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‘Arcipelgo Gulag’, il saggio di inchiesta narrativa capolavoro di Solzenicyn. Cos’è oggi il Gulag?

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Arcipelago Gulag scritto dallo scrittore russo Aleksandr Solzenicyn sotto forma di saggio di inchiesta narrativa, tra il 1958 e il 1968, rappresenta spaccato di storia dolorosamente vissuta sulla Russia stalinista. Dal Circolo polare artico alle steppe del Caspio, dalla Moldavia alle miniere d'oro della Kolyma in Siberia, le "isole" del Gulag - l'organismo che gestiva i campi d'internamento nell'Unione Sovietica - formavano un invisibile arcipelago, popolato da milioni di cittadini sovietici. Nei Gulag è vissuta o ha trovato fine o si è formata un'"altra" Russia, quella di cui non parlavano le versioni ufficiali, e di cui Solzenicyn, per primo, ha cominciato a scrivere la storia. In un fitto intreccio di esperienze dirette, di apporti memorialistici, di minuziose ricostruzioni dove non un solo nome o luogo o episodio è fittizio, Arcipelago Gulag racchiude una tragica cronaca di quella che è stata la vita del popolo sovietico "del sottosuolo" dal 1918 al 1956. Un'opera corale che ha visto la luce per la prima volta a Parigi nel 1973. Solzenicyn è più che un scrittore, in Russia è un mito, un filosofo, rispettato tantissimo per le sue idee, per la sua inflessibilità e per il suo coraggio di scrivere sempre e comunque la verità. 

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Addio al dissidente Eduard Limonov, scrittore e uomo in rivolta

Limonov

Insopportabile, estremista, avventato, vagabondo, dissidente, avventuriero. Da qualunque punto di vista la si prende, Eduard Limonov, classe 1943, ha fatto della sua vita un’opera d’arte, devoto alla rissa, coerente nella contraddizione. Soprattutto, Limonov è scrittore autentico, che scortica, disturba, che scrive dissipandosi. Reso celebre dal romanzo Il boia, libro di spericolata violenza, “scritto a Parigi nel 1982”, dice lui, pubblicato nel 1986 dalla “casa editrice Ramsay, che temendo la censura mutò con imbarazzo il titolo in Oscar et les femmes”, racconta, dietro il velo romanzesco, aspetti della vita newyorkese underground di Limonov.

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Solo Assad può salvare Erdogan

Assad

Beirut. Giornalisti e intellettuali col ditino puntato, prima di scrivere o parlare dell’assedio di Idlib, per onestà intellettuale, hanno il dovere di spiegare a lettori e auditori tre questioni fondamentali. Primo. Chi occupa il territorio e tengono in ostaggio i civili sono gruppi terroristici in passato legati a Jabhat al Nusra, ramo siriano di Al Qaeda, nemici di Assad e anche dei curdi. Secondo. La presenza militare della Turchia, membro della Nato, in quel territorio è una violazione del diritto internazionale oltre che della sovranità della Siria. Terzo e ultimo punto.

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Riassetto geopolitico: Trump, Putin, Assad

La situazione in Siria, e con essa nel resto del pianeta, si fa sempre più intricata: Assad è da anni impegnato in un'insurrezione all'interno del proprio paese che vede tra le varie frange anche una forte ingerenza dell'Isis. Ma a sua volta si dimostra un despota spudorato, capace di falcidiare masse in larga parte composte da bambini con armi chimiche, come accaduto pochi giorni fa. La risposta dell'America è stata immediata: a sua volta ha bombardato il luogo di provenienza delle armi con 52 missili "Tomahawk". Da qui un serio attrito diplomatico con Putin, che da indiscrezioni e indagini interne sembrava l'occulto mentore di Trump, ma che da sempre protegge Assad, ragion per cui non ha tardato a mostrare il suo energico disappunto per la decisione presa dalla Casa Bianca.

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La cena di Vladimir Putin per lo scorso Capodanno

Poco prima della fine del 2016 il presidente degli Stati Uniti tuttora in carica Barak Obama ha espulso gli ambasciatori russi come risposta ai sospetti dell'Fbi circa un'ingerenza di questi ultimi a favore di Donald Trump, durante la recente campagna elettorale. Come contromisura il presidente russo Putin con ostentata signorilità ha invitato gli ambasciatori americani al cenone di capodanno da lui organizzato. Si tratta ovviamente di un gesto politico, in attesa dell'insediamento del nuovo presidente Usa molto più congeniale al capo del Cremlino, peraltro famoso per aver liquidato i suoi nemici interni attraverso metodi tutt'altro che ortodossi, retaggio dei suoi remoti esordi al Kgb.

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Donald Trump e Hillary Clinton: l’inquietante e la muffa

Donald Trump vs Clinton

Diciamo la verità: i candidati per le vicinissime Presidenziali USA non brillano per profondità intellettuale e contenuti. Anche il terzo e ultimo scontro tenutosi pochi giorni fa a Las Vegas tra il repubblicano miliardario Donald Trump e la democratica moglie di Bill Clinton, Hillary è stato certamente deludente per chi si aspettava colpi di scena, conigli dal cilindro o comunque qualcosa che andasse oltre gli scontati colpi bassi reciproci.

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