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‘Sulle ali dell’arte’, arte scienza nella mostra collettiva su Leonardo

Leonardo da Vinci incarna da sempre l’idea dell’artista totale: inventore, pittore, anatomista, architetto, visionario. Nei suoi studi sul volo, raccolti nel celebre Codice sul volo degli uccelli (1505), l’arte e la scienza si fondono nel sogno di superare la gravità, di sfidare il limite, di “camminare sulla terra guardando il cielo”. Un approccio all’arte concepito come tensione verso l’alto, desiderio di un sapere volto ad unire mano, occhio e mente. Quella stessa spinta visionaria e quella irrequietezza creativa saranno il cuore di “In Alis Artis” – “Sulle ali dell’arte”, la mostra collettiva internazionale che sarà inaugurata sabato 29 novembre 2025 al MAS Museo D’arte e Scienza di Milano. L’esposizione celebrerà l’inquietudine, la libertà e la profonda curiosità che contraddistinguono l’artista contemporaneo, oggi come nel Rinascimento.

sulle ali dell'arte

Il codice sul volo degli uccelli è un manoscritto di Leonardo da Vinci conservato presso la Biblioteca Reale di Torino.

L’interesse per il volo si manifesta in Leonardo fin dagli anni giovanili trascorsi a Firenze, ma è dopo il suo trasferimento a Milano, intorno al 1482, che il tema comincia ad assumere in lui un’importanza particolare. L’osservazione degli uccelli lo convince che il volo non ha in sé nulla di misterioso – a differenza di quanto pensano gli scienziati dell’epoca – e che è un fenomeno puramente meccanico.
Il fatto che l’aria sia comprimibile ed eserciti quindi una resistenza in grado di sostenere un corpo, costituisce una delle intuizioni fondamentali di Leonardo, portandolo a concludere la possibilità anche per l’uomo di volare. Una delle sue più famose applicazioni di quest’intuizione è il progetto del Grande Nibbio, una macchina costruita in legno con un meccanismo ad imitazione del volo battente. Il nome dell’invenzione riprende l’animale da cui Leonardo aveva tratto ispirazione per la sua realizzazione, appunto il Nibbio.

Per volere di Leonardo da Vinci un numero di codici imprecisato venne ereditato da Francesco Melzi che nel 1523 tornò a Milano portando con sé le carte. Alla morte del Melzi i manoscritti, conservati nella villa di Vaprio d’Adda, furono affidati al figlio Orazio e successivamente presero strade diverse a causa di sottrazioni e cessioni.

Grazie a una breve cronaca lasciata da Giovanni Ambrogio Mazenta, è possibile ricostruire, anche se in modo vago, le vicende di parte dei testi. La famiglia Melzi aveva come insegnante Lelio Gavardi d’Asola, che attorno al 1587 sottrasse 13 libri di Leonardo per portarli a Firenze al granduca Francesco. Essendo però morto il granduca, il Gavardì si trasferì a Pisa insieme con Aldo Manuzio il Giovane, suo parente; qui incontrò il Mazenta, al quale lasciò i libri affinché li restituisse alla famiglia Melzi. Il Mazenta li riportò a Orazio Melzi, che però non si interessò del furto e gli donò i libri; il Mazenta li consegnò al fratello.

L’assenza di un tema imposto per le opere esposte è una precisa volontà curatoriale di restituire centralità alla voce individuale dell’artista. Come accadeva nei codici di Leonardo, dove coesistevano ingegno tecnico, sensibilità estetica e libertà immaginativa, il pensiero leonardesco diviene così per l’artista un orizzonte simbolico, invito ad un “volo” senza restrizioni.

Le opere selezionate per l’evento, tra media e tecniche differenti, abiteranno dunque questo “cielo aperto” con visioni introspettive, sociali, concettuali o formali, evidenziando quanto l’arte contemporanea sia polifonica, fluida, in divenire.

L’evento vedrà la partecipazione di artisti di varie nazionalità con opere di pittura, scultura, arte digitale, AI e fotografia.

 

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

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