‘Le ragazze di Sanfrediano’ di Pratolini: semplice romanzo rosa o lezione etica?

Le ragazze di Sanfrediano è un romanzo di Vasco Pratolini pubblicato nel 1949 che narra le vicende di un gruppo di ragazze intente a “vendicarsi” del dongiovanni dell’omonima cittadina.

L’autore Vasco Pratolini

Vasco Pratolini nasce a Firenze il 19 ottobre del 1913 da una famiglia di condizione modesta. Allo scoppio della Prima guerra mondiale il padre Ugo parte per il fronte e il bambino viene affidato alle cure della madre e dei nonni. Nel 1918 il padre viene richiamato in guerra, Pratolini perde la madre, e il fratello neonato viene affidato ad un’altra famiglia. Sin dalla scuola elementare il poeta mostra la sua indole vivace e indisciplinata e nel ’25 alla morte del nonno, infatti decide di abbandonare gli studi e cominciare a lavorare. Ma la sua passione letteraria è più forte di ogni mestiere per cui comincia a studiare i classici da autodidatta ed entra in contatto con importanti autori fiorentini come Alessandro Pavolini fondatore del settimanale «Il Bargello» con cui collabora come recensore e scrittore, Aldo Palazzeschi e infine Elio Vittorini che lo spinge ad approfondire il legame tra la letteratura e la politica.

Nel 1938 esordisce con il racconto Prima vita di Sapienza e nello stesso anno fonda insieme ad Alfonso Gatto la rivista ermetica «Campo di Marte» soppressa poco dopo dal regime fascista. Nel ’41 si sposa con Cecilia Punzo e dà alle stampe il suo primo libro intitolato Il tappeto verde. Due anni dopo partecipa alla Resistenza come capo settore nella zona di Ponte Milvio, esperienza che confluisce nell’opera il mio cuore a Ponte Milvio. Dopo la Liberazione pubblica diverse opere: Il Quartiere (1944), Cronaca familiare (1947) dedicata alla morte del fratello, Cronache di poveri amanti e si dedica alla scrittura de Le ragazze di Sanfrediano romanzo pubblicato poi nel ’49. Tre anni dopo Pratolini torna definitivamente a Roma e prosegue la sua attività giornalistica per diverse testate e lavora con alcuni dei più importanti registi tra cui Luchino Visconti e Bolognini che traspone alcuni dei suoi romanzi più famosi. Nel ’55 scrive Metello primo romanzo della trilogia Una storia italiana e nel ’57 L’Accademia dei Lincei gli conferisce il premio Feltrinelli per le Lettere. Successivamente ottiene la laurea honoris causa e diverse altre onorificenze. Si spegne il 12 gennaio del 1991.

 Le ragazze di Sanfrediano: la trama

Protagonista maschile del fresco e brioso romanzo che è un affresco corale della vita di quartiere fiorentina di Pratolini Le ragazze di Sanfrediano è Aldo chiamato da tutti Bob per la somiglianza con l’attore cinematografico statunitense Robert Taylor, intrattiene diverse relazioni con alcune fanciulle della città. Nessuna di queste sospetta minimamente di non essere l’unica. Bob infatti riesce attraverso la sua dialettica a dissuaderle da ogni dubbio o reticenza.

L’ultima conquista è Tosca, una ragazza con un grande senso del dovere. Ella aveva cominciato a lavorare sin da piccola e quando la guerra era scoppiata a Sanfrediano si era prodigata per aiutare i partigiani. È proprio in questa occasione che conosce Bob e i due cominciano a frequentarsi. Sebbene Tosca dubiti sin da subito del giovane dopo alcune conversazioni comincia ad insospettirsi. Le sue indagini la portano a scoprire una triste verità; ella è vittima di una menzogna e non è l’unica ad esserlo. Accanto a lei, la sua amica-nemica Silvana ed altre quattro ragazze di Sanfrediano: Gina, Loretta, Mafalda e Bice che, venute a conoscenza dell’inganno, decidono di vendicarsi. Il piano risulta ben studiato: Tosca invita Bob al prato dell’amore lì dove lui soleva portare tutte le sue conquiste. I due giovani giungono al luogo designato e  vengono raggiunti dalle “altre” che dopo averlo smascherato, intimano a Bob di scegliere una sola tra loro da prendere in moglie. Il suo rifiuto categorico dà origine ad una vera e propria esecuzione violenta ai danni del ragazzo. Questo gesto determinerà la sua umiliazione pubblica e la sua definitiva resa.

