‘Frida Kahlo. Il caos dentro’, in arrivo alla Fabbrica del Vapore a Milano dal 10 ottobre al 28 marzo 2021

Dal 10 ottobre la Fabbrica del Vapore a Milano ospita una mostra straordinaria dedicata a Frida Kahlo. Un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo, la mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta una occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

Segue la sezione I colori dell’anima, curata da Alejandra Matiz, direttrice della Fondazione Leo Matiz di Bogotà, con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza (1917-1988). Matiz, considerato uno dei più grandi fotografi del Novecento, immortala Frida in spazi di quotidianità: il quartiere, la casa e il giardino, lo studio.

Al piano superiore la mostra prosegue con una sezione dedicata a Diego Rivera: qui troviamo proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita di Frida, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: gioielli, ceramiche, giocattoli. Esposti alcuni esempi mirabili di collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla Kahlo: gonne ampie e coloratissime, scialli e camiciole, copricapo e collane.

Il focus sulla tradizione messicana procede con la sezione dedicata ad alcuni dei più conosciuti murales realizzati da Diego Rivera in varie parti del mondo: saranno proiettati nella loro interezza e in alcuni dettagli i ventisette pannelli murali che compongono il Detroit Industry Murals (Detroit, 1932), il Pan American Unity Mural (San Francisco, 1940) e Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central (Città del Messico).

Nella sezione Frida e il suo doppio sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949). Il modlight è una particolare forma di retroilluminazione omogenea, in cui ogni dipinto, precedentemente digitalizzato, viene riprodotto su uno speciale film mantenendo inalterate le dimensioni originali.

A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi stati.

Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

Georges de La Tour in mostra a Milano fino al 27 settembre: la natura noir del Seicento francese

È la luce che vuole far la protagonista, vuole diventare un fantasma di scena, vuole parlarci: è la luce che si rivela. I colpi di luce staccano dalla composizione, si ergono in rilievo, strappano un pezzo di verità alla scena e lo rendono immortale, ma è solo un dettaglio, la punta di un diamante. Come i gioielli preziosi, alla fine, le tele di Georges de La Tour , si offrono prismatiche, caleidoscopiche, con gerarchie di luci al dettaglio nel mappare categorie sociali corrispondenti.

La luce ruba la natura del gesto e la svela al mondo; e il pittore francese illumina ogni dettaglio da gran detective dell’anima, della meschinità umana in scene di una cattiveria raccapricciante. I temi di fatto gotici dell’esposizione delle emozioni umane, sottolineano l’inevitabile tenebrosità scabra delle scene; e nel dare questa impostazione, l’artista mostra una compiaciuta soddisfazione nell’esporli di fronte a una luce viva, tridimensionale, e giudice.

Il percorso espositivo della mostra si snoda sui flashes del noir francese classico. È un’umanità giudicata dalla luce. Noi non possiamo farci più niente.

Quello che colpisce dell’allestimento è la provenienza dei prestiti: National Gallery of Art Washington D.C.; J. Paul Getty Museum, Los Angeles; Frick Collection, New York; San Francisco Fine Art Museum; Chrysler Museum, Norfolk e la National Art Gallery, Lviv. E la realtà museale che va in scena è quindi prettamente di ricerca; come di ricerca e indagine è l’impostazione del catalogo col colossale apparato di testi.

Quello di cui stiamo parlando è a conti fatti una mostra, una mostra di opere prevalentemente del de La Tour; una mostra che si tiene a Milano fino al 27 settembre 2020 – ma questa è una mostra particolare.

St. Joseph, the Carpenter

Doveva di fatto terminare il 7 giugno, ma il disastro COVID19 ne ha impedito il normale e regolare svolgimento e le date sono slittate tutte in avanti. Questa per cui è una mostra post lockdown che come tanti eventi altri nel mondo si svolge con determinate regole aggiuntive. E queste sono le norme del distanziamento sociale.

Innanzitutto, quindi, sono spariti tutti i servizi di biglietteria e tutto si svolge online non più on site. Per cui per prenotare l’ingresso, per prendere un biglietto, come nei più consumati musei per evitare la coda, ci si deve registrare su un sito, in questo caso su VivaTicket, e selezionare uno slot di tempo per l’ingresso, impostare un orario di entrata.

