A oltre sessant’anni dalla sua stesura, arriva in libreria il primo (e inedito in Italia) romanzo di Osvaldo Ramous I gabbiani sul tetto (Gammarò edizioni). Pubblicato a metà degli anni Sessanta solo in traduzione croata e portoghese, il romanzo d’esordio del celebre poeta, regista e drammaturgo fiumano (1905-1981) è rimasto per decenni un tesoro inedito per i lettori italiani.
Curato da Francesco De Nicola, il volume restituisce alla letteratura del Novecento un’opera che supera nettamente i canoni del Neorealismo per addentrarsi con rara finezza introspettiva nella psicologia dei sentimenti e dei rapporti di coppia.
Dopo gli esordi legati a una matrice ermetica e classica (influenzata anche dal suo lavoro di traduttore di Catullo, Orazio e Lucrezio), Ramous matura una voce più disincantata e civile. La lirica non è più luogo di contemplazione metafisica o di rifugio elegiaco, ma strumento di indagine sul quotidiano e sul disagio dell’uomo contemporaneo.
I gabbiani sul tetto evocano una natura sradicata, presenze insolite e presagi urbani che rompono la normalità borghese. Rappresentano la tensione tra la spinta verso la libertà e la costrizione negli spazi chiusi della città, mentre la dimensione cittadina si fa teatro di solitudine, incomprensione e perdita di senso.
Il romanzo è una testimonianza significativa di quella poesia “di mezzo” che nell’Italia degli anni ’60 cercava una via autonoma: capace di interrogarsi sulle contraddizioni della modernità senza rinunciare alla precisione formale e al rigore della parola.
I gabbiani del tetto: trama
Sullo sfondo di una cittadina di riviera sospesa tra il clamore dell’estate e il vuoto dell’inverno, il romanzo prende le mosse dal ritorno a casa di Valerio, violinista fragile ed egocentrico, appena uscito dal carcere dopo una condanna per truffa. Ad aspettarlo c’è la moglie Camilla, pettinatrice schiva ma determinata, ferita da anni di tradimenti, sottomissioni e incomprensioni. L’assenza del marito ha dato a Camilla la forza di maturare una decisione irrevocabile: rompere il legame e conquistare la propria indipendenza. Ma il confronto tra i due coniugi scatenerà un tragico colpo di scena dagli strascichi dolorosi e inquietanti.
Con una scrittura d’impronta lirica e dialoghi di forte taglio teatrale, Ramous affronta temi pionieristici per gli anni in cui scriveva: la sottomissione femminile, le dinamiche di manipolazione all’interno del matrimonio, il trauma inespresso e la ricerca di riscatto personale. L’immagine simbolica del “tetto” – rifugio domestico ideale mai pienamente conquistato – e il verso ostile dei gabbiani accompagnano il lettore verso un finale onirico di grande suggestione.
«Un’opera narrativa originale e coinvolgente, segnata da una profonda sensibilità psicologica e da una bruciante attualità» – sottolinea Francesco De Nicola nella prefazione.
L’autore
Osvaldo Ramous (Fiume, 1905 – 1981), poeta, narratore, critico e drammaturgo, è stato una delle figure di spicco della cultura italiana d’Istria e del Quarnero. Direttore per oltre quindici anni del “Dramma Italiano” di Fiume e autore di apprezzate raccolte poetiche e racconti, ha rappresentato un ponte fondamentale di continuità storica e letteraria. I gabbiani sul tetto rappresenta il suo debutto nel romanzo.
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