‘L’uomo senza qualità’: il capolavoro incompiuto di Musil

L’uomo senza qualità è il capolavoro incompiuto del 1930 del cantore della stupidità umana, lo scrittore austriaco Robert Musil, manifesto del Decadentismo. Apparentemente il romanzo di Musil non parla di nulla, di riflessioni sulla riflessione, dell’idea più che della vita stessa; ma offre al lettore una gamma di personaggi, con le loro manie e i loro pensieri.

Musil ritrae magistralmente l’essenza dell’uomo moderno, lasciando aperta al lettore ogni possibile conclusione sul senso della vita. Ci mette tutta la sua anima, evitando di darci delle risposte in questo cervellotico e filosofeggiante romanzo-saggio di inizio Novecento che è speculare alla Recherche di Proust e all’Ulisse di Joyce, che imbastisce un’amalgama di concetti che vanno dall'”uomo delle possibilità”  di Nietzsche al finis Austriae, passando per le teorie epistemologiche dell’empiriocriticismo di Mach. L’uomo senza qualità è una sorta di manuale sul nischilismo e sulla decostruzione letteraria: Musil infatti non descrive solo il vuoto della società tedesca ma la struttura narrativa stessa, costituita da pesanti digressioni che diventano parodie di sè stesse. Dalla presentazione del protagonista Ulrich si sgancia una catena di assiomi che rende la struttura del romanzo aperta.

L’uomo senza qualità si muove su un sottile filo luminoso regalandoci anche dei momenti scanzonati e dei sorrisi, un’opera sperimentale e ludica che colpisce sia la mente (nella prima parte dell’opera) che il cuore (seconda parte) del lettore e costituisce senza dubbio uno dei pilastri della letteratura mondiale di tutti i tempi. Nell’opera vengono descritte occasioni di vita quotidiana durante la prima guerra mondiale che segna il crollo dell’Impero asburgico, chiamato ironicamente Cacania, allargando il discorso per rappresentare l’intera esistenza umana, dei sentimenti, delle inettitudini, delle domande dell’uomo contemporaneo.

L’uomo senza qualità: trama, contenuti e stile del romanzo

Protagonista del romanzo di Musil è Ulrich, l’uomo senza qualità appunto, ex ufficiale, intellettuale raffinato con propensioni per la matematica, incaricato di organizzare le celebrazioni per il giubileo di Francesco Giuseppe, nel 1013. Tuttavia la sua incapacità di credere e di impegnarsi in qualcosa, di dare una direzione al vivere e al fare, gli impedisce di portare a buon fine l’iniziativa, che naufragherà nel nulla. La narrazione intreccia anche altre storie: da quella della crisi familiare di due altri personaggi (Walter e Clarissa) a quella di un condannato a morte. Dunque Musil, con questo romanzo, dopo I turbamenti del giovane Torless (1906) rappresenta al meglio la crisi dei valori che ha contrassegnato la società tedesca, testimoniando la crisi complessiva della civiltà, trattata anche da altri grandi autori mitteleuropei come Kafka, Proust, Mann, Joyce, Joseph Roth, Broch, i quali hanno sviluppato una vena letteraria che approfondisce l’analisi dell’esistenza umana già introdotta nella narrativa in lingua tedesca tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Ulrich è il rappresentante di una concenzione umanistica e individualistica della vita, che rifiuta la società tecnologica e massificata in cui si trova a vivere. Se nella prima parte de L’uomo senza qualità, l’attenzione si concentra soprattutto sulla storia della crisi coniugale tra Walter e Clarissa che termina con la pazzia di quest’ultima, nella seconda parte hanno grande peso le vicende del condannato a morte, Moosbrugger e la descrizione della decadenza dell’Impero austro-ungarico, mentre nella terza si approfondisce il rapporto tra Ulrich e Agathe.

Risulta difficile rendere un’idea plausibile della complessità e della varietà dei toni e di stili de L’uomo senza qualità estrapolando dei brani da questo capolavoro; tuttavia già solo il brano dove Musil presenta la Cacania è utile a farci conoscere la prima caratteristica dello stile dello scrittore austriaco: l’ironia. Essa emerge prima di tutto nella scelta di ribattezzare L’Austria Cacania, ma anche un esempio dove lui parla delle “torri che contengono moglie, famiglia, grammofono e anima”, come se le persone e la dimensione spirituale dell’esistenza fossero ormai assimilate a oggetti. L’ironia emerge con maggiore evidenza quando Musil parla dell’Austria pre-bellica, nel passo in cui afferma che la sua burocrazia era la migliore d’Europa e aveva un solo difetto: per essa genio e spirito di iniziativa nelle persone non autorizzate a ciò da alti natali o da incarico governativo erano impetinenza e presunzione.

Il tono ironico spesso si unisce ad un elemento grottesco e inquietante che Musil fa derivare dalle esperienze degli espressionisti come dimostra ad esempio la descrizione della vita nella città tecnologica del futuro dove gli individui sono ridotti a molecole:

La zoologia insegna che ds una somma di individui limitati può benissimo risultare un insieme geniale.

La critica della società tecnologica è condotta in base a una serie di valori che soo quelli dell’individualismo borghese ottocentesco, ma più in generale dell’Umanesimo classico: in base a questi valori l’autore riconosce nell’Austria pre-bellica un esempio di società più civile di quella moderna:

In Cacania un genio era sempre scambiato per un babbeo, mai però, come succedeva altrove, un babbeo per un genio.

