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‘Le due vite di Andrii Rosliuk’, di Olivia Crosio. Una storia di speranza ucraino-italiana

Si può appassionare il lettore alla vicenda di un uomo che non ce l’ha fatta? Ad una storia dove il protagonista non esce vincitore, o perlomeno come nel modo in cui siamo abituati un personaggio vincente, eroe. “Le due vite di Andrii Rosliuk” (Arkadia Editore, 2026), di Olivia Crosio, è la storia «allegra e piena di vita» di un uomo che non ce l’ha fatta. È anche un romanzo, voluto dal suo protagonista. Andrii Rosliuk e sua madre Nataliia lasciano l’Ucraina a causa della guerra e della malattia di lui. Vengono caricati su un autobus e portati in Italia, a Milano, dove lui tenterà un trapianto di midollo. Si lasciano dietro famiglia, amici, progetti e speranze, ma anche le polpette preferite di Andrii, la sua auto rossa con il cambio automatico e una certa bottiglia di whisky.

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A Milano iniziano una seconda vita, popolata di angeli. Nataliia, che si credeva una donna concreta, ne vede ovunque e, come se non bastasse, inizia ad avere sogni premonitori. E poi tram, metropolitana, tram. Con la sua energia, «il piccolo folletto ucraino» s’impadronisce di cuori e cucine. Intanto Andrii lotta. La continuità con la loro vita precedente è data dai frequenti battibecchi, che lasciano ogni volta piccata lei, pentito lui. La sera Andrii, che è un informatico di successo e continua a lavorare nonostante tutto, riceve telefonate da amiche e amici rimasti in Ucraina. Tutti lo aspettano, non vedono l’ora di bere con lui quella certa bottiglia di whisky. E i colpi contro il muro stanno a significare che Iryna e Myla, nella stanza accanto, hanno la cena pronta anche per lui. Le cure di Andrii procedono fino a un ennesimo ricovero. E allora lui decide che, prima di addormentarsi, forse è meglio incaricare qualcuno di scrivere la sua storia, perché «comunque vada a finire, sarà stato bellissimo».

Un viaggio non solo geografico ma esistenziale e psicologico, scevro dalla retorica stucchevole sulla guerra e sulla malattia che ti rende solo buono e mansueto. Il protagonista è entusiasta della vita perché consapevole che la malattia di cui è affetto lo ha potenziato nello spirito e nell’intelletto; non è una figura da compatire, strumento di sensibilizzazione alla causa ucraina per chi legge, ma un uomo di successo, pieno di vita, simbolo di resistenza totale. E Andrii sa bene che ogni giorno di resistenza in Ucraina è un giorno di speranza. Dal romanzo di Crosio, emerge come si senta la mancanza da parte dell’Ucraina della giusta fierezza della propria memoria storica e linguistica. A volte si ha la sensazione che troppi ucraini vogliano chiudere la propria identità in un concetto nazionale stretto e limitato, di carattere locale e folklorico, o – peggio ancora – in teorie variamente arcaizzanti o mistiche. Nel contempo, l’Ucraina, soprattutto da quando è iniziata l’invasione russa, vuole stabilire una vera e propria identità linguistica.

 

Chi ha lasciato l’Ucraina a causa della guerra. Le due vite di Andrii Rosliuk

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

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