Valeria Serofilli: omaggio a Mario Luzi

l’autrice Valeria Serofilli

Sensualità,  intensità e sottile umorismo caratterizzano le suadenti e sorprendenti raccolte di poesie come “Amalgama”,e “Nel senso del verso”, che l’autrice Valeria Serofilli ha dedicato al grande poeta Mario Luzi ( pare che sia morto con  il  libro “Tela di Eràto”della Serofilli sul  comodino). L’infinitezza della poesia, la sua bellezza è contrapposta all’evanescenza e alla noia del quotidiano affidandosi ad un linguaggio essenziale, ricco di metafore e richiamo alla classicità. Il lettore esce da questo viaggio appassionato, estasiato e profondamente suggestionato da questo straordinario momento creativo.  Ne Riportiamo alcuni passi :

<<…Aperto / Così t’era / il suo libro / stato gioiosamente offerto, / perché tu ne leggessi il leggibile, / il nero, il bianco, / il testo, i suoi intervalli …>> M. Luzi, Auctor La volta che mi sorpresi La volta che mi sorpresi/ a sfogliarmi il nero il bianco lo spazio i miei intervalli bilicante rimasi sugli spalti Se continuare o se incerta / fermarmi La consapevolezza solo più tardi. Sono l’impasto Sono l’impasto / da gustare piano pagina a pagina, riga inchiostro pelle carta di guscio che t’incanta molle lievito amalgama / caricato a molla Adombra il rischio di pensieri imberbi Trapianto bulbo che ti accresca, se mi sfogli mano tesa e cogli / acini essenza pane seme mosto Il più ambito frutto in quest’inchiostro. (Testi tratti dal volume “Amalgama”, Puntoacapo Editrice, Novi Ligure 2010)

Gli ulivi abbacinavano il sentiero l’imperlustrabile enigma del pensiero di cui il corso / ricordo / ed il ricorso di quando fummo / ed ora a serpeggiarne il senso che di contro me ne riporta il segno Abbacinanti ulivi sul sentiero a riflesso dell’inenarrabile percorso di foglie luce, senso / gioco argenteo d’impegno preso in prestito dal pugno di noi assuefatti – dici – ed è riflesso e nel ricordo mi rituffo indenne Urga – ti prego – il brivido parola ed esclami alto e deliri lei lei sola Parola / brivido imperscrutabile del tutto che sia anima, luce e non certo triste lutto L’irripetibile dato della vita nell’oblìo di risalita / leggo che ritmiche scandiscono le dita per non tuffarmi nel risucchio del già detto Questa un’ipotesi un mio trasalimento. (Gli ulivi abbacinavano il sentiero Omaggio a Mario Luzi: alla lirica “Vola alta parola” e alla raccolta Per il battesimo dei nostri frammenti, 1985 ) 

 Non dichiarano poetiche – dici i poeti veri Si dimena / il loro fare, segmento di lucertola in vortice eterno / eterno movimento all’unisono col pensiero / oltre il tormento, (tormentato canto) Lucertola in segmento, la poetica mulinello d’idee / forza centripeta che genera catarsi, sacrificio funzionale alla rinascita Staccata coda che rinasce reincarnato incanto / metamorfosi a oltranza E alla lucertola al sole / non rincresce di avere della coda solo un mozzicone perché tanto sa che le ricresce / anima pineale / luce rudimentale punto oltre da sé, da cui diparte / obbligato distanziamento che ne accresce la nostalgia di muro: prezzo che è ben valso il suo futuro.( Resoconto in morte di Mario Luzi)

