Sherlock Holmes, John Watson e i disastri di Roma

Tassista: Entri dottò, welcome dotto’, salga.
Sherlock: What the meaning of dotto’?
Tassista: Dottò, Mister, come dite voi, ve possino!
Sherlock: Non voglio entrare, voglio sapere come arrivare a Roma da Ciampino con i mezzi pubblici.

In un istante si fece silenzio per tutto il piazzale dell’aeroporto e poi un’immessa, uniformemente diffusa risata…

Tassista: Dottò, ma scherza, mica sta a Londra qui, quali mezzi! Ci sono per carità, ma ci vuole un’ora e mezza, meglio due per arrivare, con me in taxi ci mette venti minuti dottò, saga, le faccio prezzo fisso turistico, 30 euro.

Watson: Sherlock non ti fidare.
Sherlock: John vuoi davvero metterci due ore per arrivare, dobbiamo raggiungere la sindaca, ci ha ingaggiati e non voglio farla aspettare.

Una volta saliti…

Watson: Allora Sherlock, vuoi dirmi cosa vuole da noi la sindaca?
Sherlock: Deve parlarci dell’acqua e dei mezzi pubblici.
Tassista: Mi scusi se mi intrometto dottò, avete detto acqua? Siete i nuovi vertici di ACEA?
Sherlock: A che?
Tassista: ACEA, la società che gestisce l’acqua, sa da noi c’è siccità?
Sherlock: Sì, mai io vedo le fontanelle aperte e l’acqua che scorre.
Tassista: Ma che c’entra dottò, a noi non manca l’acqua da bere, ci manca quella su cui bere, anzi mangiare, non ce n’è più da sprecare e questo è un guaio dottò.

Sherlock: Non dovrebbe essere il contrario?
Tassista: Dovrebbe, ma a Londra, mica qua.
Sherlock: Senta scusi comunque aveva detto 20 minuti ed è da quaranta che stiamo qui, se lo avessi saputo prima avrei preso UBER.

Il tassista inchioda: A bello, te senti quarcuno perché parli latino? E poi perché vorrebbe UBER, è tutta una truffa, loro ci truffano: fanno di tutto per fa pagare meno i cittadini, così quelli non prendono più il taxi… non è una truffa?
Sherlock: Si chiama libero mercato.
Tassista: E’ una truffa appunto, noi ci mangiamo sui cittadini, UBER vuole mangiare grazie ai cittadini, è una truffa nei nostri confronti.

Tassista: Come no dottò, riparto subito.
Watson: Comunque perché allora i romani non prendono i mezzi pubblici?
Tassista: Perché non funzionano, vede dottò, l’ATAC è la società che gestisce i mezzi pubblici a Roma, ma ogni giorno un terzo degli autobus è rotto e non si può riparare, il 12% dei dipendenti è sempre assenteista, almeno un quarto dei dipendenti sono raccomandati e inutilmente in organico e i cittadini non pagano alcun biglietto, che comunque i controllori che non ci sono non controllano e quelli che ci sono neanche.
Sherlock: E nessuno fa niente.

 

Tassista: Chi potrebbe asseconda così ci mangia pure lui, e se provasse a fare qualcosa… beh c’è il sindacato. Voi ce l’avete il sindacato dottò? Nessuno li può toccare i dipendenti pubblici?
Holmes: Sì l’abbiamo ma non mi pare funzioni così da noi.
Tassista: Eccoci qua, dottò guardi che bello il Campidoglio.
Intanto Watson scende di corsa e vomita.
Holmes: Ma che ti prende John?
Tassista: Non si preoccupi, sono le buche, gli hanno fatto male allo stomaco.
Holmes: E non le riparate?
Tassista: Sì, ma poi se rompono perché ce mettemo il peggio asfalto, così se rompe subito e richiamano gli stessi per rifarle di nuovo, ingegnoso vero dottò?
Watson: Non è il termine che avrei usato.
Tassista: Comunque so 60 euro.