Temi e personaggi

Le linee direttive della poetica pratoliniana affondano le loro radici nelle opere che segnano un decennio (1944-1954). La prospettiva storico-geografica prediletta dal Pratolini risulta senza alcun dubbio quella toscana dominata della guerra e dai movimenti della Resistenza. Infatti è proprio la patria natia del poeta che fa da sfondo a Il Quartiere; romanzo costruito sulle vicende di un gruppo di giovani che collaborano tra loro nella realizzazione di un futuro più roseo; ed è sempre a Firenze che è ambientata l’opera successiva intitolata Cronache di poveri amanti in cui l’autore ricostruisce perfettamente i luoghi popolari della sua adolescenza, e approda nel romanzo Le ragazze di Sanfrediano a cominciare dall’incipit: «Il rione di Sanfrediano è di là d’Arno, è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo».

La dimensione urbana fiorentina, costituisce un vero e proprio microcosmo dove si svolgono le vicende dei cittadini di Sanfrediano. I riscontri si desumono dalle battute dei personaggi; quando Tosca mette in guardia Bob sul suo comportamento: «Sono una ragazza di Sanfrediano, non te ne scordare», e ancora quando comunica alle sue “rivali” con chi si è fidanzata: «Non c’è che dire, siete proprio nate in Sanfediano, tu, Silvana, tutte quante siete». Ciò è sottolineato anche da alcuni interventi autoriali; ad esempio Pratolini di Bob dice: «è amico di tutti, e come tutti sanfredianino». Altro spunto è offerto dallo scontro verbale tra Gianfranco e Bob avvenuto per difendere l’onore di Silvana di cui il primo è innamorato. Bob, con la sua fama da “sciupafemmine” si vanta di poter annoverare tra le sue amanti anche la ragazza. Gianfranco ferito dal rifiuto di questa e dal poco tatto del rivale nel parlare di lei la difende, addirittura accusandolo di non essere partigiano. Il discorso di un innamorato ferito sfocia in denuncia politica. Gianfranco: «Considera o no, se ti tengo in mano, l’attestazione per il riconoscimento, ti sei scordato? Te l’ho firmata io… ti si vide uscire col fazzoletto rosso dopo che Sanfrediano era già liberato, […] non c’eri mai. Tuttavia quando me lo chiesero, detti il parere favorevole, eravamo amici, si trattava di farti un  piacere, a me bastava sapere che se non hai fatto il partigiano, non sei mai stato nemmeno fascista». E ancora: «Sai quanti sono i partigiani uguali a te? Molti più di quelli veri». Gianfranco dunque minaccia Bob di rivelare la verità a tutti e lo colpisce nel punto maggiore di vulnerabilità: le donne. «Come la piglierebbero, le tue donne, dopo che ti sei rivelato un vigliacco?». Bob per timore e preso dall’ira lo colpisce, vantandosi in giro di aver “messo al tappeto” l’uomo più virtuoso di Sanfrediano.  Sarà infatti la passione per le donne a provocare la sua sconfitta.

Beffa o etica della monogamia?

