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Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

L’adattamento di Raúl Ruiz del capolavoro di Marcel Proust

Proust

Ruiz distilla il lavoro di 2300 pagine di Proust in sole due ore e cinquanta minuti, incentrando il film sul volume conclusivo, mentre pesca liberamente dalle sei parti che lo precedono. Il film è costruito da una serie di flashback negli ultimi giorni dell’autore ormai sul letto di morte, quando è in lotta con la malattia per completare il volume finale. Lo scrittore (interpretato da André Engel), scavando nella memoria aiutato da una pila di fotografie, evoca visioni di se stesso prima come bambino precoce (Georges Du Fresne) e poi come adulto (Marcello Mazzarella), età in cui frequenta i dorati reami dell’alta società, dissezionandoli e rendendocene indietro una cronaca minuziosa e caustica.

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I sessisti moderati.l’affaire Weinstein e ‘Vice’

Weinstein

L'affaire Weinstein è stata delirante se pensiamo come ha riportato sulle prime pagine personalità dello show-bizslittate col tempo nel dimenticatoio della storia. Quei maledetti “15 minuti di celebrità” li vogliono tutti e allora perché non cavalcare lo scandalo delle molestie sessuali per risorgere dall’oltretomba. Nel girone dell’inferno statunitense, dove regna la doppia morale puritana, gli uomini sembrano incapaci di controllare una libidine gonfiata da una società delle immagini frustrante e auto-contemplativa che ti fa vedere ovunque culi, cosce e tette, con il divieto sacrosanto di toccare. Il linciaggio mediatico non perdona. I lib-lib, monopolisti della democrazia, sono lì che ti aspettano per farti la festa, anche se nel gioco delle parti, a volte, le parti si invertono.

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L’Italia negli occhi dei grandi stranieri, da Cioran, Goethe, Borges a Pasolini, passando per Churchill

Italia

Diciamo subito le cose come sono: l’Italia la si ama o la si odia, tertium non datur. Gli unici che hanno il diritto di amarla e oltraggiarla al contempo sono gli italiani stessi. Gli stranieri hanno sempre visto l’Italia come una terra in bianco e nero, gonfi di pregiudizi positivi o negativi che fossero, mentre l’italiano vive nel grigio di sentimenti contrastanti: a volte si pensa all’Italia come al paese più bello del mondo, altre volte si sogna un bombardamento al napalm dal Brennero a Pachino. Curiosamente – ma non ci sorprende – l’opinione dell’Italia e degli italiani nel passato era ben diversa dall’immagine dei Berlusconi pizza e mandolino che ci viene spiattellata in faccia ogni volta che varchiamo i confini. Oggi si ha la sensazione che molti stranieri ritengano l’Italia un paese meraviglioso e ricco di un patrimonio che non ha eguali nel mondo, peccato però per la gente che vi abita, rozza, inconcludente e ritardataria. Sarà pur vero, saranno le esigenze del tardo capitalismo, ma la flemma che ci ha da sempre caratterizzati veniva additata come il pregio di un popolo in grado di vivere senza affanni.

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‘Napoli velata’ di Ozpetek: un melodramma barocco pretenzioso impigliato nell’ambiguità delle menti e dei corpi

Ozpetek

Napoli e Ozpetek. Un bell’incontro sulla carta perché sia la città, sia il regista sono allergici alle definizioni univoche e costringono a non ricorrere alle etichette prestampate. Vorremmo, però, subito pregare che si rivolga altrove chiunque pensi di scovare in queste righe un riscontro al grottesco ping pong tra gli amatori e gli odiatori del brand Gomorra. Secondo noi, infatti, in Napoli velata non c’è niente che evochi una sorta di arrivano-i-nostri contro i loschi mercanti di finzione ovvero, per essere ancora più schietti, il fatto che Ozpetek abbia scoperto e si sia innamorato della Grande Bellezza partenopea fa onore alla sua sensibilità d’uomo e d’artista, ma conta molto poco sul piano della qualità di questo mystery impigliato nell’ambiguità delle menti e dei corpi. Per pareggiare le storie di funesta delinquenza (ahinoi) suggerite a getto continuo dalla cronaca, tra l’altro, non mancano affatto le opere votate al napoletanamente corretto e non si capisce perché le piroette oleografiche della serie Sirene non influenzerebbero lo spettatore-cittadino come le crudezze di O’stregone o Sangueblù, né perché gli stupendi appartamenti sul mare di I bastardi di Pizzofalcone compiacerebbero il popolo meno dei vicoli di Forcella o le Vele di Scampia.

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‘Demian-Storia della giovinezza di Emil Sinclair’, di Herman Hesse, un romanzo di formazione che racconta l’attesa della Storia

Demian romanzo

Il grande scrittore Hermann Hesse, nel suo libro d'esordio Demian, descrisse in modo unico le inquietudini sotterranee della gioventù che si immolò al macello della Grande Guerra, tra fatuo benessere, assenza di futuro e attesa della Storia. Il genio, in tutte le molteplici manifestazioni della Mente, trova nella propria perenne attualità uno dei suoi postulati fondamentali.

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Gli schiavi delle feste del Natale

lavoratori di natale

Essere sfruttati lavorando durante le Festività, nella volgarità dei centri commerciali, sintetizza al meglio tutte le contraddizioni di un modello di sviluppo condannato all'esplosione. Siamo nel pieno delle festività del Natale e negli ultimi giorni è riemersa la proposta di legge – presentata dal Movimento Cinque Stelle con in testa Michele Dell’Orco primo firmatario- che prevede la chiusura degli esercizi commerciali almeno sei dei dodici giorni festivi previsti durante l’anno. Il ddl, approvato nel 2014 alla Camera, risulta ormai fermo da tre anni al Senato. Tuttavia essendo agli sgoccioli dello scioglimento delle Camere, la legge potrebbe essere approvata in brevissimo tempo. Manca però la volontà politica di Pd e Forza Italia.

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Perché l’arte contemporanea monopolizza i Musei?

arte contemporanea giapponese

Soprattutto negli Stati Uniti, le mostre di arte contemporanea attraggono più delle altre e stanno progressivamente relegando ai margini l’arte del passato, con importanti conseguenze per il mondo dell’arte. Per gli americani che amano l’arte di Hans Holbein, Édouard Manet, Georges Braque e Paul Klee, si prospettano tempi bui. Erano tutti brillanti artisti, ma nessuno di loro ha un nome famigliare come quello di Claude Monet o di Pablo Picasso. Dopo anni di declino dell’educazione alle arti, solo gli artisti più celebri sono riconosciuti dal grande pubblico, e sono ormai gli unici in grado di attrarre il grande pubblico nei musei. Questo, però, è un problema per gli artisti del passato.

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13 meravigliose opere d’arte che raccontano la Natività

Natale

Concentriamoci sulla bellezza. Con cui, nella storia dell’arte è stata raccontata la nascita di Gesù. 1 Giotto ha rappresentato la Natività di Gesù fra il 1303 e il 1305, sulla parete dell’incantevole Cappella degli Scrovegni a Padova. L’opera fa parte delle Storie di Gesù del registro centrale superiore e commuove per la sua delicata semplicità. Maria è distesa su un declivio roccioso, coperto da una struttura lignea, e adagia Gesù nella mangiatoia con delicatezza materna. Giuseppe sta accovacciato in basso, dormiente, mentre un angelo istruisce due pastori sull’incredibile fatto di cui sono testimoni.

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