“Il rosso del re” di Marina Marazza. Il secondo volume della saga dei Barolo

Il rosso del re di Marina Marazza, è l’ultimo lavoro edito da Solferino che prosegue il romanzo storico Sangue delle Langhe, che si svolge durante un periodo di grandi cambiamenti, in particolare durante la Restaurazione in Italia, dove lprotagonista, Giulia di Barolooriginariamente  Juliette Colbertsi innamora di Tancredi Falletti di Barolo si trasferisce Torino.

Fare sempre di più per la città di Torino, per i suoi miserabili, per le carcerate, per i bambini abbandonati a se stessi: nei primi decenni dell’Ottocento Giulia, marchesa di Barolo, assieme al marito Tancredi, allarga il raggio delle sue attività benefiche. Ma oltre all’impegno e al tempo occorrono sempre più soldi, che possono venire dalle vigne della loro tenuta, dove stanno sperimentando metodi innovativi per produrre finalmente un vino «serbevole», capace di invecchiare, pregiato e dunque redditizio. Un vino che deve conquistare innanzitutto il re Carlo Alberto, l’unico che può davvero decretarne il successo.

Certo, il giovane sovrano è distratto da molti altri eventi: un incendio a corte che mette a rischio la vita del suo erede, una presunta medium che sostiene di poter comunicare con la sua defunta madrina e non ultimo i moti e gli attentati dei carbonari, decisi a costruire l’Italia unita, con o senza i Savoia. Giulia e Tancredi rischiano di venir travolti dai venti di libertà e salvano Silvio Pellico, uscito spezzato dallo Spielberg, assumendolo come loro bibliotecario.

Ma il caso più caro al cuore di entrambi rimane quello di Angela Agnel, la popolana detenuta per l’assassinio del marito violento: mentre lei è chiusa in carcere, le sue figlie crescono tra amori, ambizioni, tormenti e vere e proprie tragedie.
Giulia resta sempre loro accanto, instancabile sostenitrice del diritto di tutte le donne a essere realizzate e felici.
La saga di successo dei Barolo continua con un movimentato romanzo corale e ricco di sfumature: amori proibiti, passioni politiche, efferati omicidi, intrighi di corte. Al centro di un’epoca turbinosa, la figura della marchesa di Barolo risalta con tutta la sua forza, la sua modernità e la sua eccezionale umanità

Se in Sangue delle Langhe protagonista era una giovane ed immatura, seppur tenace Giulia, dapprima come dama di compagnia dell’imperatrice Josephine Bonaparte (prima moglie di Napoleone), successivamente moglie del marchese Tancredi Falletti di Barolo e infine abile imprenditrice e paladina della giustizia, in Il rosso del re si assiste alla rivelazione della società dell’epoca (l’arco narrativo va dal 1819 al 1835), dei suoi personaggi chiave come Camillo Benso conte di Cavour, precedentemente solo presentato come un ragazzino vivace, qui lo vediamo come giovane e arguto stratega, esploriamo meglio la figura di Silvio Pellico, che da poeta incarcerato diviene bibliotecario e saggio consigliere dei marchesi.

Ma è anche un altro grande protagonista a prendersi la scena: il vino Barolo. I marchesi si rivelano essere degli ottimi imprenditori e ben comprendono quanto sia importante far fruttare la terra in cui vivono, creando un vino serbevole che permetta loro di avere una rendita e una sicurezza economica, in un’epoca di così grandi cambiamenti storici, politici e culturali e così, con lungimiranza facendo, creano un vino che ancora oggi è tra i più rinomati non soltanto d’Italia, ma del mondo.

 

 

“Hangar del Libro” di Regione Piemonte e Salone del Libro: le iniziative 2023 per l’editoria indipendente

Le case editrici e le librerie indipendenti svolgono da sempre un ruolo fondamentale nello scenario culturale italiano. Forti della propria autonomia, creatività, flessibilità, curiosità ed entusiasmo, sono capaci di sperimentare e innovare, di prestare attenzione a voci emergenti o riscoprire autori del passato sottovalutati, promuovere progetti e scritture alternative, ampliare gli orizzonti culturali di lettrici e lettori. Una vocazione alla diversità culturale, o meglio alla “bibliodiversità”: così si può riassumere il valore imprescindibile delle case editrici e delle librerie indipendenti.

In questo panorama, le realtà editoriali e librarie piemontesi rappresentano, inoltre, un’eccellenza a livello nazionale. Alcune storiche e altre più recenti sono cresciute e aumentate di numero, confermandosi veri e propri presidi culturali, in grado non solo di connettersi con le sensibilità di un pubblico nazionale, ma di dare voce anche ad autrici e autori locali, di promuovere la conoscenza del territorio e della sua storia e tradizioni, di offrire punti di vista originali e alternativi. Un’importante risorsa per la cultura regionale.

Proprio per valorizzare l’editoria indipendente piemontese, soprattutto in un momento storico costellato di incertezze e criticità sociali ed economiche, Hangar del Libro, progetto di Regione Piemonte, realizzato da Salone Internazionale del Libro di Torino in collaborazione con Fondazione Circolo dei lettori, torna a proporre i suoi servizi a sostegno delle realtà piemontesi legate al mondo del libro anche per questo 2023:

– la call per editori e librai indipendenti piemontesi che desiderano partecipare al percorso di formazione specifico, con un affiancamento dedicato one to one (al via il 10 marzo, si chiude il 12 aprile);

– i laboratori a cui possono partecipare tutte le case editrici e le librerie indipendenti piemontesi, attivi dal mese di marzo su temi come la valorizzazione di un progetto, la partecipazione alle fiere, l’utilizzo di TikTok, la creazione di una grafica identitaria;

– gli incontri in Piemonte dell’Independent Book Tour per permettere agli editori di presentare al pubblico i propri libri, in partenza dal mese di settembre in tutte le province della Regione;

– il networking per facilitare il confronto e lo scambio tra addetti ai lavori.

