F.I.Q.A. Fluid Intelligence Quantum Amplified, il thriller psicologico di Riccardo Brignoli

Psicoterapia, intelligenza artificiale e transumanesimo: quando la mente umana diventa il nuovo campo di battaglia. In un intreccio narrativo che fonde thriller psicologico e fantascienza filosofica, questo nuovo romanzo conduce il lettore in una discesa vertiginosa nei territori più inquietanti della coscienza contemporanea.

Daremmo il nostro sangue alle macchine per scambiare l’anima con una banca dati?”

Un romanzo che affronta temi di stringente attualità – manipolazione mentale, etica dell’intelligenza artificiale, immortalità, transumanesimo – ponendo una domanda centrale e inquietante: chi controllerà la coscienza quando non sarà più soltanto umana?

“L’intrigante intreccio tra psicologia, tecnologia avanzata e filosofia contraddistingue l’originalità di questo romanzo. È una storia coinvolgente che pone profondi interrogativi sull’evoluzione dell’essere umano quando scienza e tecnologia entrano nelle profondità dell’inconscio collettivo.  L’ambientazione in una città abruzzese vicino ai laboratori sotterranei del Gran Sasso crea un’atmosfera autentica e affascinante mescolando tradizione a innovazione” afferma l’autore. “La trama è incalzante con un ritmo di lettura che tiene incollati fino alla fine, alternando riflessioni psicologiche e filosofiche a momenti di tensione con intensi colpi di scena. L’attualità dei temi trattati, le implicazioni psicologiche ed etiche, la complessità dei sentimenti coinvolti nel rapporto uomo-macchina, danno al lettore la possibilità di riflettere criticamente verso i grandi cambiamenti sociali e psicologici che l’intelligenza artificiale sta attuando.”

 

Trama: Perché lo psicoterapeuta Xeno è incaricato dall’Ordine degli Psicologi di fare un’indagine su di un personaggio che non si osa neanche nominare? Perché un suo collega ha lo studio nel laboratorio sotterraneo di fisica nucleare del Gran Sasso? E chi è il vecchio chiamato Alchimista? In una città di provincia dell’Abruzzo, il Presidente di una Fondazione Internazionale che gestisce gli esperimenti nel laboratorio di fisica nucleare sotto il Gran Sasso, vuole realizzare un progetto avveniristico fondato su di un esperimento psicologico dando il via a una rivoluzione globale. Quali saranno le implicazioni di queste sperimentazioni? Dove può spingersi la tecnologia che sfrutta l’Intelligenza Artificiale quando si fonde con la psiche umana? Qual è il mistero che lega gli esseri umani quando si attiva la proiezione degli affetti detta transfert e a cosa si è disposti pur di ottenere l’oro dei filosofi ovvero l’immortalità? Tante domande per una sola risposta: F.I.Q.A.

 

Biografia: Riccardo Brignoli (1975) è Psicologo Clinico, specializzato in Psicoterapia individuale e di gruppo, Dottore in Antropologia e Insegnante di Yoga e meditazione. Insegna presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Analitica ATANOR, riconosciuta dal MIM, e ha collaborazioni con L’Università degli Studi dell’Aquila. È autore di numerosi libri e pubblicazioni su riviste specializzate.

 

“Merce e follia”, incontro con l’autore Dario Piccirilli

Un nuovo romanzo fantascientifico, a dicembre nelle librerie italiane ed online. Si tratta di  Merce e follia di Dario Piccirilli, ambientato nella città de l’Aquila, questa volta destinato ai giovanissimi che amano del tipo psicologico, che non trascura di mettere in guardia il lettore con colpi di scena, suspense, e sorprese continue. E che tira in ballo una prolifica mescolanza di generi (quali fantascienza-psicologia-horror-thriller) che si amalgamano felicemente. Se siete under 20 e volete risvegliare l’energia vertiginosa dell’adrenalina che vi accende ogni qualvolta che guardate un film di Dario Argento, se desiderate viaggiare in un ‘trip’ cerebrale, alla scoperta dei recessi della mente umana, accomodatevi; il libro fa al caso vostro.

 

Le fonti di ispirazione? Ogni scrittore è anche un famelico lettore, e in questo caso, non possiamo certo dire il contrario.

I miei modelli letterari? Ne cito tre: Philip K. Dick è il mio preferito, in quanto a fantasia e lungimiranza li batte tutti. Jostein Gaarder è un altro grande scrittore, con cui cerco di rapportarmi in termini di stile e semplicità di scrittura. Richard Matheson è un buon riferimento per i romanzi horror, specie per i punti di alta suspense. Infine, in campo cinematografico Christopher Nolan è il mio regista preferito.

Certo, ma come mai il thriller? Perché non un altra tipologia di romanzo?

