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Primo Levi

“I Mnemagoghi”: lo sguardo di P. Levi sull’uomo

«Questo non è né un luogo né un tempo. È una persona. Richiuse l’armadio; aveva parlato in tono definitivo».

“Storie naturali” è una raccolta di quindici racconti contenitore delle tematiche fondamentali di Primo Levi: lo sguardo sull’uomo, profondo e senza vergogna,  sulla sua complessità e sulla sua ambiguità; la passività umana allettata e surrogata dalle macchine; la scienza madre di tutte le cose e venditrice di potenziali frutti avvelenati; il tema della creazione, atto sacrale e misterioso allo stesso tempo burocratizzato e parodizzato; il tema dell’ibrido entro il quale l’inanimato si anima. Temi e motivi che si ritrovano, affrontate partendo da spunti maggiormente futuristici e  avveniristici, anche nelle successive raccolte di racconti: “Vizio di forma” e “Il sistema periodico”.

Il primo racconto “I Mnemagoghi” affronta uno dei temi più cari a Levi: quello della memoria.

I due protagonisti del racconto il dottor Montesanto, vecchio e strano uomo e il dottor Morandi, giovane non ancora abituato a sentirsi chiamare dottore, sono due sconosciuti che si incontrano perché la memoria non deve morire. Nel racconto il dottor Montesanto è deciso a tenere stretto a sé ogni momento della sua vita passata; temendo che i ricordi possano cancellarsi, atterrito dall’orrore di questa eventualità, escogita un suo personalissimo metodo di conservazione: la memoria, isolata e fermata dagli e negli odori, viene gelosamente custodita in numerose boccette di vetro. Gli odori ivi contenuti costituiscono dunque il serbatoio dal quale volontariamente vengono rievocati momenti particolari della vita passata. Il  dottor Montesanto mostra, esitante e attento, al giovane dottor Morandi i suoi «mnemagoghi: suscitatori di memorie», quanto di più prezioso possiede: un’intera vita distillata in gocce di liquido odoroso. Il vecchio dottore ha «ricostruito, con esattezza e in forma conservabile, un certo numero di sensazioni».

La perplessità e l’esitazione del giovane nell’accogliere l’invito a odorare svaniscono dopo poco; il “gioco” della memoria stuzzica l’interesse di Morandi…

Questa breve storia custodisce i concetti più cari a Primo Levi: il dovere di raccontare, il dovere di ricordare, il dovere per chi ascolta di continuare a raccontare. Attraverso la dolce nostalgia di un vecchio personaggio Levi ci conduce in una selva di odori più segreta e acuta, quella del Lager, che per sempre resta impressa nella memoria. Nell’“Altrui mestiere” in un saggio intitolato «Il linguaggio degli odori» Levi scrive: «sono diventato chimico […] per trovare o costruirmi un’occasione di esercitare il mio naso […] tutti gli odori, gradevoli o no, sono straordinari suscitatori di memorie […] quando ho rivisitato Auschwitz dopo quasi quarant’anni, lo scenario visivo mi ha dato una commozione reverente ma lontana, per contro, l'”odore di Polonia”, innocuo, sprigionato dal carbon fossile usato per il riscaldamento delle case mi ha percosso come una mazzata: ha risvegliato a un tratto un intero universo di ricordi, brutali e concreti, che giacevano assopiti, e mi ha mozzato il respiro».

Ecco cosa contengono le boccette di vetro conservate quasi ossessivamente dal dottor Montesanto, la memoria dell’atrocità umana; quella memoria che non si può perdere e che deve avere fiducia di consegnarsi a mani giovani, seppure ancora inesperte e apparentemente inadatte.

La continuità tra il Lager e queste storie “naturali” eppure decisamente fantastiche è evidente, chiara, indiscussa. Il fantastico delle “Storie naturali” è l’unica forma di raziocinio per raccontare la follia dei campi di sterminio. Per i luoghi usurpati del loro ordine naturale, per la quotidianità sovvertita e sottoposta al continuo dolore, si può rispondere solo con «giochi combinatori,  umanesimo ed educata malvagità».

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About Michela Iovino

Le parole aiutano la "coraggiosa traversata" della realtà, così scrisse una volta Elsa Morante. Lo credo anche io, fermamente, per questo scrivo. Amo l'arte, la musica classica, il cinema e in particolar modo la letteratura, che è essenziale punto d'appoggio. Nei frattempo della vita colleziono storie, forse un giorno ne scriverò qualcuna!

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