L’obiettivo è quello di potenziare il settore dell’editoria piemontese nelle competenze tecnico gestionali, comunicative e organizzative, attraverso iniziative di affiancamento a lungo termine, laboratori specifici di formazione, tour e momenti di promozione aperti al pubblico in tutto il Piemonte.

progetti 2023 di Hangar del Libro son stati presentati in conferenza stampa venerdì 10 marzo alle ore 10.30 alla biblioteca civica di Alessandria, alla presenza di Vittoria Poggio, Assessore cultura Regione Piemonte, Giorgio Abonante, Sindaco Città di Alessandria, Silvio Viale, Presidente Associazione Torino, la Città del Libro, Marco Pautasso, Segretario generale Salone Internazionale del Libro di Torino, Carola Messina, Project manager Hangar del Libro.

«Hangar è un asset del Salone del Libro, certamente tra i più importanti. Ma più in generale è un asset della cultura vera e propria. Sostiene l’editoria locale che può diventare un trampolino di lancio per autori che senza questo contenitore non avrebbero possibilità di emergere. E poi è un booster per la formazione degli addetti ai lavori. È uno dei volti del Salone Internazionale del libro, che ogni anno cresce e riscuote successo tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori». Vittoria Poggio, Assessore Cultura, Turismo, Commercio Regione Piemonte

«Hangar del Libro è un progetto centrale nella strategia d’attenzione del Salone del Libro verso gli editori e i librai indipendenti piemontesi, che si affianca a una manifestazione come Portici di Carta, che li vede assoluti protagonisti, o come la Festa del libro medievale e antico di Saluzzo e a tutte le altre iniziative di coinvolgimento che abbiamo messo in atto in questi anni, con un preciso obiettivo: quello della tutela, crescita e valorizzazione dell’indipendenza di due soggetti fondamentali nella filiera del libro». Marco Pautasso, Segretario generale Salone Internazionale del Libro di Torino

«Il progetto Hangar del Libro fornisce una cassetta degli attrezzi, degli strumenti molto pratici, utili a sostenere e far crescere le imprese editoriali e le librerie, presidi fondamentali di cultura sul territorio: Come hanno confermato molte delle realtà seguite negli anni, Hangar del Libro permette anche di analizzare il proprio progetto imprenditoriale e capire in quale direzione andare per svilupparlo e renderlo ancor più sostenibile». Carola Messina, Project Manager Hangar del Libro.

«Leggere fa bene ed il libro di carta offre una varietà di sensazioni impagabili ed anche la nostra Città, con la sua Biblioteca Civica, consente di vivere emozioni e viaggiare con l’immaginazione, perché leggere è un regalo che si fa alla propria persona, una sorta di trattamento benessere che riguarda la mente ed influisce anche sul fisico. La possibilità di ospitare l’Indipendent Book Tour, parte integrante del progetto Hangar del Libro, rappresenta la naturale prosecuzione dell’impegno profuso dall’Amministrazione comunale in appoggio a iniziative dedicate all’incremento della lettura, soprattutto fra i più piccoli, che spesso si rivelano lettori curiosi, ed è un tassello importante nella nascente collaborazione con le reti regionali impegnate nella diffusione del libro e della lettura». Giorgio Abonante, Sindaco della Città di Alessandria.

La XXXV edizione del Salone del Libro. Anticipazioni

Iniziamo a varcare la soglia delle meraviglie con lo sguardo sempre al presente: in questo ci aiuteranno gli ospiti della nuova edizione, i nostri compagni di viaggio, tra Premi Nobel, autrici e autori italiani e internazionali; scopriremo anche cosa Alice trovò nel mondo del Bianconiglio con il percorso dei consulenti editoriali, i progetti speciali, le collaborazioni, gli spazi e l’immancabile Salone Off.

Attraverso lo specchio è il titolo di questa edizione! Un omaggio all’universo meraviglioso di Lewis Carroll che invita i lettori e le lettrici a saltare dentro nuovi mondi, sempre attenti al presente ma con la testa tra le pagine.

Negli ultimi anni l’umanità si è relazionata con una prepotente, a tratti distopica, realtà che ha domandato a ciascuno uno sforzo di analisi, più che d’inventiva. Ma è l’immaginazione, esercitata con coraggio, la forza che da sempre spinge l’uomo oltre la banalità, la quotidianità, oltre la realtà stessa.

L’illustrazione creata da Elisa Talentino è il racconto di un viaggio tra reale e fantastico, tra veglia e sogno. Una giovane ragazza varca il confine del tangibile e incontra il suo doppio in una dimensione fantastica. L’attraversamento della soglia avviene da un prato, che muta in abito vivo e abitato nell’altra sé stessa. L’immagine ci invita al viaggio nel nostro lato magico: se sapremo vedere con gli occhi dell’incanto troveremo qualcuno a tenderci la mano per accompagnarci dall’altra parte e può anche essere letta come un’allegoria del passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, un rito di passaggio in cui si muta.

Elisa Talentino (Ivrea 1981) è un’artista che lavora con illustrazione, grafica d’arte, pittura e animazione. Le sue illustrazioni appaiono in riviste, quotidiani e libri, tra cui The New Yorker, The New York Times, The Washington Post, Hachette, Yale University Press, La Repubblica, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Bompiani, Il Saggiatore e molti altri.

Salone Internazionale del libro di Torino 2022: Al via la 34esima edizione

Comincia oggi la 34esima edizione del Salone Internazionale del libro di Torino 2022. Dopo esattamente sette mesi dall’edizione autunnale la magia del Salone ritorna. Parte oggi fino al 23 maggio la sua 34esima edizione. Lingotto Fiere, come di consueto, apre le porte all’appuntamento culturale ed editoriale più importante al mondo.

