L’attore e regista Al Fenderico vince il premio internazionale Vincenzo Crocitti

“E un riconoscimento particolarmente importante per me perché viene dall’Italia, il mio Paese di origine, da dove sono partito per inseguire la mia passione artistica e crescere in ambito internazionale. Ringrazio per questo tutti i Componenti del Premio e il suo direttore, Francesco Fiumarella.” Al Fenderico, commenta così l’assegnazione a Roma del Premio Internazionale Vincenzo Crocitti quale attore, regista e sceneggiatore emergente. Il premio fu istituito in onore dell’attore Vincenzo Crocitti, ricordato, tra l’altro, per il film “Un borghese piccolo piccolo” (1977), dove ricopriva il ruolo del figlio del personaggio interpretato da Alberto Sordi.

Per quel film, a Crocitti vennero assegnati un Premio speciale al David di Donatello e un Nastro D’Argento. In passato, ad aggiudicarsi il Premio sono stati attori e registi italiani affermati come Alessandro Borghi (2015), Vincent Riotta (2017), Marcello Fonte (2018), Francesco Montanari (2018), Volfango De Biasi (2018) ed altri, ma come anche altri protagonisti emergenti nel panorama cinematografico internazionale.

Al Fenderico, nato a Napoli nel 1992, bilingue italiano ed inglese, attore, regista, sceneggiatore e produttore creativo, deve la sua formazione alle numerose esperienze conseguite in Italia, Canada (anche con Maestri di Hollywood), e Regno Unito dove ultimamente sta conseguendo la laurea in regia e sceneggiatura presso il Royal Central School of Speech and Drama di Londra, riconosciuta molto per aver forgiato moltissimi artisti che ricoprono ruoli importanti nell’industria cinematografica e teatrale internazionale.

Il suo percorso artistico si snoda tra Canada, USA, Regno Unito e Italia. Significativo anche il suo impegno in teatro e in una serie di cortometraggi girati a Napoli e Londra, protagonisti di Festival internazionali e di molti riconoscimenti. Tra questi, nel 2017 ha recitato e prodotto uno spot pubblicitario a Napoli sulla sicurezza stradale: “Guida Responsabilmente”, premiato come Miglior Spot, al settimo evento de “La Madonna v’accumpagna, chi guida sei tu”.

Il suo cortometraggio “Hey Tu”, in cui ha lavorato come sceneggiatore, regista, produttore e attore co-protagonista, arrivato alla selezione ufficiale è poi risultato finalista di molti Festival e per la sceneggiatura ha ottenuto la Menzione d’Onore quale Miglior film d’ispirazione al Top Shorts Online Film Festival nel 2018 a Los Angeles. Questo suo lavoro è stato poi lanciato con successo su Amazon Prime Video USA, Regno Unito e Germania . Un altro cortometraggio in lingua inglese, dal titolo “Alfabeto Italiano”, in cui interpreta il ruolo del protagonista, è sulla nuova piattaforma di streaming Reveel Movies.

Al Fenderico è ora impegnato nello sviluppo del suo film drammatico “Belong” scritto insieme al suo collega Carlo Finale e lavora alla scrittura di una sua nuova serie televisiva. Un talento da seguire.

 

‘Donna con due ombre’: l’esaltazione della bellezza unita alla denuncia ambientale

Donna con due ombre, edito da Homoscrivens è l’ultimo romanzo di Rita Guardascione.

Classe 1964, la scrittrice nasce a Monte di Procida, in provincia di Napoli. Diplomata, insegna prima nella scuola elementare, poi si dedica al commercio.

Amante del teatro e delle fiabe, rappresenta la pièce Una condizione assolutamente privata (teatro Leopardi 1994)(Castello aragonese di Baia1996)(Benevento città spettacolo rassegna 1997). Nel 2003 pubblica Il lago rapito con Homoscrivens; nel 2005 la filastrocca La particella Universale. Nel 2006 vince il concorso internazionale “Una poesia per l’Alzheimer” con il racconto L’assenza.
Del 2017 è il romanzo Donna con due ombre.

Donna con due ombre: Sinossi

La copertina del libro

Donne con due ombre è una spy-story dal sapore thriller.

Micol conduce una vita apparentemente normale. Ha trentacinque anni e si muove in una Napoli affascinante e contraddittoria, che fa da sfondo alle sue vicende e a quelle degli altri personaggi.