Fatto questo ci verrà consegnato o un biglietto elettronico con QR Code da far validare con lettura ottica tramite il telefono o un file da stampare e far validare sempre all’ingresso – ma in ogni caso la procedura è tutta online.

Poi si entra uno alla volta e si sta larghi. La sala contiene meno persone. Ma nel complesso la rappresentazione della streetlife del seicento francese, la stridente bagarre di sensazioni forti dovute al noir quotidiano che impazza su queste tele francesi, rimane un universo di emozioni borderline che non ha trovato ancora pace; e come profughi, ancora maledetti dalle stesse storie, i personaggi delle tele del de La Tour ancora si animano e vagano per le sale di Palazzo Reale in cerca della tridimensionalità di un piccolo raggio di luce per l’eternità.

Ci si deve arrendere a de La Tour. Primo mese di riapertura dell’era covid19 per la mostra a Milano, Palazzo Reale, dal titolo L’Europa della luce, sul pittore francese Georges de La Tour, in linea con Goya e Caravaggio, se non altro, ma con intuizioni e lampi già postmoderni.

Roma celebra i 2200 anni dalla fondazione di Aquileia con una mostra all’Ara Pacis

In occasione dei 2.200 anni dalla fondazione dell’antica città di Aquileia, Roma Capitale e il Museo dell’Ara Pacis si preparano a celebrarne la storia con una imponente mostra in programma da sabato 9 novembre al 1° dicembre 2019, con inaugurazione e conferenza stampa del Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e del Vice Sindaco di Roma Capitale Luca Bergamo venerdì 8 novembre.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, prestatore di alcune opere d’arte di eccezionale valore, e con il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, la mostra Aquileia 2200.

Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente intende ripercorrere le numerose “trasformazioni” della Città nei suoi momenti storicamente più significativi: l’antica città romana, l’Aquileia bizantina e medioevale e il Patriarcato, sino a giungere al periodo in cui la città fu parte dell’Impero Asburgico e infine agli anni della Prima Guerra Mondiale e del successivo dopoguerra.

L’affascinante percorso, curato da Cristiano Tiussi, Direttore della Fondazione Aquileia, e da Marta Novello, Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, con un contributo di don Alessio Geretti, curatore delle iniziative culturali di Illegio, pone l’accento sull’importanza del rapporto Aquileia-Roma e sulla straordinaria capacità di rigenerarsi di una città, più volte risorta dopo invasioni, spoliazioni, guerre e terremoti.

Fondata nel 181 a.C., Aquileia fu concepita come avamposto di Roma nel lembo estremo nord-orientale della penisola, in seguito centro d’irradiazione del Cristianesimo nell’Italia Settentrionale e nelle regioni del Centro ed Est Europa. Città ricca e popolosa, tanto da essere ricordata dal poeta Ausonio (IV secolo d.C.) come la quarta d’Italia, dopo Roma, Milano e Capua.

Per secoli Aquileia è stata porto commerciale di primissimo piano dell’intero Mediterraneo e ha costituito la porta d’entrata non solo di derrate e di merci, ma anche di arte e idee provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che, rielaborate e metabolizzate, si sono poi diffuse nell’Italia Settentrionale, nei Balcani e nel Noricum. Fu anche sede di un principato ecclesiastico e di uno Stato Patriarcale, a partire dal 1077 e fino alla conquista veneziana nel 1420, mentre il Patriarcato come entità ecclesiastica fu soppresso solo nel 1751, avendo come eredi le Arcidiocesi di Udine, per la parte veneta, e di Gorizia, per la parte imperiale.

Il ruolo che Aquileia ha svolto per due millenni ha avuto un significato non solo militare, politico ed economico, ma anche culturale e ideale nel bacino del Mediterraneo e nel rapporto tra Oriente e Occidente. Mettere in rilievo questa “specialità” di Aquileia a livello nazionale ed europeo è l’obbiettivo primario della mostra “Aquileia 2200”.

Dell’originalità del messaggio che proviene dalle testimonianze del passato aquileiese sono prova i reperti e le opere che segnano il percorso espositivo, che offre una suggestiva selezione di calchi in gesso, modelli e preziosi pezzi originali, avvalendosi anche del supporto di strumenti multimediali.