Cuori Selvaggi è il titolo della XXXIV edizione del Salone Internazionale del Libro. Il manifesto, curato dall’illustratore e autore italiano Emiliano Ponzi, raffigura due ragazzi che corrono liberi verso l’orizzonte, verso una città appena sveglia, o appena addormentata. In un periodo storico così turbolento ed incerto il futuro è nelle mani dei cuori selvaggi che con coraggio saranno capaci di proiettarsi oltre, alla ricerca di nuovi orizzonti.

Da sempre il Salone è un ponte tra le culture, un luogo dove dialogare e confrontarsi. Ed è proprio questo il clima in cui dobbiamo esplorare i nostri cuori alla ricerca della parte più luminosa e pura.

A partecipare saranno 893 editori. Numerosi saranno gli appuntamenti, le conversazioni, gli spettacoli, le letture e i concerti che si terranno nei 3 padiglioni e nell’Oval. Proprio qui, oltre al Palco live in cui artisti e scrittori si esibiranno, è presente un grande bosco realizzato da Aboca Edizioni. Un anfiteatro naturale fatto di alberi e piante pensato per immergersi nel verde e partecipare a presentazioni e dibattiti con autori e autrici impegnati, attraverso le loro opere e la loro esperienza, sui temi ambientali. Nella zona opposta del padiglione c’è lo stand del Torino Pride

Un’altra novità di quest’anno è La Casa della Pace è uno spazio inedito dedicato al dialogo e all’informazione su iniziative di solidarietà sull’emergenza ucraina e al racconto di esperienze di ONG, reti solidali, soggetti del terzo settore e istituzioni. In programma: una libreria a cura del Consorzio di librerie indipendenti COLTI, una campagna di crowdfunding promossa da FEP (Federation of European Publishers) e Ukrainian Book Institute per la stampa di libri per bambini ucraini, una raccolta di libri per il progetto “Lettura 2030”. Inoltre saranno raccolti alla Casa della Pace libri in lingua ucraina, russa e inglese e silent book da distribuire ai cittadini e alle famiglie con bambine e bambini in fuga dalla guerra.

Sono aumentati gli spazi gestiti dalle Regioni la gran parte concentrate all’Oval intorno allo stand del Friuli Venezia Giulia, regione ospite dove ci sarà anche un ampio spazio per la poesia.

Il Salone non dimentica neanche i più piccoli ai quali è dedicato un vasto programma con laboratori, incontri e spettacoli.

Dopo il taglio del nastro con i ministri della Cultura Dario Franceschini e dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il Salone si apre ufficialmente con due lectio magistralis: I non-umani possono parlare? di Amitav Ghosh, lo scrittore e antropologo indiano sui temi ambientali e la crisi climatica, in collaborazione con Neri Pozza, e con Maria Falcone che inaugura il Bookstock, lo spazio dedicato ai ragazzi ricordando, a trent’anni dalla strage di Capaci, il fratello Giovanni a cui ha dedicato il libro L’eredità di un giudice (Mondadori), scritto con Lara Sirignano.

Altri anniversari saranno celebrati al Salone: Cento anni dalla nascita Beppe Fenoglio che sarà ricordato con la lettura di Una questione privata all’interno del progetto il Ballatoio, un’iniziativa che unisce attorno alla lettura gli abitanti di un condominio di periferia; Elsa Morante, a novant’anni dalla sua nascita grazie alla lectio di Dacia Maraini e infine Pier Paolo Pasolini di cui ricorre il centenario dalla nascita.

Un grande ritorno sono Voltapagina e Pagine in corsia. Il primo è un progetto di impegno civile e sociale alla sua 13esima edizione, scrittrici e scrittori saranno nelle carceri del Piemonte per condividere i loro libri nei giorni del Salone: quest’anno tocca a JonathanBazzi, Fabio Bacà, Giorgio Fontana, Vincenzo Latronico, Sasha Naspini,Andrea Donaera, Manuela Valenti. Il secondo è un’iniziativa che prevede l’organizzazione di letture ad alta voce, quest’anno in due ospedali, a cura volontari del Servizio Civile Universale.

Tra gli appuntamenti attesi ci sono: «Alessandro – un canto per la vita e le opere di Alessandro Leogrande», uno spettacolo speciale in ricordo dello scrittore e giornalista tarantino impegnato nella difesa dei diritti dei migranti e nelle battaglie a favore degli ultimi della Terra; ‘Collezione di attimi… con Marco nel cuore’, un incontro, una festa e un tributo a Marco Mathieu ed infine la docu-fiction ‘Arnoldo Mondadori – I libri per cambiare il mondo’, che esplora la vicenda umana e professionale di uno dei più importanti pionieri dell’industria editoriale italiana.

Il Salone OFF resta l’iniziativa privilegiata per portare i libri e la cultura al di fuori dai padiglioni Lingotto, dalle periferie alle Biblioteche, librerie, teatri, ex fabbriche, locali, strade e piazze, case del quartiere, ospedali, parchi e giardini, carceri, fino alle stazioni della metro.

Gli ospiti della 34esima edizione del Salone

La lista dei protagonisti della cultura nazionale ed internazionale che parteciperanno al Salone è molto lunga. Sono attesi grandi nomi: personaggi provenienti dal panorama editoriale ma anche cinematografico, musicale, sportivo, giornalistico e politico.

Per  la Kermesse internazionale: Jokha Alharthi al Mausoleo della Bela Rosin, Jennifer Egan ad Ivrea, Cal Flyn alla Libreria del Golem, Alain Friedman a Chieri, Amitav Ghosh a Settimo Torinese e a Novara, il regista Werner Herzog al Castello di Rivoli e al Museo Nazionale del Cinema, Anilda Ibrahimi al Polo del ‘900, Tom Kuka al Centro Interculturale, Jean-Claude Mourlevat all’Alliance Française, Andrés Neuman alla libreria Bodoni, il cardinale Dieudonné Nzapalainga sarà al Sermig Arsenale della Pace, Frank Rose alla Scuola Holden.

