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Floriana Porta: “Dove si posa il bianco”

Dove si posa il bianco

Contemplazione, silenzio, interiorità; parole, queste, dalle quali spesso fuggiamo, ne abbiamo quasi timore e la nostra vita è troppo frenetica per fermarci a riflettere, a metterci in contatto con la parte più profonda di noi stessi, magari attraverso la lettura di una raccolta di poesie. Già, la poesia, quel tempio della parola nel quale si attinge ad aspetti della vita sconosciuti alla maggior parte della gente, e capaci di suscitare emozioni. Una forma di comunicazione emotiva ed evocativa dunque che presuppone una forte sensibilità da parte di chi scrive versi, ma purtroppo bisogna ammettere che chi scrive, spesso, considera la poesia un accessorio nell’epoca della comunicazione di massa; scrivono tutti ormai, magari per scaricare lo stress, per narcisismo, per passatempo, rifiutando ogni aulicità, considerata fuori moda e gli editori che pubblicano hanno ovviamente bisogno di vendere su larga scala, come accade per qualsiasi merce, cultura compresa, e la poesia per la sua natura stessa, più cerebrale e riflessiva, mal si presta a diventare prodotto di consumo, per le masse.

Ma in questo triste e desolante scenario poetico, che latita di talenti, si muove delicatamente un’autrice emergente che non teme di esprimere le proprie percezioni, la propria visione delle cose, restituendo alla poesia la sua aura originaria, il suo scintillio, la sua dignità. La torinese autrice, fotografa e pittrice Floriana Porta, classe 1975 ha già avuto diversi riconoscimenti in premi letterari nazionali, pubblicando due sillogi di poesie e haiku: Verso altri cieli (Digital Book -Edizioni REI, 2013), e Quando sorride il mare (AG Book Publishing, 2014). Dal 2011 è membro della giuria del prestigioso Concorso Internazionale di Poesia Haiku promosso dall’Associazione culturale Cascina Macondo.

L’ultima raccolta di poesie dell’autrice torinese si intitola Dove si posa il bianco (Sillabe di Sale Editore, Novembre 2014), un inno alle immagini e alle parole stesse che compongono le poesie che ci fanno (ri)scoprire il silenzio appartenente a luoghi senza tempo; un inno alla contemplazione e all’interiorità, aspetti che Floriana Porta tocca attraverso la dimensione surrealista ed ermetica per cogliere l’essenzialità delle cose:

Sovrapporsi,
immaginando parole
perdendoci nel nulla.
Respirandone l’odore
e il piacere taciturno
fuori campo, abbracciandosi
a perpendicolare sul vento
e più oltre.

Come si arriva a questo oltre? Perdendosi nel silenzio dopo aver immaginato parole.

E ancora:

È soltanto
l’inizio del viaggio.
Una calma profonda,
più in alto del cielo,
dell’aria, del buio inabitato.
Là dove la tua pelle trema.
Là dove l’anima
ha la voce del vento
e del mare.

La ricerca è un viaggio dell’anima, un viaggio metafisico che coinvolge le nostre paure, poiché tocca anche le tenebre, tale passaggio è necessario per approdare ad una dimensione spirituale ed eterna; ed ecco che la poesia, con le sue illuminazioni e i suoi attimi, riassume il suo “scintillio” originario e diviene “il punto culminante della fusione tra l’esprimibile e l’inesprimibile, tra la realtà e l’irrealtà, tra spiritualità e materialità. Oltre il razionale, oltre la comune percezione dello spazio e del tempo”.

Le liriche di Floriana Porta tendono ad una sorta di astrattismo poetico, scandite da un ritmo di chiusura e apertura; sono versi ermetici, da decifrare, ma che senza dubbio ci parlano di misticismo e di coscienza e non è un caso infatti che la poetessa abbia dedicato una poesia al “gesuita proibito,” il teologo, filosofo e paleontologo francese Pierre Teilhard de Chardin e una a Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi.

Soffermandoci sul misticismo, è importante sottolineare come il linguaggio adottato dall’autrice sia spesso di un’ineffabilità assoluta, come dimostrano la seguenti poesie:

Il proprio io s’offre
a chi raggiunge a ritroso
il centro d’ogni luogo.
A chi è proteso
a tastare nel buio
scie luminose.
A chi nell’orma del fango
si fa sentiero
da luogo a luogo.

 

Ricordati che
il dissetare
è un risalire
obliquo
in un qualsiasi luogo
come in nessun luogo.
Un resistere,
attendendo
di ritornare fossili.

 

Cammino
sul bordo delle origini
fino agli occhi
sigillati
che mi sognano.
Nessun punto
alla fine del viaggio.

Sull’illimite screziato

un mondo vuoto, sconfinato,

nasconde le albe e le notti
di pensieri inconsci,
in sospensione sul nulla
nelle terre dell’esilio.
Cicli cosmici
sviscerano parole
e ogni mia cellula
disobbedisce agli dèi.

Se quindi da un lato è impossibile esprimere ciò l’anima cattura, d’altro la nostra natura terrena non può fare a meno di cercare di spiegare e descrivere con parole ciò che prova. A tal proposito ci è utile l’affermazione di Massimo Baldini secondo il quale “il linguaggio della poesia, come quello della mistica, è un linguaggio intessuto di paradossi. La paradossia risveglia l’attenzione della mente dalla letargia delle comode abitudini linguistiche, crea stupore, sorpresa, pone in nuova luce ciò che il linguaggio ordinario (o quello teologico) avevano opacizzato”.

Non è dunque possibile cercare di esprimere l’ineffabile e l’eternità dello spazio, che scompare nel bianco del foglio di carta, se non attraverso le rivelazioni dei quattro elementi, terra, aria, acqua, fuoco; in questo senso la poetessa piemontese scava nel pensiero, nel “logos”, immergendolo tra immagini e simboli, per descrivere la realtà, per svelare l’occulto. Ed è proprio il bianco che getta luce su questa profonda indagine, come si evince da una poesia stessa che porta il titolo Il bianco e il suo spazio:

Il bianco

racchiude in sé
le cicatrici dell’isolamento,
tra il passeggero
e il permanente,
in questo spazio
di materia specchiante
dai mille sguardi.
Nelle sue cavità:
il continuo sovrapporsi
di qualcosa di intimo.

 

Fossili, lacrime, universi ingarbugliati, memoria, anima, fantasia: questi sono gli elementi che abitano tra i versi liberi di questa talentuosa autrice che sperimenta romanticamente (nel senso letterario del termine) l’infinito e il mistero della vita attraverso l’interiorità:

Tu sei il primo sole
di ruggiti e sguardi
al loro primo viaggio.
Tu sei il corpo e il sogno
appena ritmato da ritrovare.
Tu sei lo sguardo
di fiabe e leggende
oltre i confini.
Tu sei il temporale
nel suo respirare
la vera pioggia.
Tu sei il mare e l’aria
nonostante lo svanire
per mano del vento.

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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