Breaking News
Home / Autori emergenti / ‘L’agenzia della buona morte’, il nuovo romanzo comico/nero di Massimiliano Nuzzolo
morte

‘L’agenzia della buona morte’, il nuovo romanzo comico/nero di Massimiliano Nuzzolo

E’ uscito giovedì 6 dicembre L’agenzia della buona morte, il nuovo romanzo di Massimiliano Nuzzolo (Marlin Editore). Nuzzolo, veneziano, da sempre attivo nella musica e nella cultura e già autore di libri da svariati anni. Lo scrittore ha esordito nel 2004 con il romanzo “L’ultimo disco dei Cure” (vincitore del Premio Greppi), partecipato a numerose antologie (da citare “I nuovi sentimenti” per Marsilio e “Dizionario affettivo della Lingua Italiana” per Fandango). “Fratture” il suo più recente romanzo, è stato Selezione Premio BookCiak alle Giornate degli Autori – Venice Days – 71a Mostra del Cinema di Venezia 2014. “La felicità è facile” è il suo primo libro di racconti.

L’agenzia della buona morte, è un omaggio a Arto Paasilinna e Albert Camus che hanno trattato l’argomento, con un piglio da commedia alla Pietro Germi virata al nero nello stile tipico di Nuzzolo: Nuzzolo ambienta tutta la vicenda durante un programma televisivo per una storia italiana al 100%. Una strana storia d’amore, una canzone e una voce misteriosa, e l’Italia dei nostri giorni a fare da sfondo alle vicende di una bizzarra agenzia del “suicidio”: una maniera irriverente e divertente per parlare di un argomento doloroso, spinoso e attuale come la morte volontaria, considerati i numerosi casi di cronaca, l’eutanasia e una legge ferma in parlamento, ma pure per ironizzare sul periodo a tinte scure che sta vivendo il nostro paese.

La vicenda si svolge in “tempo reale”, durante un programma televisivo na­zionalpo­polare. L’antefatto: un produttore discografico perde la moglie in un incidente stradale. Da lì inizia un percorso psicologico ed esperienziale, ad incastro, con la scoperta di innominabili verità, forti disillusioni e un continuo rimettere in discussione ciò che l’uomo dava per scontato e fondante nella sua esistenza. Un fallito tentativo di suicidio genera l’idea bizzarra di mettere in piedi, insieme ad altri tre compagni di sventura, una surreale “Agenzia della buona morte” (alla maniera delle agenzie di lavoro interinale) che aiuti tutte le persone tristi, in crisi, e, spesso, vittime dell’ottimismo televisivo, a uscire dal dolore nel miglior modo possibile, il più blando e più rapido. Incredibilmente il progetto è destinato a un enorme successo, a lievitare e ad “aiutare il prossimo” in un modo completamente nuovo e grottesco, a far diventare famosi il protagonista e i suoi compagni, “persone con l’idea giusta al momento giusto”, che subito i media tenteranno di cannibalizzare e far diventare parte del circo mediatico. A salvarlo dal frastuono è la bellissima Carla, sua intervistatrice TV, con un passato oscuro e una voce che incanta, con cui si coinvolge sempre più, anche sentimentalmente, prima solo ascoltandola al telefono, senza averla mai vista, poi riconoscendola durante l’intervista. Tra i due nasce la tacita, folle idea di precipitarsi nel vuoto dalla terrazza degli studi televisivi, tenendosi per mano, ma il destino ha in serbo qualcosa di più grande e più folle per loro.

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

Check Also

libeccio

‘Che il libeccio faccia il mio gioco’ di Luisa Aliotta; il mondo rifiutato e il mondo immaginato

Siamo sempre tutti preoccupati del nostro essere fuori da noi stessi: il ruolo familiare, quello lavorativo, il posto occupato in società. Ma quanto, davvero, ognuno di noi si preoccupa del nostro essere interiore? Che il libeccio faccia il mio gioco (Edizione speciale, vincitore del Premio Mestre 2025) di Luisa Aliotta si apre al lettore con una citazione di Pessoa che riporta invece la “vita interiore” al centro dell'attenzione e delle preoccupazioni dell'essere umano, nella fattispecie dello stesso poeta. Fernando Pessoa ha votato la sua intera esistenza al “sogno” e alla frammentazione dell'io, concentrandosi sulla sua realtà interiore, lontana dal banale quotidiano. Molta influenza del pensiero e dell'opera di Pessoa si ritrovano nell'opera di Aliotta la quale comunque è riuscita a fare propri gli insegnamenti di questo grande maestro del Novecento e scrivere un romanzo che racconti la sua personale visione del legame che unisce l'essere umano al suo io interiore.