Tra le diverse opere, alcune pregevolissime: l’iconica “testa di Vento” bronzea, di ascendenza ellenistica, la testa di vecchio, improntata a forte realismo, la bellissima stele funeraria del gladiatore, due eccezionali mosaici (raffiguranti uno “pesci adriatici”, l’altro uno stupendo pavone), rilievi marmorei e statue. È inoltre presente un’ampia e preziosa collezione di oggetti in ambra, espressione di quell’artigianato artistico che si era sviluppato nella città, punto d’arrivo dell’antichissima “Via dell’Ambra” proveniente dal Baltico, dove la resina fossile era raccolta.

Della mostra faranno inoltre parte 23 calchi di reperti aquileiesi realizzati nel 1937 in occasione della Mostra Augustea della Romanità (dove Aquileia era la città più rappresentata, insieme a Ostia e Pompei), oggi custoditi presso il Museo della Civiltà Romana e alcuni di essi restaurati per l’occasione grazie alla Fondazione Aquileia.

Ancora, nella sezione del Cristianesimo, un bassorilievo in pietra calcarea del IV secolo raffigurante l’abbraccio tra Pietro e Paolo, commovente testimonianza della vitalità e della ricchezza della grande Chiesa Aquileiese e, per concludere, due spaccati storici sul Patriarcato di Aquileia e sul Milite Ignoto. In quest’ultima sezione in particolare sarà esposto per la prima volta il tricolore, recentemente donato allo Stato, che avvolse, nella cerimonia in Basilica ad Aquileia nel 1921, il feretro del soldato scelto dalla madre di un soldato caduto e disperso, Maria Bergamas, per rappresentare tutte le vittime disperse in guerra.

Ad arricchire la mostra, al centro del percorso espositivo, sono collocate 43 splendide fotografie del grande Maestro friulano Elio Ciol, che da decenni coglie l’essenza degli antichi oggetti e dei resti monumentali tuttora visibili, fornendo un formidabile apporto documentario, emozionante e vivido, di Aquileia. Questi e altri lavori del Maestro Ciol sono stati esposti quest’estate al MAMM di Mosca e prossimamente daranno vita a un’altra mostra a Ekaterinburg.

Sarà infine proiettato, all’interno del percorso espositivo, un estratto del docu-film “Le tre vite di Aquileia” realizzato da 3D produzioni e destinato a entrare nella programmazione di Sky Arte. Il documentario ripercorre duemila anni di storia di Aquileia attraverso interviste, riprese realizzate nei luoghi simbolo di Aquileia, ricostruzioni virtuali e filmati d’epoca concessi dall’Istituto Luce.

 

A Tunisi le pitture di Corrado Veneziano su Leonardo da Vinci

Una mostra pittorica dell’artista e docente di Tursi (Matera), Corrado Veneziano in Tunisia per celebrare il 500° anniversario della morte del genio di Leonardo, con un’esposizione sul “Codice atlantico”, la più ampia raccolta di disegni e scritti di da Vinci. Con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

 

TUNISI – Dopo l’inaugurazione ad Amboise (sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica francese, e con il sostegno del Museo del Louvre), e dopo le mostre nell’Osservatorio astronomico di Firenze per conto del Comune di Firenze, e a Matera Capitale italiana della Cultura 2019, nel Museo nazionale, le tele del “Leonardo Atlantico” di Corrado Veneziano “emigrano”, per la prima volta fuori dall’Europa, nella città di Tunisi. E tale confronto si preannuncia estremamente interessante: da un punto di vista estetico e culturale.

La curatela della mostra è firmata dai critici e dagli storici dell’arte Niccolò Lucarelli, Francesca Barbi Marinetti e Raffaella Salato.
Il progetto “Leonardo Atlantico” è composto da trenta opere (tutte a olio) che tengono assieme, sovrapposte, alcune frasi (spesso da destra a sinistra, come nella stimolante abitudine leonardesca) e una serie di immagini disegnate da Leonardo nel suo celeberrimo “Codice Atlantico”. Parole e disegni, frasi e schizzi sono evocati, ripresi, estrapolati dalle pagine di Leonardo; e tutti sono poi sospesi(viaggiando, riposando, volando) in un azzurro-blu-celeste che di volta in volta è universo impenetrabile e moderno, cielo poeticamente spirituale, firmamento notturno e fiabesco.