L’eredità non so del mio strano rapporto con la vita o meglio / il suo diporto Ora / altro poco conta, caro né più né meno di come ti ricordo Col vivere si versa / al vivere un acconto ma sempre infine ti si riversa il conto in scomodo ritardo, prolisso contrattempo Fili di carrucola dipanano, strane circostanze / meccanismi ricordi a branchi / brancolano il buio ed io qui in attesa di dire – cosa? – Quello che è stato, o quel ch’essere poteva? Qui con i miei fantasmi / (a) tracimare sciogliendo il giusto, il vero dal superfluo scandagliandone il ritmo ed il meandro scindendo l’essere dal non / l’ora dal quando Lo strano riversarsi / lo strasogno tra annichilimento e resoconto / catarsi a summa del percorso, quel tuo darsi – strano a dirsi – in fogli sparsi / aspersi di consenso, di non detto Discorsi – quanti, (ricordi?) – sui corsi e sui ricorsi il pessimismo / bicchiere mezzo vuoto l’ottimismo, se è bicchiere mezzo pieno l’altra metà è fine del sentiero Ed ora qui / a riflettere se è vero, se esista un senso al verso del pensiero, o se tutto è già scritto, falso e vero Se è nel libro che ti addossi contro / in quel palmo riverso nascita e mescita, rimescolìo d’intenti / fraintendimenti E noi assuefatti (ad) ossigeno e certezze, in bilico tra un se stessi e il niente… Ah! Se potessi / al vivere non dover mai / dare un resoconto! (da “Amalgama”-La parola e la cura”, puntoacapo Editrice 2010)

Per leggere altre poesie visitate il sito www.valeriaserofilli.it

Intervista a Valeria Serofilli a cura di Pasquale Matrone

Pasquale Matrone intervista l’autrice di successo Valeria Serofilli  per “La Nuova Tribuna Letteraria”.

Che senso ha, oggi, dedicarsi alla poesia? A che serve farlo?

“La poesia, oggi, è quel che manca, la sola in grado di fermare l’apparente ronzio del quotidiano e la sua creatività e forza salvifica, sono quanto mai necessarie in questa realtà di linguaggio – manipolazione.

Scrivere è per me una necessità e trovo gratificante  l’atto della scrittura in quanto, facendo mio il pensiero di  Pavese, questo “ (…) riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla” (C.Pavese , Il mestiere di vivere, 1946).

Se il titolo di una delle mie precedenti pubblicazioni “Chiedo i cerchi” (puntoacapo Editrice, Novi Ligure 2008) intendeva indicare quello che io chiedo alla poesia, la misura della circolarità, quei cerchi che noi creativi abbiamo dentro e che si tratta solo di separare per farne scrittura, nella mia recente pubblicazione “Amalgama” (in Valeria Serofilli – La parola e la cura, Monografie di poeti contemporanei, collana “I Quaderni di Poiein”, puntoacapo Editrice, Novi Ligure, Luglio 2010),
mi riferisco a come intenda la poesia: un impasto, una mescolanza tra l’idea mentale e la sua forma scritta ma anche del foglio con l’inchiostro e soprattutto fra il poeta e il lettore. L’ulteriore alchimia, rifacendosi infatti ad uno dei significati etimologici del termine, la determinante e la più fertile, è appunto quella tra il poeta e chi la riceve in quanto la poesia è un nesso tra due misteri: quello del poeta e quello del lettore. Forse é proprio in virtù di questo connubio che scrivo. L’aspetto artigianale del mestiere di scrivere a mio avviso non costituisce tuttavia che uno degli aspetti della scrittura. Urge, oggi più che mai, una parola poetica in grado, per la sua universalità, di eternizzare, andando al di là del contingente e del particolare, come sottolina il grande Aristotele.”

Dedico a lei, professor Matrone, e ai lettori de La Nuova Tribuna Letteraria  la mia lirica “Inchiostro” da Amalgama (op.cit.), che intende porsi come  l’allegoria dell’atto dello scrivere:

“L’aratro ha mietuto / distanze impari e ne / è nato inchiostro probabile/ per farne capoverso”.

Oltre a essere poetessa e scrittrice che ha al suo attivo numerose pubblicazioni, lei è anche una promotrice culturale brillante, instancabile, aperta alle novità e alla sperimentazione. Perché lo fa?

“Sono lieta di questa domanda che mi consente di parlare oltre che della mia produzione personale anche dell’attività di promozione culturale cui mi dedico da tempo in quanto mi ritengo un entusiasta del settore.

