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‘Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo’ di Ilaria Iannuzzi. Il diritto secondo le donne

Da una ventina d’anni a questa parte si parla con insistenza di “femminilizzazione del diritto”, mettendola in relazione con il boom delle laureate in Giurisprudenza avviato negli anni Ottanta, e soprattutto con l’aumento delle donne avvocato e magistrato, che dagli anni Novanta sembra davvero inarrestabile. Un dato quantitativo che – come notava anni fa Paola Ronfani a proposito dell’avvocatura – in sé non dice molto, poiché quello qualitativo – la collocazione delle donne nelle gerarchie interne alla professione – era ed è ancora oggi poco incoraggiante.

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Conosciamo la retorica femminista spesso incapace di accettare che la donna possa compiere una libera scelta anche quando sceglie di occuparsi della famiglia e di non lavorare, di non fare carriera, trattando la questione “parità di genere” a volte prescindendo dalla meritocrazia dei singoli individui. In tal senso, il libro testimoniale di Ilaria IannuzziStorie di giuriste che hanno cambiato il mondo, (Ed. Le Lucerne, 2026) passa agilmente in rassegna figure di donne di legge che hanno fatto la storia del diritto. Ortensia, Fatima al-Samarqandi, Giustina Rocca, Olympe de Gouges, Belva Lockwood, Soumay Tcheng, Eleanor Roosevelt, Gisèle Halimi, Simone Veil, l’italiana Tina Lagostena Bassi, Ruth Bader Ginsburg e altre, sono tra le protagoniste della storia del diritto, attive in tutte le parti del mondo, unite dalla tenacia con la quale hanno portato avanti le proprie idee e combattuto battaglie determinanti per rimodellare l’impianto legislativo dei loro Paesi.

In momenti decisivi della storia, le donne protagoniste del libro di Iannuzzi hanno osato fare la cosa più sovversiva di tutte: prendere la parola davanti alla legge. Dall’antica Roma alla Samarcanda medievale, dalla Cina rivoluzionaria ai tavoli delle Nazioni Unite, Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo mostra come la determinazione, la preparazione, il talento e il coraggio di singole donne abbiano fatto del diritto uno strumento di trasformazione e libertà. Voci impertinenti, rigorose, libere, che hanno messo in discussione le regole secondo cui girava il mondo. E, così, lo hanno cambiato per sempre.

Il vivido resoconto di Iannuzzi chiude con Shirin Ebadi, avvocato iraniano Premio Nobel per la Pace 2003 e figura quantomai attuale di questo momento storico. Ebadi infatti si è dedicata alla difesa dei diritti umani, rappresentando spesso gratuitamente dissidenti politici, donne e bambini vittime di abusi e ingiustizie. A causa delle sue posizioni critiche verso il regime islamico, Ebadi ha subìto intimidazioni, arresti e la confisca dei beni di famiglia. Dal 2009 vive in esilio a Londra, dove continua la sua attività di attivista e scrittrice, senza mai rinunciare alla lotta per la democrazia e la giustizia in Iran. Iannuzzi, con piglio cinematografico, invita il lettore a ragionare su come sia la letteratura a svelare quel percorso umano e istituzionale che porta all’affermazione della dignità della persona.

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

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