I disegni riprendono ruote, ali, archi e cannoni di artiglieria; e poi appunti personali, operazioni matematiche e alchemiche. E tutto questo, nel tappeto bluastro dello sfondo di Corrado Veneziano, si fanno oggetti metafisici: astratti e fascinosi. Tutte le immagini e le parole disegnate, comunque e in ogni caso, testimoniano il continuo lavorìo dell’uomo sulla terra; l’ostinazione e la forza nel cercare e perfezionare; la volontà di superare steccati tra tecnica, scienza e arte; il lucido desiderio – la “libertà” – nel sentirsi ideatori ed esecutori, ingranaggi, motori e arbitri di un ciclo inesauribile che nessuna stasi può rallentare e fermare.

La mostra, patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e sponsorizzata dalla Scuola di Lingua italiana Leonardo da Vinci (Roma-Milano-Firenze-Siena), rimarrà aperta dal 10 ottobre 2019 al 10 novembre 2019, tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 13:00.

Al via la mostra “Da Artemisia a Hackert- Storia di un antiquario collezionista alla Reggia”

È partita ieri la mostra Da Artemisia a Hackert- Storia di un antiquario collezionista alla Reggia. L’esposizione, inaugurata il 16 Settembre, sarà visitabile dal pubblico fino al 16 Gennaio 2020. Ad ospitare il percorso espositivo sarà la Reggia di Caserta e precisamente la Sala degli Alabardieri, la Sala delle Guardie del Corpo e le Retrostanze settecentesche.

In mostra ci saranno quadri di scuola romana e napoletana appartenenti ad uno dei più prestigiosi antiquari italiani Cesare Lampronti.
“Cervello in fuga”, il collezionista Lampronti, esponente di una storica famiglia romana di antiquari, è stato costretto a chiudere la sua galleria romana per trasferirsi a Londra; un’ulteriore e triste testimonianza che in Italia mancano prospettive ed incentivi per agevolare le condizioni lavorative.

“L’ostacolo insormontabile è la burocrazia, i responsabili degli uffici che sbarrano la strada alla circolazione delle opere con vincoli, autorizzazioni, notifiche pareri e tasse” ha spiegato Lampronti.

A questo propositivo è intervenuto il coordinatore della mostra, Vittorio Sgarbi “Lampronti si è esposto al rischio di uno Stato che non capisce che le opere d’arte sono beni universali e limita attraverso vincoli e notifiche il commercio d’arte rendendo l’Italia un ghetto di intollerabile minorità culturale. Oggi tutto avviene a Londra e New York- ha aggiunto- dove le opere italiane circolano e nel 90% dei casi vengono acquistate da italiani e portate in patria”.

La mostra nasce dall’idea di avvicinare il mondo del collezionismo privato e delle Gallerie d’arte a quello dei Musei, intesi come luoghi deputati alla fruizione e alla valorizzazione culturale. Essa si propone di mostrare il legame esistente tra le opere già presenti all’interno della collezione reale, esposta nelle sale della Reggia e i dipinti presenti nella Lampronti Gallery.

La direttrice della Reggia, Tiziana Maffei si è espressa in questi termini: “Ha avuto coraggio a ospitare un ‘mercante nel tempio. Vorrei che questa mostra fosse il primo passo di una strada nuova in cui istituzioni e antiquari non siano più considerati come cani e gatti. L’antiquario che seleziona e valorizza le opere per i collezionisti non è un semplice mercante ma svolge un ruolo culturale importante”.

Questo grande evento culturale e artistico sarà non solo una magnifica vetrina per ammirare capolavori del seicento e del settecento ma, un’occasione per arricchire il patrimonio artistico della Reggia: Lampronti, infatti, donerà due opere della sua collezione, il Martirio di Sant’Agata di Salvator Rosa e il Ritratto del Cardinale Antonelli, di Pompeo Batoni.

Inoltre sarà esposto per la prima volta a Caserta, il Porto di Salerno di Jakob Philipp Hackert, che è il “pezzo” mancante della serie dei Porti realizzata da Hackert per il re Ferdinando IV di Borbone. La mostra, quindi, diventa così occasione per mostrare ai visitatori l’intera serie dei Porti del Regno, recentemente restaurata. Il progetto prevede l’esposizione di ulteriori quadri di vedute di Napoli e della Campania, realizzati da pittori presenti nella collezione della Reggia.