Le contraddizioni che caratterizzano la vita in Cacania erano per Musil una garanzia di libertà individuale, le tradizioni per quanto assurde, consentivano all’individuo di riconoscersi in una collettività e di vincere il senso di solitudine e di disgregazione interiore che invece caratterizzano l’uomo moderno. Ironia e rimpianto si fondono inevitabilmente. La tematica esistenziale, strettamente connessa a quella ideologica, emerge con chiarezza nell’ultima parte della presentazione della Cacania. dove Musil elenca i nove caratteri che ciascun individuo possiede, facendo riferimento ai risultati della psicologia e della scienza moderna che hanno dissolto il concetto di unità dell’io:

[…] Perché l’abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio e forse anche carattere privato; li riunisce tutti in se, ma essi scompongono lui ed egli non è in fondo che una piccola conca dilavata da tutti quei rivoli, che v’entran dentro e poi tornano a sgorgarne fuori per riempire assieme ad altri ruscelletti una conca nuova.

Robert Musil: 10 frasi per ricordarlo

Robert Musil è tra i più importati scrittori del ‘900 europeo e rappresenta una pietra miliare nello sviluppo della sensibilità anti-soggettiva, che si muove in direzione opposta all’ideologismo e al moralismo. Per lo scrittore austriaco l’uomo privo di determinazioni proprie, “senza qualità”, si pone in un rapporto di «passività attiva» con se stesso e con il mondo circostante.

Dopo l’esperienza della guerra, l’ingegnere meccanico Robert Musil, lavorò come bibliotecario, redattore editoriale, impiegato del ministero per la propaganda alle truppe. Dal 1923 si dedicò esclusivamente alla letteratura. Nel 1931 lasciò Berlino e tornò a Vienna. Nel 1939 si rifugiò a Ginevra dove visse in dignitosa povertà fino alla sua morte che lo colse improvvisamente mentre lavorava al suo capolavoro incompiuto, L’uomo senza qualità. Tra le sue opere precedenti figurano: Incontri, Tre donne, Vinzenz e l’amica degli uomini importanti. Nel 1924, Robert Musil venne onorato con il premio dell’arte della città di Vienna, nel 1927 tenne un discorso a Berlino in occasione della morte di Rilke e nel 1929 Musil venne premiato con il premio letterario Gerhart Hauptmann.

Attraverso il protagonista nel capolavoro L’uomo senza qualità, Ulrich (che in realtà di qualità ne ha molte, ma manca di determinazione), Musil cha compiuto un viaggio  intellettuale attraverso le idee e le tensioni del suo tempo, scoprendo così le carenze delle tradizionali visioni del mondo. In questo senso storia, sociologia, economia, filosofia, religione, politica, sono ambiti importanti che offrono punti di vista limitati, che coabitano e si respingono in una cultura che non ha più la capacità raggiungere una sintesi complessiva.

 

1. “La matematica è un’ostentazione di audacia della pura ratio; uno dei pochi lussi oggi ancora possibili. Anche i filologi si dedicano spesso ad attività nelle quali essi per primi non intravedono il minimo utile, e i collezionisti di francobolli o di cravatte ancora peggio. Ma questi sono passatempi inoffensivi, ben lontani dalle cose serie della vita. La matematica, invece, proprio in esse abbraccia alcune delle avventure più appassionanti e incisive dell’esistenza umana”.

2.”Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev’essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com’è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è”.

3.”[…] anche l’amore era fra quelle esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo”.

4.”Negli anni della maturità pochi uomini sanno, in fondo, come son giunti a se stessi, ai propri piaceri, alla propria concezione del mondo, alla propria moglie, al proprio carattere e mestiere e loro conseguenze, ma sentono di non poter più cambiare di molto. Si potrebbe sostenere persino, che sono stati ingannati; infatti è impossibile scoprire una ragione sufficiente per cui tutto sia andato proprio così come è andato; avrebbe anche potuto andare diversamente; essi hanno influito pochissimo sugli avvenimenti, che per lo più sono dipesi da circostanze svariate, dall’umore, dalla vita, dalla morte di tutt’altri individui; e solo in quel dato momento si sono abbattuti su di loro”.

5.”Dio non intende che si prenda il mondo alla lettera: il mondo è un’immagine, un’analogia, un modo di dire del quale egli deve servirsi per un motivo qualunque, e naturalmente è sempre approssimativo; non dobbiamo prenderlo in parola, tocca a noi stessi trovare lo scioglimento del quesito ch’egli ci impone”.

6.”Ogni progresso è anche un regresso. C’è progresso sempre e solo in un determinato senso. E poiché la vita nel suo complesso non ha senso, nel suo complesso non ha nemmeno progresso”.

7.”Si ama una certa persona nonostante tutto, e anche per nessuna ragione; e ciò significa che il tutto è un’illusione, o che quest’illusione è un tutto, com’è un tutto il mondo, dove non si muove una foglia senza che l’Onnisenziente se ne accorga”.

8.”Se avete intenzione di affogare i vostri problemi nell’alcool, tenete presente che alcuni problemi sanno nuotare benissimo”.

9.”Listante non è altro che il punto di malinconia tra il desiderio e la memoria”.

10.Sport. Si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive”.

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