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Altri mondi

Narrazione e stile in “Quarto Potere” di Orson Welles

Quarto potere

Quarto potere narra della straordinaria carriera di Charles Foster Kane, magnate della stampa scandalistica ed erede di una colossale fortuna, candidato politico battuto e infine, bislacco marito di una falsa cantante, per il cui successo spende un patrimonio, ma inutilmente. Ritiratosi nel castello da favola di Xanadu, muore in solitudine, pronunciando una parola di cui nessuno comprende il significato: "Rosebud". Un giornalista cercherà di scoprirne il significato, indagando nell' infanzia di Kane e intervistando suoi amici e dipendenti. Da sempre in testa alla lista dei 10 migliori film del mondo, Quarto potere ha avuto 8 nominations agli Oscar: film, regia, Welles attore, fotografia, musica , scene, montaggio, ma ha vinto solo quello della sceneggiatura (Herman J. Mankiewicz, O. Welles).

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“The Doors”: tra Angeli e Demoni

doors

The Doors-Elektra-1967 The Doors-Elektra-1967 Gran bel periodo gli anni ’60 in California. Durante tutto il decennio si erano avvicendati gruppi fondamentali per la storia della musica: The Beach Boys, The Byrds, The Kingston Trio. Poi la Summer Of Love, l’utopia hippie, gli acid test hanno trasformato il sound della West Coast in una magnifica visione psichedelica. Le cavalcate lisergiche dei Grateful Dead, i “cuscini surrealistici” dei Jefferson Airplane, il “sabor latino” dei Santana e le splendide armonie dei CSN&Y, solo per citarne alcuni, hanno fatto del Golden State il centro nevralgico della nuova avanguardia artistico/culturale. A guidare questa irripetibile stagione musicale è una formazione decisamente atipica per l’epoca, senza un bassista, composta da quattro ragazzi di Venice Beach capitanati da un leader bello e maledetto: lui è Jim Morrison, il gruppo si chiama The Doors. Il nome così insolito è preso in prestito da un libro fondamentale per la controcultura giovanile: Le porte della percezione di Aldous Huxley. Immediatamente famosi per i loro show incendiari ed iconoclasti, Morrison e soci sono messi sotto contratto dall’Elektra e nel gennaio del 1967 pubblicano il loro folgorante debutto.

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‘Padre Padrone Padreterno’, il saggio sulle culture di Joyce Lussu

Joyce Lussu

Padre Padrone Padreterno di Joyce Lussu si palesa come tentativo di avviare una riflessione critica sulla possibilità di «spiegare e comprendere, integrare e giustificare, senza conquistare e colonizzare, ma fiorendo in un destino babelico e non monoteista, non biblico, non universale, non imperialista, a favore del colloquio tra i mondi, stando insieme alla pari nelle differenze delle culture». Il dibattito odierno intorno alla “Cultura di Genere” rappresenta un tentativo per vivificare i mondi e per incentivare le intelligenze.

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Siamo solo noi, di Margherita De Bac

De Bac

"Questo libro, raccontando le storie dei pazienti affetti da malattie rare e delle loro famiglie, va proprio nella direzione giusta: sensibilizzare tutti noi a questo problema tanto grave quanto sconosciuto, alimentando la speranza perché tutte queste creature sofferenti possano godere di un futuro migliore" (Dalla Prefazione di Dario Fo al libro "Siamo solo noi" di Margherita De Bac. Questo vuole fare anche 900letterario: sensibilizzare attraverso un libro toccante e commovente, Siamo solo noi della scrittrice e giornalista Margherita De Bac, la quale raccoglie delle storie ascoltando uno per uno i protagonisti del suo viaggio attraverso le malattie rare, chiamate anche orfane per la loro unicità. Alcune, come la distrofia muscolare, la talassemia, la sclerosi laterale amiotrofica si incontrano più spesso ma l'opinione pubblica pare non prestarci molta attenzione. In Italia non esiste un registro completo dei pazienti, eppure l'aggettivo "raro" pare essere improprio: le malattie in tutto sono più di 7.000 e oltre il 90% hanno una base genetica; molte sono gravissime e costituiscono una minaccia per la vita o la compromettono seriamente, condizionando il resto della famiglia. Infatti anche quando la diagnosi è certa, informazioni e aiuti restano limitati e il destino è quello di una sopravvivenza in uno stato precario.

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“Poltrone Rosse. Parma e il cinema”, di F. Barilli

Francesco Barilli

“Parma potrebbe essere definita anche capitale del cinema”. Questa la fiduciosa affermazione che chiude il documentario “Poltrone Rosse. Parma e il Cinema” del regista Francesco Barilli (scrittore nel film drammatico di Giuseppe Patroni Griffi La gabbia), scritto in collaborazione con Michele Guerra, docente di Storia del Cinema dell’Università di Parma e presentato alla 71° edizione della Mostra Internazionale Cinematografica di Venezia.

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Ramones: Fast, Rock & Furious

Insieme a Never Mind The Bullocks firmato Sex Pistols e The Clash, l’album omonimo degli americanissimi Ramones, rappresenta la sferzata tonante della nuova gioventù musicale nei confronti del rock classico, della stantia industria discografica e del sistema in generale devastato da crisi economica e sociale. Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy vestono i panni di antieroi in jeans strappati e giubbotto di pelle nera, adottano un cognome comune (Ramone) preso in prestito dal Paul McCartney pre-Beatles, suonano con violenza ed alienazione brani che parlano di droghe, violenza, nazismo, problemi relazionali e gettano le basi di un nuovo movimento musicale che dominerà la seconda metà degli anni ’70 arrivando ad influenzare persino Nirvana, Pearl Jam, Sonic Youth e Red Hot Chili Peppers

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‘Anime Nere’ di Munzi: la nuova frontiera dello stereotipo

Del libro di Gioacchino Criaco, da cui è liberamente ispirata, la pellicola Anime Nere ne porta soltanto il titolo. Un prodotto cinematografico confezionato in modo eccellente ma vuoto. Estremamente credibili le performances degli attori, soprattutto delle comparse, tant’è che la linea di confine tra le abilità recitative dei professionisti ed esordienti si assottiglia molto. Cupa e realistica la fotografia, sorretta e sublimata dai paesaggi mozzafiato delle coste della Locride.

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“Pearl”: L’inizio e la fine di Janis Joplin

pearl album

Un urlo. Una voce. Un lamento roco e disperato. L’agghiacciante intro di Cry Baby rivela tutto il tormento e l’angoscia di Janis Joplin, una delle più grandi blues-woman di tutti i tempi, e nel contempo rappresenta il folgorante attacco del suo primo ed unico album solista: Pearl, datato 1971. Dopo essere stata per anni la cantante del gruppo/comune Big Bother And The Olding Company (indimenticabile l’album Cheap Thrills del 1968 in cui è contenuta l’immortale Piece Of My Heart), l’artista texana decide di fare il definitivo salto di qualità e, con l’aiuto della Full Tilt Boogie Band, si chiude in studio a Los Angeles per incidere nove brani pieni di dolore e bellezza.

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