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Renzo Pezzani, una poesia pedagogica e tragica

Probabilmente è uno dei poeti meno ricordati nel  panorama letterario italiano: stiamo parlando di Renzo Pezzani, nato a Parma il 4 giugno 1898, figura fondamentale nella poesia dell’infanzia.

Appartenente a un’umile famiglia di artigiani, figlio di Secondo, artigiano del ferro, e di Clementina Dodi, Penzani visse la sua fanciullezza nella semplicità; un ambiente popolare, provinciale e poco mondano, caratteristiche che rivivono, in particolar modo, nelle sue produzioni poetiche dialettali.

La poetica di Pezzani si ispira certamente a quella di Giovanni Pascoli, così come a Diego Novaro e Marino Moretti; tuttavia, scevro da imposizioni letterarie, Pezzani ha tratto la massima ispirazione dalla realtà vissuta: un realismo fatto di piccole cose consuete, una realtà osservata da angoli della sua fanciullezza .

A ventitré anni consegue il diploma di maestro elementare ma, oltre alla carriera da insegnante,  si accosta sin da subito alla poesia in dialetto parmigiano. Successivamente fonda la rivista Difesa Artistica e collabora anche con  Il giornale del BalillaCuor d’oro e Corriere dei piccoli.

Una carriera che sembra quasi simile a un altro grande poeta che, anni dopo, utilizzò la sua poesia come strumento pedagogico: Gianni Rodari, infatti, come Pezzani, fu maestro elementare, giornalista e si occupò di letteratura per l’infanzia con particolare riguardo alla poesia.

A differenza del poeta di Omegna, Pezzani abbandonò la carriera da insegnante rapidamente – nel 1926 – a causa di motivazioni politiche. Nel 1920 l’esordio letterario con la pubblicazione della raccolta di liriche ‘’Ombre’’ e, nel 1923, il suo primo libro, ‘’Artigli’’: una raccolta di versi che, ai tempi, suscitò interesse per l’originalità dei componimenti.

Nonostante le poesie composte in dialetto parmigiano, Pezzani si dedicò quasi interamente al mondo dell’infanzia: poesie semplici, che rifuggono le leziosità.

Al centro della sua poetica si ritrova la natura, la genuinità di ambienti agresti, l’umiltà di un mondo popolare e antico. Dalla purezza provinciale e incontaminata fatta di piccole cose, da questa ‘’felicità domestica’’, Renzo Pezzani baserà tutto il suo lavoro letterario volto all’universo della fanciullezza: antologie, poesie, racconti.

Pezzani: poesia possibilistica  e matematica priva di immaginazione

La poesia, per questo autore rivoluzionario, è immaginazione, possibilità, strumento di apprendimento. Più volte egli ha sottolineato la sua predilezione per la letteratura, orgoglioso di non essersi soffermato sulle discipline scientifiche come la geometria o la matematica:

‘’Le  poche volte che scrissi numeri sulla lavagna erano frazioni che davano la sensazione del numero schiavo e del numero trionfante. La geometria con le sue figure balenò sulla lavagna, per dire che al di là di un limite c’è l’infinito del piano, ma noi eravamo fuori del limite, nello spazio nero”.

Per il poeta parmigiano la poesia è sempre stato lo strumento primario pedagogico. Del resto per un bambino, la poesia è apprendimento ma anche esercitazione all’immaginazione e alla creatività in potenza.

Le parole di Pezzani in tal senso sono possibilistiche, tutte hanno sfumature diverse nella loro semantica, è come se, per Pezzani, la matematica fosse  priva di possibilità o fantasticheria: un’addizione darà sempre uno stesso risultato per tutti.

Il vero poeta per Renzo Pezzani è colui che coltiva e non abbandona la propria parte fanciullesca: non rifugge il proprio passato infantile, né dimentica il bambino che è stato ma, anzi, lo accoglie.

La poesia nel suo senso più alto e puro è generata dal periodo dorato della vita, l’infanzia: una dimensione che mai si deve abbandonare se si vuol vivere di ispirazione poetica. Tale concenzione è molto simile al‘’Fanciullino’’ di Giovanni Pascoli. Come Pascoli, anche Pezzani condividerà la concezione dello stupore infantile: il bambino è, di fatto, un poeta poiché riesce nel suo candore a cogliere le sfumature del mondo.

