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“Deja Vù”: l’apoteosi dei CSN&Y

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CSN&Y: musicisti fantastici dotati di inarrivabile talento ma anche di un ego smisurato e di una personalità irrimediabilmente erratica. Uno dei più grandi quartetti della storia del rock è nato un po’ per caso dalla fusione di quattro temperamenti e stili musicali assolutamente diversi ma complementari. Stephen Stills, proveniente dai Buffalo Springfield, David Crosby, licenziato dai Byrds, Graham Nash, ex Hollies, decidono, nel lontano 1968, di unire le proprie forze per dar vita ad un trio basato sulla perfetta amalgama tra chitarre e voci. Dopo un ottimo debutto dall’omonimo titolo, targato 1969, i tre decidono di includere in formazione Neil Young, già compagno di Stills nei Buffalo Springfield, capace di aggiungere una notevole spinta sia creativa che vocale e strumentale alla già enorme cifra stilistica dei compagni.

Dejà Vu- Atlantic Records- 1970
Dejà Vu- Atlantic Records- 1970

Con questa nuova formazione partecipano al festival di Woodstock suscitando lo stupore e la meraviglia di colleghi e pubblico, grazie ad un repertorio sospeso tra folk e rock e grazie ad una performance strabiliante per tecnica ed affiatamento.

“Ho visto Crosby, Stills e Nash fare il culo agli altri, Fanno musica figa, da bivacchi sotto i cieli del West” (Jimi Hendrix-1969)

Lo stato di grazia prosegue per tutto il biennio 1969/1970, merito di altre esibizioni indimenticabili (come quella al festival di Altamont, non inclusa nel film ufficiale), ma soprattutto a seguito della pubblicazione di Dejà Vu, forse il loro album più compiuto. Dietro una cover che strizza l’occhio al vecchio West, si nasconde un capolavoro fatto di blues, folk, country e psichedelia. Ognuno dei membri contribuisce con pezzi di altissima qualità che, sebbene mantengano le loro intrinseche peculiarità, si adattano meravigliosamente alle caratteristiche degli altri tre. Stills fornisce l’epica cavalcata Carry On e la sognante 4+20; Crosby sfodera la sua classe con la tonante Almost Cut My Hair e la splendida Dejà Vu; Nash da il suo contributo con il delizioso folk di Teach Your Children ed Our House mentre Young mette in mostra tutta la sua personalità tormentata con l’implorante Helpless e  la caleidoscopica Country Girl (divisa in tre movimenti: Whisky Boot Hill, Down Down Down, ”Country Girl” [I Think You’re Pretty]). Tra tanto splendore, una memorabile rivisitazione di Woodstock, classico di Joni Mitchell, e Everybody I Love You, a firma Stills/Young, che fa rivivere lo spirito degli ormai defunti Buffalo Springfield. Suoni prettamente acustici, armonie vocali perfette, misurate incursioni nell’elettricità (soprattutto nei pezzi di Crosby) e collaborazioni di lusso quale Jerry Garcia (membro fondatore dei Grateful Dead) alla pedal steel guitar e John Sebastian (dei Lovin Spoonful) all’armonica a bocca, fanno di quest’opera un momento essenziale per il sound della West Coast di fine anni ’60 ed uno dei manifesti più rappresentativi della controcultura hippie. Un successo immediato che fa di quattro oscuri musicisti delle superstars.

CSN&Y in un'immagine recente
CSN&Y in un’immagine recente

 

Una settimana di permanenza in vetta alle classifiche, tre singoli nella Top 40, plauso unanime di pubblico e critica, lusinghieri traguardi che non bastano, però, a stabilizzare il precario equilibrio del gruppo. Le spinte centrifughe non tardano a manifestarsi e, nonostante il successo, la sigla CSN&Y viene momentaneamente abbandonata per far spazio a progetti solisti (Neil Young con After The Gold Rush, David Crosby con If I Could Only Remember My Name, Nash con Song For Beginners, Stephen Stills con l’omonimo album), nuove band (Manassas per Stills e Crazy Horse per Young) e prestigiose ospitate in lavori altrui. Come l’araba fenice, però, il marchio CS&N (con o senza Young) è in grado di risorgere dalle proprie ceneri, nel momento più inaspettato, allorquando ai tre storici componenti torna la voglia di tornare ad incantare grazie alla bellezza immutabile delle loro canzoni. Dei veri e propri monumenti del rock.

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