Promuovo ormai da un decennio gli Incontri Letterari al Caffè dell’Ussero di Pisa allo scopo di riprendere la tradizione degli incontri letterari presso questo locale storico, a me caro fin dalla sua frequentazione ai tempi dell’università, vero monumento della cultura italiana nel quattrocentesco palazzo Agostini sul Lungarno pisano, in passato luogo di ritrovo di molti esponenti di rilievo del panorama letterario ed artistico fra i quali Leopardi, Guerrazzi, Fucini, Carducci, Giusti e Mazzei. E’ in fase di costituzione l’Associazione Culturale di promozione sociale AstrolabioCultura proprio al fine di potenziare le varie iniziative culturali di cui sono promotrice, quali in particolare il Premio Astrolabio Poesia, gli Incontri al Caffè dell’Ussero di Pisa e al Relais di Corliano, pubblicazioni, reading poetici, letture e dibattiti, conferenze, nonché per dare accoglienza ed ospitalità agli autori partecipanti agli incontri dell’Ussero e ai premiati dell’Astrolabio, provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. Per creare inoltre un trait d’union tra gli eventi culturali da me promossi e gli autori della puntoacapo Editrice con cui collaboro come curatrice della collana “I libri dell’Astrolabio”, annessa al premio omonimo.”

Quando e per quali ragioni ha avvertito in sé il bisogno di scrivere?

Come amo ripetere scrivo da un giorno d’eclisse, per l’esattezza dall’eclisse totale di sole dell’ 11 agosto del 1999, ”costantemente immersa” – come evidenziava Alberto Caramella nella prefazione a Nel senso del verso – “nell’atmosfera del magico momento nel quale il sole si fa luna”.

Per questo motivo sono particolarmente legata alla lirica “Eclisse” di cui la data costituisce parte integrante del titolo rappresentando il termine post quam. Le mie prime poesie, per le quali si parlò paradossalmente di ermetismo, risalgono in realtà alla tenera età di nove anni, quando probabilmente avvenne il salto dal diario, che scrivevo con assiduità dai sei anni, ad una forma di scrittura per così dire, più impegnata.

La poesia nasce in me spontanea “come le foglie vengono ad un albero”, ricordando l’aforisma di John Keats.

Lei è Presidente del Premio di Poesia “Astrolabio” che, negli anni, ha mietuto consensi da parte degli addetti ai lavori. Come e con quali finalità è nato il premio?…

“Il Premio Astrolabio Poesia, a suo tempo istituito dalla compianta scrittrice pisana Renata Giambene, interrotto nel 2000 e a cui ho ridato nuova linfa rinnovando la sezione poesia, quella a me più consona, viene da me organizzato con cadenza biennale sempre con successo di pubblico e di critica. Il Premio ha come scopo di promuovere la parola poetica ed evidenziare, nel panorama letterario attuale, opere di autori degne di attenzione. Nelle scorse edizioni hanno voluto gratificarci con la loro partecipazione autori di ogni età e provenienti da ogni regione d’Italia e anche dall’estero ( Grecia, Olanda, Croazia,e Stati Uniti), a confermare che l’amore per la poesia ha una diffusione capillare su tutto il territorio e in tutte le fasce di età. La Giuria è composta da Mauro Ferrari ( poeta, Direttore puntoacapo Editrice), Ivano Mugnaini (scrittore e critico letterario), Giulio Panzani ( poeta e giornalista)
Andrea Salvini (antichista) e Antonio Spagnuolo ( poeta e Direttore della rivista telematica Poetry Wave). Nella edizione del 2010 si è articolato in tre sezioni. Prima sezione: volume edito di poesia per un’opera in versi pubblicata a partire dal 2000. Seconda sezione: poesia inedita. Silloge inedita di almeno 10 poesie e al massimo di 20
Terza sezione: poesia singola a tema, che si è andata a sostituire alla sezione audio libro della precedente edizione del Premio. E a cui si  partecipava inviando da una a tre poesie inedite e mai premiate in altri concorsi ispirate al tema dell’incontro fra diversità culturali, tema proposto dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO 2010, oppure ispirate ai versi delle mie liriche “Inchiostro”e “Preghiera del poeta” contenute nel già citato volume Amalgama:
Quando uscirà / il mio nuovo libro / avrà pagine di vento, i colori del tramonto / la pelle dei bambini/ di tutto il mondo” (da: Preghiera del poeta).”

