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Da principio era la neve

Da Principio era la neve, di Fabio Mele

Da Principio era la neve (2009) segna l’esordio di Fabio Mele. Confidando su quanto riportato sulla quarta di copertina, il testo sembra promettere bene. Si palesa sin da subito nelle corde di un romanzo di formazione riportato ai giorni nostri e l’interesse anche verso la ‘buona’ narrativa emergente mi fa ben sperare nel giovane autore contemporaneo. Già dalle prime pagine è possibile individuare il genere narrativo con cui Mele ha l’ambizione di misurarsi. Perché sia chiaro, trattare il tema ‘generazionale’ con tutto quello che comporta non è cosa facile, come invece si è soliti pensare. In Da Principio era la neve le peculiarità principali sono presenti, ben rispettate e di conseguenza le aspettative sono notevoli. L’amore adolescenziale, le sofferenze e gli slanci emotivi che determinano nel giovane protagonista i primi turbamenti, l’amicizia e l’affacciarsi sul mondo adulto per mezzo di scelte che, inevitabilmente, muteranno la vita del giovane. Bene, gli ingredienti ci sono tutti.

Lo stile con cui è costruito Da Principio era la neve è ineccepibile, la trama è sviluppata dall’autore con coerenza, senza sbavature e i personaggi sono ben delineati. Tuttavia, la lettura procede senza coinvolgere particolarmente. In Da Principio era la neve la grande assente è la profondità emotiva, ovvero l’elemento più importante e che l’autore sembra aver completamente sottovalutato, limitandosi a dar prova del ‘suo’ innegabile ‘bello stile’. Infatti, la trama resta in superficie e alla lunga, Mele ripiega e rifugge sulla compostezza stilistica per colmare l’assenza del dato emotivo. Questa è l’ipotesi che, a mio avviso, potrebbe giustificare l’errore grossolano commesso dall’autore. Egli o è troppo acerbo, tanto da non aver ancora individuato una propria tecnica narrativa, o è troppo imbevuto di ‘lezioni’ apprese e messe in pratica sin troppo alla lettera. Da Principio era la neve è il risultato perfetto del modello ‘scuola di scrittura’, Mele si attiene bene sin troppo bene alle regole apprese. Le esegue e rispetta tutte ma allo stesso tempo egli inciampa su un’autoreferenzialità fastidiosa.

Si ha la sensazione che egli racconti la vicenda, o meglio la scriva per se stesso, perdendo di vista l’importanza del saper narrare e questa capacità, ahimè, non è qualità che si può recuperare su un manuale. Mele non dice tutto, tiene il lettore alla giusta distanza per non entrare troppo nel suo cono emotivo, tiene molto per sé e racconta solo quello che vuole, in un modo troppo distaccato e freddo. Ciò a discapito di una onestà narrativa che questo genere di romanzo richiede. La voce narrante ripercorre gli eventi, che indubbiamente coinvolgono l’autore in prima persona, senza però scavare in modo convincente nelle emozioni. Di conseguenza il lettore resta al di là della pagina, né riesce ad identificarsi, anche solo in parte, nella storia narrata.

Inoltre, l’autore fa costante riferimento a testi musicali, agli anni Novanta e ad uno scenario, quello del Salento, che potrebbero essere sviluppati in modo più brillante e originale.

Insomma ogni singolo elemento si presta ad una narrazione che potrebbe suggerire varie sfumature, emozioni in controluce e chiaroscuri su sfondi inediti, invece l’insieme si rivela molto deludente. Da Principio era la neve si conferma un romanzo che resta immobile e monocorde.

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