«Voglio parlare a un fascista,/ prima che io, o lui, siamo troppo lontani...Ci siamo comportati coi fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti»; recitava una poesia di Pasolini. Oggi molti ancora pensano che con i presunti fascisti non ci si debba parlare, anzi bisogna massacrarli di botte fino ad ucciderli. E' quello che è successo al 23enne francese Quentin Deranque qualche settimana fa a Lione, mentre difendeva un gruppo di femministe di destra, pestato a morte da un gruppo di violenti che si definiscono antifascisti e che pensano che "ammazzare un fascista non è reato". Peccato che Quentin non fosse neppure fascista, come ha spiegato il giornalista e blogger Jon De Lorraine, voce impegnata nel dibattito pubblico francese.
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