Non ho molta scelta sul genere da scrivere, penso che ognuno debba scrivere ciò che sente suo e credo avvenga naturalmente. E’ come se il romanzo avesse scelto me e non il contrario. Io sono un tipo introverso, attratto dall’ambiguità, dai tempi lontani dal presente, dai sentimenti e dalla mente umana. Oggi ciò che riuscirei a scrivere sarebbero solo romanzi psicologici o fantascientifici, sono le storie che riescono ad emozionarmi maggiormente.

L’Aquila resta ancora oggi una città travagliata dagli eventi sismici e violentata dalla politica, dalle bugie e che, ancora oggi, porta in alto i segni del post-sisma del 2009. Ma, proviamo a capire com’è nata quest’opera e di che cosa parla realmente. Non si tratta solo di battere i denti per la paura, o le gambe per il gelo aquilano. Scherzi a parte, c’è molto di più dietro il velo dell’horror/thriller. Per esempio, la filosofia orientale, di cui l’autore è fedele, appassionato conoscitore. Il terremoto. La paura, ma anche l’emozione. Sì, perché l’autore ci ha raccontato che per lui, scrivere significa emozionarsi. Non potrebbe mai dedicarsi ad un genere diverso, in quanto la scrittura, è per Dario diretta sì a chi legge ma anche a colui il quale, scrivendo, partorisce mondi, universi paralleli altrimenti inesplorabili ed inconoscibili. Colpisce la sua ansia felice di darsi, manifestare agli altri la propria creatività serbata fino a questo punto, come per donarla in modo dirompente, eccentrico. Ancora, c’è la ricerca, lo scandaglio e la voglia di essere (e non sembrare!) diversi. Ciò implica in un certo senso il coinvolgimento attivo del lettore, che tenta di migliorare e diventare un’altra persona. E’ Dante a vivere le vicende ma sarà il lettore a fare i conti, anche grazie alle tecniche adoperate dal narratore, con i propri dubbi, incertezze, scivolando in una complessa auto-identificazione nel protagonista.

Ma tornando al romanzo, cosa comunica davvero? La perdita della certezze, sabbie mobili per gli scettici, di tutti i sistemi prestabiliti di una vita che, invece, giocherà a dadi con il protagonista. Non vi sveleremo che un assaggio della intricata storia che ha per protagonista lo studente all’Accademia delle Belle arti: Dante. Il giovane si troverà, dopo aver sperimentato la drammaticità del terremoto, a combattere con i suoi dubbi, riflessioni tortuose ad angoscianti sul futuro. In realtà la storia di Dante è doppia; chissà forse la doppiezza coincide con l’intensa ricerca di un alter ego spazio-temporale del narratore. Una persona-personaggio che è uguale, simile, affine a te, come in uno dei mondi possibili raccontati dai filosofi contemporanei. Dall’altra parte del romanzo c’è Evan, taglialegna del XIV secolo. Non si può dire altro.Per capire qualcosa in più sul romanzo, dal titolo direi assai suggestivo e stimolante la fantasia, ci siamo rivolti direttamente a Dario.

Il genere di romanzo che prediligo è il fantascientifico e lo psicologico; adoro la filosofia, per di più quella orientale e non mi dispiace mettere un pizzico di stile horror-thriller. In “Merce e follia” credo di aver inglobato tutti questi tratti, cerco di confondere il lettore e costringerlo a farsi delle domande sulla vera natura di quel che sta leggendo.

 

Ma chi è Dario Piccirilli? Ecco come l’autore parla di se e della gestazione di Merce e follia, dopo la tipica “crisi del foglio bianco”:

Dopo tre anni, dopo il terremoto ed un altro evento che mi ispirò sulla trama, ripresi lo scritto e lo finii dopo un anno, ricordo ancora il giorno, il 25 dicembre 2013, un giorno di grande sollievo! Non ho molta scelta sul genere da scrivere, penso che ognuno debba scrivere ciò che sente suo e credo avvenga naturalmente. E’ come se il romanzo avesse scelto me e non il contrario. Io sono un tipo introverso, attratto dall’ambiguità, dai tempi lontani dal presente, dai sentimenti e dalla mente umana.

Come e quando nasce l’opera? Anche dall’esperienza diretta di Dario, ennesimo testimone della tragedia che si è abbattuta sul territorio aquilano. Fantascientifico ed eclettico, dunque Dario Piccirilli. Così si definisce, specificando di aver scelto un linguaggio semplice e chiaro, senza troppi fronzoli o belletti, perché, spiega, le tematiche trattate sono già troppo capillari, nevralgiche e non necessitano di ulteriori complicazioni. Sono le dinamiche della storia: dell’intreccio ingarbugliatissimo, grazie anche alla messa in atto di flashback e flashforward.

Non ci resta perciò che attendere l’uscita del romanzo, prevista entro il prossimo 20 dicembre, e dare il nostro in bocca al lupo a Dario Piccirilli, augurandogli una lunga carriera.