 Gli incontri letterari da lei promossi al Caffè storico dell’Ussero di Pisa e quelli che hanno luogo al Relais dell’Ussero di Corliano sono diventati, per poeti e scrittori, un appuntamento importante. È contenta dei risultati sino ad ora raggiunti?

“L’attività di presentazioni di libri ed autori, come anche avere un Premio letterario, rappresenta un grande vantaggio per disporre di un panorama ampio e variegato della produzione letteraria sia di autori affermati che esordienti. Nell’ambito del Calendario degli Incontri all’Ussero di Pisa e Corliano (www.corliano.com), alternandosi tra narrativa, poesia, critica e saggistica è per me una soddisfazione poter constatare  che, ad oggi, sono stati nostri ospiti riviste letterarie nazionali ed internazionali fra le quali Gradiva International (Pubblication) di Luigi Fontanella, Atelièr di Giuliano Ladolfi, Il Cavallo di Cavalcanti di Franco Romanò e Case Editrici nazionali come Puntoacapo di Novi Ligure, Armando Siciliano Editore, Leonida di Reggio Calabria, nonché Gaffi editore di Roma che a sua volta ci ha indirizzato Filippo La Porta.

Inoltre il ripristino e la gestione del Sottovolta dello storico locale dell’Ussero, con le tre bacheche esterne retroilluminate .“

Si sente compresa e gratificata dalla critica letteraria militante?
“La critica letteraria militante è un concetto ampio e diversificato: molticritici di rilievo hanno dedicato ai miei testi e alla mia attivitàun’attenzione approfondita di cui sono grata. Altri si sono dedicati ad altri autori ed altre forme espressive, come è giusto che sia. Fra i critici e autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati miei testi o

hanno scritto note e commenti sui miei lavori mi piace ricordare  Luigi Blasucci, Alberto Caramella, Luigi Fontanella, Giuliano Ladolfi, Lorenzo Fort, Maria Grazia Lenisa,Dante Maffia, Pasquale Matrone,Ivano Mugnaini, Aldo Onorati, Floriano Romboli, Paolo Ruffilli, Franco Santamaria, Maria Luisa Spaziani, Giorgio Bárberi Squarotti.

Nel complesso, posso dirmi gratificata, anche considerando che il mio progetto
espressivo è ancora in corso ed inoltre considero un riscontro altrettanto
importante anche quello dei lettori e degli appassionati di letteratura”.

Molti di quelli che amano scrivere sono convinti di poterlo fare senza mai leggere… Dichiarano, con candore, di aver letto poco nel passato e di non avere tempo sufficiente per farlo nel presente… Condivide questa mia impressione?

” Personalmente ritengo al contrario che solo attraverso una lettura il più
possibile ampia, in grado di spaziare dai classici ai moderni, e a molti
generi e temi, si possa poi proporre un proprio percorso espressivo, autonomo
e personale. È necessario, cioè, partire dai modelli, assimilandoli con
cura, per poi potersene staccare, senza mai dimenticarli, tenendoli come
punto di riferimento imprenscindibile”.

“Ut pictura poesis”. È stata da sempre fedele a questa regola oraziana. Cosa da me sottolineata già molti anni fa e che ancora mi sento di ribadire… Chiarisca anche ai lettori de La Nuova Tribuna Letteraria le ragioni profonde di questa sua scelta.

