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Giovanni Macchia

Giovanni Macchia: il francesista italiano

Giovanni Macchia (Trani 1912 – Roma 2001), è stato un critico e saggista italiano che ha curato edizioni di autori italiani e francesi, e pubblicando numerosi saggi di solida impostazione storica, critica e psicologica, accompagnata da una piacevole narrazione.

Macchia è stato professore di letteratura francese alla Scuola normale superiore di Pisa dal 1938 al 1947 poi all’Università di Catania e dal 1949 all’Università di Roma. Nell’ateneo romano fonda, nel 1952, l’Istituto di storia del teatro e dello spettacolo. Si è dedicato a studi su Baudelaire con i testi Baudelaire critico del 1939, Baudelaire e la poetica della malinconia del 1946 e a Marcel Proust con L’angelo della notte, del 1979, Proust e dintorni, del 1989). I saggi di Macchia sono di solida impostazione storica e di fine interpretazione critica e psicologica, nei quali la acuta perizia esegetica accompagna una notevole e piacevole dote narrativa. Il critico approfondisce e rinnova i principali problemi della letteratura francese studi raccolti successivamente in La letteratura francese, I. Dal Medioevo al Settecento del 1987; un’attenzione particolare è riservata agli aspetti “anticartesiani”, alle zone d’ombra, ai miti, ai poeti satirici della letteratura francese nascono da questi riflessioni Il paradiso della ragione del 1960, La scuola dei sentimenti del 1963, Il mito di Parigi del 1965, I fantasmi dell’opera del 1971 e Le rovine di Parigi del 1985 e Il naufragio della speranza: la letteratura francese dall’illuminismo all’età romantica del 1994.

La stessa cura e lo stesso zelante impegno prevalgono anche nei suoi studi di letteratura italiana nel suo Manzoni e la via del romanzo (1994) in Saggi italiani del 1983 e in altri saggi aperti all’indagine comparativa come I moralisti classici (1961) La caduta della luna e Tra Don Giovanni e Don Rodrigo, Scenari secenteschi (1989) Elogio della luce del 1990. Il suo amore per il teatro e la musica rivela la sua vivacità nei volumi dedicati al teatro francese con Il teatro francese del grande secolo (1960), Vita, avventure e morte di Don Giovanni (1966), Il silenzio di Molière (1975), Pirandello o la stanza della tortura (1981), e il particolarissimo Il principe di Palagonia: mostri, sogni, prodigi nelle metamorfosi di un personaggio, del 1978 che esplora i confini tra arte e follia.

Vanno  ricordati inoltre gli studi raccolti in Scrittori al tramonto: saggi e frammenti autobiografici del 1999 libro in cui Macchia si sofferma sul sentimento della fine indagando alcune pagine di grandi scrittori e il volume La stanza delle passioni: dialoghi sulla letteratura francese e italiana.
Pubblica un volume di ricordi dal titolo Gli anni dell’attesa (1987) e cura un’antologia dei suoi scritti uscita col titolo Il teatro delle passioni del 1993, dove il critico in modo perfettamente simmetrico, ma senza contrapposizioni polemiche, definisce l’opera come la “teatralizzazione dell’umano”, ed introduce uno di quei paradigmi rivoluzionari che comportano una serie di reazioni a catena: prima di tutto, il testo cessa di essere un oggetto chiuso su di sé, autoreferenziale, e diventa un oggetto mentale infinitamente esplorabile. In secondo luogo esso cessa di essere un mero “effetto di linguaggio”, frutto di sperimentazioni tecniche nel chiuso di sofisticati laboratori, e diventa il “luogo” enigmatico in cui si esaltano sensazioni, impressioni, emozioni e relazioni appassionate che s’incarnano in figure e immagini, personaggi e fantasmi. Si potrebbe affermare che, per la teoria della letteratura, questo ultimo lavoro di Macchia rappresenta quel che, nel campo della filosofia, è stata “La crisi delle scienze europee” di Husserl (Cacciavillani). L’intero percorso critico dello studioso è ricostruito nel volume dal titolo Ritratti, personaggi, fantasmi (a cura di M. Bongiovanni Bertini, del 1997).

Macchia è stato dunque un critico dagli ampi e appassionati orizzonti, lo si può certamente definire uno dei maggiori francesista del secolo. Accademico dei Lincei, vince nel 1963 il Premio Marzotto, nel 1980 il Premio Bagutta, nel 1988 il Prix Médicis essai; nel 1990 riceve la Legion d’Onore e nel 1992 il Premio Balzan per la storia e critica delle letterature infine nel 1995 ha ricevuto la Penna d’Oro della Presidenza della Repubblica Italiana. Nel 2000 ha ricevuto il Grand prix de la francophonie, premio istituito nel 1986 dall’Académie française e destinato a coloro contribuiscono con la loro opera a illustrare e diffondere la lingua e la cultura francese nel mondo. La sua biblioteca formata da circa 30 mila volumi è stata donata alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Al fondo Giovanni Macchia è riservata una sala apposita della sede di Castro Pretorio.

Come ha giustamente evidenziato Eugenio Montale, Macchia è uno di quei saggisti tipicamente italiani che sanno contemperare l’analisi psicologica e il giudizio estetico con un vivo senso della prospettiva storica.

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About Michela Iovino

Le parole aiutano la “coraggiosa traversata” della realtà, così scrisse una volta Elsa Morante. Lo credo anche io, fermamente, per questo scrivo. Amo l’arte, la musica classica, il cinema e in particolar modo la letteratura, che è essenziale punto d’appoggio. Nei frattempo della vita colleziono storie, forse un giorno ne scriverò qualcuna!

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