Pratolini descrive Aldo con queste parole: «Egli era ancora un giovanetto ed ebbe una fidanzata, poi una seconda, una terza, e da ciascuna, col tempo era ormai sui vent’anni, si staccò naturalmente, siccome l’altra l’attraeva. Diceva mi sono sbagliato, non mi piaci, amo lei, salute e grazie». Così con il suo fascino e savoir faire conquista gran parte delle ragazze di Sanfrediano. Gina la prima tra tutte, decisa a sposarsi con un altro uomo solo per dimenticarlo e dargli una lezione. Sarà l’unica a mettere in dubbio fino alla fine con il piano architettato ai danni del ragazzo. Mafalda la fiera seduttrice che non riesce ad accettare l’abbandono di Bob e medita vendetta per il torto subito. Bice furba e sognatrice, spinta da un forte ottimismo e una grande tenacia nel farsi rispettare. Silvana decisa ed orgogliosa fino alla fine tanto dall’asserire: «Le ragazze di Sanfrediano non prendono i rifiuti di nessuno». Loretta, la più giovane ed ingenua, rispettosa del suo onore e dell’educazione familiare ricevuta. Infine Tosca, l’attuale fidanzata, colei che svela la menzogna e ordisce la congiura. «Era stata Tosca ad intessere le file della congiura, casualmente dapprima, e poi con una determinazione sempre più precisa e una spietatezza tutta sanfredianina». Grazie alla sua sagacia riesce a svelare le bugie di Bob.

Le ragazze di Sanfrediano dunque decidono di tessere un tranello al giovane solo per il puro gusto di smascherarlo e irriderlo, ma poi qualcosa scatta nella loro mente. Si verifica dunque un risvolto inaspettato che comincia con queste dure parole: «Finché ci pigliava una alla volta, si poteva credere di essere l’ultima e quella buona, ma ora sappiamo che lo fa di mestiere, e forse tu, io e chissà quante ancora, non siamo che degli straordinari di Mafalda…E allora, siamo nate in Sanfrediano per nulla, se non gli togliamo il pelo». Questo è il grido di rivalsa delle donne illuse che trasforma la beffa in un linciaggio. Il piano iniziale cambia drasticamente; le ragazze non vogliono più sbeffeggiarlo ma ripagarlo con la sua stessa moneta. Da romanzo rosa si passa a lezione di etica tesa a educare l’uomo alla monogamia. Francesco Piccolo parla infatti di una vera e propria “parabola della monogamia” che, come evidenzia lo scrittore, si conclude con una moraleggiante voce narrante.

 

Vasco Pratolini e il realismo della parola

Nato a Firenze il 19 Ottobre del 1913, Vasco Pratolini vive a lungo in questa città e nel cuore del suo Quartiere. Cresciuto sotto la stretta custodia della matrigna, con la quale intratterrà rapporti burrascosi, Pratolini avvertirà sempre e dolorosamente la mancanza dei genitori, essendo il padre partito per la guerra e la madre morta durante gli anni della sua giovinezza.

Lavora inizialmente come tipografo, per crearsi una sua indipendenza, e si dedica ad altre attività, ma poi è costretto a trascorrere un periodo di due anni presso un sanatorio. Ritorna a Firenze dove incontra Elio Vittorini, con il quale collabora alla rivista Letteratura e successivamente fonda, assieme ad Alfonso Gatto, il quindicinale Campo di Marte. Viene assunto dal Ministero dell’Istruzione prima a Roma, poi a Napoli, dove insegna nell’Istituto Statale d’Arte. Vicino alle posizioni della sinistra e del PCI, partecipa alla Resistenza negli anni più duri per l’Italia. Muore a Roma, 12 gennaio 1991.

Le tematiche narrative di Pratolini, considerato l’iniziatore del Neorealismo e scrittore “socialmente impegnato”, toccano una sfera più umana e civile rispetto ai motivi autobiografici; si potrebbe dire che la narrativa si umanizza con una profonda riflessione sulla storia e sul passato, in quanto il romanzo si fa portavoce, adesso, della coscienza di un interno popolo.