“La mia seconda pubblicazione in poesia “Tela di Eràto”, edita da Sovera Multimedia di Roma nel 2004 e da lei a suo tempo presentata, si attiene al principio più consono e vicino al mio orizzonte interiore quale l’oraziano “ut pictura poesis” e il titolo stesso della raccolta intende evocare il concetto di pagina – tela. L’istanza conoscitiva che muove il mondo letterario delle parole e quello artistico delle immagini è infatti fondamentalmente la stessa e risponde ad analoghe esigenze e attraverso l’uso di tematiche e stili diversi i messaggi sono non solo confrontabili ma anche complementari fra loro. In quest’ottica ad ogni lirica ho associato un’opera pittorica. Questo perché l’ispirazione che mi porta a scrivere poeisa scaturisce da un iniziale stimolo visivo; in un secondo tempo, all’interno di un’ampia gamma di opere pittoriche, ho ricercato il soggetto maggiormente in grado di ricreare l’hic et nunc che ha generato il momento creativo. L’immagine viene così assimilata nel tessuto poetico conferendogli quella completezza ottimamente sintetizzata nel citato principio oraziano.”

 Fonte: “La Nuova Tribuna Letteraria”

Valeria Serofilli: quando la poesia supera la memoria

Ha un valore di svelamento, di rivelazione ontologica, di riscoperta della memoria la poesia di Valeria Serofilli, autrice, tra oltre che di poesie, anche di saggi, racconti brevi e testi in prosa, e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “Astrolabio”, nonché organizzatrice degli incontri culturali presso il Caffè storico dell’Ussero e  il Relais dell’Ussero a Villa di Corliano (interessanti e variegati “I quaderni dell’Ussero”) e curatrice della collana “Passi – Poesia, I libri dell’Astrolabio” per la Puntoacapo Editrice e redattrice della rivista di poesia arte e filosofia “La Mosca di Milano”.

Vince il Premio Astrolabio 2000 con la raccolta “Acini d’anima”, sincera, spontanea,intensa, che va dritta all’anima. Già dalla sua opera prima l’autrice dimostra di avere particolare predilezione per gli elementi naturali, che descrive con attenzione , grande sensibilità e soprattutto senza pessimismi. Nel 2002 viene pubblicata la raccolta “Tela di Erato”, ricco di metafore e sinestesie , simboli,  neologismi , accostamenti fonetici,colori intensissimi, che richiamano la classicità.

L’interiorità, l’evocazione e la memoria, sembrano accomunare Valeria Serofilli a Giuseppe Ungaretti e alla sua poesia incentrata sul senso della parola e della sua agnizione e specialmente al periodo della raccolta “L’allegria”dove il poeta si senta attaccato come non mai alla vita, proprio in virtù dell’esperienza della guerra che lo haavvicinato ancora di più all’altro, all’essere umano. Il lirismo asciutto e suggestivo della Serofilli  scaturisce dall’amore per la vita, dalla gioia di scoprirne il senso, lasciandosi estasiare dalla natura.

La produzione poetica prosegue con l’arguto“Fedro rivisitato” del 2004, compiendo un’originale operazione in relazione alla favolistica classica, una rivisitazione ben riuscita caratterizzata dall’unione dell’elemento moralistico, immancabile nelle favole, a quello umoristico, anzi satirico, senza però mai snaturare il contenuto.

Nel senso del verso” del 2006, raccolta che trasuda energia e vitalità da ogni parola, nonostante si soffermi sull’osservazione del quotidiano che potrebbe, alla lunga, risultare ripetitivo e noioso.  Assonanze, giochi di parole, libera successione di sillabe, sono atte ad emozionare il lettore, inducendolo a comprendere profondamente la necessità della poesia, conducendolo, come in un sogno, nel viaggio all’interno del senso del verso.

Emblematica a tal proposito la lirica “Il colore della vita” dedicata alla sua Pisa, dove realtà e fantasia si fondono:

Questa è la Pisa / in cui vivere noi stessi

paradiso cercato e mai dimesso

di torri svettanti, merli e di cipressi

 

madreperlacea perla a misura d’uomo

d’aria tersa e del più dolce abbandono

scissa dal caotico e dal sovrasuono

 

Pisa di piazze bianche / merletti su coperta

le mura impiastricciate di ricordi

 

Questa è la Pisa / di processioni al Duomo

vie crucis di lumini e di lampioni,

di Santi ladri e baci sulla pelle

altari e contraltari di certezze

 

Pisa filtrata di pino / lago e fiume

scoscesa di sovrumane splendide radure

con tal tranquillità di movimento

che l’occhio più sa gustarne il monumento

 

La Pisa del già visto e mai veduto

vive ora di marmo già scolpito!

