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Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

‘Il tradimento dei chierici’ di Benda. Quando intellettuale vuol dire cialtrone

intellettuale

La gracilità del pensiero, la sua debolezza, consiste soprattutto nell’acritica uniformità al reale, nella resa incondizionata al sopruso del presente. La sua inanità si palesa col grido strozzato per convenienza e opportunismo, per quello che la vile bruzzaglia chiamerebbe il “tirare a campare”. In questo tempo in cui finanche stringere la mano di un amico è considerato un atto sconveniente, in cui il contagio virale sembra aver avvolto ogni cosa di ombre o da un precoce crepuscolo, l’intellettuale ha adeguato la sua retorica all’innocenza e le sue esibizioni allo spensierato passatempo; lo scienziato ha vestito la livrea del lacchè per fare inchini e salamelecchi in programmi televisivi di terz’ordine e lo scrittore, infine, ha condito delle solite facezie i libercoli che si vanta di presentare a questa o a quell’altra fiera estiva della vacuità.

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‘Pistoia-Dialoghi sull’uomo’. Al via la XII edizione dal 24 al 26 settembre

Pistoia

Pistoia – Dialoghi sull’uomo torna finalmente in presenza: da venerdì 24 a domenica 26 settembre si terrà la XII edizione del festival di antropologia del contemporaneo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli. Dopo questo lungo periodo sospeso, in cui non ci si è potuti incontrare nelle piazze, il cammino dei Dialoghi, iniziato 12 anni fa, riprende con quel confronto vivo e intenso tra pubblico e grandi pensatori, su temi cruciali e di impegno civile, che da sempre contraddistingue il festival, per comprendere al meglio come convivere in una società complessa quale la nostra, soprattutto alla luce della crisi che stiamo attraversando.

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‘Una questione privata’, il romanzo epico di Fenoglio

Fenoglio

Nel novecento italiano pochi autori hanno saputo portare lo stendardo del genere epico. Il mito di Ulisse, deformato ed attualizzato da Stefano D’Arrigo può essere un esempio. Ma più di tutti ha saputo plasmare l’epica, nel novecento italiano, Beppe Fenoglio. Fenoglio, scrittore isolato e partigiano azzurro delle langhe, col viso da rude cowboy e la devozione alla cultura inglese, ha lasciato in eredità opere degne della migliore tradizione dell’epopea italiana. Opere postume, tra cui si erge, per maturità e capacità espressiva Una questione privata.

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‘Il mulino del Po’, l’opera monumentale di Riccardo Bacchelli

Il mulino del Po

Il mulino del Po: si contano forse sulle dita, e ogni anno scemano, e per scoprirli bisogna andare apposta a cercarli, chi non percorra il fiume in barca. Tanto pochi, nella vastità molle e potente del fiume serpeggiante, li nascondono o li lasciano appena intravedere, qua un gomito, là un ciglio d’argine, altrove un lembo di golena boscosa, o le svolte della strada rivierasca.

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Procida 2022. ‘L’Isola di Arturo’ Capitale della Cultura tra letteratura e turismo

L'isola di Arturo

Era il lontano – ma non troppo – 1957 quando uscì per la prima volta il romanzo di Elsa Morante “L’isola di Arturo” interamente ambientato nella selvaggia isola di Procida, in Campania (NA). Un racconto puro, sincero, poetico, come solo la penna della Morante sa essere. In questo libro, l’isola di Procida, oggi eletta Capitale della Cultura Italiana 2022, diventa non solo l’isola di origine del giovane Arturo – protagonista del racconto – ma anche simbolo delle sue radici più profonde.

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‘Il cuore delle cose’ di Natsume Soseki. Un tesoro dimenticato

Soseki

Nel 1999, all’alba del nuovo millennio, il Los Angeles Times organizzò un simposio dedicato ai “tesori dimenticati” della letteratura del novecento. Kundera, ad esempio partecipò consigliando la lettura de L’uomo senza qualità di Musil ("È attraverso le situazioni dei suoi personaggi che Musil raggiunge un’ineguagliabile diagnosi esistenziale del nostro secolo …”).  Al simposio un altro scrittore, Simon Leys, sinologo e storico dell’arte di origine belga, selezionò invece quattro opere, già “giustamente famose”, ma che non hanno “raggiunto il più ampio numero di lettori che chiaramente meriterebbero.”  Fra queste era uno degli ultimi romanzi del forse più celebre degli scrittori giapponesi del novecento, Il cuore delle cose di Natsume Soseki – del 1914, titolo che tenta di rendere un termine giapponese intraducibile, Kokoro (che Nicoletta Spadavecchia diede nell’edizione Neri Pozza – poi Beat – del 2001; se ne pubblicò una versione intitolandola semplicemente Anima). 

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Elio Russo. L’arte come ammonimento civile

Elio Russo

Il mondo occidentale non ha conosciuto, in questo secolo, nessun processo rivoluzionario portato a termine e l’immagine è stata uno degli strumenti attivi di critica e di rivolta sociale e artistica. Vi è una grande quantità di materiale a disposizione che potrebbe essere raccolto e che concerne non soltanto le arti figurative, ma anche il teatro, il cinema, l’urbanistica, la musica. L’artista sannita Elio Russo si fa portavoce della figura dell’aborigeno e del suo mondo non civilizzato, collocandosi in una dimensione artistica impegnata, quella dell’arte ambientalista, possibilmente resa sulla tela. Elio Russo si sente abbastanza distante dal regno delle installazioni, performances, delle serialità, prediligendo l’arte figurativa che scaturisce anche da esperienze vissute in prima persona, come quella che lo ha portato in Australia e a conoscere gli abitanti delle foreste amazzoniche, custodi della Natura.

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Irène Némirovsky, tra i casi letterari più potenti degli ultimi decenni

Némirovsky

Le sembrò tutto ambiguo, una fatalità, forse, ordita da un romanziere sadico. Il 2 febbraio del 1939 Irène Némirovsky si era fatta battezzare presso l’Abbazia di Sainte-Marie, l’anno dopo veniva censita come ebrea. La lettera inviata al maresciallo Pétain – “Inutile dire che non mi sono mai occupata di politica, avendo scritto opere puramente letterarie… mi sono impegnata al massimo per far conoscere e amare la Francia” – non aveva sortito effetto. Eppure, Irène Némirovsky, donna audace, d’intransigente bellezza, cruda, era tra gli scrittori più noti, in Francia. Da David Golder, uscito nel 1929 per Grasset, era stato tratto un film di successo – passato, in Italia, come “La beffa della vita” – girato da Julien Duvivier.

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