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‘Il figlio smarrito’ di Paolo Avanzi, un thriller psicologico incentrato sulla perdita

Il nuovo libro di Paolo Avanzi ‘’Il figlio smarrito’’, edito Rossini editore, è un romanzo prevalentemente incentrato sulla perdita; una perdita, tuttavia, che cela l’atto di ri-conoscersi attraverso le proprie debolezze scaturite, inevitabilmente, dalla mancanza. La trama si presenta senza colpi di scena evidenti, e si basa soprattutto sui pensieri dei personaggi, tuttavia riesce a tenere il lettore incollato alle pagine fino all’ultima riga. Parola per parola, lo scrittore nato a Rovigo, è capace di far trasalire chi legge attraverso piccoli momenti, guizzi di dinamismo emotivo, che si insinuano nel corso del romanzo.  Si carpisce immediatamente come l’autore voglia mettere in risalto gli aspetti emozionali e psicologici dei suoi personaggi.

Il figlio smarrito: trama e contenuti

Filippo Tirsi è un dirigente a capo del personale sposato con Veronica, cardiologa. La coppia, da sempre concentrata sulle rispettive carriere, ha un figlio: Claudio. Un pomeriggio di luglio, il ragazzo sparisce nelle acque del Lago di Como. Nonostante le ricerche effettuate, il corpo di Claudio non si trova; il ragazzo sembra essersi volatilizzato. Da questo punto cruciale inizia la rinascita, dolorosa, di un padre assente. Il  figlio smarrito di Paolo Avanzi è prima di tutto un affresco lucido sul rapporto genitori-figli e sulla pressione sociale che, spesso, molti genitori riflettono sulla prole.

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L’autore delinea un momento importantissimo della fine dell’adolescenza; quando finito il liceo si deve decidere cosa fare. Spesso, la pressione sociale, o forse una morale stantia che obbliga a voler tutti incravattati, fa in modo e maniera che molti genitori indirizzino i propri figli verso un percorso universitario; una strada che, entro pochi anni, coronerà il figlio a un membro integrante della società, con un proprio ufficio e una propria reputazione da professionista. Ed è questo che Filippo e Veronica auspicano per Claudio, un ragazzo riservato, diverso, che non ama particolarmente studiare ma che è spinto dentro a un ambiente che detesta per un’idea imposta dai genitori.  Questa imposizione è il frammento chiave di tutta la storia.

Indirettamente Avanzi fa percepire al lettore come quella in cui si è imbattuto sia una famiglia che, prima del disastro, era solo felice in apparenza. Per di più, emerge un altro dettaglio: due genitori che non ascoltano, o meglio, non vogliono ascoltare né vedere un problema tangibile, fingendo che vada tutto bene per non affrontare la realtà.

Se un figlio non ha nessuno che lo porti a riscoprire sé stesso e le proprie attitudini che adulto sarà? Alice Miller, nota psicoanalista, attraverso il concetto di pedagogia nera, già introdotto da Katharina Rutschky, si pone questi quesiti. I figli che subiscono un ascolto poco attivo, mancanze, o svalutazioni all’interno della famiglia avranno esiti negativi nella vita adulta. O magari, non avranno proprio esiti, poiché cristallizzati in un perenne stato di blocco e indecisione: una vera e propria ineducazione alla scelta. E Claudio è un ragazzo poco ascoltato, quasi oppresso dalle scelte altrui, che tenta di fuggire da un mondo che lo gli appartiene.

Una riscoperta interiore foriera di umanità

Filippo Tirsi decide, dopo quattro mesi di silenzio, di mettersi sulle tracce del figlio scomparso. Va a vivere sulla villa che la famiglia ha presso il Lago di Como. Le immagini che l’autore dipinge con le parole appaiono suggestive; la cornice del lago, la villa desolata, Filippo che nel riguardare lo specchio d’acqua di fronte sente una stretta allo stomaco e al cuore; per la prima volta percepisce di sentire la mancanza di suo figlio, non come voleva che fosse, ma come è realmente: semplicemente lui, senza pretese di essere chi non vuole. Il romanzo è un continuo monologo interiore di un padre che si colpevolizza, sbiascica un’esistenza ormai cinerea, si rende conto di una perdita incolmabile ma non si dà per vinto.

Le sue indagini iniziano dalla stanza al lago, dove scorge un armadietto con dei liquori: un altro elemento simbolo di questa storia, un altro particolare in cui emerge come Filippo e Veronica non conoscano il figlio. Filippo cerca in lungo e in largo: sul PC personale di Claudio, sul profilo Facebook, studiando ogni minima traccia che il figlio avrebbe potuto lasciare su internet. Colpisce come la figura di Filippo, allo struggimento interiore e all’ammissione di colpevolezza, abbini una ricerca attiva e concreta non solo del figlio perduto ma anche di una porzione di sé stesso che auspica a esser migliore della versione precedente.