Per l’Italia: Carmine Abate, Viola Ardone, Francesca Barra e Silvia Galeazzi, Hervé Barmasse, Luca Bianchini, Ginevra Bompiani, Annalisa Camilli e Fabio Geda, Massimo Carlotto, Marco Cazzato, l’ex miss Italia Cristina Chiabotto, Andrea Cortellessa, Erri De Luca, Luigi de Magistris, Viola di Grado, Simone Filippetti, Tiziano Fratus, Elio Germano e Folco Terzani, Oskar Giammarinaro (Statuto), Viola Graziosi, Gad Lerner, Antonio Manzini, Andrea Marcolongo, Lorenzo Marone, Fabio Marzano, Roberto Mercadini, Roberto Mussapi, Francesco Pacifico, Francesco Pannofino, Antonio Pascale, Marco Peano e Carlotta Vagnoli, Telmo Pievani, Veronica Pivetti, Domenico Quirico, Veronica Raimo, Sara Rattaro, Simone Regazzoni, Matteo Saudino, Daniele Scaglione, Antonio Scurati, Enrica Tesio, Davide Toffolo, Luca Trapanese, Paolo Verri. Alessandro Barbero, Mario Martone, Alberto Angela e Jovanotti

Un calendario ricchissimo di appuntamenti in un villaggio culturale ridimensionato per regalare agli appassionati un’avventura del tutto inedita nel mondo dei libri. Parole d’ordine per questa 34esima edizione sono sostenibilità, pace, inclusività e diritti. Un arcobaleno coloratissimo si staglia nei cieli di Torino- Ancora una volta il Salone del Libro di Torino promette grande successo.

 

https://www.salonelibro.it/visita/biglietti.html

 

 

 

 

 

 

 

‘Empath, Miche e la ricerca delle nove perle’, il romanzo fantasy di Alessandro Ventrice

Alessandro Ventrice è nato a Torino nel 1984. Dopo la laurea in Educazione Professionale e la specialistica in Programmazione e Gestione dei Servizi Educativi e Formativi, studia gli adolescenti e la loro autostima; in seguito ottiene un master in Management per il No Profit. Appassionato di teatro e di canto, si è diplomato in Musical Theatre a Londra, e da anni scrive copioni di musical e spettacoli teatrali per adulti e bambini. Empath, Miche e la ricerca delle nove perle è il suo ultimo romanzo, di genere urban fantasy (Bookabook, 2021)

Empath: sinossi

Protagonista del romanzo è Miche, un ragazzo di quattordici anni che si sente diverso dai suoi coetanei: ha pochissimi amici, spesso si ritrova a fare i conti con emozioni incontrollabili, passa tantissimo tempo con il suo gatto Logan e sul suo skate, nonché al capezzale di sua madre in coma. Quando un giorno scopre di avere origini magiche e di essere per metà umano e per metà strega, si trova a dover affrontare un viaggio iniziatico che cambierà la sua vita drasticamente.

Accompagnato dai suoi amici, Stella e Leonardo, e sotto la guida dei Reggenti del Potere, scoprirà che il mondo in cui vive è avvolto dalla magia. Battaglie, incantesimi, intrighi scandiranno il tempo della sua ricerca delle nove perle, che dovrà compiersi prima che l’Incappucciato se ne impadronisca.

Empath è stato pubblicato con l’aiuto dei lettori. È nato grazie al feedback col pubblico, tramite un progetto in crownfunding. Il passaparola talvolta può essere determinante. Si pensi solo al successo di Federico Moccia.

La casa editrice Bookabook ha permesso di preordinare il libro e ha garantito un lavoro di editing. Il romanzo fa parte del genere urban fantasy. Il fantasy per chi non lo sapesse è un filone del fantastico. La storia è ambientata a Torino. La trama è avvincente, il lettore può appassionarsi facilmente alla storia.

Un urban fantasy giovanile

Lo stile si caratterizza per una ricchezza lessicale e per l’appropriatezza dei termini, ma allo stesso tempo è contrassegnato da  una certa modernità, dato che vengono usate parole del gergo giovanile come “fighissimo”, “social”, “fregati”, “figata”, “top”, “merd…”.  Ci sono due livelli di lettura: da un lato i rituali di passaggio, le premonizioni,  gli incantesimi, i libri magici, i totem, le Sibille, il mondo delle fate, le visioni, i colpi magici, mentre dall’altro ci sono i simboli e gli archetipi, che appartengono alla psicologia del profondo.

Volendo alcuni lettori potrebbero divertirsi a vedere ciò che di occulto e di esoterico c’è nel romanzo, ma la cosa più importante sono i messaggi e gli insegnamenti morali esoterici,  propri della filosofia pratica, che vengono disseminati nell’opera (“il cervello è la vera fonte del potere magico”, “la magia non appartiene a nessuno. È un bene di tutti quelli che sanno ascoltare la propria natura…si è scelti dalla magia e si sceglie la magia”; “la vita è quello che ti accade, ma quello che conta è come si reagisce e come si va avanti”; “segui quello che senti, fa parte del tuo dovere”; “il potere degli uomini è come viene utilizzato il cervello”).

Ma non c’è solo la finzione nel romanzo perché per alcuni tratti viene narrata la quotidianità di una famiglia, anche se poco comune, e di un ragazzo che va a scuola, anche se è una scuola particolare, che aiuta a sviluppare il potenziale magico: è una scuola dove si insegna il Power training.

Contenuti del romanzo

Il protagonista ha poteri straordinari, ma è grazie all’aiuto degli altri che sviluppa questi, sconfiggendo poi Ogam e il regno del male. È grazie all’intercessione finale della madre che Miche riesce a sopraffare il suo antagonista. Il protagonista è un empatico, ovvero un personaggio che entra in contatto con le energie e le sa comprendere, mischiare, fondere.