Pur essendo un’affermata psicoanalista conduce una doppia vita, celando a tutti il suo impenetrabile ruolo di killer. Un’arma di morte mirata e precisa che lavora alle dipendenze di un uomo potente e spietato, Mario Alain.
Mario Alain vanta un legame di parentela con la protagonista, conosce il suo passato e tiene sotto minaccia suo padre, obbligando la donna, indirettamente, a uccidere per lui. Ma dopo diciassette anni, le due vite di Micol cominciano a scontrarsi, a incrinare il delicato equilibrio che le teneva insieme. Mentre la Micol-psicoanalista si imbatte in Jessica, quattordici anni e cinque tentativi di suicidio, e nel suo mondo di degrado e miseria, la Micol-killer è costretta a sparare ancora per saldare il debito con lo zio, il quale le impedisce di estinguere il suo obbligo.

Una fitta rete di personaggi si intersecano in questa doppia esistenza, palesandosi a poco a poco per quello che realmente sono: pedine di un gioco lucido e crudele, architettato dal boss per consolidare il suo potere.
Intanto l’odio cresce dentro Micol: l’odio per quell’uomo che ha deciso di avvelenare la propria terra e uccidere la propria figlia; quell’uomo senza sentimenti e senza scrupoli, ennesimo esempio di “etica camorristica” in un paese stuprato incessantemente.
In uno scontro finale Micol riesce a uccidere Mario Alain, mettendo fine al suo regno di terrore. Oramai libera dal giogo del ricatto, Micol finalmente può iniziare a rimettere insieme i pezzi della propria esistenza.

Era il cinque settembre di un anno fa, il vento che soffiava dal mare era caldo, troppo caldo, eppure tremavo, il cuore aveva ac- celerato i suoi battiti improvvisamente. Mi guardai le mani, erano instabili. Inspirai ed espirai tre boccate d’aria, una dietro l’altra, rilassai le spalle, presi la Glock 19c e l’appoggiai sul muretto, tra le gambe per proteggerla dagli sguardi. Di colpo il tremore si arrestò. Una forza sconosciuta mi salì dalle viscere, per la prima volta pro- vai una sensazione di sollievo, senza il peso e la freddezza di quel ferro appoggiato alla mia pelle.
Sarebbe stato bello poter scegliere di liberarmene, abbandonarla lì come una disgrazia da fuggire, se solo avessi avuto un’alterna- tiva. Purtroppo non era quello il tempo. La infilai di nuovo nella tasca del K-way, proprio in mezzo al seno, e contemplai la sua for- ma sul cuore mentre seduta rivolta verso il mare guardavo oltre gli occhiali da sole sperando di non trovarmi mai troppo lontana da lì, da quella terra che chiamano flegrea.
L’unico luogo dove mi sono sempre sentita a mio agio.

A differenza dei personaggi principali, – ha dichiarato la scrittrice Rita Guardascione – i luoghi che descrivo sono tutti reali. C’è Napoli e ci sono i Campi Flegrei dove io sono nata e con la quale la protagonista ha un legame inconsapevole e indissolubile.

E ha aggiunto: Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo oltre alla voglia di creare e dare corpo al mio personaggio, c’era la volontà di evidenziare un disagio intimo che molti come me vivono ogni giorno perché spettatori di realtà contrastanti, convivenze di bellezza e disarmonia. L’obiettivo era quello di dirigere spot su vari luoghi evidenziando la propria fisicità attraverso un personaggio, inoltre, sottolineare come, certi soggetti, concorrono alla invivibilità di questi posti a discapito di molte persone che vivono lì e giorno dopo giorno diventano invisibili.

Contemporaneamente desideravo esaltare la bellezza della terra flegrea e di Bacoli che, la protagonista, sente come la sua seconda casa. Micol, infatti, pur ignorando le sue origini attribuisce alla bellezza di questi posti il suo attaccamento e li ama, come li amo io, dimenati tra l’armonia della natura, della storia che si respira ovunque e l’incuria, figlia di un immobilismo ancestrale del quale siamo vittime e artefici.
Per anni siamo rimasti a guardare fingendo di non vedere chi la stava stuprando. Purtroppo è accaduto e le ferite sono evidenti. Anche se la bellezza le occulta, noi sappiamo che ci sono. Nel romanzo ho dato a Micol il potere di difenderli prima che fosse troppo tardi. Nella realtà speriamo nel potere della politica giovane e consapevole”.

