Ilaria Palomba, tra le voci poetiche contemporanee più pure e autentiche del panorama letterario italiano, torna con una nuova raccolta, ‘’Restituzione’’. In questa silloge poetica edita Interno Libri, la scrittrice pugliese consegna ai lettori una delle sue opere più vibranti e adamantine; il risveglio che attraversa la rovina, la parola che diventa corpo, si trasforma in poesia e, infine, in cura. Restituzione è un viaggio interiore dove l’anima dell’autrice scende nel proprio Io adombrato per poi risorgere nel fulgore. Tutta la struttura del testo è, infatti, legata a un filone metamorfico; con un linguaggio materico ed etereo la voce di Palomba si frantuma, si ricompone, si avvicina, si interroga e scandaglia la propria identità senza tuttavia offrire la poesia come orpello vuoto.
La raccolta poetica si divide in sette sezioni – Alluvione, Catabasi, Ascesi, Memoria, Dissolvenza, Restituzione, Mistica – in cui l’autrice si immerge in un percorso spirituale e animistico che la porterà a un rifiorire perpetuo dopo aver riaccolto la propria identità e ritrovato la propria essenza. Nel viaggio poetico e spirituale di Ilaria Palomba, nella tensione fra l’inconscio e la luce che attraversa i versi, le ferite non diventano spettacolarizzazione del trauma ma occasioni per scandagliare, riflettere e rifulgere.
Palomba analizza e indaga – attraverso una scrittura lucida e presente – le memorie, l’infanzia, le sofferenze e i desideri. Quello che colpisce nel corso della lettura della silloge è l’abilità dell’autrice di trasformare il personale in archetipico. Figure antiche e mitologiche aleggiano nei versi di Restituzione, un mito che crea solennità fra i versi senza però cedere il passo a un simbolismo lezioso o astratto: la poesia di Palomba si interroga, cerca risposte e le dona non temendo la vulnerabilità della scoperta, lo squarcio del Velo di Maya.
Eremo sospeso tra grazia e vuoto,
luminoso, l’abbaglio delle Janare,
paesi abbandonati alla memoria.
Le dune addormentate delle case
di spettri e finestre divelte vuote
e radici disserrate tra i vespri
del Sannio, plenilunio della terra.
Tra pochi passi serpeggia il rito,
le braccia spalancate alla quiete.
(Ilaria Palomba, da ‘Memoria’ in ‘’Restituzione’’)
Discorso mitopoietico e investigazione psico-esistenziale
Un testo basato sulla triade classica catabasi–crisi–anabasi, articolato da un movimento figurativo e letterario dove l’Io lirico si immerge e trapassa una condizione liminale in cui corpo, parola, linguaggio, poesia e identità si ritrovano in un primo momento in un processo di dissoluzione apparente che, tuttavia, nel corso della lettura riacquista una concretezza e un significato. La struttura letteraria del libro si configura come una stratificazione di essenza e interiorità accompagnata, quasi, dal sostegno della parola-luce che diviene strumento di indagine del percorso esistenziale.
In un certo senso, si assiste a una sorta di ‘’Viaggio dell’Eroe’’ poetico, in questo caso, dove l’intimità stratificata in tutta la sua purezza attraverso i versi muta, divenendo in potenza: in trasformazione verso quel bagliore cantato alla fine della silloge. L’atto poetico, in questo viaggio interiore dell’Eroe-Autore, diventa possibilità e rito di passaggio per rifiorire. L’indagine psico-esistenziale che l’autrice fa nei suoi componimenti non solo è delicata e candida, ma anche incredibilmente acuta e minuziosa.
Ilaria Palomba riesce a tradurre le immagini in sensazioni: ogni verso conduce alla visualizzazione delle percezioni, in una sinestesia dirompente e caleidoscopica. La mitopoiesi è presente in modo vivido nella raccolta; il simbolismo che attinge dal patrimonio mitologico e dalle figure archetipiche si dirama attraverso la presenza di immagini sacrali, femminili e liminari rievocando un archetipo primordiale di morte e rigenerazione: in questo senso la narrazione intima assume un’aurea collettiva che, tuttavia, non è mai compiacimento ma conoscenza attraverso il mito inserito nella silloge non come mero ornamento ma come strumento per sfuggire a quella che è una narrazione lineare, che non coglie sfumature o particolari.
