, e Bufalino. Inoltre, gestisce un blog intitolato “La donna che guarda”, dedicato alla divulgazione culturale, dove esplora e condivide riflessioni su letteratura, filosofia e tematiche esistenziali. Nel giugno dell’anno corrente vince il Premio Città di Mestre, grazie al quale pubblica il suo primo romanzo, Che il libeccio faccia il mio gioco, edito da Mazzanti Editori.

 

 

Max Deste – “Il desiderio di cadere”

“Il desiderio di cadere” dello scrittore e musicista svizzero Max Deste è un romanzo crudo e drammatico in cui è presente anche una vena ironica, che riesce ad alleggerire la storia raccontata; Jack, il protagonista dell’opera, è la voce narrante che accompagna il lettore in una vicenda che parla di perdita e di dolore ma anche della possibilità di rinascere e di ritrovare l’equilibrio. Jack è un uomo indolente e tendenzialmente svogliato, che nella vita ama fare solo due cose: leggere e scrivere; è infatti autore di una raccolta poetica e di due romanzi ma non ha mai avuto l’intenzione di pubblicarli, perché è convinto che si debbano conoscere le opere di uno scrittore solo dopo la sua dipartita.

«Ero entrato in uno spazio amorfo, senza tempo, e avevo perduto il senso dell’orientamento. Ogni inquietudine si era dissipata. Fu a quel punto che un profondo desiderio di fondermi con il mondo esterno s’impossessò di me, un desiderio di sciogliermi in quella luminosità accecante, ancorarmi nel vuoto, cadere e non tornare mai più indietro».

Jack è una persona decisamente sui generis, e non gliene si può fare una colpa visto quello che ha dovuto passare: egli è stato ricoverato in ospedale per quindici mesi, dove ha subito numerose operazioni e in cui ha lottato contro una forte depressione dopo un grave incidente in canoa; prima di essere soccorso ha inoltre trascorso sette giorni trascinandosi in una zona boschiva impervia per tentare disperatamente di sopravvivere, nonostante le numerose e dolorose fratture. Nell’incidente è stata coinvolta anche Lea, sua moglie da solo un giorno, che purtroppo versa in un coma irreversibile. La convalescenza di Jack è vissuta nella tristezza, nella solitudine e nella rassegnazione; oltre al trauma emotivo, egli si rende anche conto di avere una grave disfunzione erettile, probabilmente causata dai numerosi psicofarmaci prescritti per la sua depressione. Non è un quadro confortante per una persona che ha sempre sofferto di un certo male di vivere anche prima della sciagura di cui è stato vittima; per fortuna arriva in suo aiuto un guaritore colombiano, Pedro, che ha lasciato la psicoterapia tradizionale per dedicarsi a metodi alternativi: con lui inizia un rituale di psico magia, in cui rivive tutte le fasi dell’incidente. In queste sedute si utilizza la potenza catartica del racconto e della verbalizzazione dei propri traumi; Jack comincia a riprendere contatto con sé stesso, e finalmente ha di nuovo uno scopo dopo una lunga parentesi di vita troppo caotica e disorientante.

Con un linguaggio tagliente e senza filtri, Max Deste ci presenta il travagliato flusso di coscienza di Jack e ci rende partecipi della sua faticosa risalita, mentre tenta di ricostruirsi una vita professionale e sentimentale nonostante tutto intorno a lui sembri crollare inesorabilmente. E quando si arriva allo spiazzante finale pare quasi di averlo conosciuto personalmente quest’uomo scavato dal dolore, che è riuscito tenacemente e a volte inspiegabilmente a rimanere attaccato alla sua crudele esistenza.

 

SINOSSI DELL’OPERA. Essere vittima di un grave incidente in un momento particolarmente bello della vita, riemergerne dopo un percorso faticoso, ritrovare un senso delle cose e rimettersi in gioco fino a tornare a guardare il mondo con una prospettiva rinnovata. Un viaggio verso una rinascita, quello del protagonista del romanzo “Il desiderio di cadere”, l’ultimo lavoro dello scrittore e cantante ticinese Max Deste.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Max Deste è uno scrittore e cantautore svizzero. Laureato in lettere a Losanna con una tesi su Silone, in seguito ricercatore presso il FNS, attualmente vive nel Canton Ticino, dove è insegnante di scuola media e docente DFA. Dopo la raccolta poetica “Chiarori in una notte senza stelle” (2006) e la trilogia teatrale “Le metamorfosi” (2011), ha pubblicato tre romanzi: “Show Surprise” (2013), “Segui il tuo respiro” (2017) e “Il desiderio di cadere” (2022). Sul piano musicale si segnalano in particolare gli ultimi album da solista: “Ok Silenzio” (2018), “Antidoto 21” (2021) e il singolo “Innesca la felicità” (2021), diffuso in centinaia di radio, con il quale ha raggiunto il secondo posto della classifica indie italiana.