 

https://www.homoscrivens.it/product-page/donna-con-due-ombre-rita-guardascione

 

‘Pulcinella è cattivo’: il ritorno di Gianluca di Matola in libreria

Pulcinella è cattivo, edito da Clown Bianco, nella collana i Gechi, è l’ultimo Noir di Gianluca di Matola. Il romanzo, presentato in anteprima all’ultima edizione del GialloLuna NeroNotte, il Festival del giallo e del noir italiano, uscirà nelle librerie il prossimo 14 Novembre.

Gianluca di Matola è nato a Napoli e vive a Sant’Anastasia, comune della provincia partenopea. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo Dieci.Ventotto edito da Prospettiva Editrice.

Un’ondata di successo investe lo scrittore, che negli anni successivi, diventa sempre più prolifico. Nel 2016 di Matola vince il concorso indetto dalla Nunzio Russo Editore, aggiudicandosi la messa alle stampe del suo secondo romanzo Come la pioggia sulla terra. Ancora nel 2016, a Lignano Sabbiadoro, gli viene conferito il Premio Scerbanenco per il racconto Ottani. Nello stesso anno è finalista al Garfagnana in giallo e vincitore dell’edizione 2018 del Premio per il Miglior Romanzo Inedito, indetto a Ravenna da GialloLuna NeroNotte.

Anche il 2018 è ricco di riconoscimenti: Gianluca di Matola si classifica secondo nella prima edizione del concorso letterario Thrillercafé. Sempre nel 2018 ha pubblicato, con Clown Bianco, il romanzo Luce scritto a quattro mani con Bettina Bartalesi.

Pulcinella è cattivo: il noir ambientato in un quartiere popolare di Napoli

Sara Venturi è una giovane ispettrice della Squadra mobile della Questura centrale di Napoli, sezione omicidi. Da due anni indaga sulla scomparsa di Umberto e Vanessa, due bambini che vivevano nel quartiere popolare di Ponticelli. Ossessionata dalla ricerca del colpevole, Sara
non solo è riuscita a conquistare la fiducia degli abitanti di una zona dove a dettare legge è la camorra, ma è diventata amica delle famiglie di Umberto e Vanessa.

Quando rischia di vedersi sfilare di mano l’indagine, per Sara inizia una disperata corsa contro il tempo. Ad affiancarla, il collega Boris, saggio, riflessivo e con un debole per lei; il dirigente della sezione omicidi Stani, chiamato semplicemente “Capo”; Luisa, una giovane con un passato doloroso; e Franz, un Rottweiler con un’affettività ingombrante come la sua mole.

Con il romanzo Pulcinella è cattivo, Napoli si tinge di noir. Lo scrittore Gianluca di Matola propone una storia dai graffi gialli e thriller con atmosfere accattivanti. Le avventure e le indagini della ispettrice Sara Venturi terranno incollate il lettore fino all’ultima pagina, fino a quando saranno svelati tutti i misteri.

 

La Lampadedromia racconta la Napoli pitagorica: le vere origini di Neapolis

C’era un preciso disegno geometrico di matrice pitagorica 2500 anni orsono all’origine della nascita di Napoli? La domanda ha affascinato per lunghi secoli storici, filosofi, matematici e archeologici. Ed ormai c’è un importante studio accademico che riesce a suffragare con rigore scientifico quella che finora era stata solo un’affascinante ipotesi. Il merito è dell’architetto napoletano Teresa Tauro, natali pugliesi di Castellana Grotte e studi universitari federiciani, che ha raccolto, documentato e argomentato lunghi anni di studi nel volume “Alle origini dell’urbanistica di Napoli” (Pandemos Editore), scritto a quattro mani con il contributo scientifico di Fausto Longo, docente di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’Università degli Studi di Salerno.

In occasione della sua quarta edizione la Lampadedromìa, il più antico evento sportivo attestato a Napoli, strettamente legato al culto di Partenope ed antecedente dei Giochi Isolimpici istituiti da Augusto, sabato 29 giugno alle ore 17 ha organizzato a Napoli nel Complesso di San Lorenzo Maggiore una conversazione aperta agli interventi del pubblico nel corso della quale Teresa Tauro si confronterà sulla “Napoli Pitagorica” con giornalisti, accademici ed esperti di storia, matematica, architettura, urbanistica e filosofia.

A seguire la visita guidata nel sottosuolo dell’Area archeologica di San Lorenzo Maggiore (ovvero quel che resta della sistemazione greca della città di Napoli).