 

Maggiore tensione e festosità si avverte leggendo le poesie della raccolta “Chiedo i cerchi”dove è evidente l’influenza di poeti come Luzi e Montale. Un “classicismo moderno”quindi , scevro da retorica e autocompiacimento, ma intriso di ironia tagliente e ricerca di nuovi stimoli, di crescendi affascinandi come dimostra il seguente passo:

Deliziosi alcuni suoi esiti, affidati alla tregua di un avvio non più, non mai agro ma in crescendo dolce: “Quell’imperfezione in più / ti rende perfetto / ai miei occhi / l’indecisione del tuo gesto / quel tuo astrarti / in te stesso / dal contesto”…

Commovente poi la lirica dedicata al padre “Ai più sereni cieli”:

Ora che più manchi/ più non manchi

e la tua memoria a quest’ora

s’intride di luce

 

Anche qui, tra la folla/ intossicata di vita

vocii richiami applausi

mi tieni compagnia

 

Più presente di quando/ al mattino

ti alzavi già stanco e soffermavi

la mente/ prima d’iniziare il giorno

 

Chissà com’è ora il tuo giorno

che non sia un’andata senza ritorno

un sonno privo di risveglio

 

Qui nell’aria una strana dolcezza

e non è certo tutto quel che resta

e mentre la calma acqua del Fiume continua a incorniciare Pisa

ho in me il tuo abbraccio/ astratto, ma non per questo meno caldo

 

Sei tu che più non soffri/ caro

o il ricordo di te/ a rifiorirmi dentro

senza addio?

 

Ora che ti so quieto/ adagiato sulla parte di me

che t’appartiene

ritorno bambina, fresca e fragile

a scrivere “padre mio, ti voglio bene”.

 

Il ricordo del padre fa ritornare la poetessa ad una dimensione di innocenza, attraverso la memoria, quando era bambina e gli scriveva parole d’affetto; ora che è adulta però pone delle domande ma non le interessa avere delle risposte,è serena perché sa che ora suo padre è “quieto”e le basta aver varcato quella soglia che la separava da suo padre.

C’è spazio anche per studi storici, il saggio in cinque capitoli sul folklore campano“I gigli di Nola” ne sono un validissimo esempio.

La scrittura stesse sembra muoversi a ritmo di festa, che l’assorbe, cosi vivace e scorrevole, ritraendo perfettamente, sebbene non sia nolana, lo spirito oggettivo e soggettivo delle festa, e la fusione si  elementi cristiani e pagani.

La raccolta “Amalgama”del 2010 raggiunge vette di raffinatezza come poche: armonia linguistica, autenticità, sapienti metafore, umanità rendono la malinconia e la nostalgia del vissuto limpida e fulgente:

BEN ALTRA CONTROVERSIA

Risparmia il verso che corre controvento

riscopri il senso che nutra di risveglio

il giusto pane, lievito / impastamento

per non rischiare cadute di non senso

falsi richiami a miti desueti

ferri lisi che non tessono divieti

freno che non unto si consumi

Tieni a ricordo il tempo del tuo gioco

di calcio, vicoli, urla e di risate

Tingi d’inchiostro il tuo accorato coro

e non ti curar di loro

ma vivi in ben altra controversia

per cinger tempie del più verde alloro.

 

Ciò che maggiormente colpisce di questa straordinaria e sensibile autrice contemporanea è la sua produttività, il suo modo di essere poeta, cosi  coinvolgente, contagioso, nuovo.

 

Per conoscere meglio l’autrice , visitate il sito www.valeriaserofilli.it