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‘La canzone di Achille’ di Madeline Miller, un mito moderno

“Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, amici prima e poi amanti e infine anche compagni d’arme – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna”. (M. G. Ciani)

L’epica attualmente è una disciplina trascurata dalle scuole, tanto da non esser degna di un cattedra a sé o di un monte ore considerevole, seppur necessario, per introdurre le anime giovani e aperte degli studenti ad una materia che narra il significato della vita, sempre diverso e sempre identico attraverso i secoli. Trascurata da adulti che la classificano come una semplice sfumatura di un programma più ampio e, di conseguenza, trascurata da studenti, che finiscono col pensare ad essa come ad un addizionale ed ingombrante libro da aggiungere al peso quotidiano da portare sulla schiena. Forse non hanno ancora avuto la possibilità di capire che il peso di quelle pagine dipende dal carico emotivo, culturale e storico rinchiuso nelle parole che vi sono impresse.

Tuttavia, ogni qual volta un regista, più o meno noto ai più, decide di investire su una sceneggiatura che si sviluppa liberamente attorno ai classici più antichi, ecco che vengono scomodati gli attori più celebri ed ammirati del momento, quasi la bellezza di tale opera fosse fruibile solo attraverso il riflesso di volti e corpi acclamati. Ed ecco che troviamo Brad Pitt ad impersonare Achille, Orlando Bloom, Paride. Allora l’Epica viene risvegliata e scomodata, per qualche tempo, per poi essere ricondotta nella stanza delle cose dimenticate, dove può tornare a lasciar cadere su di sé strati di polvere legati alla superficialità dei più.

L’epica, che si riduce per molti a soli due titoli, lanciati come sassi nel vuoto, ad una leggenda su un autore cieco e di dubbia esistenza, qualche epiteto, tanti piccoli aforismi e niente di più. Si perde l’amore, la tradizione, la metrica, gli esempi di vita, sacrificio ed onore.

Eppure, libri, e ricerche, e studi, e scavi archeologici sono stati condotti alla ricerca della gloriosa Troia, poesie celebri e sulla bocca di tutti fanno riferimenti agli Dei invocati in quei versi epici, opere teatrali gloriose tentarono di cogliere ed incarnare la forza di queste narrazione, ed infine Dante, il quale non può che riservare un posto nella sua Commedia a certi eroi indimenticabili. Ma ecco che ancora ricerche, poesie, spettacoli e componimenti Divini non sempre raggiungono le anime che realmente dovrebbero nutrirsi dell’Epica, una delle discipline fondamentale per la formazione non di studenti, ma di individui. Ed ora che Settembre inizia e accompagna ai banchi menti ancora assonnate, ora l’Epica dovrebbe essere svegliata e portata a vivere il suo momento. Ed una chance c’è, una possibilità per avvicinare queste menti alla gloria. Questa possibilità è rappresentata da La canzone di Achille (Sonzogno, 2013), della studiosa americana di antichità classica Madeline Miller.

La canzone di Achille è un romanzo forse ancora poco conosciuto a livello internazionale, nonostante si sia aggiudicato l’Orange Prize nel 2012, importante premio britannico. Si tratta di un romanzo assolutamente degno di nota, adatto ad un pubblico colto di professori ed esperti letterati, così come trampolino di lancio per giovani studenti, che in esso troveranno storia, guerra e amore.

La canzone di Achille è una rivisitazione originale che narra di uno dei tanti fili intrecciati che compongono la leggenda, dando voce a sospetti, non per diffamare, ma con la tenerezza di una cantilena bisbigliata e sussurrata da una madre al figlio, e mostra sotto nuova luce, ricca di forza e poesia, il lato nascosto di una storia già conosciuta, ma che appare nuova e sorprendente in ogni riga, in ogni pagina, in ogni giorno che viviamo attraverso di essa, tanto da portare il lettore a sperare con ogni forza che il finale possa cambiare e donare speranza ed amore ai gloriosi eroi che descrive. Si tratta di un romanzo dolce ed impegnato, chiaro, scorrevole ed avvincente, che ha richiesto alla sua autrice ben dieci anni di assiduo lavoro per riportare alla luce una storia vecchia sotto forma nuova, senza tradire la fedeltà della narrazione, pur donando nuove e appassionate sfumature. Tuttavia il sospetto che si tratti di un’operazione furbetta per vendere e portare avanti la sacrosanta crociata contro l’omofobia dimostrando il rapporto omosessuale tra Achille e Patroclo, è presente.

Nell’Iliade i due hanno una profonda amicizia; i commentatori dell’epoca classica hanno facilmente tradotto il rapporto esistente tra i due attraverso la chiave interpretativa della propria cultura. Ad Atene durante il V sec a.C. il rapporto è stato considerato alla luce tradizionale della pederastia pedagogica (la quale non necessariamente sfociava nell’atto sessuale). Mentre alcuni lettori contemporanei mantengono il punto di vista pederastico, altri ritengono invece sia stata semplicemente una forte amicizia virile tra due uomini di guerra.

Durante il V e IV sec a.C. la relazione tra i due eroi epici è stata ritratta sempre più come un rapporto pederastico tra eromenos ed erastes (come sostiene Eschilo nella sua trilogia dedicata ad Achille e pervenutaci frammentata), anche se questi ruoli risultano anacronistici ed invertiti, così come è invertito il rapporto d’età: Achille, il più giovane, risulta dominante avendo maggior fama di guerriero, mentre Patroclo, il più adulto, svolge ruoli domestici e di servizio. Non ci sono quindi prove certe della relazione omosessuale tra i due personaggi e probabilmente se l’autrice avesse raccontato la storia d’amore tra Paride ed Elena, il libro non avrebbe avuto lo stesso successo e considerazione.

La canzone di Achille è una piacevole scoperta, è il ritrovare un sentiero percorso nell’infanzia, accompagnati da gambe più esperte e forti, e ritrovarsi poi, anni dopo, a ripercorrerlo in solitudine, carpendo ogni sensazione dimenticata o nascosta, fino ad arrivare all’ultima curva, che apre sulla meta finale, sul visuale panoramica, con una lieve nostalgia.

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