Breaking News
Home / Autori emergenti / ‘Visite e altri incontri di apparente marginalità’, l’esistenza precaria secondo Marco Zenone
visite Zeone

‘Visite e altri incontri di apparente marginalità’, l’esistenza precaria secondo Marco Zenone

Uscito in seconda ristampa a ottobre 2025 con Scatole Parlanti, Visite e altri incontri di apparente marginalità di Marco Zenone è un libro che affronta con leggiadra leggerezza un tema molto profondo legato alla salute delle persone: l’ansia dell’attesa per una visita, un controllo, un esame, un consulto. Ovvero per qualsiasi cosa “costringa” l’essere umano a fare i conti con la caducità della propria esistenza.

visite Zeone

Il libro è uno spin-off di Non ti voglio (Edizioni Effedì, 2020), privo questa volta di riferimenti autobiografici. Nel suo primo romanzo infatti l’autore aveva apertamente parlato della sua malattia, diabete di tipo 1, di cui ha sofferto fin dall’infanzia. Si ritrovano invece in questo nuovo romanzo alcuni dei personaggi caratterizzanti il primo romanzo di autofiction, in particolare Sandro “Highlander” Giovannetti. Il fulcro delle vicende narrate sono proprio le visite, i consulti, le indagini mediche che hanno quasi sempre un risvolto tragicomico e rappresentano il motivo conduttore del libro nonché il legame tra Highlander e Edoardo “Dino” Giovannetti.

Pur avendo scelto di non mettere riferimenti autobiografici, il libro di Zenone sembra rifarsi comunque al filone letterario che mescola realtà e fiction per narrare del fenomeno in atto della progressiva confusione tra i due mondi, reale e immaginario.

In un mondo, il nostro, nel quale la realtà sembra essere diventata solo un’operazione di marketing ormai, il realismo come modello di narrazione può aspirare a diventare credibile solo se usato in maniera paradossale. Ed è esattamente ciò che ha fatto Zenone in Visite e altri incontri di apparente marginalità. Ricordando in parte i registri narrativi fatti propri anche da Walter Siti in Troppi paradisi (Einaudi, 2006), Zenone inserisce in maniera quasi compulsiva tutti i registri narrativi della “comunicazione sincera”: dialoghi interiori, narrazione in prima persona, ricordi familiari e personali, espressioni tratte dal linguaggio parlato. Lo stesso Siti ha definito il suo libro come un’autobiografia di fatti non accaduti. Egual definizione si potrebbe usare per descrivere il romanzo di Zenone, nel quale egli racconta nel dettaglio tutta una serie di accadimenti mai realmente avvenuti eppure con un tale pathos da essere realistici. Come la stessa ambientazione: la cittadina di Borgoamaro, inesistente sulla carta ma realistica in tutto e per tutto.

Nei libri come quello di Zenone, l’ambientazione non è mai solo uno sfondo alle vicende narrate ma un elemento chiave per la comprensione del testo, del messaggio che l’autore vuol trasmettere con la sua opera e, dal punto di vista dell’io narrante, un mezzo per l’esplorazione del sé, per rievocare ricordi e accadimenti del passato e legarli al presente narrativo in maniera tale da rendere la narrazione più complessa, articolata eppure, al contempo, più soggettiva e personale anche se distante dallo sterile resoconto autobiografico.

Per un’inchiesta condotta da Les Annales politiques ed littéraires il 26 febbraio 1922, viene chiesta a Marcel Proust una spiegazione sulla natura analitica e psicologica della sua narrativa. Egli risponde di non preferire l’espressione romanzo d’analisi perché ha assunto il senso di studio al microscopio. Un’espressione falsata nel linguaggio comune, dato che le cose infinitamente piccole non sono affatto – come dimostra la medicina – prive di importanza. Dichiara inoltre di preferire il telescopio al microscopio. Come preferisce l’espressione romanzo di introspezione rispetto a romanzo di analisi.

Egual ragionamento sembra aver seguito Zenone in questo suo nuovo romanzo, che si distacca dal primo proprio nella sua mancanza di riferimenti autobiografici diretti. Quasi come se l’autore avesse voluto, per il tramite dell’introspezione, dare al libro un taglio più universale. Come se avesse accantonato il microscopio e abbracciato il telescopio. Leggendo i dettagliati racconti dell’io narrante del libro di Zenone sembra proprio che l’autore abbia voluto compiere un percorso che dal particolare conduce al globale, inteso non solo e non tanto come “il mondo” dei protagonisti quanto l’esistenza stessa degli esseri umani.

Zenone ha inserito nel testo una quantità considerevole di flashback e flashforward. Il risultato è una narrazione continuamente interrotta da salti nel passato dell’io narrante o anticipazioni sul futuro dello stesso che, in alcuni passaggi, catturano l’attenzione del lettore mentre in altri ingenerano una certa confusione nella lettura. Il bilancio sull’intero libro rimane comunque positivo,   al punto che chi legge si chiede se il tutto non sia poi effettivamente voluto dallo stesso autore.

Zenone racconta la tragicità dell’esistenza umana utilizzando l’arma potente dell’ironia. Un’abilità che non può non far pensare a Italo Calvino e le sue Cosmicomiche: racconti che sono deliri sull’impossibilità di pensare il mondo se non attraverso figure umane, o meglio smorfie umane. Il serio e il divertente non sono poi così distanti e, per Calvino, esiste un dramma al fondo di ogni comicità. E questo sembra essere proprio il filo conduttore che ha segnato il tracciato lungo il quale Zenone ha scritto Visite e altri incontri di apparente marginalità.

About Loredana Galgano

Laureata in Lettere, indirizzo geografico-antropologico, è docente per le classi di concorso A012, A018, A019, A021, A022, A054. Formatore e Supervisore EIPASS, docente esperto nei percorsi di orientamento e formazione per il potenziamento delle competenze STEM, digitali e innovazione, docente L2 - Insegnante di italiano per stranieri, collabora con varie riviste.

Check Also

Orlando Furioso libro

“Orlando Furioso, una perenne fuga dell’armonia nella follia” di Mauro di Ruvo. la lettura filologica e semiologica

Un libro impegnativo e stimolante, il saggio del critico d’arte Mauro Di Ruvo dedicato al celebre poema L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, che riflette sull’irriducibilità del destino e sull’illusione da cui deriva la forza, la furia e la fede di Orlando. “Orlando Furioso, una perenne fuga dell’armonia nella follia”, edizioni Helicon, 2025, non è un volume monografico di storia della letteratura, ma di semiologia e di filologia romanza, di psicologia ed estetica analitica. É in questa fusione interdisciplinare che si scopre infatti la complessità interpretativa del poema, intriso di passioni, fomenti, malinconie e delusioni di una vita attraversata non tra i circoscritti tumulti comunali e borghesi, ma proprio tra le lotte e i dissidi interiori di un gentiluomo nella placida corte estense, specchio della rovinosa e insana atmosfera italiana ed europea cinquecentesca