La Lampadedromìa Neapolitana

La quarta edizione della Lampadedromìa si svolge come evento collaterale alla XXX Universiade estiva, anticipando di qualche giorno la cerimonia inaugurale dell’attesa kermesse sportiva, quale ideale testimone tra le antiche competizioni sportive partenopee e l’Universiade, che non a caso ha adottato come mascotte la sirena Partenope.

Il programma della manifestazione comprende due giorni di iniziative, tra conferenze, coreografie, teatralizzazioni e la vera e propria corsa con le fiaccole, che ha scelto un percorso che consente di costeggiare molti degli splendidi siti archeologici del Parco Archeologico dei Campi Flegrei e di Napoli, coinvolgendo in modo attivo le amministrazioni dei Comuni di Pozzuoli e Napoli, che hanno accolto con entusiasmo il progetto, che in prospettiva vuole raggiungere i 42Km della Maratona e variare il percorso in modo da includere un sempre crescente numero di beni culturali e paesaggistici del Golfo partenopeo.

 

Sabato 29 Giugno ore 17

Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore – Piazza San Gaetano – Napoli

Ingresso libero

Napoli Città Libro: il Salone del libro e dell’Editoria ritorna in città

Parte oggi Napoli Città Libro: Salone del Libro e dell’Editoria 2019. Dopo il successo riscosso l’anno scorso, la città di Napoli dà il via ad una seconda edizione molto più ricca e all’insegna di innumerevoli novità a partire proprio dalla location. Sarà infatti Castel Sant’Elmo, al Vomero, da oggi fino al 7 Aprile, la nuova cornice dove si svolgerà l’evento. Il castello sarà la fortezza del libro valorizzando la città partenopea come centro propulsivo della cultura. Al timone del salone c’è nuovamente l’Associazione Liber@rte, coadiuvata dal Centro per il libro e la lettura, dal Polo Museale della Campania e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il tema scelto da Napoli Città Libro è “Approdi: la cultura come porto sicuro”. In quest’epoca dove si rischia di farsi trascinare da opinioni contraffatte e verità sbiadite, la cultura è il faro verso cui dirigersi per non perdersi nella corrente. La mission del Salone è far approdare i partecipanti ad un momento di riflessione su stessi e sul mondo, toccando argomenti di attualità come migrazione, diritti civili, lavoro, scienza, ambiente e sviluppo sostenibile.

Saranno presenti case editrici piccole e grandi, locali e nazionali: 160 espositori da visitare e quattro giornate dense di incontri, laboratori, conferenze, workshop. Anche il Salone off è ricco di iniziative: dalle presentazioni di libri ai cicli di seminari.

Le sezioni in programma per Napoli Città Libro

Napoli Città Libro si arricchisce quest’anno anche di contenuti: a corredare il tema principale ci saranno svariate sezioni,che coinvolgeranno un pubblico sia adulto che giovane.
La prima sezione è Àncore, indispensabili per non andare alla deriva, qui si ragionerà sugli interrogativi che spingono l’uomo ad andare oltre il proprio orizzonte.
Il pubblico potrà dialogare con personaggi dello spettacolo, dell’arte ed assistere alle lectio magistralis di alcuni docenti universitari. Interessante lo spazio Sirene, che richiama alle famose divinità, ma rappresentano anche voci ingannatrici: in questa spazio si rifletterà sulle fake news, sugli immancabili concetti di populismo e demagogia anche con le testate giornalistiche del Mattino, Corriere della sera e Repubblica (quest’ultima davvero fabbricatrice di notizie false). Rotta su Napoli è la sezione in cui si potranno riscoprire tradizioni, storie e protagonisti della nostra città. Visite guidate è l’altra sezione del salone: qui i visitatori potranno riscoprire le storie e gli itinerari artistici del Castello Sant’Elmo e della Certosa di San Martino. Un sezione è dedicata e intitolata Ragazzi: i giovani sono il nostro futuro per questo è fondamentale infondergli l’importanza della cultura e della letteratura.

Gli ospiti di Napoli Città Libro

La Kermesse editoriale anche quest’anno sarà molto nutrita. Grande attesa per Raffaele La Capria una delle voci più significative della letteratura del 900 e per Jhumpa Lahiri,vincitrice del Premio Pulizer nel 2000.
Saranno presenti autorevoli scrittori: Giovanni De Luna, Elisabetta Moro, Marino Niola, Marco Buticchi, Ruggero Cappuccio, Gianrico Carofiglio, Maurizio Cucchi, Giancarlo De Cataldo,Cinzia Leone, Elio Pecora, Massimo Piccolo, Giancarlo Pontiggia, Stefano Mauri, Valentina D’Urbano, Lavinia Petti, Lello Marangio, Luca Maurelli,Davide Rondoni, Sandra Savaglio, Michele Serra, Andrea Tarabbia, Licia Troisi, Ilaria Tuti, Ester Viola, Gigi Di Fiore, Pino Imperatore, Lorenzo Marone .Carlo Greppi,Armando Torno e Alex Zanotelli, Licia Troisi, Roberto Quesada e Francesco Piccolo, Sabrynex,Chiara Nocchetti e Oreste Ciccariello. Anche il fumettista Paco Desiato e il musicista Antonio Onorato.