Le opere scelte sono riconducibili a cinque aree tematiche differenti: pitture caravaggesche; pittura del ‘600; vedute; paesaggi e nature morte. Tra gli autori in mostra Artemisia Gentileschi, Bernardo Cavallino, Salvator Rosa, Luca Giordano, Baciccio, Pietro da Cortona, Rubens, Pompeo Batoni, Guercino, Canaletto, Bellotto, Gaspar van Wittel, Jakob Philipp Hackert, Antonio Joli, Nicolas Poussin, Claude Lorrain, Francesco Solimena, Bartolomeo Bimbi e Paolo Porpora.

La mostra offrirà l’occasione anche per dare risalto al ruolo che già da diverso tempo la Reggia di Caserta ricopre, grazie alla collaborazione con le università e gli istituti di cultura campani e con la rete di musei italiani, di centro di diffusione culturale e di luogo dedicato allo studio e alla ricerca. La finalità culturale, nonché quella didattico-scientifica sarà quindi promossa attraverso la realizzazione di giornate-studio, che vedranno coinvolti esperti del mondo accademico, con approfondimenti su tematiche quali: il mercato dell’arte; il legame tra il collezionismo privato e gli enti pubblici; la pittura napoletana del XVII e il XVIII secolo.

 

Fonte: http://www.ansa.it/canale_viaggiart/it/notizie/bellezza/2019/09/16/un-antiquario-alla-reggia-di-caserta_391ce14f-d940-405b-a5f6-060c100ec454.html

Il surrealismo di Ribeiro e Shahla Rosa alla New York Artifact dal 31 luglio

La galleria di New York ARTIFACT inaugurerà una mostra di arte surrealista del XXI secolo con l’artista portoghese Santiago Ribeiro e l’artista americana  Shahla Rosa.

L’idea è nata da un invito della galleria ARTIFACT diretta all’artista di Coimbra Santiago Ribeiro che a sua volta ha deciso di invitare una delle più grandi artiste femminili surrealiste di oggi: Shala Rosa. Entrambi gli artisti fanno parte della più grande mostra di arte surrealista del nostro secolo, l’International Surrealism Now, di cui Santiago è creatore e promotore dal 2010 grazie alla Fondazione Bissaya Barreto, espandendo tale iniziativa a livello internazionale.

Santiago Ribeiro painting

L’Artifact Gallery è una società di spazi espositivi e di marketing che fornisce servizi artistici ad artisti, collezionisti e società di New York City. La mostra sul Surrealismo portoghese e nordamericano a New York si svolgerà dal 31 luglio al 4 agosto 2019.

Davvero mirabile l’iniziativa di Santiago Ribeiro, che si è dedicato alla promozione del surrealismo del XXI secolo, attraverso mostre in città e Paesi di tutto il mondo tra cui figurano Berlino, Mosca, Dallas, Los Angeles, Mississippi, Varsavia, Nantes, Parigi, Firenze, Madrid, Granada, Barcellona, Lisbona, Belgrado, Monte Negro, Romania, Giappone, Taiwan e Brasile.

Surrealism Now è l’unione di movimenti artistici quali il surrealismo, l’arte visionaria, il realismo astratto e fantastico. Per Santiago Ribeiro, come ha più volte dichiarato, il surrealismo è “assoluta libertà illimitata e sfrenata in quanto le immagini surrealiste attingono da sogni e visioni permettendo all’inconscio di esprimersi”; per cui partendo da tale prospettiva, è il comportamento umano il tema principale dei dipinti di Ribeiro. La maggior parte dei dipinti dell’artista portoghese sono infatti considerati come “composizioni complesse che illustrano le profonde preoccupazioni sulla società moderna e il suo comportamento individuale e collettivo”.

Come ha giustamente affermato lo scrittore António Arnaut, “la pittura di Santiago Ribeiro ci dà il vero e l’interno, l’irreale e la sua semioscurità, il movimento e la sua iperbole, come il sapore del seminatore che accarezza il raccolto. Se il tratto è surrealista, ciò che i suoi quadri ci mostrano, in un giusto equilibrio di colori, è un’altra realtà, come se le figure che ci sfidano fossero le nostre ombre sollevate dal profondo della memoria.