Nel mondo magico c’è chi legge nella mente e chi riesce a schermare, a non farsela leggere. Sullo sfondo c’è una Torino anche essa magica, quasi irreale o quantomeno sospesa tra realtà e immaginario, tra storia e leggenda. Leggendo l’opera troverete che il Toro, simbolo di Torino, avrà un ruolo chiave nella storia; tra le strade torinesi ci sono dei portali, attraverso i quali si accede a mondi paralleli, popolati da creature fantastiche.

Alla fine dopo tante peripezie troverete il protagonista sugli skateboard tranquillo, che non ha più paura della gente e per questo motivo non si mette più le cuffie. Empath finisce col protagonista che ha appena compiuto solo 15 anni. Perciò il romanzo potrebbe essere anche l’inizio di una saga di successo.

Dietro questo racconto tra maghi, Sibille, vampiri, streghe si cela una scelta artistica molto consapevole. Innanzitutto il genere urban fantasy è originale ed ha un suo seguito. Empath è scritto in modo accattivante e stimolante. L’autore dosa bene le forze e coglie nel segno. L’atmosfera torinese viene restituita pienamente e fedelmente nel romanzo.

L’esigenza per il genere fantasy

Inoltre perfino un valido e giovane storico come Gabriele Sorrentino ha scritto che il genere fantasy, che non ha tra le sue esigenze la verosimiglianza, riesce a comunicare efficacemente epica, folclore ed etica. Non a caso in questa opera viene trasmessa l’etica dell’amicizia e della lealtà.

Nonostante il libro sia corposo non annoia mai il lettore. Sicuramente c’è bisogno anche di evasione, fantasia, trasmissione di sani valori per chi si fa il mazzo tutto il giorno, arranca, fatica e spesso viene manipolato o ingannato. Leggere un fantasy come questo significa ritagliarsi tempo libero prezioso per viaggiare con la mente, ricevere piacevoli input creativi e riflettere che talvolta in mondi immaginari si trova la chiave di volta per approcciare in modo totalmente nuovo la realtà abusata ed alienata.

Raccontare storie vere soltanto è limitativo. Anche le biografie vengono sempre romanzate. Persino i romanzi neorealistici comprendevano una componente di trasfigurazione. Non solo ma tale realtà potrebbe essere una tra le infinite realtà possibili, come pensano i teorici del multiverso. Potrebbero esistere infiniti universi paralleli.

Esercitare l’immaginazione è perciò fondamentale. In ogni istante della nostra vita siamo ad un bivio. Nella fantasia esistono addirittura infinite possibilità di scelta. L’immaginazione non contempla la dicotomia possibile/impossibile.

L’immaginazione non contempla la dicotomia probabile/improbabile. L’immaginazione non contempla di primo acchito la dicotomia verosimile/inverosimile. Sappiamo sempre grazie alla logica che esistono verità inverosimili e bugie credibili. Per i materialisti la vita umana è un segmento. Per i cristiani è una retta che prosegue all’infinito. Per chi crede all’eterno ritorno è un cerchio.

Chi può sapere quale è la verità? Diamo per ora libero sfogo alla fantasia, perché poi subentrerà il nostro raziocinio. Il pensiero si esprime tramite parole ma anche tramite immagini. Senza immaginazione non ci sarebbero rappresentazioni mentali. Senza di esse non saremmo niente. Dall’incontro tra reale ed immaginario è sempre scaturito il futuribile. Ben vengano romanzi come questo che stimolano l’immaginazione.

 

Davide Morelli

‘Fiori di Loto’ e ‘Tesoro d’Irlanda’: i nuovi romanzi di Manuela Chiarottino

Fiori di loto, edito da Buendia books e Tesoro d’Irlanda, edito da More Stories sono gli ultimi due romanzi di Manuela Chiarottino.

Manuela Chiarottino è nata e vive in provincia di Torino. Vincitrice del concorso Verbania for Women 2019 e del Premio nazionale di letteratura per l’infanzia Fondazione Marazza 2019, ha abbandonato una carriera da informatica per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, passione innata che coltiva in modo prolifico, approfondendo in particolare le tematiche dei sentimenti e delle relazioni in diverse sfumature.

Tra le sue pubblicazioni: La bambina che annusava i libri (More Stories, 2019), Incompatibili (Le Mezzelane, 2019) La custode della seta (Buendia Books, 2019), Tutti i colori di Byron (Buendia Books, 2018), vincitore del concorso Barbera da… Leggere 2018, Il gioco dei desideri (Amarganta, 2018), Maga per caso (Le Mezzelane, 2018), Un amore a cinque stelle (Triskell, 2016), Cuori al galoppo (Rizzoli 2016), Due passi avanti un passo indietro (Amarganta, 2016), Il mio perfetto vestito portafortuna (La Corte, 2016), Ancora prima di incontrarti (Rizzoli, 2015) e molti altri.

Fiori di loto

Fiori di loto è uscito il 14 Febbraio 2020 e distribuito sul mercato nazionale da Directbook – Interscienze Srl.

Il romanzo è il frutto di un lavoro condiviso tra donne : ad arricchire l’opera, oltre la penna della Chiarottino e il lavoro dell’editrice, c’è la prefazione a cura di Mariangela Camocardi,scrittrice e presidente di giuria del Premio Letterario Verbania for Women, il commento finale di Arianna Garrone, Direttrice dell’Istituto Artemisia Formazione in Counseling Relazionale e Coaching e l’appendice della Dott.ssa Etta Finocchiaro, Medico Chirurgo Specialista in Dietologia e Scienza dell’Alimentazione presso Ospedale Molinette di Torino. L’opera ha ricevuto il Patrocinio e la postfazione della Fondazione Ricerca Molinette. Parte del ricavato delle vendite del libro, sarà a loro devoluto, a sostegno del progetto Donne per le Donne per la prevenzione e la cura dei tumori al seno

I boccioli ovali si schiudevano lenti, fino a comporre il fio- re nei suoi grandi petali rosa violacei, allargati su un intricato letto di foglie fluttuanti. Una stella che adesso sembrava splendere nella melma. Il seme non aveva conosciuto la terra, non ne aveva bisogno, restava immerso nell’acqua paludosa e nel fango per settimane, in certi casi sigillato per anni. 