Parteciperanno personaggi noti del mondo dello spettaccolo: Renzo Arbore, Pippo Baudo, Rita Dalla Chiesa, Enrico Ianiello, Luisa Ranieri,Andrea Bosca, Marco Bonini, Vincenzo Salemme e il fenomeno web Casa Surace e Sonia Sodano, Gigi e Ross con Oreste Ciccariello.

Napoli Città Libro con queste premesse affronta questa nuova sfida cercando di attirare più lettori e appassionati con la speranza di trasformare Napoli nel centro della cultura e dell’editoria e candidandosi a diventare in futuro uno dei saloni internazionali di maggior rilievo, senza scadere nella retorica, cavalcare in maniera superficiale tematiche attuali e gridare come al solito al pericolo populismo.

 

‘L’Infinito’ di Leopardi e la ‘Scienza nuova’ di Vico, esposti alla Biblioteca Nazionale di Napoli

La citta di Napoli festeggia la Giornata Mondiale della Poesia con un grande omaggio: l’esposizione dell’autografo de L’Infinto di Leopardi in occasione del bicentenario dalla sua stesura. Presso la Sala Dorica di Palazzo Reale è stata inaugurata la mostra “ Il Corpo dell’idea. Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi” che sarà visibile gratuitamente fino al 21 Luglio. L’evento è stato organizzato dalla Biblioteca Nazionale in collaborazione con il Polo Museale della Campania-Palazzo reale e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e patrocinato dalla Regione Campania. Alla cerimonia inaugurale parteciperanno, oltre alle alte cariche regionali anche autorevoli studiosi tra cui Antonio Prete e Fabiana Cacciapuoti, curatrice della mostra.

Punta di diamante dell’allestimento è l’autografo de L’infinito del poeta recanatese conservato presso la Biblioteca Nazionale dal 1907. Quindici endecasillabi vergati da Leopardi nel 1819. Si tratta della prima stesura del componimento e dell’unica versione con ancora correzioni, cancellature e annotazioni preziosi per gli studi filologici. Esiste, infatti, un secondo autografo de L’infinito “ripulito” dall’autore per esigenze di stampa, il Manoscritto di Visso, contemporaneamente esposto a Recanati. Due città gemellate per omaggiare i 200 anni della stesura della lirica: Recanati, la città natale del poeta e Napoli la città in cui si spense.

Una passeggiata tra gli scritti di Leopardi e Vico

Oltre a L’Infinito è stata esposta una selezione di autografi leopardiani: le Operette Morali, lo Zibaldone, la Canzone alla Primavera, un menù stilato dallo stesso autore ed alcuni frammenti apocrifi di Stratone da Lampsaco. Tra gli autografi c’è anche la “Scienza nuova” di Gianbattista Vico.

“La mostra è stata realizzata nel segno della proficua sinergia tra gli istituti del MIBAC – ha spiegato il direttore della Biblioteca Francesco Mercurio –La narrazione si sviluppa a partire dalle origini del mondo, attraverso un itinerario tra gli Dei, gli Eroi e gli Uomini. Mitologia, filologia e poesia si intrecciano attraverso le parole di Vico e Leopardi in un dialogo che sembra non appartenere ad un tempo e uno spazio finito, ma prosegue oltre, in un flusso senza soluzione di continuità che giunge fino a noi, uomini del XXI secolo”. In più sarà possibile ammirare atri ventinove rari testi del ‘500 e del ‘700.

La mostra sarà non solo bibliografica, documentaria ma soprattutto multimediale. Tra gli obiettivi, dice Cacciapuoti, «quello di rifondare le illusioni: ossia offrire il senso ancora attuale di un itinerario antropologico, filosofico e poetico comune ai due autori, con una full immersion emozionale e fluida, che traducendo le idee in immagini restituisce un universo anche visivo e sonoro, oltre che testuale, dei loro principali nuclei tematici.