Shahla Rosa Painting

Le opere dell’artista canadese Shahla Rosa, si ispirano ad Andre Breton, Sigmond Freud e Dante Alighieri, i cui pensieri e teorie sono dipinte sulla tela nel tentativo di far luce sul suo io interiore, raffigurando quello che l’artista chiama “il Risveglio del Risveglio” e interpretando le sue reazioni emotive alla bellezza e alla falsità del mondo in una ricerca di verità universali.

 

Indirizzo, orari e contatti:

ARTIFACT GALLERY
84 Orchard Street
New York, NY 10002,
UNITED STATES.
T: 212.475.0448
info@artifactnyc.net
Hours: Wed-Sat, 12-6 h
www.artifactnyc.net

‘Terra Madre’, la prima biennale d’arte contemporanea a Caserta, dal 1 al 21 ottobre

La Biennale d’Arte Contemporanea del Belvedere di San Leucio è in programma dal primo al 21 ottobre 2017. L’evento, organizzato dall’associazione di promozione sociale WebClub, in collaborazione con le città di Caserta e Casagiove è diretto da Gianpaolo Coronas. La Biennale si avvale della collaborazione di Sergio Gaddi presidente di giuria e curatore, nonchè di quella internazionale di Antonio Campanile editore di Inews Kunst di Zurigo. La prima inaugurazione domenica primo ottobre alle ore 17,30 nel Real Sito Borbonico di San Leucio, complesso monumentale patrimonio Unesco, ricadente nel Comune di Caserta. Il secondo opening sarà il 7 ottobre alle 18,30 al Quartiere Militare Borbonico di Casagiove, location che ospiterà gli eventi collaterali.

Sette sono le sezioni in cui è articolata la Biennale: “Tributo a Mark Kostabi”, “Omaggio al maestro del fuoco Bernard Aubertin”, “Campania Semper Felix”, “Identità”, “Passione del Colore”, “International Exhibition” e “Italian Project”. 
La Biennale nasce dalla collaborazione tra il Comune di Caserta e quello di Casagiove e rientra nell’ambito di un protocollo d’intesa siglato tra i due Comuni, avente come oggetto la realizzazione di progetti di valorizzazione turistico-culturale dei siti borbonici.

Il tema principale della Biennale d’Arte Contemporanea del Belvedere di San Leucio 2017 è “Terra Madre”, la riscoperta dell’amore per la natura e del patrimonio artistico-culturale che attraversa il fascino delle conoscenze, il confronto e l’esaltazione delle differenze, unendo passato e presente in un viaggio fatto di emozioni, bellezza e cultura. L’obiettivo è quello di promuovere le arti visive, dalla pittura alla scultura, al design, alle installazioni, alla fotografia, alla grafica digitale, alla video-art e all’arte ecosostenibile, con un’attenzione però anche alla danza, alla musica, al teatro, ai luoghi e alle eccellenze territoriali. Per questo la Biennale si articolerà in sezioni.

Il tributo dedicato a Mark Kostabi, celebre per i suoi soggetti senza volti che richiamano alla mente le opere di De Chirico, è curato da Enzo Battarra. All’artista americano è stato assegnato il Premio Belvedere, il massimo riconoscimento che la Biennale attribuirà in ogni edizione a un artista internazionale che si è impegnato per la valorizzazione del complesso monumentale di San Leucio e per il territorio casertano. Mark Kostabi ha realizzato proprio nel Belvedere una memorabile performance artistico-musicale e ha allestito una sua personale nel Museo di Arte Contemporanea della Città di Caserta.

L’omaggio riservato a Bernard Aubertin, il grande artista riconosciuto come maestro del fuoco, ha come curatore Giorgio Agnisola organizzato dalla Responsabile Claudia Grasso di Toro Arte di Sessa Aurunca.
“Campania Semper Felix”, curatore Enzo Battarra, è la sezione dedicata agli artisti campani di più generazioni che hanno dato lustro al territorio e che si sono distinti sul piano nazionale e internazionale per un lavoro di ricerca.
“Identità” è il tema della sezione di fotografia, è curata da Luca Sorbo e proporrà una rigorosa selezione degli autori più rappresentativi di Terra di Lavoro.

