Breaking News
Home / Segnalazioni libri / ‘Ho ballato nella neve’, esperienza personale e visione del mondo nella poesia di Osvaldo Romano
Ho ballato nella neve

‘Ho ballato nella neve’, esperienza personale e visione del mondo nella poesia di Osvaldo Romano

Ho ballato nella neve di Osvaldo Romano, pubblicato nel 2026 da Gruppo Albatros Il Filo nella collana Nuove Voci, si presenta come un’opera lirica densa e chiaroscura, capaci di coniugare la leggerezza apparente dell’immagine del “ballo” con la durezza e la freddezza dell’esistenza rappresa nella “neve”.

Come recita la prefazione di Marina Sarracino, <<Entrare nelle pagine di “Ho ballato nella neve”, significa accettare un invito a compiere un viaggio senza schermi protettivi nell’animo umano. La sua è una poesia di carne e di spirito, dominata da una costante tensione tra gli opposti, in cui l’intensità delle passioni si scontra e si fonde con la durezza della realtà. Lo
stile dell’autore si caratterizza per una fluidità immediata, a tratti sincopata e incalzante, capace di alternare la delicatez
za del sospiro alla violenza di un urlo primordiale.

Non c’è spazio per l’artificio retorico fine a se stesso: ogni parola è “vergata a mano”, colorata di amore e di rabbia, scelta per la sua capacità di colpire direttamente al cuore del lettore. Dal punto di vista formale, l’intera raccolta è pervasa da un uso sapiente e istintivo delle figure retoriche, che amplificano l’eco emotivo dei testi. Osvaldo Romano predilige l’antitesi e il contrasto cromatico e sensoriale: il fuoco e l’acqua, il rosso della vita e il bianco della morte si rincorrono continuamente>>.

Ho ballato nella neve

La silloge di Osvaldo Romano si articola lungo una triade tematica fortemente legata all’esperienza interiore e al confronto con il mondo esterno:

  • Il peso del dolore e della solitudine: La neve diviene una metafora centrale: è superficie candida che ovatta la realtà, ma al contempo elemento gelido e paralizzante. Ballare nella neve rappresenta l’atto tragico e al tempo stesso catartico di continuare a muoversi, di rivendicare la propria vitalità anche al centro della sofferenza.

  • Gli amori tormentati e le relazioni interrotte: Le liriche esplorano il legame amoroso non come approdo pacifico, ma come campo di forze contrastanti. L’altro è al contempo salvezza e sorgente d’inquietudine, vissuto attraverso ricordi, assenze e dialoghi sospesi.

  • Le schegge di cronaca e la realtà sociale: Romano non si limita all’introspezione, ma lascia entrare nei suoi versi la contingenza del quotidiano e i traumi della realtà esterna. Le liriche catturano frammenti di vita contemporanea, restituendoli con uno sguardo disincantato.

Stile e cifra poetica

La scrittura di Romano è caratterizzata da una spiccata essenzialità ed enigmaticità. Lo stile si contraddistingue per ermetismo e sintesi: il poeta ricorre spesso all’analogia e alla riduzione del verso all’osso. Le frasi spezzate, gli enjambement frequenti e la rinuncia al superfluo conferiscono alla raccolta una struttura ritmica contratta e incisiva.

L’autore inoltre si avvale di un efficace contrasto cromatico e sensoriale; in tal senso la sua poesia vive di ossimori visuali e tattili (il calore del corpo e della passione contrapposto al gelo della neve, la luce improvvisa opposta all’ombra interiore).

L’opera si inserisce nel solco del Novecento italiano e europeo, lasciando emergere precise affinità stilistiche e tematiche:

  • L’Ermetismo italiano (Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo): La scelta di un verso essenziale e caricato di valore simbolico richiama la lezione ungarettiana de L’Allegria, dove la parola nuda e la metrica breve cercano di fermare l’istante di dolore. L’attenzione alla condizione umana esposta all’intemperie della vita evoca anche le tonalità di Quasimodo.