Sherlock: Come 60? Aveva detto 30!
Tassista: Sì infatti 30 per due fa sessanta.
Watson: Lei aveva fatto capire trenta in totale.
Tassista: E mica l’ho detto dottò e vi ho raccontato i mali de Roma, la sindaca cor cazzo che ve li diceva tutti interi. Famo sessanta e passa la paura.
Watson: Ma è una truffa!
Tassista: Benvenuto a Roma dottò. – e se ne va.
Watson: Sherlock secondo te dov’è allora l’acqua?
Holmes: La raggi è convinta che i romani o i poteri forti l’abbiano nascosta, una specie di complotto per metterla in cattiva luce

Watson: Un complotto? Come quello dei frigoriferi?
Sherlock: Corretto Watson.
Watson: Strano questi romani.
Holmes: Sì, un inglese non lo farebbe mai, nascondere l’acqua, come potrebbe mai farsi il tè in tal caso?
Watson: Sherlock credo che a Roma non bevano il tè caldo alle cinque, vista anche la temperatura.
Holmes: Lo bevono nel deserto, perché non dovrebbero berlo qui?
Watson: Beh il deserto qui ancora non c’è.
Holmes: Dai tempo alla Raggi, vedrai che riuscirà a crearlo, so che chi ci stava prima di lei aveva già dato il via e fatto più della metà dell’opera.
Watson: L’ho sentito anch’io, quindi cosa si fa Sherlock, dobbiamo dire la verità alla Raggi?
Intanto arrivati dalla sindaca…
Holmes: Allora sindaca, lei mi ha detto che non avete acqua, ma continuate a sprecarla, da dove la prendete?

Raggi: Da bracciano, beviamo quella degli altri.
Holmes: Deve avere un sapore amaro…
Raggi: No no è acqua dolce!
Watson: Intendeva metaforicamente.
Raggi: Ah… certo.
Holmes: Non potreste riparare le tubature, chiudere le fontanelle?
Raggi: Dottor Holmes, la prego, qui è a Roma, a Roma tutto si mangia, io vorrei capire non dove finisce l’acqua che sprechiamo da sempre, ma come mai è finita la possibilità di mangiarci sopra.
Holmes: Berci… Quindi non farete nulla per rivoluzionare la situazione.
Raggi: Scherza? I poteri forti non me lo permetterebbero.
Holmes: Allora perché aveva promesso di farlo?
Raggi: Ma le promesse sono come l’acqua appunto, le bevono tutti, e puoi sprecarle quanto vuoi, purtroppo poi è arrivato questo caldo, comunque raddoppieranno l’acquedotto del peschiera.
Watson: Ci vorranno anni e in ogni caso lo sapevate da aprile almeno che ci sarebbe stata questa siccità, anzi da anni si sa che il clima è cambiato.

Raggi: Lo sapevano anche prima di me.
Watson: E quindi? Tutti sanno e nessuno agisce?
Raggi: Hanno agito tutti mi creda, comunque mi pare di capire che la sua famosa scienza della deduzione non è stata in grado di capire dove trovare altra acqua, né gli assentisti dell’ATAC?
Sherlock: Le lascio questo numero, è quello dei taxi di Roma, chiami, le sapranno dire tutto.
Raggi: Tutto?
Sherlock: Tutto… anche che il sindaco sarebbe lei.

 

 

Pennac e Maupassant discutono della crisi idrica a Roma con Virginia Raggi

Bar del campidoglio. Pennac: Vede dottor Maupassant…, ma intanto ordini, cosa prende?
Maupassant: Un bicchiere d’acqua grazie
Il cameriere ne porta uno più un altro riempito quasi a metà.

Maupassant: Ne avevo chiesto uno solo!

Infatti, l’altro lo devo sprecare, guardi lo rovescio subito
Maupassant: Ma che fa?!

Vede dottor, è proprio questo il problema, a Roma sprechiamo una marea di acqua, mi serve un capro espiatorio
Maupassant: Non fareste prima a conservarla meglio
Sì da trent’anni è così, ma se le cose funzionassero non ci avrebbero potuto mangiare
Pennac: Bere oserei dire, e lei sindaca non beve?

Virginia Raggi: Io grazie, non per ora no, ma hanno bevuto tutti quelli intorno a me per ora, Marra, Romeo, altri non riuscivano a farli smettere di bere, quindi se ne sono andati

Maupassant: Ma non capisco cosa posso fare io per lei…
Ho letto un suo libro, Il paradiso degli orchi, con il protagonista Benjamin Malaussene che fa il capro espiatorio, addetto agli uffici reclami dell’azienda, ecco io vorrei apparire come capro espiatorio, dato che io qui da solo un anno
Pennac: Quindi cosa dovrei fare?

Raggi: Scrivere un romanzo, in cui fa capire che si parla di me, di noi, i 5 stelle, che siamo utili per far sembrare solo noi colpevoli della situazione
Pennac: Magari lo siete anche voi, poco, proporzionati ad un anno di governo cittadino
Forse, ma di questo non so nulla
Pennac: Del governo cittadino
Certo, allora può scriverlo
Pennac: Ma lei ha letto davvero il libro, perché nel libro il protagonista cerca di affrancarsi da quella condizione
Raggi: Certo ma non le vede le affinità, io sono come Benjamin un capro espiatorio, come lui anch’io ho delle “bombe” come ATAC e ACEA e AMA tra le mani..
E per affrancarsi cosa fa?