La sezione “Passione del Colore” è curata da Viviana Passaretti e ospiterà artisti nazionali che si connotano per la ricerca cromatica.
“International Exhibition” è il titolo della sezione di artisti stranieri, curata da Irina Machneva Mota e Antonio Campanile.
La sezione “Italian Project”, curata da Luigi Fusco, vuole essere una proposta innovativa, che nasce dalle adesioni di molti artisti nazionali al percorso progettuale messo in campo dall’associazione.
La www.biennalebelvedere.it porterà artisti stranieri e italiani nella regione incrementando il turismo fuori stagione.

 

Fonte: Exibart.segnala

 

 

L’universo simbolico e rituale di Hermann Nitsch in mostra al CIAC di Foligno

Con la mostra Hermann Nitsch O. M. T Origine Mysterien Theater (Teatro delle Orge e dei Misteri) -Colore dal Rito, inaugurata al CIAC, Centro Italiano di Arte Contemporanea di Foligno il 25 marzo, l’austriaco artista contemporaneo più conosciuto al mondo per le sue azioni performative molto discusse ha selezionato quaranta opere della sua straordinaria produzione, tra cui alcune delle più celebri installazioni provenienti da numerose collezioni, appositamente allestite nel museo umbro; luogo di promozione culturale inerente la ricerca artistica del nostro tempo.

Curata da Italo Tomassoni e da Giuseppe Morra, gallerista napoletano ed editore degli scritti di Nitsch cui ha dedicato nel 2008 un Museo a Napoli, la personale dedicata al massimo esponente dell’Azionismo Viennese e dell’Informale mira a coinvolgere i visitatori, abbattendo qualsasi confine tra opere e pubblico, nell’ambiguamente complesso e densamente oscuro universo artistico del grande maestro visivo. L’osservazione e la riflessione critica della realtà in cui visse, i difficili anni della Vienna post bellica, sono all’origine della densa e sempre più complessa poetica di Hermann Nitsch (Vienna, 1938), sul cui significato la mostra intende concentrarsi: il Teatro delle Orge e dei Misteri, appunto, quello che rappresenta per lui un percorso di ricerca concepito sull’indagine dell’esperienza umana di derivazione drammatica, il quale sconfina nell’orrore della comunicazione visiva nelle sue rappresentazioni pittoriche astratte protese verso la simbologia del rituale.

Le opere presenti in mostra sono grandi tele, installazioni, litografie realizzate nell’arco di tempo compreso tra il 1984 e il 2010 e  sono divise in nove diversi cicli di lavori inseriti in un percorso espositivo concepito come se fosse un’unica grande opera. Un palcoscenico di immagini, un teatro nel teatro quello a cui approda la parabola artistica di Nitsch, drammaturgo, compositore, filosofo oltre che artista visivo, il quale riesce ad azzerare ogni forma espressiva riducendo la produzione artistica a un puro fatto teatrale, per il quale non occorrono altri strumenti che il corpo dell’artista e la sua intelligenza creativa. Sangue e altri fluidi organici, infatti, sono gli strumenti della crudezza delle sue azioni che rievocano sacrifici rituali dai complessi e oscuri valori mistici. Dal rito deriva la violenza del colore rosso schizzato o versato sulle grandi tele alla quale vernice egli sostuisce il sangue di animali morti.

Un universo lynchiano si potrebbe dire che, nel caso di Nitsch, comprende, dunque, gli aspetti più orribilanti e oscuri dell’individuo derivati non dalla conoscenza della realtà, questo è il senso più profondo dell’arte di Nitsch – contribuendo in maniera significativa sul nuovo modo di concepire e soprattutto esprimere l’arte contemporanea- ma dalla scoperta inattesa di emozioni, sensazioni ed esperienze conturbanti frutto di scavi interiori, quelle immagini visionarie e percepite nell’inconscio dell’uomo, continuo viaggiatore senza timone di un viaggio esplorativo nella profondità dell’anima, per innamorarsi perdutamente e intensamente della vita, gioia e dolore.

Un’arte scandalosa e provocatoria quella di Hermann Nitsch che il CIAC di Foligno offre la possibilità di conoscere ed esplorare fino al 19 luglio con la mostra Hermann Nitsch O. M. T Origine Mysterien Theater (Teatro delle Orge e dei Misteri) -Colore dal Rito, nella sede di Via del Campanile, realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Morra di Napoli, impegnata nella ricerca del valore della comunicazione visiva dell’arte contemporanea.

“Malaktion”