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Tag Archives: romanzi del ‘900

Dalla paranoia di ‘Gravity’s Rainbow’ di Pynchon alla dietrologia di ‘Underworld’ di DeLillo

Gravity's Rainbow

Quasi venticinque anni trascorrono tra la pubblicazione di Gravity’s Rainbow (1973), il romanzo che ha consacrato Thomas Pynchon a scrittore canonico del postmodernismo americano, e quella di Underworld (1997) di Don DeLillo, a tutt’oggi considerata l’ultima grande epica americana, una vera e propria “biografia culturale” come la definisce Joseph Dewey. Questo lasso di tempo ha visto svilupparsi negli Stati Uniti la teoria e l’estetica postmoderna in diversi ambiti culturali come la letteratura, l’architettura, l’economia, la filosofia e le scienze sociali.

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Da Svevo ad oggi, l’uomo inetto attuale

svevo

Dal Novecento l’insoddisfazione contratta dall’uomo medio è rimasta inalterata. Ci si sente sempre più parte di un sistema che non si approva, impotenti, succubi di decisioni altrui, o, peggio ancora, delle proprie. Si tende sempre ad accontentarsi e la paura di sentirsi soli, la paura di non trovare lavoro, più semplicemente la paura di non farcela ci governano. Spesso la paura ci porta a scegliere un certo lavoro piuttosto che un altro, la paura ci porta a fare scelte che non vorremmo fare, a sacrificare i nostri interessi, spesso per quelli di qualcun altro. L’uomo comune di oggi si può definire un inetto (senza offesa). L’inetto è la figura letteraria introdotta da Italo Svevo nella sua trilogia di romanzi scritti tra il 1892 e il 1923. Probabilmente non è corretto definire l’inetto come una figura letteraria, ridurlo alla sfera della fantasia e dell’immaginazione dell’autore. Non scordiamoci che l’elemento autobiografico nei romanzi di Svevo è centrale. Prima di essere scrittore l’autore è un impiegato in un azienda, come ce ne sono stati molti il secolo scorso e come ce ne sono tuttora.

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Donne ed erotismo nei racconti degli anni settanta di Moravia

erotismo di Alberto Moravia

Egemone è il ruolo dei personaggi in tutta la letteratura moraviana. Nell’intervento C’è un crisi del romanzo?, pubblicato su “La fiera letteraria” del 1927 e unico articolo firmato dall’autore con il nome di battesimo Alberto Pincherle, lo scrittore avverte come causa prima della crisi del romanzo novecentesco la frattura che si è originata tra narratore e personaggio, tra commento psicologico e azione. L’antidoto, per il romanziere, sta nel restaurare la funzione dell’eroe, affinché possa riacquistare autonomia nel dialogo con gli altri e con il narratore: «tornare indietro vuol dire, in questo caso, andare avanti, lasciando da parte l’inutile zavorra psico-analitica».

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‘Demian-Storia della giovinezza di Emil Sinclair’, di Herman Hesse, un romanzo di formazione che racconta l’attesa della Storia

Demian romanzo

Il grande scrittore Hermann Hesse, nel suo libro d'esordio Demian, descrisse in modo unico le inquietudini sotterranee della gioventù che si immolò al macello della Grande Guerra, tra fatuo benessere, assenza di futuro e attesa della Storia. Il genio, in tutte le molteplici manifestazioni della Mente, trova nella propria perenne attualità uno dei suoi postulati fondamentali.

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‘La fattoria degli animali’ di George Orwell: quando manca il cielo

La fattoria degli animali

Il primo capitolo de La fattoria degli animali cita Jones ubriaco che rincasa, gli animali che si riuniscono, si cita quell’immensa voragine aperta dalla parola notte, ma nulla si dice delle stelle, le uniche che possono forare il buio, ferirlo. E’ una notte senza stelle, neppure una cometa annuncia che il vecchio maggiore, il maiale che incita alla rivoluzione, sia il Salvatore. L’oriente non bussa alla porta di questa stalla, perché è la porta del pensiero che muore, dell’azione costretta, della parola che si spegnerà. Si urla alla rivoluzione, alla libertà. Il romanzo di Orwell si apre sulla terra, una terra di padroni e schiavi, di forti e deboli, e così come ci si apre, questa storia ci si chiude. Tutto avviene sulla terra, il primo grande assente, la prima vittima di ogni dittatura e di quella russa nello specifico, è il cielo, il divino, ma anche in generale, la capacità, la libertà di ognuno di proiettare i propri sogni, di innalzarsi nella propria interiorità fino a concepire se stesso non più oggetto di ordini, disordini, soprusi, ma come indipendenza. Come ogni futura dittatura, si parte da catene spezzate, da speranze che irrompono, che rivendicano, che gioiscono, che si illudono.

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‘Uno, nessuno e centomila’: l’intuizione pirandelliana diviene misticismo cosmico

Uno, nessuno e centomila

Il romanzo Uno, nessuno e centomila, come tutta l'opera di Pirandello, può essere guardato da due lati: quello del chiarimento filosofico in quanto non esige necessariamente la rappresentazione artistica, ma può sostenersi, ed essere considerato per se, e il lato artistico, che è tale in quanto il fondo dell'opera, si è concretizzato in caratteri e figure. La divergenza nasce da questo duplice punto di vista che si può facilmente assumere di fronte alla sua opera di pensatore e di poeta. Il lato più filosofico di Uno, nessuno e centomila si configura nella presunzione che la realtà debba essere e sia ugualmente per tutti gli altri. Tutti gli eroi pirandelliani hanno più o meno chiara, la coscienza di questa presunzione.

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‘Capogiro’ di Arnaldo Frateili: quando il bisogno d’amore è affanno sentimentale

Arnaldo Frateili

Con il romanzo Capogiro, Arnaldo Frateili si mette in fila nella piccola ma armata pattuglia dei critici-narratori, volendo inventare un personaggio da romanzo caratterizzato da abulia. Tuttavia sarebbe più opportuno parlare di velleità intesa come impulso che deraglia, bisogno di felicità e di bontà, ma incapacità di conseguirla. In questo senso Benedetto, il protagonista di Capogiro, è un semi-abulico, un velleista sui generis, in quanto si distingui da altri personaggi abulici del Novecento per una personale sofferenza e per un oscuro bisogno di felicità e desiderio di dolcezza e perché, se la sua vita è eticamente fiacca, egli cerca almeno di consolarla con l'amore e all'amore chiede un momento di pienezza. Benedetto dunque non crede che all'amore e solo per questo egli tradisce la moglie con una ragazza priva dei vecchi freni morali, anche lei bisognosa di un amore che le sollevi i sensi ad una sorta di incanto sentimentale

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‘Memorie di Adriano’ la continua introspezione di Marguerite Yourcenar

Nel suo Memorie di Adriano (1951) Marguerite Yourcenar racconta la storia dell’imperatore romano Publio Elio Traiano Adriano. Il protagonista è appunto l’imperatore Adriano, anziano e malato, che in una lunga lettera si rivolge al giovane amico Marco Aurelio, raccontando e riflettendo sulla propria vita, narradei trionfi militari, dell’amore per la poesia, la musica e la filosofia, e della sua passione per il giovanissimo amante Antinoo.

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