  • Eugenio Montale: La neve e il paesaggio spoglio funzionano come il “correlativo oggettivo” montaliano: la descrizione della natura diventa la manifestazione immediata di un male di vivere interiore e di una costante ricerca di varco o riscatto.

  • Paul Celan: Per la capacità di trattare la sofferenza attraverso un linguaggio spesso frammentato, dove il bianco della neve o del silenzio si carica di memoria, ferite e testimonianza.

In Ho ballato nella neve, l’immagine guida – ovvero il ballo nella neve – racchiude la tensione dell’intera silloge: la grazia della danza scontrata con la resistenza del freddo, un’esortazione alla resilienza poetica. Romano riesce a legare il piano soggettivo dell’angoscia o del desiderio al piano sociale della cronaca, evitando che la raccolta diventi un mero esercizio di introspezione isolata, senza cercare scorciatoie o facili edulcorazioni; affrontando la fragilità umana con lucidità, offrendo al lettore una testimonianza autentica e misurata.

ASSOLUZIONE

io ti assolvo
ti assolvo voce solenne ed imperiosa disse
ti assolvo da tutto e da tutti
io ti assolvo da ogni peccato
fatto e ricevuto
ti assolvo dal bene e dal male
da ogni azione e pensiero
passato e presente
io ti assolvo
anche dal pensiero futuro e da quello equivalente
da ogni crimine e misfatto latente
io ti assolvo
e la mia assoluzione sarà perenne
a valere su tutta la gente
quindi pecca
pecca sin che puoi
pecca e sii impenitente
io ti accompagnerò sino a librarti corpo e mente
e tu sarai libero
e la mia assoluzione sarà perenne

Ho ballato nella neve si rivela così una lettura ideale per chi ama la poesia scarna, simbolica ed essenziale, in grado di trasformare la sofferenza in una forma di dignità e movimento.

L’autore

Osvaldo Romano nasce nel 1958 ad Apollosa (BN) e risiede ad Airola, nella storica cornice della Valle Caudina. Dopo aver lavorato per la Provincia di Benevento occupandosi di turismo e cultura, ha concluso il suo percorso lavorativo presso il Ministero della Giustizia.
Profondamente legato alle sue radici, nel 2014 ha fondato un’associazione culturale volta a erigere una monumentale statua del Guerriero Sannita a guardia delle antiche Forche Caudine. Da sempre dedito alla scrittura, ha all’attivo tre raccolte pubblicate con Edizioni Saletta dell’Uva: Abissi (2013), Stella d’Oriente (2016) e Pensieri & Parole (2022). Le sue liriche sono inoltre presenti in diverse collane di Aletti Editore e in ben tredici preziose edizioni “Pulcinoelefante” stampate da Alberto Casiraghy. Dalla penna inquieta ed enigmatica, Romano esplora con versi a tratti ermetici il peso del dolore, l’intensità degli amori tormentati e le schegge della cronaca quotidiana

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

Check Also

Deledda

“La leggenda nera e altri racconti giovanili” di Grazia Deledda per celebrare il centenario del Nobel per la letteratura

Nel centenario dell'assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda (1926), questa raccolta torna alle origini della sua produzione. La leggenda nera e altri racconti giovanili riunisce sedici novelle composte tra il 1888 e il 1892: pagine rare, in gran parte apparse soltanto sulle riviste del tempo e rimaste ai margini delle opere più note. Il volume comprende il noto Sangue sardo accanto a racconti meno conosciuti come Remigia Helder, Il castello di S. Lor, Nell'abisso, Amori fatali, Sulle montagne sarde, Vendette d'amore, Il ritratto, Ignorata ecc. Sono storie di amori impossibili, rivalità, vendette e figure femminili fiere, ambientate tra paesaggi sardi, grotte, montagne e scenari lontani o immaginari. Nella scrittura della giovanissima Deledda convivono il gusto del romanzo d'appendice, l'ombra del gotico, l'energia del melodramma e improvvisi lampi d'ironia