Una iniziativa curata nei minimi particolari ma soprattutto un evento di grande impatto con l’intenzione di avvicinare il grande pubblico al pensiero dei due autori in grado di fornire risposte attuali ai grandi temi della società contemporanea, valorizzando e rendendo fruibile al tempo stesso il patrimonio scientifico posseduto da questa biblioteca» come ha affermato il direttore della Biblioteca Francesco Mercurio.

Il soggiorno napoletano di Gabriele d’Annunzio” di Franco Di Tizio presentato il 4 ottobre scorso

Si è tenuta lo scorso giovedì 4 ottobre alle ore 18.00 presso la Libreria Iocisto (Via Cimarosa n. 20 – Piazza Fuga) la presentazione del libro “Il soggiorno napoletano di Gabriele d’Annunzio” (Ianieri Edizioni, collana Biblioteca dannunziana, 576 pp, con 189 illustrazioni, euro 38).
Con l’autore saranno presenti Raffaele Giglio, Già Professore Ordinario di Letteratura italiana Univ. Federico II e Filippo Sallusto, dannunzista.

Il soggiorno napoletano di Gabriele d’Annunzio, durato poco più di due anni tra il 1891 e il ’93, fu forse (e senza forse) il più negativo, o per lo meno il più travagliato momento della pur complessa sua vita: pressato da gravi problemi economici, che lo condussero quasi alla disperazione, in bilico tra l’estinzione, non voluta da lui, di un tenace legame amoroso e una nuova perigliosa conquista, Gabriele a queste difficoltà sapeva opporre un rimedio che era tutto suo: la creatività letteraria. Sono infatti gli anni dell’Innocente, delle Elegie romane, dell’iniziale pubblicazione del Trionfo della morte, del Poema paradisiaco, opere che attestano in modo inconfutabile lo spessore delle sue doti di narratore e di poeta.

Franco Di Tizio ha ricostruito in modo esattamente cronologico il drammatico tratto biografico di d’Annunzio, attingendo a memorie, articoli di stampa, insomma a tutto il materiale documentario che nel tempo si è andato costituendo intorno alla sua figura, e non di rado ha corretto e precisato con consapevole acribia ciò che altri hanno affermato o supposto: eloquente testimonianza, la sua, di un lungo e attento approccio alla figura del Pescarese, così ricca di interessanti momenti esistenziali e di risvolti emotivi, ancora da indagare a fondo.
Infatti anche da questo, che si può definire un breve flash sulla sua esistenza, scaturiscono interrogativi e perplessità, ad esempio sulla duplicità dell’eros dannunziano bilicato tra l’amante tradita e la nuova conquista, o sulla inesauribile, quasi torrenziale, dispendiosità della sua vita quotidiana, o sull’attitudine a rifugiarsi nell’arte sublime della parola nei momenti più critici dal punto di vista economico: un’arte che, lo si deve pur rilevare, egli frequentava anche per sopperire alle esigenze quotidiane, ma che pure gli suggeriva parole di straordinario fascino.

L’apporto alla ormai sterminata critica dannunziana di questo nuovo studio di Franco Di Tizio sta appunto nell’implicita sollecitazione ad addentrarsi ancora più a fondo, seguendolo di giorno in giorno, nel processo esistenziale di un personaggio così poliedrico e così dotato di creatività della nostra storia letteraria e civile.