Raggi: Dopo solo un anno cosa posso fare…
Da quanto sapeva che il rischio assenza d’acqua c’era per Roma
Non centra nulla lo sapevano anche gli altri”

Caso Marra, è caos nel M5S. Il Natale nella capitale

Povera Roma. Guai senza fine per la giunta guidata dal sindaco di Roma targato M5S Virginia Raggi, votata a furor di popolo durante le amministrative dello scorso maggio. Raffaele Marra, capo del personale del Comune di Roma, è stato arrestato dai carabinieri per corruzione. L’arresto non è collegato all’indagine sulle nomine decise dal sindaco Virginia Raggi, tra le quali c’è anche quella dello stesso Marra, ma riguarderebbe invece un’operazione immobiliare. Beppe Grillo è furente con Virginia Raggi, la quale, sebbene “governi” la città da solo sei mesi, ancora non ha prodotto risultati significativi. Arriveranno richieste di dimissioni da parte del Movimento?

Ponte sullo Stretto e Giochi Olimpici: il futuro delle città e un nuovo spirito economico

Stiamo vivendo giorni confusi sospesi tra il no romano ai Giochi Olimpici ed un ritorno di fiamma per il progetto faraonico e un po’ fantascientifico del ponte sullo Stretto di Messina.
Entrambe le questioni, oltre a fornire il pretesto per una miriade di sterili polemiche, sono una occasione preziosa per discutere, finalmente, del futuro delle città e del nostro rapporto con l’ambiente.

Le città che conosciamo e viviamo quotidianamente sono state costruite per rispondere ad esigenze differenti rispetto a quelle dettate dal nostro contemporaneo. In altre parole viviamo in luoghi del passato il nostro presente e da qui pensiamo di poter costruire il futuro. Le città non hanno bisogno di un semplice adeguamento, ma di una vera e propria rivoluzione. Non si possono più concepire luoghi, che in realtà sono diventati nonluoghi a causa del progressivo deterioramento delle singole identità, che ospitano al loro interno milioni di persone interconnesse ma con crescenti incapacità relazionali.

Date queste premesse è ovvio che non è ipotizzabile uno sviluppo incentrato esclusivamente sulla estensione della superficie che conduce solo alla creazione di nuove periferie/ghetto. Occorre progettare un nuovo modello che vada esattamente nella direzione opposta, cioè incentrato sulla diffusione, capace di spezzare le densità dei centri con una maggiore integrazione con l’ambiente.
Non un semplice no al cemento, ma un nuovo patto con ciò che ci circonda in modo da limitare, per quanto possibile, l’impatto del nostro stile di vita che, inevitabilmente, dovrà essere ridimensionato.

Solo partendo da una riduzione ed un adeguamento degli spazi per le città sarà possibile adempiere alle funzioni brillantemente elencate da Lewis Mumford nel suo fondamentale volume La Città nella Storia: “la funzione principale di una città è di trasformare il potere in strutture, l’energia in cultura, elementi morti in simboli viventi di arte, e la riproduzione biologica in creatività sociale”.
In questo contesto il progetto del ponte sullo Stretto appare ancora di più come un’opera fuori dal tempo che ha un impatto terribile sull’ambiente e che procede in una direzione totalmente contraria a quella indicata da buonsenso.

Il no alle Olimpiadi del cemento, così come definite dalla Sindaca Virginia Raggi, e al ponte sullo Stretto di Messina non sono la rinuncia ad investimenti in grado di cambiare la situazione economica generale, ma semplicemente lo stop ad una azione speculativa che non avrebbe alcuna capacità di incidere al di fuori del breve periodo.
Se si vuole investire dei capitali per rilanciare l’economia si potrebbe cominciare dalle bonifiche delle aree che risultano devastate dallo scriteriato abbandono dei rifiuti e sulle troppe ‘terre dei fuochi’ con cui siamo ormai rassegnati a convivere.

La rivoluzione economica parte dalla capacità di non pensare più l’ambiente solo come mezzo, ma renderlo un protagonista attivo nello sviluppo dell’economia e del benessere collettivo.
Il passaggio dall’Homo Oeconomicus all’Homo Ecologicus non può però passare solo dall’investimento in interventi strutturali, è necessario puntare su formazione e cultura perché è da qui che nasce tutto. Tutto il resto è fuffa.

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