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Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

‘Quadrophenia’, gli Who in dieci canzoni

Who

Quella degli Who è musica selvaggia, libera e ricca di contenuti: è il rock di quattro ragazzi di Londra, padri di una rivoluzione che dura da oltre cinquant'anni. Nell’eterna lotta tra Beatles e Rolling Stones, ogni tanto ci imbattiamo in qualcuno che dice “meglio gli Who”. Costui è un pazzo, direbbe qualcuno, e avrebbe torto marcio: capaci di affascinare il pubblico più trasversale, creare show incredibili e restare sulla cresta dell’onda per oltre cinquant’anni, la band inglese è ancora uno dei motivi per credere nel rock’n’roll, e in questo articolo, vi raccontiamo le dieci canzoni migliori del loro sconfinato repertorio.

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L’Italia fa riscoprire l’arte al mondo, il senso del bello di pittori italiani di talento in un libro di Camillo Langone

arte italiana contemporanea

L'arte contemporanea, estenuata dai continui balzi in avanti delle avanguardie novecentesche, sembra aver smarrito bellezza e genio, tecnica e costanza, stile ed originalità. Il paese di Michelangelo e Caravaggio, Leonardo e Raffaello può, ancora una volta, contribuire a salvare l'arte ed il bello, valorizzando gli epigoni di una tradizione secolare ed ineguagliata. V’è un artista italiano esperto nella pratica dell’encausto, tecnica nella quale fallì anche uno come Leonardo, avvezzo ad operare con la cera anziché con l’olio garantendo ai suoi capolavori una durata plurisecolare. Un altro, connazionale e pittore, dipinge maestose cadute oniriche, tra cui si ricorda una geniale precipitazione di Pasolini defunto che si ricongiunge a Petrarca, Pound ed alla madre. Lust, but not least, un trentenne del Belpaese che vanta tra le sue opere dodici pale d’altare. E’ in corso un nuovo Rinascimento? Il Vaticano è tornato ai tempi di Raffaello e Michelangelo?

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Egon Schiele, espressionista pupillo di Klimt, ossessionato dal disegno e malinconicamente disperato

Egon Schiele

Il tratto di Egon Schiele è asfitticamente deformato e steso tra due espressioni: il sesso e la morte. La sua malinconia è un sentimento disperato, una discesa sconfinata negli inferi e nelle viscere dell’essere umano. Schiele, in un perpetuo frammentarsi, trascina per la prima volta nella pittura, l’asprezza della carne nel sesso. Come la modernità, i corpi sono malattie distruttive e dannazioni eterne. Non è pensabile uscire dalla carne poiché è castigo senza espiazione.

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‘Coco’, il film d’animazione sull’importanza dei legami familiari della Pixar è già il più remunerato nella storia del box-office

Coco film

Davvero un gran film Coco, il diciannovesimo titolo Pixar che prima ammicca all’antico (e migliore) universo Disney e poi si slancia sui sublimi saliscendi di allegria e malinconia declinati con la nota abilità secondo i canoni del nuovo corso della casa. Il grande timoniere della società John Lasseter ha fatto sì che fosse abbandonato il rassicurante terreno delle fiabe e leggende europee, suggerendo ai registi Unkrich e Molina di rivolgersi liberamente all’estetica e all’essenza del folklore messicano senza preoccuparsi di essere accusati di appropriazione e/o incomprensione di un patrimonio non svendibile all’alta tecnologia.

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Walt Whitman, poeta iconico e vigoroso, antesignano della beat generation, reso celebre dal poema panteistico ‘Foglie d’erba’

Whitman

Walt Whitman è un poeta iconico, tipicamente americano del XIX secolo, e probabilmente il primo scrittore americano moderno. Ma per chi sono le poesie? Per i poeti? lettori? Quale scopo servono le poesie? Per dare sfogo all'anima? Per dipingere o scolpire con le parole? Per alterare la coscienza? Per aumentare il tono culturale? Gli studenti leggeranno, interagiranno, scriveranno e anche reciteranno e registreranno poesie americane.

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‘L’urlo’ di Allen Ginsberg: ribellione al conformismo e rinnovamento della poesia americana

Ginsberg

Allen Ginsberg è nato a Paterson, nel New Jersey, nel 1926. Frequentò la Columbia University ma ne venne presto espulso per indisciplina. Entrato in contatto con Kerouac, Borroughs e Corso, divenne insieme a loro uno dei maggiori esponenti della beat generation. Iniziò verso la metà degli anni Cinquanta la diffusione dei suoi messaggi di protesta contro la civiltà consumistica e partecipò a diverse manifestazioni contro la guerra e a difesa dei diritti civili. La sua opera più significativa, il poemetto L'urlo del 1956, fece enorme scalpore e fu censurata per oscenità; in seguito però divenne, insieme al romanzo di Kerouac Sulla strada, un best seller e uno dei manifesti della beat generation, Nell'opera il poeta critica la società materialistica contemporanea che disumanizza l'individuo, a cui non resta altro che la fuga, nella pazzia o nell'anarchia.

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Stefan Zweig, raffinato scrittore appartenente all’età d’oro della ragione, in cui è la psicoanalisi il motore delle sue opere

Zweig

Scrittore, poeta, giornalista, drammaturgo e traduttore; Stefan Zweig, appartenente ad un’agiata famiglia ebrea, nacque a Vienna nel 1881 e morì suicida a Petrópolis, in Brasile, nel 1942. Famoso soprattutto per le sue novelle e le innovative biografie, Zweig è stato il primo scrittore ad inserire la psicanalisi nella narrativa. Negli anni Venti e Trenta fu uno dei massimi successi letterari, tra gli scrittori più letti e tradotti al mondo. Giorgio Kurschinski ci rivela che in Francia è oggi “uno dei due o tre scrittori di lingua tedesca mai dimenticati”, tanto da aver meritato nel 2003 un busto commissionato dalla presidenza del senato, collocato accanto a quelli di Verlaine e Stendhal nei giardini del Luxembourg. Dalle sue opere sono stati recentemente tratti i film Una promessa (2014), Grand Budapest Hotel (nomiantion agli Oscar 2015) e Stefan Zweig: Farrel to Europe, in corsa per gli Awards del 2016.

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Pietro Citati, scrittore, saggista e critico letterario. Un’interessante e coinvolgente disquisizione letteraria su Fëdor Dostoevskij

Pietro Citati

Un libro su Dostoevskij? Non ci ho mai pensato, è troppo difficile. A parlare, con fare schivo e disarmante, è Pietro Citati, il più poliedrico e avvincente scrittore italiano dei nostri tempi. La sua penna non ha confini: abita ogni recesso della letteratura mondiale. Di cui coglie, sui quotidiani e in corpose monografie da quasi mezzo secolo, i misteri inesauribili e inafferrabili, la natura fuggevole e cangiante, sbrogliando e ricucendo infinite tele romanzesche. Legge e rilegge, scandaglia vite e scompone testi, di ogni epoca e poetica, inabissandosi nello scheletro di genialità letterarie, per poi riemergere con incastri narrativi prima di lui inimmaginabili: autori e personaggi, romanzi e testi poetici vengono spogliati, sviscerati e ricostruiti (o meglio, riscritti) con un ineguagliabile impulso narrativo che invade, con prepotenza, lo scopo critico dei suoi articoli. Impossibile, dunque, distinguere il Citati critico dal Citati narratore: nelle sue pagine, autore e opera divengono protagonista e trama di un inedito e appassionante romanzo critico.

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