Breaking News
Home / Altri mondi / I Musei Vaticani aprono le porte all’arte russa fino al 16 febbraio 2019
musei vaticani

I Musei Vaticani aprono le porte all’arte russa fino al 16 febbraio 2019

Dal 20 novembre al 16 febbraio 2019, nella suggestiva cornice dei Musei Vaticani, l’esposizione dà spazio al messaggio spirituale e culturale della Russia al centro del mondo cristiano occidentale.

Autentici capolavori, testimonianza di secoli d’arte, provenienti dalla collezione della Galleria Statale Tretyakov e musei Russi saranno protagonisti dell’attesissimo evento “VELINA, il tratto Russo. Dal Dionisio a Malevic”, dal 20 novembre al 16 febbraio 209, nella suggestiva cornice dei Musei Vaticani, Braccio di Carlo Magno. L’esposizione , per la prima volta a Roma, è stata inaugurata con un grande successo di pubblico.

La mostra è stata concepita come una degna riposta al generoso gesto dei Musei Vaticani e per questo gli organizzatori hanno dato vita ad un progetto ambizioso, decisamente significativo in termini di livello artistico, e dedicato al messaggio spirituale e culturale della Russia al centro del mondo cristiano occidentale. Come concepito dal curatore la mostra racchiude l’unicità della mentalità artistica della nazione e pone l’accento sulla continuità delle tradizioni, sulle profonde connessioni interne dell’iconografia e sul realismo russo del XIX secolo. E’ stato sviluppato un concetto originale e in molti modi innovativo del progetto, sono stati selezionati oggetti di eccezionale pienezza figurativa e valore artistico.

Nell’esposizione si è deciso di abbandonare il principio cronologico. Nello spazio espositivo due tradizioni storiche e culturali entrano in dialogo: l’arte antica russa , la pittura della seconda metà del XIX e il primo terzo del XX secolo. L’idea della mostra (arte e dipinti) è quella di mostrare la loro parentela, che si è rivelata inestirpabile, nonostante la rottura dei legami culturali durante il regno di Pietro I; La mostra è realizzata grazie al Ministero della Cultura di Federazione Russa, alla Galleria Tretyakov, uno dei più grandi e più visitati musei risalente al 1856, e ai Musei Vaticani.

Il progetto e stato finanziato dalla Fondazione benefica del filantropo russo Alisher Usmanov “Arte , scienza e sport”, insignito qualche giorno fa a Milano della “Excellence Guirlande d’Honneur”, la più alta onorificenza della FICTS (Fédération Internationale Cinéma Télévision Sportifs) considerata l’“Oscar della TV e del Cinema sportivo”, che si occupa di sostenere delle iniziative socialmente significative nel campo della cultura, dell’arte e dello sport, nonché progetti scientifici, educativi e sociali. Quest’anno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha anche riconosciuto l’Ordine al merito per la Repubblica Italiana del grado di comandante. Il premio è stato assegnato per il suo contributo allo sviluppo delle relazioni russo-italiane e come segno di una grande stima per la partecipazione di Usmanov nei progetti di restauro della tenuta di Berg a Mosca, dove si trova l’Ambasciata italiana, il restauro della Sala degli Orazi e dei Curiazi presso i Musei Capitolini, la navata della Basilica di Ulpia, la fontana Dioscuri sulla piazza del Quirinale e il Foro di Traiano a Roma.

 

LibreriamoNetwork

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

arte

Arte, collezionismo finanza, ovvero quando il giudizio estetico è affidato alle leggi commerciali

Era il 1968 quando il pittore francese Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, 1938) sigillò la galleria Apollinaire di Milano incollando una pezza striata sulla porta d’ingresso. Lo spazio espositivo fu chiuso dall’artista così come gli ispettori sanitari serrano i locali infetti: l’arte era accolta in uno spazio sociale disturbato. Durante gli anni sessanta e settanta la critica istituzionale si diffuse come vera e propria pratica artistica, tesa a denunciare il legame indissolubile tra dimensione creativa e sfera economica. Le gallerie erano i luoghi maggiormente presi di mira dagli artisti, poiché promuovevano la trasformazione di opere d’arte in merce e allontanavano il pubblico dallo sterile spazio espositivo. Formali come aule di tribunale, più lustri e glaciali di un laboratorio scientifico, questi contenitori d’arte erano, e sono tutt’ora, dei veri e propri spazi sacri, che idealizzano ogni materiale inserito al loro interno e ripudiano la presenza umana del pubblico.