Tutto sembra ormai sbiadire: il lavoro in azienda, ormai rilevata da una società americana che mira a imporre le proprie regole, il posto che Filippo sente suo, come se quella mansione lo identificasse. C’è una parte del  romanzo che si lega, con un filo sottile, all’immagine da cui scaturisce tutta la storia; una scena ricorrente è quando Filippo, mentre chiede informazioni sul figlio, porge il suo biglietto da visita. Strumento che lo identifica in quanto professionista, dirigente di azienda, e quindi con un quasi dovere di rispettabilità nei suoi confronti, visto il suo status. Quel biglietto è anche un mezzo per assicurarsi rispetto; questa sua parvenza di sicurezza legata a un’ etichetta, che funge da oggetto transazionale di Winnicottiana memoria, lo induce a riflettere alla miserabilità della sua condizione e alla pressione esercitata su Claudio.

Adesso Filippo si trova a fronteggiare un figlio scomparso, un lavoro al limite, una quasi ex moglie che cerca di sostituire il figlio perduto con un giovane volenteroso che prende in casa. Se Veronica sposta il dolore su Kevin, aiutandolo con i suoi studi, e proiettando su di lui quel figlio che tanto avrebbe desiderato, Filippo raccoglie la sua sofferenza e la trasferisce su Milena. Bella, giovane, ex badante della madre, Milena, per Filippo, diventa un personaggio indiretto di riscatto. Prima cerca di farla assumere nella sua azienda, prova a farle rinnovare il contratto in un altro reparto, proponendole prima il matrimonio, poi un figlio. Ogni rapporto destinato alla procreazione costa a Filippo 30 mila euro e, pur cosciente che la donna, quasi sicuramente, lo stia prendendo in giro continua per la sua strada. Sarà la stessa Milena a fermare questo gioco pericoloso, in un secondo momento, dimostrandosi anche più leale di come il lettore possa inquadrarla prima di arrivare a un certo punto della storia.

La debolezza come punto di forza per agire

Filippo è di nuovo solo: Milena era l’appiglio e il riscatto, di quella vita ormai a rotoli. Ma il padre di Claudio, nonostante gli errori, è probabilmente il personaggio più positivo dell’intero libro. Fin dalle prime pagine ha una presa di coscienza; non cerca scappatoie né giustificazioni. Anche nel tetro momento dovuto all’abbandono di Milena, o al dissolversi della sua carriera, non demorde e  lucidamente studia sé stesso, portando alla luce una parte quasi assopita nel corso degli anni; senza, comunque, tralasciare le ricerche di Claudio. Un’attestazione di questo suo spirito resiliente è dimostrabile anche nella chiamata allo psicologo; il protagonista, dalle prime pagine, si presenta come un uomo risoluto che quasi non accetterebbe mai di farsi aiutare. Questo lasciarsi andare denota come nel corso delle pagine, Filippo si sia allontanato dal modello preconfezionato di una società che vuole soggetti in carriera e per nulla deboli.

In seguito, sarà l’incontro con Enrico, ex compagno di scuola di Claudio, che accenderà in Filippo un barlume di speranza; quello che prima sembra un raggiro, è in realtà la pista giusta da percorrere. Dopo un’incursione nella casa di Enrico, sita sull’altra sponda del lago, i pezzi del puzzle iniziano a ricomporsi; il pezzo mancante è proprio la giacca verde di Claudio. Per tutto lo scorrere delle pagine l’autore ha l’abilità di tener sospeso il lettore, una suspence che invoglia a proseguire; ma soprattutto, colui che legge, può immedesimarsi nei personaggi della storia e nei racconti, minuziosi e delicati, delle loro emozioni, debolezze e sofferenze.

 Un finale inaspettato

Nella scena finale del libro, Veronica e Filippo cenano in un simposio quasi idilliaco per la loro situazione; probabilmente, per la prima volta, si parlano davvero. Solo poche ore prima Filippo si era recato in obitorio per effettuare un riconoscimento. Ma dopo averlo confessato alla moglie, e dopo la presa di posizione di Veronica di volersi altresì recarsi lei stessa in obitorio, si parlano a cuore aperto; per la prima volta, decidono il da farsi su quella situazione che, da tempo, li sta consumando. Claudio è morto, è una decisione che devono prendere, digerire, metabolizzare senza cercare più appigli ma andando avanti.

Per un momento si percepisce un’atmosfera sollevata, leggera, di decisione ormai presa, di zavorre faticosamente abbandonate dopo tanto patire … Ed ecco il colpo di scena: suonano la porta. Quell’attimo sarà indicativo per Veronica e Filippo che, attoniti e increduli, prenderanno coscienza di tutto quello che hanno passato in quei mesi così difficili. Quel suono alla porta inaspettato sancisce il momento della verità.

 

L’autore

Paolo Avanzi nasce nel 1958 a Rosolina (Rovigo) e opera a Bresso (Milano). Laureato in Psicologia. Approda alle arte figurative, dopo studi ed esperienze in ambiti musicali e letterari. Le sua produzione iniziale è di tipo polimaterico e privilegia l’informale. Opera come promoter culturale realizzando mostre di pittura, scrivendo recensioni critiche e presentando artisti e scrittori nell’ambito di video da lui prodotti.

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