Franco Di Tizio, nato il 14 ottobre 1948 a Francavilla al Mare, è medico umanista. Ha esordito in campo letterario, a vent’anni, pubblicando una raccolta di poesie, Aliquando permutabo (Solfanelli, 1968). Studioso del Cenacolo michettiano e, principalmente, biografo dannunziano, ha dato alle stampe numerosi libri, tra cui: Francesco Paolo Michetti nel cinquantenario della morte (Brandolini, 1980), Francesco Paolo Tosti (Brandolini, 1984), Costantino Barbella (Solfanelli, 1991), Carte dannunziane (Menabò, 1998), Il Camarlingo e la Camerlengo (Ediars, 2000), L’Attendente e il Vate (Ianieri, 2001), D’Annunzio e Michetti. La verità sui loro rapporti (Ianieri, 2002), D’Annunzio e Albertini. Vent’anni di sodalizio (Ianieri, 2003), Lina Cavalieri. La vita (1875-1944) (Ianieri, 2004), Antonietta Treves e d’Annunzio (Ianieri, 2005), Basilio Cascella. La vita (1960-1950) (Ianieri, 2006), D’Annunzio e Mondadori (Ianieri, 2006), Francesco Paolo Michetti nella vita e nell’arte (Ianieri, 2007), La Santa Fabbrica del Vittoriale nel carteggio inedito d’Annunzio-Maroni (Ianieri, 2009), D’Annunzio e Antonino Liberi. Carteggio 1879-1933 (Ianieri, 2009), La tormentata vita di Gabriellino d’Annunzio nel carteggio inedito con il padre (Ianieri, 2010), Giuseppe Mezzanotte e d’Annunzio. Cinquant’anni di amicizia (Ianieri, 2011), Gabriele d’Annunzio e la famiglia d’origine (Ianieri, 2013), Guido Treves e d’Annunzio negli anni del declino della Casa Editrice (Ianieri, 2014), D’Annunzio e la figlia Renata. Carteggio inedito 1897-1937 (Ianieri, 2015), Gabriele Cruillas. Il figlio non riconosciuto da d’Annunzio (Ianieri, 2016), Gabriele d’Annunzio e il figlio Veniero (Ianieri, 2016), Gabriele d’Annunzio e il figlio Mario (Ianieri, 2016), Giacomo Acerbo e i suoi rapporti con d’Annunzio e Mussolini (Ianieri, 2017), Elena Sangro e la sua relazione con Gabriele d’Annunzio (Ianieri, 2018) e Rina De Liguoro regina del cinema muto (Ianieri, 2018).

‘L’amica geniale’: il romanzo del ricordo sulle età della vita, di Elena Ferrante

Due bambine si tengono la mano su per la scala buia e polverosa della vita. Il loro mondo è quello di un rione povero di Napoli, pare un paese sperduto, la città è appena dietro la collina ma sembra già un’altra realtà. Nelle strade, fra i palazzi la voce della violenza impesta l’aria, memorie di tempi lontani che affondano le radici ben prima della nascita delle due protagoniste di quest’ultimo libro di Elena Ferrante, L’amica geniale (edizioni e/o, pp. 329).

L’amica geniale: trama e contenuti

L’infanzia di Lila e Lenù è un’infanzia di brutalità, di pietre in faccia, di sangue, di urla contro i genitori, di voli fuori dalla finestra scaraventate da padri imbufaliti. I bambini riproducono i comportamenti degli adulti, delle proprie famiglie, l’odio si rigenera nei figli eppure una strada alternativa sembra spalancarsi di fronte alle due ragazzine: la scuola, se sei bravo, se brilli la maestra ti apprezzerà e così l’intero rione, e chissà, forse potrai andare via, scrivere un romanzo e diventare ricco e famoso. E Lila era bravissima, aveva imparato a leggere da sola, sapeva fare i conti a mente a una velocità fulminea, pur essendo ribelle e fastidiosa in classe. Noi la guardiamo crescere attraverso gli occhi dell’amica Lenù, voce narrante, che la trova talmente intelligente che i suoi sentimenti d’affetto si mescolano spesso all’invidia e a un senso d’inferiorità e d’impotenza. Lenù è la ragazzina buona e diligente che non ha nulla di quel demone geniale che scorge così potente nella sua amica. Tenta di starle dietro, studia solo per cercare di superarla. Tutto inutile, Lila è troppo. Almeno Lenù si sente bella, è bionda e paffuta, Lila invece no, è così magra che sembra rachitica, con quei capelli neri sempre arruffati.

Ma l’infanzia finisce e l’adolescenza stravolge tutto, Lila non può proseguire gli studi perché i genitori sono troppo poveri. Solo Lenù continuerà la scuola e sarà l’unica sua ricchezza, l’unica forza. E se per un po’ Lila tenta di starle dietro studiando latino e greco sulla panchina del giardino pubblico, e divorando romanzi presi in prestito nella biblioteca della scuola, ben presto comincerà a infuocarsi per altro, ad esempio per la politica che sembra finalmente dare “motivazioni concrete, facce comuni al clima di astratta tensione” che avevano respirato nel quartiere. “Il fascismo, il nazismo, la guerra, gli Alleati, la monarchia, la repubblica, lei li fece diventare strade, case, facce, don Achille e la borsa nera, Peluso il comunista, il nonno camorrista dei Solara, il padre Silvio, fascista peggio ancora di Marcello e Michele, e suo padre Fernando lo Scarparo, e mio padre, tutti tutti tutti ai suoi occhi macchiati fin nelle midolla da colpe tenebrose”. Quelle di Lila sono passioni brucianti che si consumano in un baleno. Ma se la scuola non è più per lei un modo per mostrare al mondo quel suo stile da fuoriclasse nel frattempo Lila è diventata bella, sensuale e corteggiatissima, sempre al centro dell’attenzione, immischiata più che mai nei meccanismi violenti del rione, tra spasimanti, fidanzati, fratelli, progetti imprenditoriali per arricchire la famiglia e un matrimonio ambiguo tra amore e convenienza.