Perdere o vedere irrimediabilmente cambiata una parte di sé, a causa di un male crudele o di un destino scritto da qualcun altro, è del resto un’esperienza traumatica che segna nell’intimo. Segni e cicatrici tatuano la pelle e non solo, scavano nell’animo e minacciano di chiudere il cuore, facendoci dubitare dell’immagine di chi eravamo, chi siamo e saremo. Da una ferita, però, può sbocciare una vita nuova, con radici ancora più profonde e variopinte, così forte da ergersi oltre il fango dei ricordi e le paure, schiudendo i petali su un mondo tutto da esplorare.

Laura ha subito la mastectomia e sta reinventando una seconda esistenza circondata dai volumi della sua libreria, ma qualcosa le impedisce di aprirsi davvero alle possibilità che ha di fronte e forse all’amore.

Dall’altra Ah-lai, conserva sul viso le tracce di una storia lontana, e nei piedi le conseguenze della fasciatura; fluttua come un giunco nel vento, eppure il suo spirito non si è mai spezzato, nemmeno dopo aver provato la fugace gioia di un sentimento vero e travolgente.

Un incontro nato quasi per caso, nutrito dalla condivisione, dai racconti e una nuova consapevolezza del proprio Io: un’amicizia delicata come il loto e altrettanto preziosa, tenace e indimenticabile.

“Con questa storia – dichiarato Chiarottino – ho voluto parlare di come la donna venga troppo spesso giudicata per il suo aspetto e, soprattutto, di come lei stessa finisca per sentirsi realizzata solo se risponde a uno stereotipo di bellezza femminile, dettami di bellezza e sessualità, decretati, chissà perché, dagli uomini e dalla società, che spesso dagli uomini è gestita. Criteri che possono cambiare nel tempo e nei luoghi ma che finiscono sempre per condizionarci. Ho cercato di farlo attraverso la storia di Ah-lai e Laura, due donne all’apparenza diverse tra loro ma unite dal dolore e dal coraggio.

Ma non è una storia solo al femminile, sono convinta possa essere una storia per tutti, perché di tutti può essere una nuova consapevolezza. E soprattutto, e questo è l’unico messaggio che vorrei trasmettere, di come ogni donna sia un fiore di loto, all’apparenza fragile nella sua bellezza, ma forte e tenace, pronto a emergere dal fango e ritrovare l’amore per la vita e per se stessa.

Tesoro D’Irlanda

A neppure un mese di distanza dal toccante romanzo Fiori di loto Manuela Chiarottino esce sul mercato editoriale con Tesoro d’Irlanda, una nuova storia dalla forza di un amore incontenibile edita da More Stories.

Annebbiato, stanco, confuso. Le onde lambivano la sponda di sabbia, spingendosi fino a sfiorargli le scarpe, ma Fosco rimaneva lì, a fissare con sguardo assente quel continuo fluire e tornare. I suoi occhi erano dello stesso colore del mare in tempesta, la bocca sapeva ancora di quel liquido dorato e forte che aveva tracannato poco prima per anestetizzare i pensieri. Raccolse una pietra: quella sensazione di liscezza gli dava uno strano sollievo. Continuava a girarla tra le dita, cercando di capire che cosa riportava alla mente: la pelle di una donna bianca come la luna, le guance vellutate di quando stendeva con la mano un velo di dopobarba sulla pelle rasata, il viso innocente di un bambino. A quell’immagine, un lieve tremore lo percorse. Scagliò il sasso con tutta la sua forza e lo seguì con lo sguardo mentre veniva inghiottito da un’onda scura.

Non sempre il cuore ha radici nel luogo in cui vive, ed Eillen lo sa bene.
Cresciuta con suo padre fin dalla tenera età, subendo l’abbandono della madre, la giovane frontwoman di un gruppo celtico è ormai una donna adulta con grandi ambizioni ma che non ha ancora incontrato l’amore.
La terra verde della sua infanzia sembra di nuovo chiamarla a sé, giorno dopo giorno.
Ogni particolare conduce i suoi passi sulle tracce dell’isola, e l’incontro con Fosco, un uomo taciturno e affascinante, la turba fino a costringerla a mettere tutto in discussione, dal cuore alla ragione.
E se avesse avuto sempre ragione sua madre, mentre narrava di fate dei boschi e magie d’altri tempi?E se l’amore prescindesse la realtà, scegliendo vie a volte surreali, ma altrettanto vivide?

“Tesoro d’Irlanda – dichiara l’autrice – è una storia d’amore, ma non solo, è anche un viaggio. Quello di una giovane donna alla ricerca delle proprie origini, un viaggio che la porterà in una terra incantata, dove tra scogliere e onde impetuose, boschi che sussurrano misteri e prati in fiore, troverà più di quanto si sarebbe aspettata. Un viaggio interiore, per ritrovare quella parte di sé bambina a lungo dimenticata e accogliere la magia che pervade ogni cosa. Non importa se sia reale o meno, basterà conservare la meraviglia nello sguardo, la voglia di sognare e affidarsi all’amore”.

Manuela Chiarottino in questo 2020 regala due romanzi e confeziona, con garbo e sensibilità, due storie, due tonalità diverse dello stesso colore: il rosa e il meraviglioso mondo delle donne, la loro forza, la loro resilienza e la capacità di rinascere dalle proprie ceneri come delle mitologiche fenici, alla ricerca di se stesse e di una propria dimensione nel mondo.

Fiori di loto

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Salviamo la scuola dall’anacronismo politico

Lavinia Flavia Cassaro, l’insegnante di Torino che ora rischia il posto per aver augurato la morte alle forze dell’ordine, rappresenta uno dei tanti modelli diseducativi che vorremmo sinceramente sparissero dalle nostre scuole.

