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Parasite

‘Parasite’: la guerra totale tra ricchi e poveri secondo il sudcoreano Bong Joon-ho che fa ridere amaro

Il Joker e il ParasiteParassita, attenti a noi. Perfettamente in sintonia con il recente cult hollywoodiano, “Parasite” è ambientato a Seul, ma la metropoli asiatica funziona come un gigantesco specchio in cui ci è dato l’amaro privilegio di vedere cosa sta per succedere nel mondo. O forse ciò che è già successo.

La guerra totale tra poveri e ricchi come evento ineluttabile non è, peraltro, l’unico argomento del film premiato con la Palma d’oro a Cannes perché nel corso del suo imprevedibile percorso emerge una metafora raramente diramata al cinema con altrettanto cinico determinismo: i derelitti e gli svantaggiati non sono affatto “buoni”, non sono guidati da nobili ideali o consunti manuali ideologici, non hanno la faccetta corrucciata di Greta o di Carola, vogliono godere anch’essi dei beni consumistici, sono furbi, notturni, coriacei, duri a morire anche se –annota a margine il cinquantenne regista e sceneggiatore Joon-ho– non possono togliersi di dosso il tanfo emanato dalla loro condizione di perdenti.

Da un tetro seminterrato la famiglia dei Ki-taek riesce a trasferirsi, grazie a una serie di raggiri, nella villa da sogno della famiglia dell’archistar Park dando il via a una spericolata variazione di generi che passerà col giusto dosaggio di ritmi e toni dalla commedia sociale al thrilling psicologico (“Il servo” di Losey), dall’horror (“L’invasione degli ultracorpi”) al catastrofico, dal grottesco della commedia all’italiana (“Brutti, sporchi e cattivi”) al surrealismo bunueliano all’acido muriatico.

In Parasite La full immersion nella lotta per la sopravvivenza in cui ciascuno si tramuta in parassita di un altro procede, così, a base di allarmanti carrellate nell’appartamento (il principale “personaggio” dell’apologo), strategici tagli di luce, recitazioni strepitose di attori sempre sull’orlo del collasso: se la tragedia del divario sempre più abnorme scavato tra derelitti e benestanti ci riguarda tutti, il film non indulge alle solite artificiose indignazioni, non elargisce morali pret-à-porter, non recapita messaggi di speranza all’annichilito spettatore.

Quella che spiazza e avvince, insomma, è una questione di topografia sociale, le strettoie, le stratificazioni e i doppi, tripli fondi di una mappa prim’ancora fisiologica che umana in cui l’altissimo sovrasta l’alto, l’alto schiaccia il basso e l’ancora più basso è adibito a funzionare esattamente come funziona una cloaca.

La chance degli spazi perlustrati dall’occhio della cinepresa viene, dunque, utilizzata per scatenare una brutale sarabanda; una spirale satirica che via via costringe i contendenti a protestare, ringhiare, contorcersi, strisciare, rosicchiare, mimetizzarsi, rintanarsi; un’apnea emotiva sconsigliata a chi ama fare il tifo per una sola delle parti in gara; un gioco al massacro in cui la sinistra risata della governante licenziata sembra raccogliere e amplificare quella del grande Joaquin Phoenix che ancora trabocca dalle sale.

PARASITE
THRILLER/GROTTESCO, COREA DEL SUD 2019
Regia di Bong Joon-ho. Con: Song Kang-ho, Jo Yeo-jeong, Park So-dam, ChoiWoo-sik, Lee Sun-kyun

 

Parasite

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

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