Inaugurato ‘Riflessi’, il murale dello street artist Jerico del Museo di Casal de’ Pazzi di Roma

Dal 14 febbraio 2019 all’importante deposito pleistocenico e ai numerosi reperti fossili conservati nel Museo di Casal de’ Pazzi si è aggiunta anche un’opera di street art. Sul muro perimetrale esterno del museo, lungo via Egidio Galbani, campeggia il grande murale realizzato dal giovane street artist Jerico Cabrera Carandang. L’opera pittorica dal titolo Riflessi ricostruisce, in maniera visionaria e avvolgente, l’ambientazione naturalistica pre-esistente alla struttura del museo rappresentato dall’immagine dell’antico fiume che una volta scorreva proprio dove oggi sorge il Museo.

 

I riflessi dell’antico affluente dell’Aniene raccontano la quotidianità degli animali che popolavano la zona grazie alla sorgente di vita rappresentata dal fiume. Quel corso d’acqua che ha conservato i loro resti permette oggi di visitarli all’interno del Museo: i reperti sono un specchio della vita preistorica e l’originalità dell’opera sta proprio nello sfruttare questi riflessi per far viaggiare il visitatore nel passato.
L’evento è stato promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Da tempo, anche prima della sua regolare apertura al pubblico, il sito di Casal de’ Pazzi è entrato nell’immaginario collettivo come un luogo “preistorico”. Gli impressionanti resti fossili di elefante antico, oggi visibili nel museo, hanno suscitato nella fantasia dei residenti, e non solo, forti emozioni, concretizzate spesso attraverso l’immagine emblematica del mammut.

Nel complesso, l’area del Museo di Casal de’ Pazzi si presenta come un’oasi in un contesto suburbano non risolto. Esternamente, sul lato dell’ingresso per il pubblico, sono allestiti due pannelli ricostruttivi ideati e realizzati nel 2011 dall’artista Vincenzo Montini per la Cooperativa sociale APE che ben rappresentano le tematiche interne al Museo. Dal lato di Via Egidio Galbani, prima di questo intervento artistico, il sito presentava un muro perimetrale in intonacato e una parete in mattoncini sabbiati che non caratterizzavano i contenuti del Museo.

Per ovviare a tale mancanza di visibilità, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ha ritenuto opportuno far realizzare sul lato “anonimo” del Museo un’opera di street art, per migliorare l’impatto comunicativo del museo attraverso un intervento estetico su uno spazio periferico della città. L’intervento si inserisce in un contesto territoriale che si sta caratterizzando anche per le proposte artistiche di questo genere, costituendo un enorme beneficio per la valorizzazione del patrimonio culturale delle periferie e delle periferie nel loro complesso.

Per questo motivo, tramite avviso pubblico, diffuso da Zètema Progetto Cultura su incarico della Sovrintendenza Capitolina, sono state richieste delle proposte progettuali per l’ideazione e la successiva realizzazione di un murale sulla parete esterna del Museo di Casal de’ Pazzi. Lungo via Egidio Galbani, il Museo comunica il suo contenuto secondo un linguaggio moderno che sia intellegibile a tutti i livelli. L’iniziativa esprime una nuova modalità di intendere la relazione tra artista, Museo e territorio attraverso la realizzazione di nuove forme di arte contemporanea.

Le proposte, pervenute a seguito dell’avviso pubblico, esaminate da una commissione appositamente costituita, sono state nel complesso di notevole qualità, tutte strettamente ispirate dai contenuti del Museo. Tra esse è risultata vincitrice la proposta del giovane artista Jerico Cabrera Carandang (classe 1992), che con il suo progetto “Riflessi” ha proposto di svelare con immediatezza universale il ricordo della vita che centinaia di migliaia di anni fa si svolgeva proprio dietro le mura del museo. L’immagine del fiume, che una volta scorreva proprio dove oggi sorge il Museo, occupa interamente le pareti esterne. In tal modo l’opera muraria funge da portale: permette non solo di espandere verso l’esterno, verso la città industrializzata, l’oasi preistorica, ma ne ricostruisce accuratamente le sensazioni di maestosità e stupore con le quali l’uomo preistorico, che abitava queste terre, doveva confrontarsi.

L’opera è stata pensata utilizzando collettivamente tutti e quattro i muri disponibili come se fossero un’unica tela. Una visione frontale del corso di un fiume che si estende su tutta la lunghezza del primo e dell’ultimo muro per poi aprirsi alla visione di una scena naturalistica preistorica sul muro centrale.