Sembra che l’aria che si respira possa tranquillamente provenire da uno dei film di Elio Petri: le strade sono in fermento, i caschi della celere non occupano le gradinate degli stadi ma l’asfalto, ed il neo prototipo dell’anarchico da copertina si scaglia contro i tutori dell’ordine costituito. Cortei e fumo, disordine controllato, di nuovo il nemico nero da combattere, l’incombere di vecchie paure con l’ombra che torna a distendersi sul martoriato stivale del Belpaese. “Anacronismo che avanza!”, potrebbe essere lo slogan di una moderna corrente di pensiero, che ripesca modelli dal passato, per far fronte alla voragine politico-sociale, apertasi nel tessuto di questa nostra Italia che stenta a trovare una propria identità.

Gli avvenimenti di Torino vedono protagonista una donna, un’insegnante, che insorge da esagitata contro il discutibile pericolo nero. Una novella pulzella che invece della spada, utilizza la più proletaria bottiglia di birra e le malauguranti minacce di morte, opportunamente ingurgitate dal mostro mediatico, sempre sensibile alla prodezza scenica del gesto esasperato. La ricerca di un senso riguardante la vicenda, potrebbe mostrare i limiti di questa Italietta, che si dimena tra evanescenti condottieri e vecchie paure, pronta ad indossare panni logori e a recitare la buffa caricatura di se stessa.
Un’analisi più attenta, potrebbe rischiare di portare alla luce una crisi dei valori borghesi, che sembrano essere le traballanti colonne dell’attuale impalcatura sociale. Si potrebbe ipotizzare che la disgregazione dei valori vive di una degenerata simbiosi che si autoalimenta e conferma se stessa sia dal basso che dall’alto. Dall’alto si assiste alla pratica di illegalità diffusa da parte delle istituzioni, che sembrano avallare l’utilizzo della corruzione, facendola passare come prassi del fare.

Le azioni compiute consolidano la mutazione del concetto di illecito, non più legato ad una definizione universale, ma ad una semantica mutevole a seconda del proprio autore. Tale mutazione ripetutamente confermata, potrebbe rendere ormai superate le insegne presenti nelle aule dei tribunali della Repubblica inneggianti ad una sbiadita uguaglianza della legge. Per quel che riguarda la disgregazione dei valori provenienti dal basso, possiamo prendere ad esempio l’atteggiamento dell’insegnante di Torino, che sembra aver smarrito il significato di quello che più che un lavoro dovrebbe essere una missione, così come succede per il prete, il medico, il politico e la stampa stessa, vecchi capisaldi del nostro vivere sociale, che un tempo consolidavano le stesse istituzioni, che oggi sembrano sgretolarsi giorno dopo giorno.

Sarebbe opportuno chiederci se siamo soltanto nel bel mezzo di una crisi temporanea, o se il tunnel è cieco ed è in atto una sostituzione di valori che concorreranno alla formazione della nuova morale.

 

L’intellettuale dissidente

‘SuiGeneris’: Oriana Conte e la sua editoria

Dopo una piccola pausa estiva riprendiamo a conoscere la piccola editoria: questa volta abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere virtuali con Oriana Conte, che dirige la piccola ma intraprendente SuiGeneris, casa editrice nata nel 2014 in quel di Torino.

D: Cominciamo dalle basi: chi siete voi e cosa è SuiGeneris?

R: SuiGeneris è una casa editrice indipendente, aperta da me nel novembre del 2014. Al momento abbiamo sette pubblicazioni: Racconti Gialli, Carmen, Tutto relativo tranne… il Vento, Talita Kum, IlMorandazzo, Storia della filosofia a sonetti, Al cuore non si comanda, ai dipendenti sì. Tutti gli autori della casa editrice sono esordienti. Si può scegliere di pubblicare testi di successo sicuro e immediato, commerciali o si può scegliere di rischiare e di fare un lavoro di ricerca per scovare talenti ancora poco conosciuti. Questa seconda opzione è quella che mi appassiona e stimola di più.

D: Si dice spesso che l’editoria è in crisi, che poche persone leggono, che solo le grandi catene vanno avanti. E allora come vi è venuto in mente di aprire una nuova casa editrice? Cosa vi ha spinto e, soprattutto, quale obiettivo vi ha animati?

R: Quando qualcuno mi chiede se sono pazza ad aver aperto una casa editrice a ventitré anni, data la crisi ecc. ecc., io rispondo che non sono pazza e che ho con me in redazione Napoleone e Shakespeare. Perché poi risponda proprio questi due non so.

Le grandi catene hanno costruito i loro anelli, devono pur aver iniziato anche loro. Qualcuno potrebbe sorprendersi a scoprire che Moravia pubblicò in un primo momento a pagamento e che i racconti di Kafka furono stampati in 1000 copie e l’editore Kurt Wolff affermava di non aver venduto neanche quelle 1000 finché Kafka era in vita. Neo edizioni, aperta da pochissimo, ha già avuto un suo libro tra i candidati allo Strega.

Insomma con l’accelerazione dovuta al meccanismo dei best seller ci si è dimenticati che nella letteratura “grandi ci si diventa”.

L’editoria è in crisi perché è falsata. Il libro trattato come un prodotto qualsiasi è diventato liquido: il lettore è un consumatore. La casa editrice di catena punta sulla quantità, invade gli scaffali. Per il lettore è difficile districarsi, riconoscere tra i tanti il libro che incontra i suoi gusti. Molti non si fidano dei contemporanei e dicono di preferire i classici, sono sicuri che leggendo il Dostoevskij che hanno nella libreria di famiglia non perdono tempo. La casa editrice piccola non ha bisogno di pubblicare 400 titoli l’anno, includendo nel suo catalogo libri di dubbia qualità. La casa editrice piccola può garantire una stretta selezione. Mi ha spinto ad aprire la mia casa editrice l’entusiasmo, e l’obiettivo è avere un approccio umano con gli autori e i lettori, conquistare la loro fiducia pubblicando testi validi, originali, ironici, fuori dai canoni.