Il simbolismo si integra nel linguaggio e si accosta al trauma vissuto per permettere di restituire una sorta di complessità al narrato. L’archetipo Morte-Rigenerazione presente nella raccolta si avvicina alla concezione di Eterno Ritorno di Nietzschiana memoria: l’immagine della circolarità dell’uroboro riprende la concezione della vita che si ripeterà all’infinito attraverso cicli e passaggio, in modo imperituro.
La poetica della restituzione, il frammentato che diventa armonia
Il centro del libro è predominato dal concetto di ‘’trauma’’ che, tuttavia, non è punto di arresto né di blocco ma una sorta di metaforica soglia verso una dimensione – a tratti – primordiale. Riconnettersi con il proprio essere atavico e collegarsi all’immaginazione: in questo contesto l’essere, il corpo, l’identità diventano insieme campi di battaglia da custodire, poiché ‘’in trasformazione’’. Dalla ferita sgorga la misticità che non è trascendenza divina ma terrestre; la tensione mistica è quel corpo, quell’’Io, che sopravvive alle macerie e si reinventa, nonostante il trauma. A tal proposito, la sezione conclusiva del progetto poetico chiarisce il primario concetto di Restituzione che non collima con una ricomposizione perfetta e senza macchia dell’identità quanto, invece, con l’accettare la frammentazione della propria natura. Il frammentato diventa quindi armonia in quanto la rinascita coincide non con un ritorno alle origini ma con il raggiungimento di un nuovo equilibrio che prevede la consapevolezza dell’interrotto, del discontinuo.
Il ritorno nell’antico
si fa strada in ogni canto.
Resta la piega dello spazio
il tempo a ritroso inverte il corso.
(Ilaria Palomba, da ‘Dissolvenza’ in ‘’Restituzione’’)
La vulnerabilità e la memoria ferita si traducono, nella scrittura di Ilaria Palomba, in forma poetica. L’autrice analizza un Io lirico che non è statico bensì sfaccettato e molteplice e, seppur attraversato dalla sofferenza, volto alla metamorfosi.
Tutto il viaggio è un ritorno,
un ritorno alla rosa di nessuno.
L’avrai vista sfiorire tra le foglie,
invetriarsi cava, pietrificarsi.
È rifiorita – i petali strappati
dal vento feroce di marzo –
muore e si fa bocciolo, rifiorisce.
Nella calma del tempio,
prigionieri del bianco,
ne scalderemo le ceneri.
(Ilaria Palomba, da ‘Dissolvenza’ in ‘’Restituzione’’)
Il corpo poetico di Palomba non è omogeneo ma dedito a processi di disgregazione e ricomposizione. Una dinamica che rimanda alla tradizione novecentesca dell’identità scissa: si pensi per esempio a Rilke secondo cui l’identità non è un nucleo compatto ma un divenire continuo. Nelle Lettere a un giovane poeta, secondo l’autore, l’individuo “diventa se stesso” non attraverso un’essenza stabile ma accettando la pluralità e la frammentarietà dell’esistenza terrena.
Questo concetto di scissione è più evidente ne I quaderni di Malte Laurids Brigge: per Rilke la scissione è condizione fondamentale dell’essere umano che accogliendo il difficile e il transitorio deve trasformare la frammentazione attraverso la consapevolezza e la forza creatrice, volgendosi a una forma di eternità: l’identità è quindi pluralità, non unità armonica. Tuttavia la declinazione fatta da Palomba, invece, si pone sul piano del simbolismo; il trauma non è esperienza biografica ma luogo e condizione di confine che permette l’emergere di un altro linguaggio e di un nuovo equilibrio.
In Restituzione il trauma non è limite ma soglia. Lo spazio poetico posto da Palomba diviene area di transito in cui la disgregazione è sinonimo di rigenerazione. Il messaggio dell’autrice è autentico e adamantino perché non cede alla retorica della guarigione; non si tratta di riaccogliere l’origine ma di costruire una identità sul post-trauma: non lineare, forse discontinua, ma consapevole e matura oltre che fulgidamente aderente al proprio essere rinnovato. Una Restituzione, appunto, di un equilibrio nascente che interroga e indaga la relazione fra soggetto, trauma e linguaggio germogliando e rifiorendo, donandosi a un rinnovato percorso esistenziale.
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