Questa è la storia dell’evolversi della vita attorno a quella stretta di mano nata durante l’infanzia. Le bambine crescono, cambiano, si osservano, si invidiano, si stimano, si amano. Sono l’una l’amica geniale dell’altra, lo specchio dentro cui osservare se stesse e la povertà di Napoli. Contro ogni aspettativa Lila, ribelle e fulminante, sembra affondare sempre più le sue radici tra i palazzi del quartiere, Lenù invece, nella sua insicura pacatezza comincia a desiderare di diventare altro, volare via.

L’inizio di una saga moderna sulle età della vita

L’amica geniale è forse la più famosa saga italiana moderna sulle età della vita e dal suo primo capitolo, dedicato alle età dell’infanzia e dell’adolescenza, dove emerge la dimensione del ricordo e della memoria. Elena Ferrante non scrive una storia romanzata, fa romanzo della vita, perciò ciascuno è indotto, attraverso il racconto dell’esistenza più spesso misera ma sempre accesa di speranza di Lila e Lenù, a riconsiderare le proprie miserie e i propri agi, le proprie scelte e i propri pensieri, a rievocare i sogni realizzatisi o no, a fare racconto di sé, raccontarsi e redimersi, se si vuole, o semplicemente riconsiderarsi.

Facendo i conti con se stessi, con quello che, in effetti, siamo e quello che invece mostriamo, considerando con interezza il nostro genio interiore e non confondendoci con la nostra doppiezza.  La vita si svolge sempre su un binario doppio, bianco e nero, bene e male, sì e no, la vita ha sempre una valenza binaria; per questo, le ragazze protagoniste sono due, Lila e Lenù, ciascuna di lei ha, come tutti noi, il desiderio, la voglia, la volontà di crescere e cambiare, affrancarsi dal degrado morale e materiale in cui per caso o per volere degli dei si sono trovate a vivere, con metodi e scelte differenti, adeguati al proprio io, o semplicemente ritenute le più efficaci e opportune da seguire.

Lila e Lena sono diverse, e complementari; in realtà, non sono come due sorelle, o come due amiche intime e intensamente vicine e compartecipi, tutt’altro, tra loro c’è anche astio, livore, disagio, timori, litigi, rivalità, ci sono slanci di affetto e periodi di distacco, non per forza vanno sempre d’amore e d’accordo, spesso sono separate per tempi lunghi dalle distanze e dai casi squisitamente personali, nemmeno si dicono e si confidano completamente tutto di sé, molte sono le zone d’ombra che ciascuna cela volutamente all’altra.
Il romanzo non è, infatti, come molti credono, un’elegia dell’amicizia, è un di più: Lena e Lila sono due metà dello stesso essere, le famose metà di un’unica mela, ma con qualche distinguo. Non sono propriamente complementari, sono intimamente parecchio contrapposte:

L’amica geniale non è un romanzo dalle grandi rivelazioni, di quella violenza del sud incancrenita e tramandata di generazione in generazione s’è già parlato molto, da Sciascia fino a Saviano. Eppure la scrittura luminosa di Elena Ferrante imbriglia la lettura e la trascina. E la storia è viva più che mai, le due ragazzine crescono sotto i nostri occhi con tutte quelle sfumature psicologiche che danno un’impronta profonda alla narrazione. La casa editrice e/o ha annunciato per i prossimi mesi altri volumi di Elena Ferrante sulla giovinezza, la maturità e la vecchiaia delle due amiche ‘geniali’. Sarà un raro esempio di romanzo di formazione italiano?

“L’attimo in cui ci rendiamo conto, per la prima volta, che a nessuno importa davvero di noi è quello in cui smettiamo di essere bambini! Aveva percepito la freddezza che nascondono i cuori più vicini ai nostri. In superficie si sente la compassione e l’amore, ma basta che si scenda un po’ e si scoprono profondità in cui la nostra immagine non riesce a penetrare che racchiudono dei segreti a noi sconosciuti e ai nostri occhi degli oceani, degli abissi di indifferenza.”

 

Fonte: Redazione Doppiozero-Claudia Zunino