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Poesia

‘Un paio di scarpette rosse’ di Joyce Lussu, una poesia per non dimenticare

Joyce Lussu

La poesia Un paio di scarpette rosse di Joyce Lussu, ruota attorno ad un paio di scarpe rosse numero ventiquattro nelle cui suole interne si vede ancora la marca di fabbrica "Schulze Monaco". Un paio di scarpette normalmente utilizzate per i giorni di festa, ed ancora nuove, che un bambino di soli tre anni e mezzo calzava a Buchenwald, un campo di sterminio nazista, in Germania. Quelle scarpette erano in cima ad un mucchio di altre scarpette appartenenti a bambini che in quel luogo hanno trovato la morte. I nazisti facevano entrare genitori e bambini nelle camere a gas, con la scusa che li avrebbero sottoposti ad una doccia con successiva disinfestazioni per farli entrare in un campo-gioco. Invitarono per altro i genitori a far avvicinare i bambini ai bocchettoni, per farli lavare meglio, ma da quelle aperture non usciva acqua, ma solo gas. Prima però, i bambini venivano fatti spogliare e rasare. La poetessa italiana infatti scorge anche un mucchio di riccioli biondi, di ciocche nere e castane. Joyce Lussu cita poi un altro sistema di morte usato dai nazisti: l'utilizzo dei forni crematori, infatti dice che probabilmente non riusciremo ad immaginare di che colore erano gli occhi di quel bambino bruciati dal forno, ma che riusciremo ad immaginare il suo pianto; un pianto che nessuno riuscirebbe a sopportare, che nessuno vorrebbe sentire e che io spero di cuore che nessuno in futuro dovrà sentire mai. Questa poesia apparentemente dedicata ad un solo bambino è in realtà rivolta a tutti i bambini che furono gasati, lo conferma il fatto che quelle scarpette erano in cima ad un mucchio di altre scarpette.

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‘Non tutto è perduto’ e ‘Queste note dei giorni’, il controllo razionale del poeta Valerio Magrelli

Magrelli

Il poeta, traduttore e critico letterario Valerio Magrelli nasce a Roma nel 1957, pubblica i suoi primi versi nel 1977 su "Nuovi Argomenti" e tuttora collabora come critico e poeta con varie riviste. Magrelli ha pubblicato i volumi di versi Ora serrata retinae (1980), Nature e venature (1987), Esercizi di tiptologia (1992), il tutto poi raccolto in Poesie nel 1996. Ha curato l'antologia Poeti francesi del Novecento e varie traduzioni dal francese, del 1990 è suo il saggio Profilo del dadà. In virtù della sua attività letteraria - che ha situato Magrelli fra gli autori all'avanguardia della poesia italiana - ha ottenuto molti premi letterari, fra cui il Premio Mondello, il Premio Viareggio per la poesia, il Premio Nazionale Letterario Pisa per la poesia, il Premio Frascati, il Premio Brancati e il Premio Librex Montale. Nel novembre 2003 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha conferito il Premio Antonio Feltrinelli.

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Octavio Paz, premio Nobel messicano 1990: quando la riflessione politica si compone in versi e la poesia diviene contemplazione purificando le nostre percezioni

Octavio Paz

E' commovente la riflessione politica di Octavio Paz che si compone in versi nelle sue opere, a difesa della cultura. «Quando una società si corrompe, a imputridire per primo è il linguaggio. La critica della società inizia quindi con la grammatica e il ristabilimento dei significati». E' chiaro che la parola appare al poeta messicano come l'unico antidoto alla tecnica, rimedio necessario per rimarcare costantemente, attraverso una sofisticata critica, la modernità globale, la quale non si misura dai progressi dell’industria, ma dalla capacità di autocritica che permette di interiorizzare i cambiamenti ancor prima di farli nostri.