Pratolini prova verso le azioni compiute dagli uomini un senso di pietà che descrive come una sorta di tenerezza e meraviglia ed è l’uomo che stupisce dando dei nomi a queste cose e a queste azioni mentre spetta al poeta, o meglio all’uomo che si fa poeta, custodire e difendere la purezza della parola, verità che si oppone alla menzogna dell’anti-parola. L’anti-parola, di conseguenza, diventa anti-poesia e anti-azione. Inevitabile è la divisione che ne deriva tra chiarezza ed oscurità, mondo umano e mondo animale. Il tappeto verde, Le amiche, Il Quartiere, Cronaca familiare, Cronache di poveri amanti, sono opere in cui vengono raccontati i legami affettivi, quelli instaurati con la gente “di strada”, gli scambi umani avvenuti in piazza,  tra i mercati, perché è di questa gente che Vasco Pratolini vuole parlarci, della sua Firenze, al di là di ogni congettura a riguardo:

eppure possiamo leggerci dentro al cuore l’uno con l’altro, seguirci in ogni strada o piazza e fra le mura delle nostre case di Quartiere. I nostri sogni sono stati così uguali che per formare diverse le nostre storie abbiamo dovuto dividerci le occasioni, come da fanciulli si prendeva ciascuno una qualità diversa di gelato per assaggiarle tutte. Ma ora abbiamo i tacchi alti e le ginocchia coperte; e una finzione negli occhi se ci guardiamo. Ma basta che uno di noi volti un angolo di strada o salga una rampa di scale perché gli altri possano seguirlo in ogni gesto, come in uno specchio. Ce ne siamo dette le ragioni un giorno lontano, con pugni e abbracci, muco sotto il naso: non c’è nulla che possa sfuggirci nell’affetto che ci lega. Lasciate che la finzione ci squassi, o la vita, col cuore che si fa grosso e noi che lo comprimiamo. Un giorno saremo ancora tutti assieme, seppure coi corpi consumati da contatti estranei. Ma i nostri corpi sono abituati a dormire su un materasso di foglie, a soffrire di geloni, si sono nutriti di cavolo e lampredotto, come volete che ci faccia paura ritrovarci un po’ diversi in viso? Credete che non ci riconosceremo?

La parola, per Vasco Pratolini, è alla base di ogni forma d’arte, dalla letteratura al racconto cinematografico. Tra la fine degli anni ’40 e gli inizi degli anni ’50,  fu  sceneggiatore e soggettista cinematografico, collaborando a fianco di  registi come Visconti e Rossellini, proprio quando il suo linguaggio smetteva di essere puramente letterario. Linguaggio letterario che, per giunta, subisce diversi mutamenti, a predominare è, infatti, l’imperfetto, l’incertezza, in una sintassi in cui le azioni seguono un ordine stabilito; tant’è vero che in Cronache di poveri amanti utilizza addirittura il presente storico. I dialoghi sono diretti ed il ritmo fluido, solo le frasi presentano toni non perfettamente decifrabili e su cui lavorare, come se la penna, a volte, perdesse in verità. Nonostante questo, eredita dall’arte classica, quello stile che traduce un preciso modo di sentire e di pensare. Con Le ragazze di San Frediano, scritto nel 1948, ad esempio, si ha un richiamo della tradizione novellistica del trecento, è infatti palese l’ispirazione a Boccaccio.

Con Lo scialo, secondo capitolo della trilogia Una storia italiana che comprende Metello e Allegoria e derisione, Pratolini  offre un’immagine di sé che i critici hanno ritenuto essere inaspettata, nuova.

Si tratta di un romanzo di mille e trecentocinquanta pagine sicuramente distante dallo spirito con cui scrisse Mulino del Po una ventina d’anni prima. Protagonista è la borghesia del tempo, classe  ormai ai vertici della società. L’autore, qui, si allontana dalle formule e regole che facevano di un romanzo lo studiato esperimento per il lettore. Emerge, invece, una nuova concezione universale della letteratura, perché è parola che comprende l’intera esistenza e riguarda, quindi, tutti, non solo il destinatario ideale e, proprio per questo, la sua trilogia rappresenta un approdo.

Vasco Pratolini, nella sua scrittura, passa dal racconto di eventi di cronaca a momenti di alto lirismo: è una stagione storica difficile, dove tutto viene messo continuamente in discussione e si sgretola e la letteratura non puo’ che interpretare questi cambiamenti.

S’imparano mille cose in un istante, non occorre essere stati a scuola, quando la vita ti colpisce a tradimento con le sue cattiverie: basta avere una spina dorsale che ti mantenga in piedi (Vasco Pratolini).