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pensieri e frammenti

Il tempo della calamita è chiuso

Certi giorni stanno lì come le calamite sul frigorifero: fedeli, intatti, noiosi. Tu li vorresti staccare via, ma non ci riesci. Sono stabili nella loro incertezza, un promemoria di quello che non dovresti essere. Una medaglia di luoghi comuni, paure, vanità e immobilismo. L’attenzione ai dettagli scontati non paga, e le calamite lo sanno. Lo sono per natura. Risibili. Colorate, vistose, e altrettanto dimenticabili. Perché rimangono attaccare al loro lido. Così decidi di uscire, c’è il vento. Non sei una calamita. Puoi andare, muoverti verso tempi migliori, moderare le gioie e le sconfitte e staccare con una sardana, una taranta o un tango indecente. E’ chiusa la fase della calamita. E’ ora di muoversi e ballare sotto il sole che piove.

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Queste riflessioni sono scontate. Sono i piccoli pensieri quotidiani di un umarell, che giorno dopo giorno guarda come procedono i lavori della ristrutturazione dell'ecomostro davanti casa. Questi lavori sono fatti a circa duecento metri da casa mia e non mi disturbano per niente. Non sento i rumori. Non ho problemi con la polvere. Prendo il caffè in cucina e mi metto a riflettere. Guardo fuori dalla finestra. Anche questo è un modo di passare il tempo. Ogni cosa ha il suo tempo e ogni tempo ha le sue cose, secondo l'Ecclesiaste. Non sono più giovane. Esco raramente, il minimo indispensabile.  Telefono pochissimo. Una telefonata ogni settimana. Eppure da giovane avevo tante amicizie. Ora resta qualche ricordo sbiadito. Gli amici di un tempo li ho persi per strada. Ognuno ha la sua vita. Non voglio essere malinconico. È una semplice constatazione di fatto. Ci sono gli impegni lavorativi, familiari per molti amici. Il tempo libero a disposizione è poco. Ma forse siamo troppo cambiati e non ci sapremmo più veramente riconoscere.