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Walt Whitman, poeta iconico e vigoroso, antesignano della beat generation, reso celebre dal poema panteistico ‘Foglie d’erba’

Whitman

Walt Whitman è un poeta iconico, tipicamente americano del XIX secolo, e probabilmente il primo scrittore americano moderno. Ma per chi sono le poesie? Per i poeti? lettori? Quale scopo servono le poesie? Per dare sfogo all'anima? Per dipingere o scolpire con le parole? Per alterare la coscienza? Per aumentare il tono culturale? Gli studenti leggeranno, interagiranno, scriveranno e anche reciteranno e registreranno poesie americane.

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‘L’urlo’ di Allen Ginsberg: ribellione al conformismo e rinnovamento della poesia americana

Ginsberg

Allen Ginsberg è nato a Paterson, nel New Jersey, nel 1926. Frequentò la Columbia University ma ne venne presto espulso per indisciplina. Entrato in contatto con Kerouac, Borroughs e Corso, divenne insieme a loro uno dei maggiori esponenti della beat generation. Iniziò verso la metà degli anni Cinquanta la diffusione dei suoi messaggi di protesta contro la civiltà consumistica e partecipò a diverse manifestazioni contro la guerra e a difesa dei diritti civili. La sua opera più significativa, il poemetto L'urlo del 1956, fece enorme scalpore e fu censurata per oscenità; in seguito però divenne, insieme al romanzo di Kerouac Sulla strada, un best seller e uno dei manifesti della beat generation, Nell'opera il poeta critica la società materialistica contemporanea che disumanizza l'individuo, a cui non resta altro che la fuga, nella pazzia o nell'anarchia.

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La poesia italiana degli ultimi venticinque anni, la mirabile operazione ‘Passione poesia’

poesia

A quanto pare, non solo ognuno di noi ha iniziato a conoscere la poesia partendo da un’antologia, ma a un’antologia siamo come destinati a tornare sempre. Nel panorama delle decine di quelle stampate in Italia, spesso per il puro gusto di lusingare la vanità di qualche sconosciuto versificatore, spicca la mirabile operazione messa in piedi da Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo, e Nino Iacovella, Passione Poesia.

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Jolanda Insana, voce poetica italiana, aulica e dialettale, sempre fuori dal coro

jolanda insana

L’anno 1977 segna l’esordio tardivo nella poesia della quarantenne Jolanda Insana, quando un gruppo di testi di Sciarra amara è presentato in un quaderno collettivo della casa editrice Guanda, diretto da Giovanni Raboni, poeta e militante nella critica in primis letteraria, ma anche teatrale e cinematografica che, sbalordito dalle schioppettate linguistiche della “Pupara”, così scrive: «[…] dietro o al di là della beffa, dietro o al di là dell’acuto, atroce sarcasmo, è in ogni caso, e senza scherzi, questione di vita o di morte: ed è questo, certo, a far circolare nella poesia della Insana, nel suo personalissimo impasto di sostenutezza aulica e gesticolante allegria dialettale, nel suo epigrammismo che, per naturale paradosso tende a farsi voce ininterrotta, declamazione, poema, una vena di minacciosa, rabbrividente cupezza.» Jolanda Insana è voce poetica italiana fuori dal coro. Sciarra è termine siciliano che viene dall’arabo šarra e insieme letterario che significa rissa, «conflictus tra la vita e la morte».

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Antonia Pozzi, voce “leggera” del Novecento che ha colto l’essenza della vita e del mondo

Antonia Pozzi

Come ha giustamente affermato lo studioso Marco della Torre, «la poesia di Antonia Pozzi rimane, più che mai oggi, una delle voci liriche più sofferte e più pure, più luminosamente illimpidite, della poesia lirica italiana di questo secolo».1 Così scriveva qualche anno fa Dino Formaggio, che frequentò intensamente Antonia Pozzi negli anni universitari. Un commento audace, ma ormai sempre più condiviso. Del resto, già molti anni prima, Eugenio Montale annotava nell’edizione mondadoriana di Parole: «Tecnicamente la sua lirica deriva dal verslibrisme del principio del secolo e da certe esperienze di Ungaretti: voce leggera, pochissimo bisognosa di appoggi, essa tende a bruciare le sillabe nello spazio bianco della pagina […]. Un’aerea uniformità era il suo limite più evidente: la purezza del suono e la nettezza dell’immagine il suo dono nativo».

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