D: Mi pare di capire che il vostro catalogo non è suddiviso in collane, e anche il motto della casa – Ogni autore è un genere a sé – lo suggerisce. Come mai questa scelta?

R: Il catalogo è in realtà diviso in tre collane. La prima è Racconti d’ogni genere, dove si vuole dare spazio alla narrativa breve. Sono meno i lettori di racconti rispetto ai lettori di romanzi. Si devono abituare i lettori a scoprire le potenzialità delle narrazioni brevi. C’è poi Pierre Dumayet, dove si pubblicano i testi che vorremmo vedere anche tra i banchi di scuola. SuiGeneris infatti collabora con le scuole, sia Carmen sia Storia della filosofia a sonetti sono stati adottati da alcuni licei. Infine Ciampa e la corda pazza, dove si pubblicano i testi ironici, comici e grotteschi.

D: Quali sono le sfide che avete affrontato dal 2014, e quali quelle attuali? In che modo è cambiato il vostro percorso in questi due anni?

R: È stata ed è ancora una sfida aver aperto una casa editrice. Nel 2014 nessuno conosceva SuiGeneris, adesso inizia a riconoscersi una linea editoriale e a crearsi una cerchia di lettori. La sfida è crescere, sfruttare i canali di comunicazione, scoprire nuovi autori che rappresentino SuiGeneris. Al momento la casa editrice sta collaborando con Daria Spada e Maksim Cristan, organizzatori del Concertino dal Balconcino a Torino, e si pensa a una loro pubblicazione. Inoltre ha iniziato un lavoro di ricerca per una pubblicazione tanto impegnativa che ha richiesto il coinvolgimento di una decina di collaboratori. Non ho mai messo in campo così tante forze, ma l’idea di fondo della pubblicazione, anche se non posso svelarti molto, è interessante e spero che possa essere uscire entro il prossimo anno.

D: Come siete messi per quanto riguarda la distribuzione, e come vi organizzate per le presentazioni dei vostri libri? Cosa ne pensate della grande distribuzione e delle sue alte percentuali?

R: Al momento la distribuzione è diretta, online e in librerie non di catena. Ci si sta muovendo per allargarla. Le alte percentuali richieste dalla grande distribuzione sono il costo più elevato che l’editore deve sostenere, sono eccessive e andrebbero diminuite. Si dovrebbe trovare una formula o un’agevolazione da parte dello Stato per la circolazione dei libri o una regolamentazione che vieti ai distributori di imporre agli editori percentuali di retribuzione così alte. Il distributore arriva a chiedere il 65% del prezzo del libro. Resta una miseria all’autore, l’editore, al traduttore a tutte le figure che hanno contribuito a fare il libro.

SuiGeneris punta molto sul contatto diretto con il lettore, dunque organizza numerosi eventi e presentazioni. Durante le presentazioni si interagisce con il pubblico e ci si assicura che, luci soffuse o no, nessuno si addormenti. Nell’ultimo anno un attore, Gugliemo Basili, mi ha aiutato a rendere più dinamiche le presentazioni. Molti degli autori di SuiGeneris sono capaci di coinvolgere il pubblico, Francesco Deiana, Massimo Pica, Davide Di Rosolini sono proprio spassosi da vedere. Pur avendo assistito più volte alle presentazioni, mi sento ogni volta partecipe anch’io e le presentazioni sono tra i momenti del mio lavoro che apprezzo di più.

D: Eravate presenti al Salone del libro di Torino, nella zona dell’Incubatore. Vorrei una vostra impressione sulla fiera in generale e qualche considerazione sui rapporti di forza fra le big e le indipendenti.

R: SuiGeneris è davvero cresciuta nell’Incubatore. I due anni in cui ha partecipato le sono stati utili sia per le vendite sia per i contatti. La cosa bella del Salone è che hai a disposizione due sedie e un tavolo, e puoi adeguarti, fare il minimo sforzo, poggiare i libri e aspettare che qualcuno si avvicini. O, se non sei un tipo da star fermo e seduto, come sono i tipi di SuiGeneris, puoi arredare il tuo stand in maniera fantasiosa e coinvolgere le persone che passano, raccontargli la tua storia, i tuoi libri, non sederti neanche un attimo. Per farvi un’idea, vi rimando a questo video: SuiGeneris al Salone internazionale del libro di Torino 2016.

I big e le indipendenti hanno due forze di attrattiva diverse. Le case editrici grandi hanno un marchio già affermato, autori conosciuti. Il Salone è per loro un momento di maggiore vendita, ma poco cambia nel loro approccio. Lo stand di Mondadori ricalca le numerose librerie che si trovano in città, e così molti altri delle big. Trovo personalmente che il punto di forza del Salone sia stato anche essere una libreria gigante dov’era possibile farsi in un sol colpo una panoramica varia, ampia, allargata di una gran parte delle pubblicazioni; essere a contatto sia con i big sia con gli indipendenti.

Tutto ciò che è stato fatto da chi ha marciato sul Salone, che esula dagli editori così come dai lettori, è stato deplorevole. E mi riferisco a chi negli anni è stato indagato. Quest’anno la polemica con Milano tocca i vertici dell’assurdo. Nessuno si sognerebbe di spostare il Salone di Francoforte a Monaco, non si capisce perché invece in Italia si debba trasformare una manifestazione culturale in uno strumento di gioco-forza tra due città. Quando tutte le energie spese nello scontro potevano essere impiegate o nell’organizzazione di un altro evento con caratteristiche simili a quelle del Salone in un altro periodo dell’anno (quale in parte era già Bookcity) o nell’organizzazione di qualcosa di più grande insieme (in fondo il Salone è internazionale e le due città sono vicine).

Il risultato di tale mossa è che adesso si parla di questa polemica più di quanto si parla dei libri. E francamente ai lettori interessano i libri, le impalcature e le costruzioni fatte sopra sono un inutile fastidio.

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