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Andrea Carloni

Nato a Roma nel 1977, vive e lavora in Veneto come amministrativo. Ha pubblicato una raccolta di racconti premiati nei concorsi letterari nazionali Chi mai in qualche dove (Caravaggio, 2019), il romanzo Lissy è stata qui (Leonida, 2022), la traduzione in forma poetica della silloge Musica da camera di James Joyce con postfazione di Enrico Terrinoni (Castelvecchi, 2022) e la raccolta epistolare James Joyce & Italo Svevo. Le lettere 1909-1928 (Amazon, 2023). Conduce il canale podcast Ritratto di Ulisse con letture, approfondimenti e video interviste a esperti e appassionati di Joyce. Si occupa di poesia con il podcast Universi Precari e con il concorso letterario La Parola Vista all'interno del progetto culturale Sisifo Felice . È redattore per Laboratori Poesia (Samuele Editore). Pubblica articoli, interviste, traduzioni, poesie e racconti su riviste online come Nazione Indiana, Atelier Poesia, Limina, Poetarum Silva, Clandestino, Culturificio e Fogli Bianchi

L’Ulisse di Joyce: un’Odissea editoriale

Ulisse-Joyce

Il paradosso fondamentale che avvolge l'Ulisse risiede nell'impossibilità di rintracciare un antenato unico, ovvero un manoscritto di riferimento definitivo di cui l'autore abbia mai potuto dire con certezza: «Questo è il mio Ulisse, andate e stampatelo». A differenza di molti altri capisaldi della letteratura, il capolavoro di Joyce non è mai esistito come un oggetto statico o conchiuso fin dalla sua origine. La natura stessa del testo sfida il concetto di stabilità editoriale: per Joyce, l'attività letteraria non era una semplice registrazione, ma un processo continuo in cui gli eventi venivano ricreati dall'artista. Questa fluidità creativa si è tradotta in un vero e proprio labirinto di varianti testuali, poiché Joyce continuava a riempire i margini delle bozze finali con nuovi pensieri e immagini, rendendo le correzioni una parte essenziale del processo di gestazione dell'opera.

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James Joyce e Italo Svevo. Dello scrivere di sé

Joyce-Svevo

Si ricordi di me se in qualsiasi momento il mio aiuto potrà servire a mantenere vivo il ricordo di un mio vecchio amico per il quale ho sempre nutrito affetto e stima. A lei, cara Signora Schmitz, e a Sua figlia tutta la nostra solidarietà. Sono le ultime righe della lettera di James Joyce del 24 settembre 1928 spedita a Livia Veneziani, rimasta vedova dopo che, undici giorni prima, Ettore Schmitz, in arte Italo Svevo, era deceduto a seguito delle complicazioni di un incidente stradale a Motta di Livenza, in provincia di Treviso.

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