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Alice Munro

Addio alla scrittrice Alice Munro. Il narrare breve da Nobel

La scrittrice canadese premio Nobel nel 2013 Alice Munro è scomparsa il 13 maggio scorso in Ontario. Ha dato una dignità ad un genere letterario che veniva considerato inferiore: la short stories, il racconto breve. Non ha mai scritto romanzi, solo racconti (lunghi o brevi), un genere estremamente utilizzato nei paesi anglosassoni.

Dentro il racconto, Munro, che ha abbandonato la letteratura dopo il Nobel, ha saputo combinare alto mimetico e basso mimetico (caratteristica che ben si nota nelle frasi e nelle parole che la scrittrice usa). Il fatto raccontato è come se appartenesse all’inizio della letteratura.

Munro usa parole dense, profonde, ma spesso poco chiare quando racconta storie sulla (sua) società presbiteriana. Nel racconto “The Office” ad esempio, parla di come volesse condurre la vita di suo marito, avere un ufficio dove potersi rinchiudere e lo fa usando delle sequenze fotografiche, avvalendosi di un linguaggio visivo, perché è da uno scatto, da una immagine che si può trarre una storia. Per Munro infatti sia la fotografia che il racconto sono un frammento della totalità.

Rendendo il Canada una regione letteraria, Alice Munro è votata alla riflessione di un vuoto nella storia, un senso di perturbante, qualcosa di represso che è tornato alla superficie, ma che non si sa cosa sia perché avvolto nelle tenebre. Nei libri dell’autrice canadese vi sono fantasmi, la paura di raccontare, un senso di colpa legato alla colonizzazione del Canada.

I suoi racconti ci rendono testimoni della storia, ad esempio, di una donna contenta di se stessa per aver rubato delle cose, destabilizzando il lettore che si ritrova davanti un personaggio che non si pente di ciò che ha commesso; accoppiano ciò che è del tutto non accoppiabile, paragonano l’imparagonabile (“matches the unmatcheble”), come avviene magistralmente in The picture of the ice, dove un semplice e piccolo episodio consta di riferimenti con fatti importanti, momenti fondamentali della letteratura.

Jonathan Franzen, sosteneva che i racconti di Munro assomigliassero a tragedie classiche in prosa, costituiti da due elementi tragici: felicità e rovina. La parabola che si viene a delineare nei tre racconti è sempre più discendente, fino ad arrivare al punto di non ritorno; è ciò che avviene nei racconti “Fatalità”, “Fra poco” e “Silenzio” dove probabilmente l’autrice dà il meglio di se insieme a “Danza delle ombre felici”, sebbene venga ricordata maggiormente per opere come “Nemico, amico, amante… e “La vita delle ragazze e delle donne”.

Un’esploratrice della psiche umana, un’amante del realismo, una rabdomante del quotidiano, non una semplice narratrice di universi femminili come vorrebbe una certa vulgata dei nostri tempi.

 

Fonte: L’identità quotidiano

 

 

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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