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Orlando Furioso libro

“Orlando Furioso, una perenne fuga dell’armonia nella follia” di Mauro di Ruvo. la lettura filologica e semiologica

Un libro impegnativo e stimolante, il saggio del critico d’arte Mauro Di Ruvo dedicato al celebre poema L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, che riflette sull’irriducibilità del destino e sull’illusione da cui deriva la forza, la furia e la fede di Orlando.

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“Orlando Furioso, una perenne fuga dell’armonia nella follia”, edizioni Helicon, 2025, non è un volume monografico di storia della letteratura, ma di semiologia e di filologia romanza, di psicologia ed estetica analitica. É in questa fusione interdisciplinare che si scopre infatti la complessità interpretativa del poema, intriso di passioni, fomenti, malinconie e delusioni di una vita attraversata non tra i circoscritti tumulti comunali e borghesi, ma proprio tra le lotte e i dissidi interiori di un gentiluomo nella placida corte estense, specchio della rovinosa e insana atmosfera italiana ed europea cinquecentesca.

Dal Cinquecento ad oggi la fortuna di un poema come l’Orlando Furioso è stata traversata non di rado nelle molteplici pieghe del suo fascino, come soltanto un’altra opera della letteratura italiana è stata guardata, la Divina Commedia.

Lo spirito della Commedia che evoca l’unità del molteplice, nota di Ruvo, si frantuma nel Furioso, che invoca l’unità nel molteplice.

Sebbene si stia assistendo nell’ultimo nostro decennio ad una graduale disattenzione non certo simile all’entusiasmo di qualche secolo fa di cui godevano le due opere, pur nella

incolmabile distanza che ce ne separa alla nostra società, qualora sotto i nostri occhi il caso ce ne affidi un’oscura pagina, ci sembrerà di riscrivere da capo la nostra vita.

Di Ruvo, descrivendo in modo puntuale lo sfondo storico del tempo, affronta la micro trama dell’opera concentrandosi sulla frustrazione della vanità degli sforzi umani, come quello di dover asservire la nobiltà di un animo elevato ai servigi materiali di un dinasta, lo stesso sforzo di piegarsi alle occasioni di matrigna sopravvivenza per concedersi un piccolo angolo di degna vita e l’incombenza effimera del prestigio signorile davanti all’illusione del longevo potere tradito dall’altrui scettro. E infine l’incostanza della fiducia e della fede umana coperta dal velo dell’adulazione cortigiana che viene travolta dall’«instabil ruota» della Fortuna, sono questi i gradi che segna il termometro dell’ironia nella secreta stanza dell’Ariosto, il quale non affidò le sorti dei cavalieri alla corte cui pur il poema è dedicato, non per caso, ma alla moltitudine degli uomini, ad un universo le cui vaghe note è meglio risuonino nel segreto angolo del poeta, nella follia.

Ariosto ha assorbito da Petrarca ormai lo spirito immutabile dell’uomo e lo ha trasferito nell’unico luogo non accessibile alla ragione umana, dove essa è rovesciata, la follia, perché solo qui poteva dipingere «the inconsistency of man».

Le personalità che sfilano nel poema, infatti, per quanto diverse e sfaccettate, sono accomunate dal conflitto interiore tra il perseguimento di un desiderio e l’adempimento del proprio dovere: nella gravosa scelta d’indirizzare i propri sforzi a favore dell’uno o dell’altro obiettivo è declinato il concetto di libero arbitrio secondo l’Ariosto; e la libertà di decisione, considerata la natura dell’uomo, si concretizza spesso in una serie di errori.

Orlando è un simbolo di quell’oscurità che lo trattiene fuori dal mondo, e crea in lui l’effetto teatrale del doppio.

 

 

 

 

 

 

 

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

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