 

 

Casa Editrice: Gruppo Albatros Il Filo

Collana: Nuove Voci – Strade

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 324

 

 

 

Contatti

www.maxdestefanis.ch

https://www.instagram.com/maxdestemusic/

https://www.facebook.com/maxdestefanis

https://www.youtube.com/channel/UCgKBLuRAh2IOPk1ju0x8zkg

www.gruppoalbatros.com

 

Link di vendita online

https://www.amazon.it/desiderio-cadere-Max-Deste/dp/8830656550/ref=sr_1_1?keywords=max+deste&qid=1656942261&sr=8-1

https://www.gruppoalbatros.com/prodotti/il-desiderio-di-cadere-max-deste/

 

 

Matteo Gracis – “Manuale di sopravvivenza per esseri umani che si sentono alieni”

“Manuale di sopravvivenza per esseri umani che si sentono alieni” di Matteo Gracis presenta l’intenso flusso di pensieri a ruota libera di uno scrittore che, da sempre, ha abituato i suoi lettori alla sincerità più brutale. L’autore dispensa pillole rosse di verità, per citare il film “Matrix” (menzionato doverosamente anche nel testo); il suo intento non è però quello di imporre il suo pensiero ma di generare il salvifico dubbio, di spingere a farsi domande, di creare una massa critica che si ribelli allo status quo – «Poi ci sei te, che da qualche minuto ti stai domandando se sei veramente libero/a oppure no. È un bene perché tale quesito può essere l’inizio di un grande cambiamento, di una rivoluzione interiore, di una nuova consapevolezza».

«Devo dirti una cosa importante: questo libro puoi leggerlo come vuoi, anche dal centro o dal capitolo che più ti ispira. Non ha un inizio né una fine, non ha un indice da seguire alla lettera tantomeno una narrazione che segue l’ordine delle pagine. Se preferisci sfogliarlo e fermarti a caso in un punto, puoi farlo. Sentiti libero e gioca con lui. Senza regole».

È un’opera rivolta a tutti coloro che si sono sentiti dei disadattati – degli alieni – nella società, e ne hanno erroneamente sofferto; essere voci fuori dal coro, per Gracis, è invece l’ultima possibilità che ha il genere umano di evolversi positivamente e di esercitare il libero arbitrio – «È tutta la vita che ballo da solo, sono abituato e in fondo ci godo a star fuori dal coro. E allora avanti tutta, schiena dritta, testa alta e sempre naturalmente in direzione ostinata e contraria».

Durante la lettura di questo libro ci si sente a proprio agio, anche grazie all’utilizzo di un linguaggio fresco e informale: l’autore ci accompagna per mano nelle sue elucubrazioni e sa dosare bene quei momenti in cui con una sola frase può riuscire a spezzarci il cuore e le gambe; sono tante e importanti le tematiche che affronta – tra tutte si ricordano la sostenibilità ambientale, l’educazione, la politica, il giornalismo – trattate a volte con pungente ironia e altre volte con necessaria serietà, e sempre con un’invidiabile schiettezza.

L’autore inserisce il titolo di una canzone all’inizio di ogni capitolo e si serve di numerose citazioni letterarie, cinematografiche e provenienti da liberi pensatori e da uomini di politica e di cultura per infarcire la sua già densa opera (in fondo al libro sono poi elencate le playlist complete con i brani musicali inseriti, i libri citati e i film menzionati). Si possono trovare, inoltre, QR code con canzoni da ascoltare e video da guardare, disegni, schizzi, simboli, enigmi e perfino sillogismi; i font con cui è scritto il libro possono variare a loro piacimento, e anche le pagine spesso si capovolgono o si specchiano, in un turbine di libertà espressiva. Perché in fondo è ciò che l’autore ha sempre voluto: offrirci degli stimoli di riflessione per poi dare a noi il comando, in piena autonomia. Almeno finché pensare sarà gratis.

 

SINOSSI DELL’OPERA. Sei disposto a mettere in discussione le tue convinzioni? A guardare il mondo da un’altra prospettiva ma soprattutto a metterti veramente in gioco? Se la risposta a tali domande è sì, questo libro fa per te, in caso contrario, lascia perdere perché rischi di metterti nei guai. Un manuale di sopravvivenza per tutti coloro che cercano qualcosa in più, che vogliono guardare oltre e non si accontentano delle versioni ufficiali dei fatti, delle verità assolute e dei diktat. Un libro che emoziona, indigna, sorprende, diverte e cambia le regole del gioco ma soprattutto che fa pensare e regala preziosi spunti di riflessione, nonché pratiche playlist musicali, cinematografiche e culturali. L’autore veste i panni del Bianconiglio nel classico Alice nel paese delle meraviglie: sei pronto a scoprire quanto è profonda la sua tana?

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Matteo Gracis (Pieve di Cadore, 1983) è un giornalista e pensatore libero. È direttore della rivista Dolce Vita e fondatore del giornale online L’Indipendente.  È stato assistente alla comunicazione di un Deputato della Repubblica Italiana. Ha scritto “Canapa. Una storia incredibile” (Officina di Hank, 2019) e “Lontano. 10 viaggi che cambiano la vita” (Edizioni Effetto, 2020).

 

 

Casa Editrice: Do it human Editori

Genere: Saggio/Manuale di crescita personale

Pagine: 320

 

 

Contatti

www.matteogracis.it

https://www.instagram.com/matteogracis

http://www.facebook.com/matteogracis

www.doithuman.com

 

Booktrailer

https://www.youtube.com/watch?v=rqi9W–KPf4

 

Link di vendita online

https://www.doithuman.com/editori/prodotto/manuale-di-sopravvivenza-per-esseri-umani-che-si-sentono-alieni-matteo-gracis-libro/

 

Exit mobile version