Merce e follia da dicembre in alcune librerie e online, disponibile anche in e-book.

 

di Donatella Conte 

Io uccido, lo psico-thriller di Giorgio Faletti

 “Anche in questo siamo uguali.
L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco.
Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia.
Io no.
Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.

E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?

Io uccido…” 

Basterebbe solo questa inquietante frase a dimostrare che ci troviamo di fronte ad uno psico-thriller italiano geniale, seppur rappresenti l’esordio di Giorgio Faletti, con Io uccido e seppur siano evidenti certi richiami ai thriller americani (in particolare lo scrittore Deaver).

Principato di Monaco, Jean-Loup Verdier è un affermato dj di Radio Monte Carlo. Ricco, soddisfatto del proprio lavoro e della propria vita serena. Ma la tranquillità non dura in eterno. Ogni cambiamento ci colpisce, quando non siamo pronti a riceverlo. Tutto cambia durante la diretta del suo programma radiofonico. Un uomo, che dice di chiamarsi Uno e Nessuno, dichiara pubblicamente la sua intenzione di uccidere per curare il proprio male. Inizialmente sorpreso dalla strana telefonata, Jean-Loup chiude la questione considerandola uno stupido scherzo. Ma molto presto, Jean-Loup, si ritroverà davanti una realtà inaspettata. Una serie di omicidi che nulla hanno a che vedere con quello che, all’apparenza, sembrava solo il gioco di una persona forse annoiata dalla propria quotidianità.

I primi a morire saranno un pilota di formula uno e la sua fidanzata, trovati uccisi e orribilmente sfigurati. L’incubo diventa realtà. Una realtà che porta con se un solo e unico indizio. Due parole scritte con il sangue, due parole che si immergono nella testa del dj…Io Uccido…

Quello che è il primo romanzo, la prima creatura, le prime pagine e parole, scritte da Giorgio Faletti, diventano un incredibile e controverso caso letterario. Come per quelle persone che, quando le incontriamo per la prima volta, abbiamo un categorico rifiuto, anche io ho avuto i miei dubbi su quello che, con grande sorpresa, si presenta come un thriller ben scritto, avvincente, emozionante, forte, pronto a trascinarti fino a quelle ultime parole, fino a quell’atto finale che porta con se sgomento e sorpresa.

Mentre le pagine e le parole continuano a scorrere, incontriamo lui. Frank Ottobre, un agente dell’FBI in congedo temporaneo. Un uomo che conosce il dolore, un uomo i cui occhi sono ormai spenti, un uomo che, forse, non sarà più in grado di respirare, esistere, senza sentire quella fitta lancinante che appare non appena i suoi occhi si aprono al mattino. Frank è un uomo che affronta il suicidio della moglie e che, senza volerlo, senza trovarne ragione, sarà pronto a tornare a vivere.

E così gli omicidi si susseguono. FrankNicolas Hulot, commissario incaricato di occuparsi del caso, sembrano sentire solo l’umiliazione per non essere in grado di trovare quest’uomo la cui identità sembra non trovare risposta, riscontro, un riconoscimento.

“Io uccido”(più di  quattro milioni di copie vendute) è un libro coinvolgente, dettagliato, suggestivo, ricco di suspence, che non ha nulla da invidiare ai thriller americani che riempiono gli scaffali nostrani; ci mette in contatto con la parte più oscura di noi, noi essere umani che lottiamo contro i nostri stessi demoni, contro le sofferenze quotidiane e la banalità del male. Suona strano per un thriller ma è anche  una profonda riflessione sull’amore da un “altro” punto di vista.

Caso letterario? Un cantante-attore-comico  pronto ad avere successo solo grazie al suo nome? No. “Io uccido (titolo accattivante, perché il successo si gioca anche sulla pubblicità) rapisce e trascina dalla prima all’ultima parola.

Quell’uomo che non riesce a placare il proprio dolore, quell’uomo che non può fare altro che privare ogni essere umano della propria esistenza. Di cosa ha realmente bisogno? Riempire spazi vuoti? Colmare assenze-presenze, che portano un dolore senza fine? Perchè? Perchè proprio loro? Cosa mi sfugge? Rileggo una pagina, poi un’altra ancora. Torno indietro, forse mi è sfuggito un passaggio. Forse la soluzione è lì. Forse non riesco a vedere…Forse ci siamo…Ancora un colpo, attesa, ansia, paura… Io uccido

“Per chi ci ha messo il cuore e altrettanto cuore non ha trovato, per chi si è sbagliato e ci ha messo troppo sale, per chi non avrà pace finché non riuscirà a scoprire in quale maledetto barattolo hanno nascosto lo zucchero, per chi rischia di annegare nella piccola alluvione delle sue lacrime. Siamo qui con voi e, nonostante tutto, come voi siamo vivi.”

 

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