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Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Dal Metropolitan di New York a Palazzo Zevallos di Napoli: ‘I Musici’ di Caravaggio in mostra fino al 16 luglio

Caravaggio a Napoli

“I Musici” è un'opera del 1595, la prima delle tele dipinte da Caravaggio per il cardinale e mecenate Francesco Maria Bourbon Del Monte. Il dipinto non deve essere interpretato come la rappresentazione di un concerto contemporaneo, ma come un’allegoria di Musica e Amore (quest’ultimo simboleggiato dal Cupido che tiene in mano l’uva). Gli storici dell'arte concordano nel ritenere che il suonatore di cornetto sia l’autoritratto di Caravaggio.

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‘Capogiro’ di Arnaldo Frateili: quando il bisogno d’amore è affanno sentimentale

Arnaldo Frateili

Con il romanzo Capogiro, Arnaldo Frateili si mette in fila nella piccola ma armata pattuglia dei critici-narratori, volendo inventare un personaggio da romanzo caratterizzato da abulia. Tuttavia sarebbe più opportuno parlare di velleità intesa come impulso che deraglia, bisogno di felicità e di bontà, ma incapacità di conseguirla. In questo senso Benedetto, il protagonista di Capogiro, è un semi-abulico, un velleista sui generis, in quanto si distingui da altri personaggi abulici del Novecento per una personale sofferenza e per un oscuro bisogno di felicità e desiderio di dolcezza e perché, se la sua vita è eticamente fiacca, egli cerca almeno di consolarla con l'amore e all'amore chiede un momento di pienezza. Benedetto dunque non crede che all'amore e solo per questo egli tradisce la moglie con una ragazza priva dei vecchi freni morali, anche lei bisognosa di un amore che le sollevi i sensi ad una sorta di incanto sentimentale

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Vaccini, obbligare è fascismo sanitario, serve una maggiore e corretta informazione

vaccini

Il decreto legge sulla vaccinazione obbligatoria è un obbrobrio anticostituzionale. Con esso si prospetta ai genitori contrari alla vaccinazione, una sanzione che va dai 500 ai 7500 euro e la sospensione della patria potestà; ai bambini, invece si prospetta un trattamento sanitario obbligatorio. Poi perché un decreto legge? Quale necessità e urgenza sussiste? In Italia non c’è alcuna emergenza epidemiologica. Inoltre perché obbligare tramite un decreto d’urgenza alla vaccinazione del tetano che non è contagioso? Non è mio intento entrare nel merito se i vaccini siano utili, non rientra nelle mie competenze. La mia riflessione è di chi analizza gli alterati rapporti di forza tra politica e potentati economico-finanziari. Del resto neppure il ministro Beatrice Lorenzin ha competenze in materia, non è laureata in Medicina, in realtà non è neppure laureata; ma non serve una laurea per capire che lei e il suo governo senza mandato elettorale non sono espressione degli interessi dei cittadini. Oggi, il partito del ministro Lorenzin ha un seguito elettorale che ottimisticamente è pari al 3%, eppure si arroga di imporre per decreto una questione che richiederebbe ampio dibattito.

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In morte di Roger Moore, gentleman icona dell’action movie postmoderno

roger moore

Elegante, prestante e non di rado ingaggiato come modello, Roger Moore trova peraltro misura e incisività soprattutto sul piccolo schermo, dove diventa popolarissimo interpretando senza soluzione di continuità serie old style ma accuratissime del livello di “Ivanhoe” (’57-’58, in cui furoreggia inguainato nella calzamaglia del patriottico spadaccino sir Wilfred), “The Alaskans” (’59-’60), “Maverick” (’60-’61), “The Saint” (sei stagioni andate in onda tra il ’67 e il ’69 e basate sul romanzo di Charteris che idealizza le avventure del ladro gentiluomo Simon Templar, implacabile punitore di criminali e difensore di magnifiche ladies) e “The Persuaders” (’71-’72) ovvero la succitata “Attenti a quei due”, ventiquattro episodi esaltati dal protagonismo della coppia di amici-rivali Sinclair e Wilde alias Moore e Tony Curtis.

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Cannes 2017: vince il film svedese ‘The Square’ di Ruben Östlund

cannes 2017

Il Festival di Cannes 2017 si è concluso ieri 28 maggio con l'assegnazione della Palma d’oro al film The square del regista svedese Ruben Östlund, pellicola provocatoria che ritrae la società contemporanea attraverso il personaggio di Christian, un curatore d'arte moderna e uomo di sano principi morali. Mentre lui sta preparando una mostra che vorrebbe essere un invito all’altruismo alla solidarietà, una serie di eventi surreali come il furto del suo cellulare, un gravissimo errore di comunicazione dei suoi collaboratori lo sprofonda in una crisi esistenziale.

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Marcel Proust, botanico morale: una cronaca (severa) dal 1922

Proust

La celebrità letteraria di Marcel Proust va diffondendosi rapidamente oltre i confini francesi, e già, da tutte le parti d’Europa, piovono studi ed analisi intorno alla peculiarità di quest’arte, che a molti sembra una rivelazione straordinaria. Anche in Italia non mancano, specie fra i letterati, gli entusiasti, e state pur certi che fra poco cominceranno a comparire libri à la manière di Marcel Proust; che anzitutto codesta «maniera» sembra prontamente acquisibile, e poi c’è la fatalità delle mode letterarie, alla quale pare estremamente difficile sottrarsi. Dopo l’ora di Rolland e quella di Claudel, sta appressandosi anche in Italia il quarto d’ora di Proust. Non sarà dunque inutile che ne diciamo qualcosa pel grande pubblico, il quale non sa ancora precisamente di che cosa si tratti.

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‘On the milky road’, il surrealismo provocatorio di Emir Kusturica

Kusturica

Ci fu un tempo felice in cui Kusturica guariva le piaghe delle vittime del cinema cosiddetto d’autore. Non è un mistero, infatti, che nel ventennio 1980-2000 i suoi film straripanti di energia visionaria vinsero i massimi festival toccando il vertice con un capolavoro assoluto come Underground. Separatosi dal geniale musicista Bregovic, invischiato in aspre polemiche politiche, trascinato da uno stile di vita eccessivo e sregolato, però non avaro di contanti e onori, il cineasta bosniaco (però filo-serbo) in seguito si era pressoché ritirato prima di riemergere l’anno scorso con On the Milky Road, che alla Mostra di Venezia fece l’effetto di uno schiaffo in faccia ai sostenitori di un suo definitivo tramonto.

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