Il lato pedagogico della poesia: quando i versi possono educare

Se il bambino è un poeta poiché incontaminato dalle brutture della vita adulta, la poesia è lo strumento educativo per eccellenza.

Pezzani esorta alla riflessione dell’innocenza infantile intimando a una profonda regressione verso il proprio lato fanciullo; solo la riappropriazione del mondo dell’infanzia riporterà a una serenità auspicata, ora contaminata dalla vita adulta. Esortazione riportata anche nel componimento ‘’Gioia’’:

Gioia che cerchi
su eccelse pendici / s’è forse nascosta tra
erbe e radici. / Ritorna quel ch’eri, un
bambino innocente / ch’è lieto d’un fiore,
che canta per niente

Una pedagogia quella di Renzo Pezzani che attinge la propria didattica dalla voglia di preservare la purezza del mondo infantile nell’età adulta.

La poesia di Pezzani è immediata poiché racconta la vita stessa, senza fronzoli: il suo è un realismo delicato.  Il suo obiettivo fu dimostrare il valore insito della poesia che è non solo un potente strumento educativo ma, anche, un mezzo salvifico.

L’educazione alle emozioni passa, necessariamente, dalla poesia che è sinonimo di salvezza. Persino come insegnante la didattica di Renzo Pezzani è stata rivoluzionaria: non applicava il nozionismo nell’apprendimento, e per lui non contavano nemmeno gli errori di grammatica.

Era la filosofia mentale del bambino al centro di tutto: i pensieri di questo piccolo adulto in potenza. Compito del maestro era guidare gli allievi verso la propria parte adulta,  esortandoli al candore dell’anima e a un tocco delicato delle cose.

Le tematiche di Pezzani

I temi ricorrenti nella poesia di Pezzani sono, per lo più, proiettati alla natura, la religione, il ciclo delle stagioni; ma anche la maternità, la vita di provincia, i luoghi consueti  come la scuola, le strade di campagna, i campi.

Leggendo  alcuni dei componimenti di Pezzani possono scorgersi delle analogie con Myracae e I Canti di Castelvecchio, raccolte pascoliane che affrontano  le tematiche stagionali e le figure familiari: la madre, gli amici di scuola, le festività religiose ma, soprattutto, l’empatia con la povera gente.

Un esempio poetico di Pezzani in cui si riscontrano natura, religione, e buoni sentimenti, oltre che un linguaggio semplice e immediato adatto a un pubblico fanciullo, è il componimento ‘’L’ape e il fiore’’:

Il fiore disse all’ape affaccendata:
“Sei davvero sfacciata!
Il nettare mi rubi e te ne vai
e un dono, in cambio, non mi lasci mai.”
Disse l’ape sincera:
“Sono operaia della primavera
e tutto il giorno faccio miele e cera.
Ai bimbi piace tanto il miele mio
e la cera che arde piace a Dio.
Se quel che abbiamo non lo diam col cuore,
che diremo al Signore?”
“Prendi quello che vuoi” rispose il fiore.
“M’hai insegnato che cos’è l’amore”.

Pezzani presenta similarità anche con i crepuscolari: la poesia del quotidiano che investe  i vecchi quartieri, i parchi di periferia, o i pomeriggi domenicali trascorsi in un salotto di provincia.

I luoghi consueti e quasi consunti della vita di ogni giorno. Nonostante tutto, non è solo la malinconia ad aleggiare nei versi del poeta: la poesia di Pezzani si discioglie in una descrizione di Parma dipinta come piccolo borghese, stantia e cupa.

Una gabbia su cui aleggia un dolore cristallizzato nel tempo che unisce  il perenne senso di nostalgia verso un’infanzia, ormai trascorsa, alla percezione di una vita fallimentare. Per questo nonostante la poesia di Pezzani abbia uno scopo alto e pedagogico, è quasi sempre tragica e desolata.

 

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