L’intervento di street art di Jerico rientra nei progetti di valorizzazione del patrimonio museale, archeologico e storico-artistico di Roma Capitale realizzati grazie alle piccole donazioni in denaro, che dal 2016 il pubblico può effettuare attraverso appositi raccoglitori situati negli 8 Musei Civici gratuiti (Museo Napoleonico, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Museo Pietro Canonica, Museo delle Mura, Museo di Casal de’ Pazzi, Villa di Massenzio, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina). Un risultato dovuto alla generosità dei cittadini e dei turisti, che hanno aderito con entusiasmo all’idea di contribuire concretamente e in prima persona alla valorizzazione del museo visitato, con una crescente partecipazione che è testimoniata da un notevole aumento, anno dopo anno, delle somme donate (nel 2017 e nel 2018 raddoppiate rispetto al 2016).

Per restituire ai fruitori un segnale concreto e tangibile del loro utilizzo, si è deciso di adoperare le somme donate nell’ambito degli stessi spazi museali che le hanno ricevute.

Fenomeno Street Art: ritornano i tour nel Parco dei Murales di Ponticelli

Negli ultimi anni il fenomeno della Street Art in tutti i suoi possibili linguaggi – graffiti writing, street art e muralismo– si sta espandendo sempre di più a chiazze di spray negli spazi urbani. Grazie soprattutto all’attività di ricerca e sviluppo dell’Osservatorio sulla Creatività Urbana, INWORD, infatti, con il sostegno di importanti enti locali e partners esperti, che è stata promossa la realizzazione di numerosi big wall a Napoli Est, nel Parco dei Murales di Ponticelli, e nel centro antico della città, con l’opera Gennaro eseguita da Jorit Agoch alle porte di Forcella, e Giancarlo in via Vincenzo Romaniello per mano degli Orticanoodles fino all’ultimo nato, l’idolo dei napoletani, Maradona, sempre di Jorit, a San Giovanni a Teduccio.

Si tratta di opere d’arte urbana questa volta commissionate a popolari street artist nell’ambito di iniziative mirate, da una parte, alla valorizzazione dei giovani artisti e, dall’altra alla creazione di un dialogo aperto tra i confini della realtà urbana con le istituzioni locali. Basti pensare al Parco Merola di Ponticelli ormai noto come Parco dei Murales di Napoli Est, dove le opere qui realizzate (attualmente quattro) presenti su otto delle grandi e grigie facciate cieche delle palazzine popolari sono la spia accesa di un programma articolato frutto dell’ascolto per primo dei residenti, a partire dai più piccoli, e poi del sostegno di importanti enti pubblici, aziende private ed organizzazioni del terzo settore (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ceres, Rotary Club Campania Napoli), insieme al supporto del Comune di Napoli.

Il progetto dei Murales di Ponticelli risale al 2015 e nasce per iniziativa congiunta di INWORD e dell’Associazione Culturale Arteteca con l’obiettivo di realizzare attraverso la creatività urbana e il bello un processo più complesso tra riqualificazione urbana e rigenerazione sociale. Il Parco, infatti, che poi parco non è, fa parte dell’edilizia residenziale pubblica successiva al terremoto del 1980. Quattro delle grandi facciate dei quattro blocchi abitativi a pianta rettangolare si illuminano di colore eliminando le pareti fatiscenti e costruendo un senso di identità per i condomini; ridando una luce nuova e di speranza a un contesto che ha bisogno e chiede di essere ascoltato, distaccato rispetto al quartiere di Ponticelli, prima, e al resto di Napoli poi.

Le opere di Ponticelli si inseriscono nel contesto sociale in cui nascono per la scelta dei temi, segno visibile della realtà da “illuminare”,  e sono strettamenre collegate tra di loro, a partire dalla ragazzina rom, “Ael”, nata da un fatto di cronaca del quartiere, “Tutt’egual song ‘e criature” dal talento di Jorit Agoch, giovane street artist napoletano e di madre olandese, ‘A paziella ‘n man ‘e criature di Zed1, Chi è voluto bene nun s’o scord di Rosk&Loste, Lo trattenemiento de’ pecurille di Mattia Campo dell’Orto.  Grazie alla collaborazione di artisti accuratamente selezionati, dunque, il progetto Parco dei Murales ha inteso creare un distretto della street art nella periferia di Napoli Est, risultando, inoltre, tra i vincitori del “Bando Periferie Urbane” indetto da SIAE e che, grazie a queste risorse, Arteteca promuoverà progetti che coinvolgano i più giovani.

 

I Murales di Ponticelli hanno determinato l’attenzione dei riflettori diventando non solo un set per produzioni di fiction o cinematografiche, come per la serie che andrà in onda su Rai1 in primavera, ma meta di appassionati di street art e curiosi. A tal proposito INWARD e l’Associazione Econote hanno organizzato dei tour guidati. Il prossimo appuntamento per una nuova passeggiata attorno all’arte nel Parco dei Murales di Napoli Est è fissato per il prossimo 18 marzo.

Creatività urbana, bello e arte contemporanea: un mix vincente di riqualificazione urbana e sociale.

Exit mobile version