Vladimir Propp: nascita della narratività

Lo studio sulle forme che organizzano e  il racconto rappresenta un tratto caratterizzante  nelle ricerche nel settore delle scienze umane a partire dagli anni Sessanta, il primo passo compiuto è stato quello di individuare una struttura formale, ma è stato Vladimir Propp (San Pietroburgo, 29 aprile 1895– Leningrado, 22 agosto 1970), che per primo ha proposto un’analisi morfologica, conferendo importanza al concetto di funzione e mettendo invece in secondo piano i personaggi. L’approccio di Propp alla materia è di tipo storico, muovendosi nell’ambito degli studi folkloristici e in particolare sulla fiaba, non a caso la celebre opera del linguista russo è intitolata “Morfologia della fiaba” (1928), dalla quale trarranno spunto altri studiosi come  Greimas, Barthes ed Umberto Eco.

Propp intuisce che  la  fiaba ha origini storiche dai  riti  tribali d’iniziazione (si spiega il perchè dell’aggettivo folkloristico) e individua la costanza degli elementi delle storie e delle relazioni che sono alla base della fiaba popolare. Secondo Propp le unità costitutive della fiaba sono le funzioni quindi, a loro volta prodotte dal segmento di azione che le denota, in questo senso i personaggi sono solo supporti di funzioni, come ha notato lo studioso di semiotica Denis Bertrand. Con queste premesse Propp determina  31 punti comuni a tutte le favole, che non vengono utilizzati sempre tutti insieme, ma  ad ogni funzione segue  un’altra. Su questo concetto si basa anche la programmazione informatica.

Le 31 funzioni dei personaggi sono:

1) allontanamento

2) divieto

3) infrazione del divieto:

4) investigazione

5) delazione

6) tranello

7) connivenza

8) danneggiamento 

9) maledizione

10) consenso dell’eroe

11) partenza dell’eroe

12) l’eroe  viene messo alla prova

13) reazione dell’eroe

14) l’eroe si impadronisce del mezzo magico.

 15) trasferimento dell’eroe

16) lotta tra eroe e antagonista

17) marchiatura dell’eroe

18) vittoria sull’antagonista

19) rimozione della sciagura o mancanza iniziale

20) ritorno dell’eroe

21) sua persecuzione

22) l’eroe si salva

23) l’eroe arriva in incognito a casa

24) pretese del falso eroe

25) all’eroe viene imposto un compito arduo

26) esecuzione del compito

27) riconoscimento dell’eroe

28) smascheramento del falso eroe 

29) trasfigurazione dell’eroe

30) punizione dell’antagonista

31) lieto fine

Questo schema si può applicare a quasi tutte le storie, è raro che, all’interno di una vicenda, manchino le coppie divieto/infrazione e lotta/vittoria che formano una struttura paradigmatica e sequenze concatenate tra loro formando dei blocchi sintagmatici precostituiti. Chi non si è mai imbattuto, leggendo un romanzo in un eroe che deve lottare contro uno o più antagonisti, che è vittima di questi ultimi ma che poi reagisce e grazie all’aiuto di “donatori”, supera le prove, entra in possesso del dono magico e giunge alla vittoria finale (di solito salendo al trono e sposando la sua amata) mentre l’antagonista viene smascherato e punito?Senza voler sminuire l’approccio di Propp, in realtà questi non ha fatto altro che smembrare la fiaba per ottenere una “tipologia” e probabilmente i suoi detrattori non hanno avuti tutti i torti a considerare superficiale e limitativa la sua concezione di struttura narrativa.

Si può non prendere in considerazione l’aspetto “emotivo” dei racconti? E quello psicoanalitico tanto utilizzato per analizzare e cercare di svelare i significati più nascosti di un’opera? Non che si voglia sottintendere che  l’analisi di Propp sia stata inutile, anzi ha rappresentato un punto di svolta nell’ambito della ricerca strutturalista, ma con l’obiettivo unico di portare alla luce elementi fissi, questa “promozione” della monotipicità della fiaba, si tralasciano importanti elementi di differenziazione che non possono essere ignorati ai fini di una completa e profonda analisi dell’opera letteraria.

Caratteristiche della critica contemporanea

La critica contemporanea si è orientata molto verso l’analisi filologica per comprendere il percorso storico-creativo dell’opera di cui i massimi rappresentanti sono: Salvatore Battaglia, Vittore Branca, Lanfranco Caretti, Dante Isella, Giorgio Petrocchi; e verso quella linguistica rinnovata da Saussure tramite il metodo e il concetto di lingua come sistema e da Jakobson tramite la funzione  poetica del linguaggio. Tuttavia non si può analizzare la critica contemporanea senza partire dagli elementi del pensiero di Benedetto Croce scaturiti nel Novecento per cui l’arte è autonoma ed è impossibile concepire la natura di un’opera al di fuori di essa, concetto che se da una parte ha eliminato i giudizi morali e modelli letterari fissi, avendo fortuna presso i post-crociani, dall’altra non ha costruito un metodo preciso.

Si avverte l’esigenza di una critica idealista per dare concretezza alle teorie crociane  che si incontrano con il marxismo per opera di Antonio Gramsci che rifiuta il concetto di autonomia dell’arte e  non distinguendo più tra teoria e prassi; e di Marx e Engels i quali concepiscono l’arte come una forma di ideologia.

Molta influenza ha poi la scuola del “formalismo russo” che vede tra i suoi massimi esponenti Vladimir Propp con la sua “Morfologia della fiaba”dove viene attuata per la prima volta la divisione tra fabula ed intreccio.

Durante il periodo staliniano nasce “il realismo socialista” di Zdanov che promuove i valori del comunismo ma contro i quali si scaglia il filosofo ungherese Luckàcs che rifacendosi allo storicismo romantico elabora il “realismo critico”

Alberto Asor Rosa invece sottolinea il carattere provinciale e piccolo-borghese della letteratura italiana tra Ottocento e Novecento: ma di certo nomi come Verga, Montale, Gadda non sfigurano affianco ai Kafka, Proust o Musil.

Particolare attenzione merita  la critica semiologica attuata da Eco, da Peirce e da Bachtin, da Segre contro lo strutturalismo formalistico per un’analisi delle varie forme dei codici letterari unita allo studio sociologico e antropologico.

Un discorso a parte merita il critico Giacomo Debenedetti che con il suo metodo/non metodo spaziando dalla psicoanalisi alla sociologia, dall’arte alla fisica, dall’antropologia alla musica e al cinema, rappresenta un caso molto particolare, da riscoprire nel panorama della critica letteraria.

 

 

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