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Francesco Barilli

“Poltrone Rosse. Parma e il cinema”, di F. Barilli

Barilli

“Parma potrebbe essere definita anche capitale del cinema”. Questa la fiduciosa affermazione che chiude il documentario “Poltrone Rosse. Parma e il Cinema” del regista Francesco Barilli (scrittore nel film drammatico di Giuseppe Patroni Griffi La gabbia), scritto in collaborazione con Michele Guerra, docente di Storia del Cinema dell’Università di Parma e presentato alla 71° edizione della Mostra Internazionale Cinematografica di Venezia.

Questo documentario racconta di Parma e non solo descrivendone il suo rapporto con il cinema, così come suggerisce il sottotitolo, ma scavandone le profondità culturali. Come un puzzle che si compone pian piano che le storie vengono raccontante, il documentario si apre e si chiude seguendo la progressione cronologica. Si descrive la storia del cinema di Parma, dall’arrivo della prima pellicola fino ai giorni nostri, attraverso una narrazione che si sviluppa come fosse una lezione universitaria, ma arricchita da numerosi contributi importanti, tra i quali quelli di Bernardo Bertolucci, Franco Nero, Tonino Guerra, Stefania Sandrelli per citare i più conosciuti in ambito nazionale, che si integrano perfettamente con i racconti dei protagonisti  della realtà cinematografica cittadina. Protagonista, oltre che l’iconografia suggestiva del Ducato e dei suoi castelli, è la figura di Bernardo Bertolucci, che con commozione racconta, non solo la sua esperienza cinematografica, ma soprattutto le vicende che lo hanno portato ad amare la settima arte, conosciuta grazie alla passione trasmessa dal padre Attilio e il contributo che la città ha saputo dargli. Il tono non sfocia mai nell’autocelebrazione ma rispecchia l’entusiasmo di chi ha vissuto il periodo florido di Parma, in campo cinematografico, tra gli anni Sessanta e Settanta.

Un velo di malinconia forse, per un passato che difficilmente tornerà e che si rispecchia nelle immagini della demolizione delle storiche sale cinematografiche ormai trasformate in freddi uffici bancari, ma non di rassegnazione. I tempi cambiano, il pubblico ha altre richieste, la società ha forse altre priorità, ma i ricordi devono restare vividi. Il fatto che si parli di Parma potrebbe sembrare limitante, solo i parmigiani possono cogliere a pieno la bellezza del film, potrebbe pensar qualcuno. Tutt’altro. Il susseguirsi di scene tratte dai grandi film come Prima della Rivoluzione, Novecento, La ragazza con la valigia, raccontante e vissute dai protagonisti  invita lo spettatore alla conoscenza, a intraprendere un viaggio alla scoperta di quei luoghi che furono di ispirazione per tanti artisti. Lo stesso Barilli, che fu protagonista maschile in Prima della Rivoluzione, conduce il pubblico tra le stanze della casa ancora intatta di Fabrizio (personaggio protagonista del film) in un viaggio fisico che trasporta in epoche non così lontane, ma che sembrano ormai perdute. Ecco, perdita forse potrebbe essere il termine giusto per definire in un solo concetto il senso del film, ma in essa risuona anche la voglia di rinascere dalle ceneri. La città ducale e i suoi personaggi non vogliono essere un ricordo, ma una realtà esistente. Un documentario che è anche un omaggio ai Cinquant’anni dall’uscita di Prima della Rivoluzione, ma soprattutto un omaggio a chi va via da Parma, ma a Parma ritorna con la speranza che abbia ancora qualcosa da raccontare.

 

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