Pubblicato nella raffinata collana La Torre Nera delle Edizioni Tabula fati, Le insolite vicende di Eva Quaranta, scritto a quattro mani da Viviana Giannini e Annalisa Pomante, rappresenta una ventata di freschezza nel panorama della narrativa d’intrattenimento e del giallo di costume italiano. Come ben evidenzia Andrea La Rovere nella presentazione al volume, il libro si colloca in quella zona felice definibile come cozy crime senza crimine: una serie di indagini prive di sangue, efferatezze o spargimenti di violenza, dove l’enigma si sposta dall’assassino al mistero della psiche e delle fragilità umane.
I contenuti e la struttura narrativa
Il libro raccoglie tre racconti lunghi — Metamorfosi, La vita degli altri e Per tutta la vita — che vedono come assoluta protagonista Eva Quaranta, carismatica e facoltosa interior designer della Roma “bene”. Figlia di un biologo e di una scrittrice, Eva eredita un metodo d’osservazione rigoroso unito a una viscerale passione per le storie personali. Per lei, ristrutturare una casa non è mai un mero esercizio estetico, ma un processo di immedesimazione profonda con il committente.
Nel primo racconto, Metamorfosi, Eva affronta il caso di Alba, una rigorosa cardiologa che nasconde una doppia vita legata al trasformismo e alle gare di bodybuilding (Transformers wars). Nel secondo, La vita degli altri, la protagonista incontra l’ingegner Dessau, un genio della tecnologia e della domotica che filma segretamente spezzoni della vita altrui per colmare la propria incapacità di relazionarsi direttamente con il mondo. Infine, in Per tutta la vita, Eva viene ingaggiata da un facoltoso ed egocentrico manager, Pierluigi Giusto, per allestire la festa del suo venticinquesimo anniversario, finendo per scoprire e riscattare l’amore segreto e mai dimenticato della moglie di questi, l’artista Noah.
I temi fondamentali
La convinzione che dietro la facciata di rispettabilità, successo o austerità, ogni individuo custodisca un segreto, una ferita o una passione inespressa è uno dei grandi temi del libro in cui gli ambienti interni (l’area relax-palestra di Alba, il terrazzo tecnologico di Dessau, l’atelier vetrato di Noah) divengono vere e proprie estensioni scenografiche del mondo interiore dei personaggi. Riprogettarli significa restituire loro dignità e libertà d’espressione.
A differenza del classico detective che smaschera il colpevole per consegnarlo alla giustizia, Eva indaga per pura curiosità e profonda empatia. Non giudica i bizzarri vizi o le debolezze dei suoi clienti, ma confeziona per loro un omaggio spaziale e umano.
Lo stile adottato
La scrittura di Giannini e Pomante si distingue per un lessico ricercato, elegante e vivace, ma mai pretestuoso. La narrazione procede con un ritmo fluido e dinamico, arricchito da una forte sensibilità visiva e sensoriale: gli abiti di alta moda (Louboutin, Hermès, Serge Lutens), gli oggetti d’iconico design (la poltrona Dezza 48 di Giò Ponti, la lampada Arco dei Castiglioni) e i riferimenti artistici (dal Canova alla Street Art) creano un impianto scenico di straordinaria nitidezza. Uno dei punti di forza più evidenti è la rappresentazione di Roma: la Capitale non fa da semplice sfondo, ma emerge come una protagonista vivente. Tra le passeggiate in via dei Coronari, i tramonti dall’Hotel Raphael, la magia di via Panama e la solennità dell’Appia Antica, le autrici offrono una guida turistica d’autore, colta e appassionata. Inoltre, la commistione di dialoghi brillanti, momenti d’azione d’ispirazione “spionistica” e un’ironia sottile rende la lettura estremamente godibile.
Nonostante la scrittura scorrevole non si può non sottolineare una certa prevedibilità nella risoluzione delle indagini: trattandosi di narrazioni prive di un vero e proprio delitto, l’elemento investigativo procede spesso attraverso fortunate coincidenze (il biglietto trovato per caso nello spogliatoio, la porta della stanza segreta lasciata socchiusa, il gatto che passa al momento giusto). Inoltre, i personaggi secondari o gli “antagonisti” sociali (come il marito di Alba o i colleghi ruffiani dell’ingegner Giusto) tendono talvolta a scivolare nella macchietta o nello stereotipo dell’arrogante superficiale, accentuando la dimensione fiabesca e un po’ manichea del racconto a scapito di un maggior realismo psicologico.
Tuttavia, la figura di Eva Quaranta — affiancata dal fedele e bistrattato assistente Toni (un irresistibile Watson telematico) — possiede una forza carismatica notevole. Il messaggio di fondo è solare, ottimista e profondo: il bello e la comprensione umana possono davvero salvare le persone dalle proprie prigioni quotidiane.
Il registro linguistico si mantiene alto ed elegante, ma con una spiccata chiarezza divulgativa. La narrazione scivola con naturalezza dalla percezione soggettiva del personaggio alla contestualizzazione storica come dimostra questo passaggio:
L’ombra fresca, le edicole agli angoli degli edifici storici, i portoni in legno consumati dal tempo: quanto amava quel posto! Via dei Coronari rappresentava per Eva il cuore storico della sua adorata Roma. Quel luogo raccoglieva in sé arte e sacralità. La via Recta dove nel Medioevo i venditori di corone del rosario, i coronari, proponevano la loro merce ai pellegrini diretti alla Basilica di San Pietro, ospitava ora suggestivi negozi di antiquariato, in cui il suo sguardo si perdeva alla ricerca di qualche chicca che ne ispirasse la creatività. Aveva avuto notizia in anteprima dell’apertura di un nuovo atelier, il Carré d’Artistes, che ospitava sia artisti noti che emergenti, accomunati da due semplici regole: proporre opere quadrate di varie dimensioni a prezzi accessibili. Arrivò alla galleria un’ora prima dell’inaugurazione. Bussò sulla grande porta a vetri e venne ad aprirle una ragazza dall’aria intellettuale, con grandi occhiali da vista ed espressivi occhi scuri.
«Ciao Eva, ti aspettavo, entra,» disse, chiudendo furtivamente la porta alle loro spalle.«Ciao, Caterina, ho fatto il prima possibile, sai che non amo la
confusione e studiare le novità in anteprima è una grande emozione.»
«Figurati, lo sai che mi fa sempre tanto piacere vederti.»
Le due donne si erano conosciute all’Università. Laureate in architettura con indirizzi differenti, condividevano una passione per il bello che faceva da collante a una profonda amicizia.
L’inserimento dell’etimologia popolare (i “coronari” come venditori di corone del rosario per i pellegrini) trasforma il testo in una sorta di guida turistica d’autore, colta e al contempo accessibile.
Il concetto centrale del passaggio — e dell’intero libro — viene condensato nella frase finale: “condividevano una passione per il bello che faceva da collante a una profonda amicizia”. Stilisticamente, la frase funziona come clausola di chiusura, una sintesi etica ed estetica che definisce la motivazione profonda delle azioni dei personaggi.
Le scelte stilistiche delle autrici creano un’immediata istantanea sensoriale ed evocativa. L’uso di dettagli tattili e visivi (l’ombra fresca, il legno consumato) permette al lettore di immergersi istantaneamente nell’atmosfera romana prima ancora che venga esplicitata la prospettiva di Eva
Le insolite vicende di Eva Quaranta è una lettura sofisticata e al contempo di puro intrattenimento, consigliata a chi ama l’architettura, la bellezza, l’arte e quell’investigazione dell’animo umano capace di donare, anziché togliere, un sorriso e una speranza.
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